“Vedo arrivare lo tsunami”: Fabrizio Romano ci parla della crisi del Real Madrid, delle delusioni dell’Italia e dell’estate che cambierà il calcio negli Stati Uniti
Il giornalista di calciomercato più autorevole al mondo analizza le notizie più importanti in vista dell’estate. Dal ritorno di Mourinho al Bernabéu al motivo per cui i Mondiali del 2026 faranno finalmente innamorare gli Stati Uniti del calcio.
Intervista in esclusiva a Fabrizio Romano
Nel mondo del calcio sono poche le voci più autorevoli di quella di Fabrizio Romano. Con 43.4 milioni di follower su Instagram, 27.4 milioni su X e oltre 3 milioni di iscritti su YouTube, il giornalista italiano è diventato di fatto un punto di riferimento per il mercato globale dei trasferimenti.
A pochi giorni dalla finale di Champions League, con i Mondiali alle porte e la finestra di mercato che sta per aprirsi, Romano ha concesso un’intervista a Time2play per fare il punto della situazione.
Nota bene: la seguente intervista è stata fatta in inglese e leggermente modificata per maggiore chiarezza.
Fabrizio, siamo nel bel mezzo della tempesta. Mancano pochi giorni alla finale di Champions League, i Mondiali sono alle porte e il calciomercato estivo sta per aprirsi. Ma andiamo con ordine: come va la pressione sanguigna in questi giorni? Riesci a dormire un po’?
Guarda, non dormo molto, anche perché vedo arrivare a grandi passi lo tsunami. Sarà un’estate davvero molto emozionante. Sarà frenetica, piena di grandi notizie, piena di grandi trasferimenti di mercato e ovviamente impegnativa sul campo con i Mondiali, con i campionati che stanno finendo e la Champions League. È un vero delirio. Penso sinceramente che sia forse il momento più emozionante da quando ho iniziato a fare il giornalista. Per me è incredibile ciò che ci aspetta, sono molto emozionato all’idea di viverlo.
Nella tua carriera hai dato notizia di migliaia di eventi di grande rilievo ma, ripensandoci, quale momento specifico, quale momento in cui hai detto “Here we go” ti è piaciuto di più annunciare?
Quello che mi aspettavo meno di tutti, quando il Bayern ha deciso di esonerare Julian Nagelsmann e di nominare Thomas Tuchel nuovo allenatore. Perché a quel punto, era marzo, il Bayern stava andando alla grande. Era primo in Bundesliga, aveva appena eliminato il Paris Saint-Germain dalla Champions League. Non mi sarei mai aspettato, a marzo, nel bel mezzo della pausa per le nazionali, di vedere il Bayern licenziare l’allenatore.
Ricordo che quando ho ricevuto quella notizia, ho pensato: “Forse è solo un rumour”. Così ho fatto qualche telefonata (ero insieme ai miei amici, durante la pausa per le nazionali) e poi, dal nulla, la notizia si è rivelata vera.
Così ho dato la notizia in anteprima e ricordo che la sensazione in quel momento è stata incredibile. Immaginate, ho passato sei ore al telefono a chiacchierare con persone coinvolte nella vicenda che mi chiamavano, altre persone di altri club che mi chiedevano: “Dici sul serio? Ti hanno hackerato l’account?”. È stato un momento pazzesco e la soddisfazione di dare una notizia così importante è davvero quella che ricordo con più piacere.
Il tuo post dopo la sconfitta dell’Italia contro la Bosnia, in cui parlavi di tuo padre e dei tuoi nipoti, ha toccato il cuore di milioni di italiani. In quanto ponte tra due generazioni, cosa pensi che il calcio italiano debba al popolo italiano?
Allora, la sensazione che provo è innanzitutto di tristezza. Mi dispiace davvero tanto per questa situazione, soprattutto per le nuove generazioni. Sai, per me è ovviamente triste vedere, come ho detto in quel post, che mio padre probabilmente non potrà più vedere un Mondiale. Sarà dura. Ma le nuove generazioni non sanno nemmeno cosa significhi.
I miei ricordi più belli sono legati a ciò che è successo con la Nazionale italiana quando ero bambino, nel 2006. Avevo tredici anni, l’Italia festeggiava tutta insieme quando abbiamo battuto la Germania, quando abbiamo battuto la Francia, scendendo in strada, godendoci quei momenti. È davvero importante, credo, anche come persona, non solo come tifoso, custodirli nella memoria.

