Fatali gli ultimi disastrosi risultati in campionato, con il ko per 3-0 contro il Genoa ma anche quello interno con il Bologna, il pareggio con la Fiorentina e la debacle contro il Como (6-0), con una classifica che ormai è diventata asfittica con i granata quindicesimi con 27 punti, solo tre in più del Lecce terzultimo.
E così il Torino ha deciso di esonerare Marco Baroni, arrivato la scosa estate con grandi aspettative (soprattutto dalla proprietà) e di tentare una difficile riscossa per lo meno verso la parte sinistra della classifica affidandosi a Roberto D’Aversa, tecnico abruzzese nato a Stoccarda nel 1973.
D’Aversa, normalizzatore e uomo-spogliatoio
Reduce dalle ultime avventure sulle panchine di Sampdoria, Lecce ed Empoli, con un momento “prime” però soprattutto su quella del Parma, che ha portato dalla Serie C alla salvezza in A, Roberto D’Aversa è noto e apprezzato soprattutto per il carattere e la solidità emotiva che lo rendono un perfetto equilibratore.
E di equilibrio avrà bisogno eccome, il Torino, precipitato nei bassifondi della classifica con un gioco che ultimamente definire imbarazzante era un eufemismo e apparso, nell’ultima uscita contro il Genoa, allo sbando, con il solo Vlašić a provare a fare luce ma irrimediabilmente ridotto a predicatore nel deserto.
Ciò che preoccupa di più, tra l’altro, è che una squadra sulla carta coi piedi buoni (basti pensare a Coco, Tameze, Simeone e Che Adams, per non parlare di Zapata) si ritrovi così in basso in classifica, una situazione cui né giocatori né società sono abituati e che quindi potrebbe portare a sviluppi incontrollabili.
La scelta di D’Aversa
Per questo, evidentemente, la scelta di cambiare timoniere e, dal mite toscano Baroni, passare al focoso abruzzese D’Aversa, uomo esperto e abituato alle situazioni “palla sporca e polpacci aggrediti” che devono vivere le squadre che lottano per la salvezza.
Augurandoci, soprattutto per i gloriosi tifosi del Toro, che quest’anno di sofferenza passi in fretta e nel migliore dei modi e che la proprietà di Urbano Cairo, anziché specchiarsi in vanità un po’ fuori scala, pensi a riportare i granata dove il blasone di una società storica meriterebbe di farli stare.