Lorenzo Finn ha vinto il Tour de l’Avenir 2026, la più importante corsa a tappe di ciclismo dedicata agli Under 23. Scopriamo chi è la giovane promessa dello sport italiano e quali sono le sue prospettive future tra i grandi di questo sport.
Una vittoria che mancava da più di 50 anni
A inizio anno siamo stati facili profeti ad inserire Lorenzo Finn tra i giovani talenti italiani da seguire nel 2026. Il ciclista genovese non è infatti una sorpresa per chi segue le categorie giovanili del ciclismo. Quello che ha fatto però in questa stagione ha qualcosa che va oltre l’ordinario.
Snoccioliamo un po’ di numeri. Finn ha vinto il Tour de l’Avenir 2026, la versione del Tour de France dedicata agli Under 23. L’ultimo italiano a riuscirci fu Baronchelli nel 1973, ovvero ben 53 anni fa. Questo dato rende bene l’idea dell’impresa fatta dall’italo-britannico.
Ma non finisce qui, perché Lorenzo ha davvero dominato la corsa: ha concluso le sette tappe del Tour con ben 2 minuti e 34 secondi di vantaggio sul secondo classificato della generale finale, il belga Niels Driesen. Un distacco così ampio tra primo e secondo non si verificava in questa corsa dal 1998.
Per dare un’idea dell’impresa, ricordiamo che Finn corse il Tour de l’Avenir anche lo scorso anno, quando era alla prima stagione nella categoria Under 23. Chiuse al quarto posto, ai piedi di un podio stellare di campioni del futuro come Paul Seixas, Jarno Widar e Jørgen Nordhagen. Il distacco di Lorenzo dal vincitore? Soli 41 secondi.
Cosa aspettarsi dal futuro di Finn?
Ed è proprio il paragone con Paul Seixas ad aver fatto tanto discutere gli appassionati di ciclismo italiani. Entrambi infatti sono classe 2006, con Finn però più giovane di qualche mese (è nato a Genova il 19 dicembre). Il campione di Lione ha fatto subito il salto di categoria, ignorando quasi del tutto l’Under 23 e passando di fatto da juniores direttamente a pro.
Alcuni hanno letto la cosa come una dichiarazione di inferiorità dell’italiano rispetto al francese. Altri invece hanno lodato la saggia decisione di rispettare la crescita fisiologica del ragazzo, evitando il rischio di “bruciarlo” troppo presto gettandolo subito nella mischia dei pro.
Il futuro ci darà il suo responso, ma intanto ci godiamo un baby fenomeno a tutto tondo. “Il dominio di Finn tra gli Under 23 è paragonabile a quello di Pogačar tra i pro”, ha avuto da dichiarare Serge Pauwels, commissario tecnico della nazionale belga di ciclismo.
I numeri lo dimostrano ampiamente: non solo la facilità con cui ha vinto il Tour de l’Avenir 2026 (mostrando anche una grande maturità tattica), ma anche i successi da dominatore tra mondiale Under 23 nel 2025 (l’anno dopo la vittoria in quello juniores) e Giro del Belvedere, Palio del Recioto e Giro Next Gen in questa stagione (secondo ciclista di sempre a riuscire nell’accoppiata Giro-Tour da Under 23 dopo Baronchelli).
Il Team Red Bull Bora e il passaggio a pro
Il ciclista originario di Avegno (ma con padre di Sheffield) fa già parte di un team multinazionale tra i più organizzati e ricchi del ciclismo contemporaneo. Con il passaggio ad U23 è entrato infatti nelle fila del Team Red Bull Bora Hansgrohe Rookies, ovvero la formazione development del suo omologo pro.
Si tratta di una squadra World Tour con licenza tedesca, tra quelle al mondo con la maggiore disponibilità di risorse e seconda per punti nel ranking UCI a squadre in questo 2026. Un team sicuramente perfetto, se questo deciderà di puntare senza esitazioni su di lui.
La Red Bull Bora ha infatti nel suo organico già pezzi da novanta come Remco Evenepoel, Florian Lipowitz e Jay Hindley. Il suo inserimento dovrà essere graduale, ma già improntato a fare di lui un capitano nel più breve tempo possibile.
D’altra parte in questo 2026 Finn ha già esordito tra i grandi, pur se in corse “minori”. Al Tour of the Alps, in aprile, ha mostrato di non avere alcun problema nel tenere le ruote dei più forti in salita, pur correndo in appoggio al suo capitano Pellizzari. Al Sibiu Tour, a inizio luglio, ha addirittura vinto due tappe e la classifica generale.
Insomma, le premesse ci sono tutte. L’Italia del ciclismo aspetta un campione di questa caratura da almeno dieci anni, ovvero dai tempi di Vincenzo Nibali. E ne avrebbe un disperato bisogno, per rilanciare un movimento che non aveva mai sofferto così tanto.