I miei nipoti amano il calcio, ma non sanno cosa significhi stare tutti insieme davanti alla TV a vivere l’emozione dei Mondiali. Non si può paragonare a nient’altro, nemmeno al tifo per la propria squadra di club, è una sensazione completamente diversa.
Quindi cerco di dirglielo, anche quando parlo con loro: uno ora avrà quattro, cinque, sei anni, forse il più grande ne ha otto, ma ancora non capiscono cosa significhi un Mondiale. È un mondo completamente diverso.
E quindi è davvero triste. È triste perché in Italia abbiamo quattro stelle, quattro Mondiali vinti, tutto ciò non dovrebbe succedere. Ma ad essere sincero, sono ottimista per il futuro. Penso che impareremo da questa esperienza e sono sicuro che il nuovo allenatore sarà la chiave per avere di nuovo successo nella prossima edizione del torneo.

E chi sarà?
Ottima domanda. Credo che la scelta ricadrà probabilmente su Antonio Conte o Massimiliano Allegri. Potrebbe anche esserci un terzo nome, una sorpresa, magari un allenatore disponibile che deve ancora negoziare con la propria squadra, qualcuno come Claudio Ranieri. Sì, terrei un posto libero per un terzo nome, ma tra i favoriti credo che la probabilità sia al 50% tra Massimiliano Allegri e Antonio Conte.
Posso garantirvi che Antonio Conte vorrebbe davvero tornare un giorno alla Nazionale italiana perché ha la sensazione di non aver chiuso il capitolo con la Nazionale nel modo migliore. Sono sicuro che Antonio Conte sia un candidato. Per Massimiliano Allegri dipende da cosa succederà con il Milan; infine, sì, terrei un terzo posto per un nome a sorpresa.
Ma chi sceglieresti tu, se ti fossero affidate le redini della Federazione italiana?
Io punterei su Antonio Conte. Sceglierei lui perché, in termini di mentalità e di capacità di costruire qualcosa di importante, è l’allenatore perfetto in questo momento, tra quelli che potrebbero realisticamente essere candidati.
Se mi chiedessi invece chi è il candidato per il futuro e chi sceglierei in un mondo ideale, direi Enzo Maresca. Adoro Enzo Maresca come allenatore. Ha esperienza internazionale, è giovane e ha idee fresche. Sarebbe il mio preferito ma, secondo le mie informazioni, probabilmente diventerà il prossimo allenatore del Manchester City, quindi è fuori gara. Ma il mio candidato ideale, in assoluto, sarebbe Maresca.

A livello di club, la Serie A è ben lontana dai suoi giorni di gloria. Qual è, secondo te, l’aspetto che il campionato deve cambiare al più presto per colmare il divario con la Premier League e la Liga?
Credo che ci siano due aspetti da considerare. Il primo è cercare di capire che possiamo goderci di più la partita di calcio, proprio nel senso del gioco: penso che siamo sulla buona strada, anche se non è qualcosa che si cambia dall’oggi al domani, ovviamente si tratta di un processo.
Questo è ciò che si fa ad esempio in Inghilterra. Seguo molto il calcio inglese e la sensazione è che, quando c’è una partita molto aperta e magari si perde nei minuti finali, le critiche dureranno al massimo per un’ora, due, non per tutta la settimana.
Divertitevi, addetti ai lavori, cercate di giocare a calcio, non limitatevi a difendere solo perché potreste essere criticati o perché avete paura di perdere due punti. Dovete godervi quello che state facendo, e in Inghilterra questo lo si fa molto bene.

L’altro aspetto è che dobbiamo fidarci dei giovani molto, molto, molto di più. Perché a volte sento ancora persone coinvolte nel mondo del calcio dire “È bravo, ma ci vorranno sei mesi, un anno prima che sia pronto per il campionato”. E quando invece guardi il calcio spagnolo o inglese vedi ragazzi di quindici, sedici, diciotto anni che giocano titolari nelle migliori squadre del mondo.
Abbiamo paura di fidarci dei nostri giovani, non si tratta solo degli italiani. Si tratta dei giovani in generale. Magari vengono acquistati per venti o trenta milioni e poi non li si fa giocare perché “hanno bisogno di tempo”. Per me, questa è una cosa completamente assurda. Dobbiamo cambiare la cultura che c’è dietro la visione dei giovani.

