Guardare una relazione che lentamente svanisce porta sempre con sé un’enorme malinconia. Vale quando si parla di persone, ma non cambia molto se i protagonisti sono più astratti.
Quella tra ippica e pubblico italiano è stata davvero una grande storia d’amore, con tutti gli ingredienti necessari, ma che sembra entrata in un lungo crepuscolo dal quale non riesce a uscire.
La storia dell’ippica affonda le sue radici nel rapporto di assistenza e affetto che lega da sempre uomo e cavallo. La predisposizione all’addomesticamento e le possibilità di impiego hanno unito indissolubilmente le vicende umane con questo poderoso animale, fino alla sua applicazione anche nel contesto sportivo.
Le corse dei cavalli, una lunga storia d’amore Nel XX secolo l’amore per l’ippica sportiva è stata una costante
Durante tutto il ventesimo secolo, la passione verso le corse ippiche ha coinvolto in Italia un numero enorme di persone, che riempiva ippodromi e impianti di gara per assistere alle imprese di un particolare cavallo.
I loro nomi sono così radicati nella cultura popolare che non bisogna essere esperti per aver sentito nominare Ribot, Varenne o il leggendario stallone Nearco. Il calo degli ultimi decenni è evidente, e per cercarne le motivazioni si sono sprecati i tradizionali fiumi d’inchiostro.
Tuttavia, come sempre avviene nelle grandi trasformazioni sociali, le cause sono molteplici e arginarle tutte può risultare molto arduo.
I dati effettivi mostrano una netta riduzione di gare rispetto alle manifestazioni seguite durante gli anni ’80 e ’90, causato dalla diminuzione di spettatori negli ippodromi e fuori: molte strutture adibite alle corse ippiche sono state chiuse o riconvertite ad altro uso, mentre la televisione ha cercato strade alternative per raggiungere il nuovo pubblico.
Il cambiamento della società ha infatti un peso notevole nell’enorme scollamento che si verifica tra sport equestri e le nuove generazioni.
Il mondo iperconnesso del nuovo millennio, il boom del digitale e l’avanzamento di nuovi trend culturali sta relegando le corse dei cavalli, assieme a tutto l’indotto che ne deriva, alla pratica di un passato che si avverte sempre più datato.
Le scommesse sull’ippica, linfa vitale per l’intero settore L’indicatore più significativo per evidenziare la crisi del comparto
Dicevamo come l’interesse così ridotto generi un meccanismo vizioso che investe tutti i settori economici legati ai cavalli: le scommesse ippiche sono uno dei tanti ambiti, ma oltre a essere il nostro campo d’interesse sono sicuramente il più rappresentativo per definire il seguito di cui ora godono le corse dei cavalli.
Un’occhiata alle riviste specializzate ci basta per registrare le giocate effettuate nel 1990 e nel 2024, così da verificare l’enorme differenza nei volumi economici messi in movimento: si parla più o meno di un terzo del denaro, partendo dagli oltre tremila miliardi di lire di quando il precedente millennio stava per concludersi.
Anche gli impianti si sono ridimensionati col passare del tempo, lasciando la raccolta principale alle città di Roma, Milano, Napoli e Torino, eliminando mano a mano quella galassia di ippodromi che riusciva a catalizzare intere comunità attorno al culto del cavallo e degli sport a esso collegati.
La chiusura del Totip è un altro evento emblematico della crisi in corso: avvenuta nel 2007 dopo quasi 60 anni di successi, era divenuto nel corso del tempo un fenomeno nazionale legato al tentativo di riscatto economico di un pubblico sempre appassionato.
La tendenza attuale ha scelto una concorrenza online che spesso esula dal mondo delle scommesse ippiche, una gestione personale del gioco più immediata e individualistica, che intercetta nuove forme di appagamento oramai ben distanti dalla forma collettiva di un tempo.
Segnali di rilancio: una nuova visione La gestione dell’ippica è ora competenza di una sezione del MASAF
Il mondo eterogeneo dell’ippica italiana sviluppa attorno a sé una grande attività occupazionale e genera somme importanti per l’erario italiano: tuttavia, a seguito della crisi del 2008, le pressioni da parte del settore si sono fatte sempre più decise a causa di un bilancio che ha iniziato a sfiorare il passivo.
Le misure di rilancio si sono avvicendate tra i vari governi, passando da semplici linee guida di rinnovamento a interventi diretti sulle risorse per il comparto: dal 2023 la gestione dell’ippica italiana è nelle mani del MASAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), attraverso la Direzione Generale per l’Ippica presieduta da Remo Chiodi.
La nuova visione promette un approccio imprenditoriale più moderno, che riesca a coniugare strumenti di comunicazione all’avanguardia con provvedimenti fiscali e finanziari conformi alle esigenze del settore.
Il cavallo va nuovamente portato all’attenzione del pubblico attraverso eventi che valorizzino il suo ruolo nella comunità, integrando attività sportive ed enogastronomiche, legate al territorio e al mondo dell’arte: la diffusione dei contenuti passerà per un sito web completamente aggiornato e l’istituzione di un brand specifico con il logo ispirato ai disegni di Leonardo Da Vinci.
Le scommesse ippiche come traino verso il futuro Cosa si sta cercando di fare per far tornare in auge il settore
Direttamente dalla Legge Di Bilancio possiamo annotare le successive misure politico-economiche, all’interno di un piano triennale che vuole agevolare sia la filiera ippica sia il contesto relativo alle corse, come la riduzione dei tempi di erogazione dei premi di gara.
La tassazione agevolata per la compravendita dei puledri garantirà un importante sgravio per gli allevatori e i compratori di cavalli, riconquistando un ruolo di primo piano nel consiglio direttivo dell’UET.
Il centro della disputa resta tuttavia il braccio di ferro tra Stato Italiano e concessionari di gioco, soprattutto in merito alla politica tributaria: si prova ad alleggerire la pressione fiscale, ma il dubbio costante è che solo alcuni attori della filiera ne traggano veramente vantaggio.
Concessionari vs Erario, una disputa non semplice
Finora i gestori delle scommesse hanno risposto positivamente a una maggiore diffusione dell’ippica nelle proprie agenzie, con l’adozione di tecnologie avanzate per la trasmissione delle corse e con diverse proposte che portino nel cuore degli ippodromi un ammodernamento complessivo delle strutture e dei servizi.
Dall’altro lato, lo Stato Italiano già applica un prelievo fiscale sulle scommesse ippiche a quota fissa, che dovrebbe essere ridimensionato almeno per quanto riguarda le esigenze dei concessionari.
Le richieste dell’Erario come contropartita non sono semplici, perché riguardano l’unificazione dei totalizzatori e della rete di raccolta, affinché le due diverse tipologie di scommessa siano altrettanti stimolanti per il pubblico.
Di sicuro, sono molte le voci a essere d’accordo sulla centralità delle scommesse ippiche per un recupero significativo dell’intero settore.
Serve un rinnovato flusso di pubblico, che torni a interessarsi del trotto e del galoppo italiano e che sostenga con il piazzamento delle puntate un comparto formato da decine di professionisti e di aziende: solo così il prestigio dei decenni precedenti può tornare nuovamente a splendere.