Prosegue l’analisi delle squadre partecipanti ai prossimi Mondiali di USA, Messico e Canada targata Time2play; dopo le prime due puntate proseguiamo adesso con i gruppi E e F.
Cosa ne potremo mai pensare noi italiani, che per la terza volta di fila guarderemo l’evento dal divano, pronti a strologare su nuovi talenti (ovviamente sempre sopravvalutati!), mister visionari, grandi giocate e “Se in difesa c’era Comuzzo col cavolo che Yamal ne faceva tre”? Facciamo finta di nulla e procediamo!
Il Girone E
Quello con una delle favorite ma anche con una new entry assoluta
Una nobile del calcio mondiale un po’ decaduta (per quanto mai come l’Italia), una sempre tignosa latinoamericana che la metterà più in caciara che in punta di fioretto, una africana che torna ai Mondiali dopo 12 anni (come l’Italia… ah, no) che come punta di diamante ha una vecchia conoscenza.
Ma anche una assoluta new entry direttamente dai Caraibi, vera mina vagante che proverà a non essere solo una meteora ma anche una fastidiosa spina nel fianco per le favorite: questa la composizione del gruppo E, che ora guardiamo più nel dettaglio.
Germania, Die Mannschaft
Quattro Mondiali vinti (l’ultimo nel 2014), ma anche una serie di ultime partecipazioni decisamente in tono minore quando non apertamente deludenti (nelle ultime due edizioni è uscita sempre al primo turno): la Germania è la classica Nazionale che tutti temono e che nessuno vuole incontrare, ma che poi alla realtà dei fatti ultimamente tanto spauracchio non è.
Insomma, una squadra che è ormai da tempo vittima del “pregiudizio positivo” che associamo alla nazione: solida, quadrata, magari non così spettacolare ma senza dubbio sempre pericolosa e come tale di diritto tra le favorite: tutto molto bello, salvo che da parecchi anni il DNA dei Bianchi non è più quello del bavarese anni ’70, ma del Multikulti hipster.
Che peraltro poi quando il gioco si fa duro tende anche a scomparire un po’: insomma ce li abbiamo ormai in mente i giovani talenti del calcio tedesco, tanto belli da vedere col pallone tra i piedi quanto col braccino corto quando ci vuole la garra, quelli lì, i vari Musiala, Wirtz, Havertz, ci mettiamo anche il CT, quel Nagelsmann che è coach della Mannschaft da quando ha 36 anni.
Poi, per carità: in squadra ci sono anche bestiacce come Manuel Neuer e soprattutto Joshua Kimmich, il box-to-box che tanti vorremmo vedere in Italia, ma è tutto da capire se la Meglio Gioventù citata prima, cui aggiungiamo anche Woltemade, sarà in grado di far dimenticare ai tedeschi le opache prestazioni sciorinate da dodici anni a questa parte.
Curaçao, l’Olanda ai Tropici
Prima partecipazione in assoluto ai Mondiali per Curaçao, che sarà anche il più piccolo Paese tra quelli che prenderanno parte ai Mondiali (156.000 gli abitanti di questo paradiso caraibico che guarda in faccia il Venezuela e fa parte delle Antille Olandesi); non a caso è una specie di “Nuova Olanda”, visto che molta della rosa è nata proprio nella terra degli Oranje.
E non sorprende allora che il CT della Nazionale sia a sua volta nederlandese, e mica uno qualsiasi: nossignore, parliamo di una vecchia volpe del calcio europeo, il girovago delle panchine Dick Advocaat, classe 1947 e con un passaporto che ha più timbri che pagine, visto che ha guidato (solo a livello di Nazionali) Iraq, Olanda, Russia, Serbia, Belgio, Corea del Sud ed Emirati Arabi.
Che dire di questa squadra che già si candida perlomeno a vincitrice del premio “Nazionale-simpatia” appositamente da noi istituito (non è vero, non esiste e comunque non mette in palio nulla)? Che la stella è Leandro Bacuna, che gioca in Turchia nel Bandirmaspor e che oltre che capitano è stato impiegato praticamente in tutti i ruoli fatta eccezione per quello di portiere e per quello di autista del pullman.
Cosa aspettarsi da Curaçao? Francamente nulla più di un’onesta e dignitosa figura, in cui cercare di limitare i danni soprattutto quando giocheranno con la Germania; occhio, però, perché Advocaat non è l’ultimo arrivato: non vuol dire che vinceranno il girone, per carità, ma magari qualche grattacapo alle altre tre potrebbero pure causarlo.
Costa d’Avorio, Les Éléphants
Dopo aver battuto nel match decisivo il Kenya e dopo dodici anni di assenza, la Costa d’Avorio ritrova la gioia della partecipazione a un Mondiale per quello che sarà il suo quarto gettone alla manifestazione, nella quale comunque non è mai andata oltre la fase a gironi (nel 2014 arrivò terza, la sua migliore performance).