Hai citato la Spagna. Credo sia impossibile guardare alla situazione attuale del Real Madrid e dire che non si tratti di una crisi. Secondo le tue fonti interne, quanto sono preoccupati i giocatori e quali cambiamenti possiamo aspettarci nello spogliatoio quest’estate?
Beh, c’è preoccupazione, inutile negarlo. Ma credo che in casi come questo si tratti di una reazione esagerata. Parliamo del Real Madrid e, quando il Real Madrid non vince, i media reagiscono in modo esagerato. Al momento sembra che ogni giorno saltino fuori cinquanta problemi. Ovviamente ce ne sono, come in ogni squadra, specialmente quando non si vince, ma non è la fine del mondo. Al Real Madrid lo sanno che è stata una brutta stagione, che devono ricostruire, che devono cambiare qualcosa, questo è certo. Ma alla fine dei conti, ciò che conta è sempre vincere i titoli.
Penso che molte delle cose successe in questa stagione siano sempre successe al Real Madrid. Lo so per certo. Solo che poi, quando vinci, te ne dimentichi o comunque la notizia non arriva ai media. Ora sta venendo tutto fuori, magari perché un giocatore sta per andarsene e non gli importa di far trapelare informazioni. Fa tutto parte del gioco.
Ma per quanto riguarda la ricostruzione, penso che il fattore allenatore sia davvero importante e Arbeloa non resterà. Serve qualcuno con un po’ più di esperienza, anche in termini di leadership. Al Real Madrid puoi essere l’allenatore sia in campo che fuori, ma la conferenza stampa al Real Madrid non è come quella di nessun altro club al mondo. Bisogna gestire la pressione, bisogna parlare con la stampa nel modo giusto e penso che questo sia mancato, in questa stagione. Non mi viene in mente un momento dell’anno in cui abbiano controllato la pressione, in cui abbiano acceso un po’ di fuoco per aiutare i giocatori a capire a che punto erano.

