Il 30 ottobre del 2025, sul sito ufficiale dell’AC Milan, una news annuncia con orgoglio la nuova collaborazione siglata dal club rossonero con il fornitore di gambling online sureWin.
L’accordo viene suggellato dalla più classica delle foto corporate, raffigurante il direttore commerciale della società calcistica meneghina Maikel Oettle insieme a un certo William Anderson, numero uno della piattaforma di gioco asiatica.
Tutto nella norma, o almeno così sembra. Perché a quanto pare, l’uomo presentato ai media come il fondatore del casinò si chiama in realtà Craig Haydon e di professione fa l’attore.
Lo scoop de Il Fatto Quotidiano
A portare alla ribalta la questione con qualche mese di ritardo è Il Fatto Quotidiano, in uno spigoloso approfondimento ove vengono menzionate anche le recenti performance dell’artista che includono partecipazioni a fiction, serie TV e film trasmessi principalmente nel mercato televisivo e cinematografico orientale.
Secondo le indicazioni dell’articolo, lo scambio di identità non sarebbe un caso isolato. Pare infatti che sureWin abbia già utilizzato delle comparse di rappresentanza per impersonare figure manageriali in occasioni pubbliche. Tra i precedenti, un evento del 9 luglio scorso celebrato a Kuala Lumpur, dove l’operatore avrebbe inviato a ritirare un premio il musicista, attore e doppiatore americano Rhadd Hunt.
La controversa attività di sureWin in Asia e Oceania
Quanto documentato dai giornalisti de Il Fatto solleva più di un dubbio sulla liceità del gruppo d’azzardo, la cui credibilità è minata anche da altri fattori ancor più rilevanti. Navigando sul sito ufficiale di sureWin si apprende infatti che il soggetto offre i suoi servizi online a Singapore, in Vietnam, Cambogia e Malesia, tutti mercati in cui il gambling è severamente vietato.
L’azienda risulta attiva poi anche in Australia, dove opera di fatto illegalmente, non essendo mai stata autorizzata all’esercizio dall’ente regolatore nazionale.
Le ombre dell’intesa con l’AC Milan
Gli elementi emersi hanno generato molte perplessità sulla partnership e attirato critiche alla dirigenza dell’AC Milan, rea di aver stipulato un contratto di collaborazione con un’azienda poco trasparente e affidabile.
Le fumose credenziali di sureWin, designato dai dirigenti rossoneri come Official Regional Online Casino Partner in Asia, sarebbero dunque foriere per il club rossonero di conseguenze negative sul fronte reputazionale.
Altro fattore da considerare, il potenziale danno di immagine arrecato dalla collaborazione con l’operatore asiatico agli sponsor premium della squadra meneghina, tra cui figurano la compagnia aerea Emirates, Puma, MSC, Bitpanda, Konami, Banco BPM, Enel, Tim e BMW. Gruppi imprenditoriali e holding che potrebbero non vedere di buon occhio il fatto di essere in qualche modo associati a un’azienda operante nel mercato del gambling illegale.
L’eco delle criticità sollevate dalla stampa fa sorgere infine dei ragionevoli dubbi sulle operazioni di due diligence della società calcistica, che potrebbe aver controllato in modo approssimativo la conformità legale di sureWin, per portare comunque a termine l’accordo di partnership.
La sponsorizzazione, se non verrà revocata per via del rumore mediatico generato dalla vicenda, è in effetti potenzialmente molto fruttuosa in termini finanziari: con l’ampliamento della fan base in un altro continente, aumenterebbe infatti proporzionalmente il volume delle scommesse sul Milan effettuate nella zona asiatica.
I precedenti in Serie A e negli altri campionati europei
Il calcio nazionale e internazionale, tuttavia, non è nuovo a problematiche di questo tipo. Negli ultimi decenni diverse squadre di club hanno firmato intese con operatori di betting e gambling piuttosto opachi o, nei casi peggiori, palesemente collegati ad associazioni di natura criminale. Un caso emblematico è stato quello delle sponsorizzazioni dei siti di scommesse illegali in Premier League.
Lo stesso AC Milan in passato ha già collaborato con altri attori discutibili del mercato scommesse o d’azzardo. Si pensi alle partnership con i vari Leyu, Yabo, Vwin e MansionBet, (aziende peraltro anche in questo caso asiatiche).
Resta dunque auspicabile che il calcio contemporaneo sappia avviarsi verso una fase di maggiore rigore, o che intervengano normative più stringenti capaci di garantire trasparenza, tracciabilità e legalità all’interno dell’industria dell’intrattenimento sportivo.