È guidata in campo dalla grinta di Franck Kessié, vecchia conoscenza del calcio italiano, in particolare sponda Atalanta e Milan, che a 28 anni e nel pieno del suo prime può provare a permettere agli Elefanti di sognare magari la prima vittoria assoluta nel torneo.
Per il resto, vale un po’ il discorso fatto per Curaçao: non ci si può oggettivamente aspettare molto di più, anche se, in un girone in cui la Germania fa gara a sé, la possibilità di coltivare il sogno-passaggio del turno, magari in un testa a testa con l’Ecuador, non si può escludere a priori.
La squadra sarà guidata in panchina da Emerse Faé, diventato CT nel 2024 dopo diversi anni di militanza da giocatore (per lui una onesta carriera da mestierante del futbol tra Reading, Nizza e Nantes) e due da viceallenatore: il suo compito sarà quello di fare ben figurare gli arancioni e testimoniare la continua crescita del calcio africano.
Ecuador, La Tricolor
Sarà il quinto gettone mondiale (dal 2002, l’anno della storica prima volta), il secondo consecutivo, per la nazionale andina, che si è qualificata praticamente in ciabatte con due giornate d’anticipo e nonostante tre punti di penalizzazione (per una storiaccia di documenti falsificati per un giocatore della spedizione del 2022).
Il palmares della Tricolor non è comunque di primissimo piano e il piazzamento migliore è quello del 2006, quando i sudamericani giunsero agli ottavi, piegati poi dall’Inghilterra di David Beckham: ciò non toglie che la nazionale guidata dall’argentino Sebastian Beccacece (premio Best Coach Name) sia da prendere con le molle e abbia tutta l’intenzione di arrivare anche stavolta almeno agli ottavi.
Il punto di forza della squadra è senza dubbio la difesa, a testimonianza della tradizionale tigna delle squadre del Latinoamerica: i protagonisti sono due finalisti della Champions di quest’anno, Willian Pacho del PSG e Piero Hincapié dell’Arsenal (ma di proprietà del Bayer Leverkusen), difensori di assoluto valore e ormai tra i Top 10 mondiali nei rispettivi ruoli.
Anche in mezzo al campo però la qualità non manca, tanto che la star della squadra è Moises Caicedo, perno del Chelsea dal 2023 (prima era nel Brighton) e già con più di 50 presenze con la maglia della Tri: basterà per passare il turno? Senza dubbio dopo la Germania i più papabili per il passaggio agli ottavi sono loro.
Il Girone F
L'Olanda parte favorita, ma in realtà vige un grande equilibrio
Bello giramondo e decisamente equilibrato, il Gruppo F, che vede due europee, una asiatica e una africana tutte non troppo distanti a livello di qualità assoluta, anche se una decisa testa di serie per il passaggio agli ottavi c’è, veste la maglia arancione e ha in rosa diverse facce note del nostro campionato.
Sì, insomma, l’Olanda, ma poi ci sono anche la Svezia, il Giappone e la Tunisia, ci sarà da stare attenti!
Olanda, gli Oranje
Se parliamo di qualità individuale, l’Olanda è senza dubbio nell’aristocrazia del calcio mondiale, ma ciò nonostante in 12 partecipazioni ai Mondiali gli Oranje non hanno mai alzato la coppa, arrivandoci vicinissimi per tre volte ma alzando sempre bandiera bianca sul più bello: chissà se quest’anno sarà la volta buona per allontanare la nomea di bella incompiuta.
Certo, come detto la qualità c’è ed è tanta: snocciolando qualche nome abbiamo Dumfries, Malen, De Vrij, Simons, De Jong e la colonna difensiva, quel Virgil van Dijk da anni punto fermo del Liverpool e della Nazionale, con cui ha superato le 80 presenze in undici anni di regolare presenza in rosa.
Basterà tutto questo ben di Dio a mister Ronald Koeman, tornato a guidare la squadra dal 2023 dopo una prima fase di conduzione tecnica tra il 2018 e il 2020, per provare a portare l’Olanda nella gloria per qualcosa di diverso dai tulipani, dai gioielli, dai canali e dalle attrattive proibite di Amsterdam? La sensazione nostra, se proprio ce lo chiedete, è che all’Olanda manchi sempre il centesimo per fare l’euro.
Magari stavolta ci sbaglieremo clamorosamente e tutto sommato non ci dispiacerebbe poi molto, ma non ci sembra che i Tulipani possano sperare di andare più avanti di un quarto di finale, pensando al livello stellare di altre selezioni presenti a USA/Canada/Messico: bisognerebbe imbroccare la coincidenza astrale giusta… Chissà che con una space cake…
Giappone, i Samurai Blu
Guidata dal 2018 da Hajime Moriyasu, già stella dell’Hiroshima, la selezione nipponica è stata la prima a guadagnarsi sul campo la qualificazione ai Mondiali 2026, la numero 8 della sua storia: è oramai una habitué della manifestazione, visto che vi partecipa senza soluzione di continuità fin dall’ormai lontano 1998.
