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Due palloni contrassegnati con le lettere G e H a simboleggiare i due gironi omonimi dei Mondiali 2026, un trofeo con due schedine

Che i Mondiali abbiano inizio! Fari puntati sui gruppi G e H

Scritto da Elettra D.
13 min. di lettura
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Prosegue il nostro viaggio dentro le Nazionali che si prenderanno la scena ai prossimi Mondiali e lo facciamo, come sempre, con quella punta di sano scetticismo, con il sopracciglietto ancelottianamente alzato che da queste parti non manca mai; perché va bene entusiasmarsi, va bene fare i conti con i sogni altrui, ma noi italiani abbiamo pur sempre una tradizione gloriosa nel mestiere più antico del calcio: gli allenatori mancati, criticoni per dovere e per diletto.

Dopo aver sistemato i gruppi precedenti, eccoci ora a spulciare i gironi G e H: due gruppi belli pieni, belli vari, belli da far girare la testa a chi ama il pallone con un po’ di sale in zucca e un po’ di ironia nel taschino, assieme ai cartellini; li abbiamo noi, sì, i cartellini. Marsch!

Il Girone G

Ci sono soprattutto due favorite, una europea una africana

Girone tutt’altro che banale, il G, con una Nazionale europea che arriva da imbattuta e con le insegne al neon di favorita (tecnica e non solo), una africana che torna sulla ribalta mondiale con il suo uomo-simbolo ancora in primo piano, una selezione asiatica che ha chiuso il proprio percorso senza perdere neppure una volta e una debuttante dell’Oceania che ha steso il proprio girone con la forza della Haka.

Insomma, non proprio il classico ritrovo da gita al lago domenicale: qui di spazio per i distratti ce n’è poco, vedrete.

Belgio, i Diavoli Rossi

Dopo il pareggio con il Kazakistan, al Belgio serviva una vittoria: la vittoria è arrivata, ollapeppa se è arrivata. Un beverino 7-0 al Liechtenstein che ha blindato il primo posto nel gruppo J e ha confermato un dato che ormai ha del quasi-mistico, almeno per gli avversari: sono 16 anni che la formazione belga non perde una gara di qualificazione ai Mondiali. Un percorso netto per i Diavoli Rossi, che con De Ketelaere e compagni hanno messo insieme cinque successi e tre pareggi. Non sarà magari il Belgio più scintillante di sempre, ma resta una Nazionale che nessuno affronta volentieri, specie quando entra in ritmo e decide di togliersi i copritacchetti (no, non esistono).

Per le sue partecipazioni, il Belgio ha una storia da vecchia signora del calcio (ci scusino i belgi): 14 presenze alla fase finale, dal 1930 al 2022, con dentro (quasi) tutte le tappe che contano. Il miglior piazzamento resta quel terzo posto del 2018, in Russia, quando la squadra allora guidata da Roberto Martinez piegò l’Inghilterra nella finale per il podio grazie ai gol di Hazard e Meunier, dopo essere stata fermata solo dalla Francia in semifinale, poi laureatasi campione del mondo; mica una a caso, ecco.

In panchina c’è Rudi Garcia (proprio lui!), che dal gennaio 2025 ha preso il posto di Domenico Tedesco. Il debutto fu amaro, con il ko contro l’Ucraina nello spareggio retrocessione della Lega A di Nations League, ma da lì in poi il Belgio non si è più fermato.

Per il tecnico francese, ex Roma e Napoli, è la prima esperienza alla guida di una Nazionale. E fin qui, c’è da dire, l’esordio non è affatto da dilettante allo sbaraglio, sebbene noi altri non ce lo ricordiamo per grandi imprese. La stella, oggi, è Jeremy Doku: con Lukaku e De Bruyne ai box, Garcia ha dovuto rimettere mano all’assetto tattico della squadra e l’attaccante del Manchester City ne ha approfittato per prendersi la scena non solo con le giocate, ma anche con i gol.
In una selezione dove ormai segnano un po’ tutti, Doku è quello che ha messo il piede sull’acceleratore nel momento giusto.

Egitto, i Faraoni

Dopo l’assenza in Qatar, arrivata per mano del Senegal ai rigori nei playoff (che dolore), l’Egitto torna ai Mondiali con un percorso netto nel girone A di qualificazione CAF: sette vittorie, due pareggi, 19 gol segnati e solo 2 subiti. Numeri da squadra, mica da cammeo estemporaneo, giusto? E con Mohamed Salah e Marmoush davanti, l’obiettivo è già scritto nel papiro, ma con caratteri a noi comprensibili: vincere la prima partita della storia dell’Egitto ai Mondiali. Pazzesco.