Penso anche che, in questo senso, José Mourinho sia probabilmente il candidato ideale. Da quanto mi è stato detto, Mourinho ha ottime possibilità di diventare il prossimo allenatore*. Non è ancora cosa fatta mentre parliamo, ma le cose stanno andando nella giusta direzione. Mourinho sarebbe il candidato perfetto in questo momento per il Real Madrid.
*Rispetto a quando è stata condotta questa intervista, Romano ha confermato che Mourinho sarà nominato allenatore del Real Madrid, ndr.
Adesso vorrei fare un breve gioco a raffica. Nominerò una squadra e tu mi dirai quale sarebbe il colpo di mercato da sogno che vorresti vedere lì.
Va bene, facciamolo!
Real Madrid?
Per me il colpo perfetto per loro sarebbe Vitinha.
Barcellona?
Probabilmente un attaccante. Credo che Julián Álvarez sarebbe la scelta perfetta.
Inter?
Al momento credo che abbiano bisogno di un difensore, un difensore centrale. In un mondo ideale, ingaggerei Ibrahima Konaté.
Juventus?
Alla Juve serve qualità. Bernardo Silva. Qualità a centrocampo.
Milan?
Il Milan ha bisogno di un attaccante. Ha veramente bisogno di un attaccante di prim’ordine. Che sia un’ipotesi realistica o magari un sogno davvero, se fossi il diesse del Milan punterei su Lewandowski.
E il tuo amato Napoli?
Per il Napoli, credo sia giunto il momento di fare chiarezza con l’allenatore per capire come vogliono giocare. Io prenderei un’ala che sappia entusiasmare, come facevano Lavezzi, Kvaratskhelia e Insigne. Hanno bisogno di quel tipo di giocatore per portare un po’ più di magia. Alisson Santos sta andando molto bene, è stato un buon acquisto, ma io prenderei un’ala di talento. Quindi magari Diomande del Lipsia.
Abbiamo un vasto seguito negli Stati Uniti, quindi è giusto parlare dei Mondiali. Pensi che saranno finalmente la molla che permetterà al calcio di conquistare definitivamente gli Stati Uniti?
Sì, per me sì. A prescindere dai risultati che otterranno, penso che il Mondiale darà una spinta a tutto il movimento. Negli ultimi mesi sono stato spesso negli USA e ho contribuito nel mio piccolo a creare entusiasmo, registrando contenuti sul posto: dopo esserci stato diverse volte, si percepisce che stanno aspettando che questa “faccenda del calcio” diventi finalmente una cosa loro. Penso che sia l’occasione perfetta per entrare in questa mentalità.
Ovviamente l’arrivo di Leo Messi ha già aiutato molto, perché ora c’è molta più attenzione verso la MLS e le sue partite, ma la Coppa del Mondo sarà la destinazione finale del viaggio e aprirà le porte alla MLS in un modo completamente diverso.
Spero che in campo possano fare bene. Non sarà facile, è stata una stagione difficile per molte delle loro stelle, purtroppo. Non è stato facile per Christian Pulisic al Milan e per molti altri giocatori. È un peccato, perché è meglio arrivare nelle migliori condizioni fisiche possibili. Ma a volte nel calcio quando si va ai Mondiali è meglio partire da sfavoriti, senza troppe aspettative o troppa pressione.
Il Mondiale potrebbe davvero essere pazzesco per gli Stati Uniti. Sarebbe davvero molto emozionante vederli fare bene, penso che meritino davvero di capire cosa significa essere entusiasti per il calcio e non solo per i “loro” sport.
Dando un’occhiata più da vicino alla MLS, chi sarà la prossima superstar mondiale a fare il grande salto e giocarci?
Beh, dobbiamo innanzitutto capire cosa succederà con i giocatori in scadenza di contratto. Agli statunitensi piace puntare su questi giocatori, che possono rappresentare delle opportunità. Ad esempio, Lewandowski al momento è a metà strada tra il campionato saudita e la MLS. C’è un certo interesse da parte di Chicago, ma nella Saudi Pro League possono offrire ingaggi molto alti. Vediamo cosa deciderà se lascerà il Barcellona, al momento non è ancora deciso*.
E poi, ad esempio, vorrebbero puntare su Bernardo Silva, ma penso che Bernardo preferisca continuare in Europa in questa fase della sua carriera. Quindi è ancora presto, probabilmente. Di sicuro ingaggiare un giocatore come Antoine Griezmann è un colpaccio. Griezmann è un giocatore da semifinale di Champions League che si sta trasferendo nella MLS in un ottimo momento della sua carriera: ok, è nella parte finale della carriera, ma non proprio al traguardo. Queste opportunità sono le migliori per loro. Vediamo chi sarà il prossimo, ma sono sicuro che ci saranno dei movimenti.
*Rispetto a quando è stata condotta questa intervista, Lewandowski ha confermato la sua partenza dal Barcellona su Instagram, confermando quanto riportato da Romano, ndr.
Con l’Italia fuori dai Mondiali, tifi per qualche altra squadra?
Beh, tiferò per gli italiani: mi piacerebbe davvero tantissimo vedere Carlo Ancelotti fare bene con il Brasile. Non è proprio tifo nel senso che speri che vincano e che ti dispiacerebbe se non lo facessero, ma sarei molto felice di vedere Carlo Ancelotti avere successo con il Brasile, è motivo di orgoglio per noi. Ovunque sia andato ad allenare, Carletto ha vinto titoli, Champions League ovunque, dal Milan al resto del mondo.
E quindi, per me, Carlo Ancelotti è un vero motivo di orgoglio, e vederlo fare bene a un Mondiale con il Brasile dopo tanto tempo sarebbe bellissimo. Spero possano essere i grandi protagonisti.

E nessun appassionato di calcio può essere scontento se vince il Brasile, giusto?
Giusto!
Concludiamo con un’ultima serie di domande a raffica. Io ti faccio una domanda e tu mi rispondi indicando un allenatore o un giocatore.
Andiamo!
Chi sceglieresti per farti cucinare una vera pizza napoletana?
Lorenzo Insigne.
Chi sceglieresti come guardia del corpo per un giorno?
Ah, bella domanda, bella domanda. Ci sono tantissimi candidati, ma… Gabriel Magalhães.
A chi confideresti un segreto che non puoi rivelare a nessuno?
Rodri. Super taciturno!
E chi sceglieresti per un viaggio on the road per l’Italia?
Eh, buona domanda. Direi Claudio Ranieri.
Qual è la città statunitense che non vedi l’ora di visitare in occasione dei Mondiali?
In questo momento per me è proprio New York, perché voglio vivere New York dal punto di vista del calcio. L’ho sempre vista da turista, è stata un’esperienza diversa, ma non vedo l’ora di andare per le strade e respirare la soccer passion, come la chiamano loro. Trascorrerò sicuramente anche molto tempo a Miami e a Los Angeles, ma non vedo l’ora di vedere New York in modo diverso.

Grazie mille, Fabrizio. È stato un piacere. Ti lasciamo tornare ai tuoi tre smartphone e al tuo milione di messaggi. Grazie per essere stato con noi, ti aspettiamo per il prossimo “here we go!”.
È stato un piacere, grazie carissimo. A presto.