Il migliore piazzamento dei Samurai Blu è stato quello di quattro anni fa, quando riuscirono a vincere il loro girone (davanti a Spagna e Germania!) per poi interrompere la corsa agli ottavi contro la Croazia, ma solo dopo i calci di rigore: se fare meglio sarà difficile, certo i giapponesi vogliono dire la loro per il passaggio del turno in un girone così equilibrato.
Vietato sbagliare, dunque, e gran parte della responsabilità graverà sul peso dell’attacco, guidato da Takefusa Kubo, seconda punta della Real Sociedad e ormai da anni faccia nota del calcio europeo: velocissimo e dribblomane, è soprattutto un assist-man, ma non disdegna l’andare in proprio quando serve e sicuramente sarà spina nel fianco per molte difese.
Ricordando altri celebri calciatori nipponici che hanno battuto i campi italiani, da Kazu Miura a Hidetoshi Nagata fino a Yuto Nagatomo (convocato ancora nel 2026 a 40 anni!), sinceramente non possiamo che provare una certa simpatia per la nazionale giapponese, che invitiamo comunque tutti a prendere sul serio: non si tratta più di un manga alla “Holly & Benji”!
Svezia, i Blågult
Sarà la partecipazione numero 13 alla fase finale dei Mondiali per i Blågult (gialloblù) che, dopo aver ciccato l’edizione 2022, si ripropongono quest’anno grazie alla vittoria nei playoff (proprio quelli falliti dall’Italia, sì) contro la Polonia; nonostante le molte partecipazioni, il risultato migliore resta quello del 1958, quando gli scandinavi persero in finale con il Brasile di Pelé.
C’è da dire che già la qualificazione è un piccolo miracolo, perché la Svezia aveva disputato un girone di qualificazione pessimo, che aveva portato all’esonero dell’ex CT Tomasson: approdato in panchina nell’ottobre 2025, Graham Potter (già ottimo al Brighton ma senza troppa fortuna poi con Chelsea e West Ham) ha riportato fiducia all’ambiente centrando la qualificazione.
Da qui in poi sarà tutta discesa, nel senso che nessuno in patria e fuori si aspetta chissà cosa dalla nazionale scandinava e tutto quel che verrà avrà un alibi: se sarà un disastro, Potter avrà avuto poco tempo per fare amalgama, se dovesse arrivare un ottavo di finale o anche qualcosa in più sarà un grandissimo successo.
Gran parte del peso sulle spalle della spedizione se lo porterà Viktor Gyökeres, attaccante ventisettenne dell’Arsenal e uno dei crack del momento, con già 20 gol in maglia gialloblù in poco più di trenta casacche: decisamente un bomber da tenere d’occhio.
Tunisia, Les Aigles de Carthage
Seconda squadra africana a qualificarsi per questi Mondiali, la Tunisia è alla sua settima partecipazione in assoluto, la terza consecutiva (un po’ come l’Italia ma al contrario, insomma), e per le Aquile di Cartagine l’obiettivo è superare la fase a gironi, impresa mai riuscita nonostante il terzo posto di quattro anni fa, con tanto di 1-0 alla Francia.
La forza della squadra è nel reparto difensivo, se il girone di qualificazione fa fede: sette vittorie, un pari, zero sconfitte, tredici gol fatti e zero subiti mostrano chiaramente che la squadra guidata in panchina da Sami Trabelsi bada al sodo: Trabelsi è peraltro tornato CT nel 2025 dopo aver già guidato per due anni la selezione tra il 2011 e il 2013.
Il punto di riferimento delle Aquile è un giocatore che milita in un campionato ormai da tempo, per questioni che definiremo politiche, è fuori dai radar occidentali, ovvero quello russo: parliamo di Hazem Mastouri, classe ’97 della Dinamo Machačkala che qualche anno fa aveva incantato gli osservatori di mezza Europa ma che non ha mai davvero spiccato il volo.
Possiamo dire che dovendo trovare un vaso di coccio, la squadra del Nordafrica sembra la più corrispondente alla definizione, ma occhio a sottovalutarne la forza difensiva in un girone che, come detto, sembra davvero molto più equilibrato di quanto parrebbe a un primo sguardo superficiale.
I prossimi appuntamenti
Accompagneremo l’avvicinarsi dei Mondiali di calcio 2026 di Canada, USA e Messico con uno zoom su tutte le protagoniste; otto squadre alla settimana, due gironi e le nostre consuete considerazioni serie ma non seriose: nel prossimo appuntamento tutti pronti per i gironi G e H.