Le partecipazioni mondiali sono soltanto tre: 1934, 1990 e 2018, ma la storia dei Faraoni in Africa è un’altra musica: sette Coppe d’Africa in bacheca, nessuno ha fatto meglio di loro. Ai Mondiali, però, il segno non l’hanno mai davvero lasciato: il miglior risultato resta un ottavo di finale nel 1934, quando il torneo era ancora roba da 16 squadre e il mondo del calcio aveva un’aria molto più ingenua, con gli occhioni grandi e liquidi di gioia.

In panchina c’è Hossam Hassan, ripetetelo veloce dieci volte che vi appare Tutankhamon, uno che da giocatore l’area di rigore la conosceva benissimo: 142 gol nella Egyptian Premier League e il record di 13 titoli nella competizione. Con i club non sempre è andata benissimo, ma nel 2013 ha portato la Giordania a un soffio dal Mondiale brasiliano, prima della sconfitta nello spareggio contro l’Uruguay. Con l’Egitto, dal febbraio 2024, ha perso soltanto una volta in 14 partite: un’amichevole contro la Croazia nel marzo dello stesso anno.

La faccia di tutto il progetto, inutile girarci attorno, è Mohamed Salah. Di lui si è già detto tutto, ma ripeterlo non è mai abuso di pazienza: probabilmente il miglior calciatore africano di tutti i tempi, due Premier League, quattro titoli di capocannoniere in campionato, una Champions League e oltre 360 tra gol e assist nelle squadre dove ha giocato. Daje Mo! Le speranze egiziane di firmare la prima vittoria mondiale passano, come sempre, soprattutto dal suo sinistro: non c’è che dire, è un bel passare!

Iran, Team Melli

L’Iran è stata la terza Nazionale a strappare il pass per il Mondiale sul campo: la squadra di Ghalenoei ha chiuso il proprio girone in vetta con due giornate d’anticipo, diventando irraggiungibile per Uzbekistan ed Emirati Arabi Uniti. Imbattuti con sei vittorie e due pareggi: un cammino pulito, da squadra che sa esattamente cosa vuole, squadra Denim.

Resta però il grande punto interrogativo sulla partecipazione di Team Melli, legato alla guerra in corso con Israele e gli Stati Uniti. Se ascoltate Trump, non se ne parla, ma chi ha voglia di ascoltare Trump? Gli italiani, dato che se l’Iran non avesse partecipato, gli Azzurri sarebbero stati del torneo. Mamma mia.

Le presenze ai Mondiali, comunque, sono sei: 1978, 1998, 2006, 2014, 2018 e 2022.
Il dato più amaro è anche il più evidente: l’Iran non ha mai superato la fase a gironi. Nell’ultima edizione in Qatar si è piazzato terzo dietro Inghilterra e Stati Uniti, senza riuscire a fare quel salto che per ora resta ancora un sogno. Amir Ghalenoei è alla sua seconda esperienza sulla panchina dell’Iran, dopo quella tra il 2006 e il 2007. Con l’Esteghlal, di qualsiasi cosa si tratti, ha fatto man bassa di trofei: tre titoli nazionali e due coppe. Un tecnico abituato a stare dentro il calcio, anche se per noi provincialotti si tratta di calcio aramaico. Anzi, di calcio persiano.

La stella è Mehdi Taremi, il che è tutto un programma: l’attaccante dell’Olympiacos, nonostante il recente flop all’Inter, resta il capitano e il riferimento offensivo della squadra dal 2015. Noi gli vogliamo bene soprattutto quando si industria a fare il difensore: sarebbe curioso vederlo di nuovo fermare Lamine Yamal. Da attaccante, comunque, ha superato quota 90 presenze e messo insieme oltre 50 gol, compresa la doppietta nel match decisivo contro l’Uzbekistan, terminato 2-2. Mehdi, fortuna che non sei andato in guerra, ti vogliamo bene.

Nuova Zelanda, gli All Whites

Per la prima volta, la fase finale del girone di qualificazione dell’Oceania ha garantito un posto al Mondiale senza bisogno dello spareggio intercontinentale, e la Nuova Zelanda ha risposto da padrona: un solo gol subito lungo il percorso, 7-0 alle Figi in semifinale e 3-0 in finale contro la sorpresa Nuova Caledonia. Boom! Poco da aggiungere, se non che quando una squadra domina così, non fa che piantarci dentro il seme dell’aspettativa.

Le partecipazioni mondiali sono due: 1982 e 2010. Mai oltre il primo turno, vabè. Nel 1982 gli All Whites chiusero ultimi con zero punti in un girone con Brasile, Unione Sovietica e Scozia; nel 2010, invece, riuscirono persino a piazzarsi davanti all’Italia, con tre pareggi in un gruppo che gli azzurri ricordano certamente con più malinconia e gnagnera che piacere.

In panchina c’è Darren Bazeley, che ha costruito la sua carriera nelle selezioni giovanili neozelandesi, vincendo parecchi tornei prima di prendersi la nazionale maggiore nel 2023. L’anno successivo ha portato a casa anche la Coppa delle Nazioni oceaniane (che coppa splendida per chi gioca a Risiko): niente male per uno che evidentemente ha imparato presto come si fa crescere un movimento senza far rumore, piano piano, sottovoce.

La stella è Chris Wood, capitano e terminale offensivo. Nelle qualificazioni ha segnato a raffica trascinando i suoi e in Premier League continua a essere un martello: 20 gol nella stagione 2024/2025 e Nottingham Forest riportato in Europa 29 anni dopo l’ultima volta. Uno che vede la porta ed entra, mica chiede permesso. Toc Toc…

Il Girone H

Spagna una spanna sopra tutte, l'Uruguay non dovrebbe avere problemi

Girone di grande fascino anche l’H, con una grande classica del calcio mondiale, una debuttante assoluta che arriva con l’entusiasmo di chi non ha niente da perdere, una Nazionale tornata stabilmente nel giro e un Uruguay che con quel loco de Bielsa sta provando a rifarsi una personalità da vecchia potenza con motore e elettronica nuovi.

Qui il livello si alza e il bello è proprio questo: ogni squadra ha qualcosa da dire e nessuna sembra voglia limitarsi al compitino.

Spagna, La Roja

La Spagna ha lottato, ok, ma alla fine ce l’ha fatta: La Roja è al Mondiale. Gli uomini di De la Fuente hanno conquistato il primo posto nel gruppo E tenendo dietro la Turchia di Montella, con un bilancio da squadra che sa dove andare e soprattutto come andarci: cinque vittorie, un pareggio, 21 gol fatti e appena 2 subiti. Numeri da grande selezione, claro que sì.

Le partecipazioni sono 16, una continuità che garantisce a questa Nazionale lo status di monumento. Il miglior piazzamento, ovviamente, è il Mondiale vinto nel 2010: dopo l’Europeo del 2008, la Spagna si presentò in Sudafrica tra le favorite, superò Portogallo, Paraguay e Germania e poi in finale piegò l’Olanda grazie alla rete di Iniesta nei supplementari.

Luis De la Fuente ha preso il posto di Luis Enrique dopo l’eliminazione agli Ottavi contro il Marocco nel 2022. Da allora ha già messo in bacheca una Nations League 2022/2023 e l’Europeo 2024. Insomma: uno che i trofei li promette ma poi li conquista pure.

E poi c’è Lamine Yamal: pochi dubbi su chi sia il numero uno della Roja. La stellina del Barcellona sarà alla sua prima Coppa del Mondo, inevitabilmente vista la sua età quasi poppantica: aspetterà di finire il Mondiale e poi compirà 19 anni. Magari non solo il compleanno, chi lo sa!

Capo Verde, i Tubaroes

Per la prima volta nella sua storia, Capo Verde parteciperà al Mondiale: gioia! Gaudio! I Tubaroes c’erano andati vicinissimi nel 2014, poi la CAF aveva spento il sogno squalificando la nazionale per aver schierato il difensore Varela, squalificato, nella sfida con la Tunisia: Capo Verde vinse 2-0 ma perse 3-0 a tavolino e addio sogni di gloria per un errore burocratico.

Stavolta, invece, nessun cartellino ha rovinato la festa: la squadra di Bubista ha chiuso prima nel girone D, addirittura davanti al favorito Camerun, con sette vittorie, due pareggi e una sola sconfitta. Una qualificazione che sa di impresa vera. Le partecipazioni mondiali sono… beh, nessuna: questa sarà la prima volta.
E già questo basterebbe a spiegare l’importanza del momento.

Bubista è un ex calciatore capoverdiano, già capitano della Nazionale, e ha sempre allenato nel suo Paese. È sulla panchina di Capo Verde dal 2020 e nel 2023 ha guidato la squadra fino ai quarti di finale della Coppa d’Africa.

La stella è Dailon Livramento: sì, proprio lui, l’attaccante di proprietà del Verona ma che ora gioca al Casa Pia, in Portogallo. Nell’ultimo anno ha preso sempre più spazio in Nazionale, segnando il gol decisivo nella sfida di ritorno contro il Camerun e sbloccando anche l’ultima partita con Eswatini. Oggi è in prestito in Portogallo, ok, ma nella scorsa stagione con i gialloblù ha collezionato 29 presenze in Serie A, segnando anche al debutto contro il Napoli.

Arabia Saudita, i Falconi Verdi

L’Arabia Saudita fa tre su tre: dopo le qualificazioni ai Mondiali 2018 e 2022, arriva il pass anche per il 2026. A firmare il terzo accesso consecutivo sono stati la vittoria contro l’Indonesia e il pareggio con l’Iraq nel quarto turno. Non è neppure la prima volta che gli arabi riescono a presentarsi per più edizioni di fila: era già successo tra il 1994 e il 2006. Una Nazionale che ormai sa come stare nel giro grosso, anche se con i sandali.

Le partecipazioni sono sei: 1994, 1998, 2002, 2006, 2018 e 2022. Il miglior piazzamento resta quello del debutto, nel 1994, quando l’Arabia Saudita arrivò fino agli Ottavi di finale prima di essere eliminata dalla Svezia, che poi avrebbe spinto il pedale fino a una semifinale memorabile.

In panchina c’è Hervé Renard (che non è stato chassé), giramondo delle Nazionali, passato da Zambia, Angola, Costa d’Avorio e Marocco prima di approdare in Arabia Saudita nel 2019. Al Mondiale del 2022 ha firmato uno dei risultati più pesanti della sua carriera, battendo l’Argentina imbattuta da 36 partite e poi è stato richiamato nel 2024 al posto del nostro più bel ciuffo nazionale, Roberto Mancini.

La stella è Salem Al-Dawsari, veterano di 34 anni che sfreccia soprattutto sulla corsia sinistra: velocità, dribbling, senso del gol e capacità di servire l’assist giusto. Quella strega di Salem.

Uruguay, la Celeste del Loco

Con una giornata d’anticipo, l’Uruguay del Loco Bielsa si è qualificato al suo quinto Mondiale consecutivo, dopo aver saltato l’appuntamento tedesco del 2006. Lo ha fatto in un momento in cui i grandi nomi del ciclo precedente hanno ormai salutato: Cavani, Godin, Suarez, tutti fuori scena, con gran rammarico nostro. Tocca allora a una nuova ossatura reggere la bandiera, con Federico Valverde a fare da motore (vabé, mica ciccioli) e Darwin Nunez a cercare la porta. Spesso, pure a trovarla.

Le partecipazioni sono 14, un palmarès da nazionale di peso, bella piombata.
Il miglior piazzamento resta la vittoria nell’edizione casalinga del 1930 e poi il trionfo del 1950, nel celebre Maracanazo. La sentite, l’eco della storia, quando lo nominiamo? Bene.

Marcelo Bielsa è l’uomo chiamato a rifondare l’anima della Celeste dopo i 15 anni di Oscar Tabarez. Tornato al ruolo di commissario tecnico dopo aver guidato l’Argentina dal 1998 al 2004, il Loco resta una fonte di ispirazione per tantissimi allenatori del calcio contemporaneo, dato che ancora a 70 anni proverà ad andare oltre il suo miglior risultato mondiale, gli ottavi di Sudafrica 2010, quando il Brasile gli chiuse la strada dopo un girone perfetto.

La stella è Federico Valverde, il centrocampista del Real Madrid e capitano della Celeste: chissà se in Nazionale troverà uno spogliatoio meno polveriera rispetto a quello del suo club! L’Uruguay gira intorno a lui: ha già raggiunto quota 70 presenze in Nazionale e in bacheca si porta dietro due Champions League, tre campionati spagnoli e due Coppe del Mondo per Club.

I prossimi appuntamenti

  • Accompagneremo l’avvicinarsi dei Mondiali di calcio 2026 di Canada, USA e Messico con uno zoom su tutte le protagoniste; otto squadre alla settimana, due gironi e le nostre consuete considerazioni serie ma non seriose: nel prossimo appuntamento ci avviciniamo al traguardo con i gironi I e J.

Elettra D., recensioni e pagine tematiche

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Titolo di studio Laurea in Critica e Teoria della Letteratura
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Elettra D. è sbarcata a Time2play nel 2021, una delle prime contributor a essere arruolata per le pagine italiane del sito, dopo anni di esperienza nella scrittura di contenuti, legati (ma non solo) al mondo del gambling online; la molla è stata proprio il paragone con il modo di lavorare di altre aziende in questo campo, esplicitamente orientate alla vendita di un prodotto o una piattaforma di scommesse e casinò e poco interessate alla formazione degli utenti, alla loro salvaguardia e corretta informazione.

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