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Due palloni contrassegnati con le lettere K e L a simboleggiare i due gironi omonimi dei Mondiali 2026, un trofeo con due schedine

Che i Mondiali abbiano inizio! Fari puntati sui gruppi K e L

Scritto da Elettra D.
12 min. di lettura
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Siamo arrivati in fondo al nostro viaggio tra le quarantotto (quarantotto! E l’Italia non c’è!) nazionali che animeranno il Mondiale di USA, Messico e Canada: gli ultimi due gironi, K e L, ci regalano un’ultima scorpacciata di nomi grandi e piccoli, di ritorni storici e di prime volte commoventi.

E poi ci sono pure Portogallo e Inghilterra, cioè due squadre che si presentano col fardello di quel che sono state e la speranza di quel che potrebbero essere ancora; come sempre, noi italiani osserviamo tutto con la distanza olimpica e la pacata compostezza di chi è rimasto a casa. Di nuovo. Bene, avanti.

Il Girone K

L'ennesimo Mondiale di CR7 e poi curiosità con un pizzico d'Italia

Volete una sintesi del Gruppo K? Pronti, ve la facciamo subito, vediamo se indovinate di quali squadre parliamo: un gigante europeo con un quarantenne che non sa ancora fare lo spelling della parola “ritiro”, un’africana che torna dopo mezzo secolo di silenzio, una new entry assoluta guidata da un campione del mondo italiano e una sudamericana ritrovata che ha tutto per combinare guai.

Avete capito di quali squadre stiamo parlando? No? Continuate a leggere di questo girone pacifico!

Portogallo, A Seleção das Quinas

Nove a uno. Nove a uno! È il punteggio con cui il Portogallo ha liquidato l’Armenia e si è guadagnato la sua nona partecipazione ai Mondiali: con la disinvoltura nei numeri grandi che li contraddistingue, i portoghesi si presentano al via con un mix di giovani dai piedi buoni e stelle già più che affermate, pronte quasi a cadere, diciamo, candidandosi ancora una volta a fare sul serio fino in fondo, dato che nel 2022 si erano spinti fino ai quarti e stavolta vogliono di più.

Roberto Martinez (sempre lui)  al timone: spagnolo di nascita, europeo di adozione, ha iniziato la sua carriera inglese tra Swansea, Wigan ed Everton prima di costruirsi una reputazione solida in sei anni sulla panchina del Belgio; dal 2023 guida il Portogallo e quest’anno ha anche festeggiato con la squadra la vittoria della Nations League: come biglietto da visita non c’è mica male, vero?

Il miglior risultato portoghese in un Mondiale resta il terzo posto del 1966 (ok, non proprio l’altro ieri), quando la nazionale fu eliminata in semifinale dai futuri campioni d’Inghilterra, salvo poi vincere la finalina contro la Russia con le reti di Eusebio e Torres; un podio che aspetta ancora di essere eguagliato e su cui grava come un macigno la presenza di un certo Cristiano Ronaldo, che per ora non è riuscito a caricarsi tutta la baracca sulle spalle per un tragitto tanto lungo.

A proposito di Cristiano Ronaldo: quarant’anni, quasi mille gol in carriera e guai a parlargli di ritiro, perché tanto non vi risponde o vi risponde male (in portoghese comunque si capisce abbastanza) e avete torto voi: con il Portogallo ha superato i centoquaranta gol e al Mondiale 2026 cercherà ulteriori soddisfazioni, come se il conto delle soddisfazioni non fosse già straripante; bisogna ammetterlo, c’è qualcosa di vagamente fastidioso e al tempo stesso straordinario in un uomo così: e di fastidioso ci sono sicuramente i pedalini che indossa spesso. Argh.

Repubblica Democratica del Congo, Les Léopards

Cinquantadue anni non sono una semplice cifra, nel calcio sono un’era geologica: l’ultima (e unica) volta che la Repubblica Democratica del Congo (che però all’epoca si chiamava Zaire, per questioni di storia e di politica) aveva partecipato a un Mondiale era il 1974, in Germania Ovest, quando entrò nella storia come prima selezione dell’Africa Subsahariana alla competizione.

Quell’avventura non fu però esattamente memorabile (o almeno, non per i motivi giusti): tre partite, tre sconfitte, zero gol segnati e soprattutto il 9-0 contro la Jugoslavia, che resta ancora oggi la sconfitta più netta nella storia della nazionale: non è un record che si augura a qualcuno, n’est-ce pas?

Adesso i Léopards tornano, dopo essere finiti secondi nel girone africano dietro al Senegal, aver eliminato poi Camerun e Nigeria nei playoff continentali e infine battuto la Giamaica nella finale degli spareggi intercontinentali; un percorso accidentato ma efficace, firmato dal tecnico francese Sébastien Desabre, alla guida della nazionale dal 2022, con un passato tra Uganda, Wydad Casablanca e Dubai: che belle girett’ hai fatto, Sébastien!

Il punto di riferimento offensivo è Cédric Bakambu: vi dice qualcosa questo nome? Se di calcio ne sapete, sicuro che sì: attaccante del Betis Siviglia, miglior marcatore ancora in attività della nazionale, ha trascinato i suoi fino agli ottavi dell’ultima Coppa d’Africa; non è una stella che i radar europei seguono con ossessione, ma quando serve, lui c’è. Sicuro che anche in questa occasione servirà: citofonare Bakambu.

Uzbekistan, i Lupi Bianchi

Prima storica volta. Prima assoluta! L’Uzbekistan di Fabio Cannavaro  (sì, avete letto bene, Fabio Cannavaro, campione del mondo 2006, ora sulla panchina di questa nazionale: come ci è finito?) è riuscita a strappare il biglietto per il Mondiale con un turno d’anticipo, grazie al pareggio in casa degli Emirati Arabi Uniti nella penultima giornata delle qualificazioni asiatiche.

Una qualificazione costruita prima sotto la guida del 43enne Timur Kapadze e poi consegnata al nostro buon Fabbbio, nominato ufficialmente il 6 ottobre 2025; per Cannavaro è la seconda avventura con una nazionale, dopo quella brevissima (52 giorni, non stavamo esagerando) sulla panchina della Cina nel 2019.

L’ultima esperienza prima di questa era alla Dinamo Zagabria, tra dicembre 2024 e aprile 2025; insomma un curriculum da allenatore che lascia ancora qualche domandina aperta, ma la qualificazione ottenuta parla chiaro e noi, ovviamente, tiferemo per lui come si tifa per uno di casa: bella Fabio!

La stella della squadra è Eldor Shomurodov: ottanta presenze, quarantuno gol, capitano della nazionale, attaccante del Başakşehir (speriamo di averlo scritto giusto) in prestito dalla Roma (altra cosa che ci rende istintivamente benevoli, con questa nazionale); ha esordito nel 2015 contro lo Yemen e da allora non si è più fermato: menzione speciale, però, merita il signor Abdukodir Khusanov, difensore del 2004, passato a gennaio 2025 dal Lens al Manchester City per 35 milioni di euro e scusate se è paglia, eh.

Colombia, los Cafeteros

Tre a zero alla Bolivia, con James Rodriguez che sblocca il match come fosse ancora il 2014, e la Colombia torna al Mondiale dopo aver mancato la spedizione in Qatar: i Cafeteros di Néstor Lorenzo sono una squadra esperta, rodata e soprattutto ritrovata! Tra USA, Messico e Canada potrebbero essere una delle sorprese del torneo e non sarebbe la prima volta che la Colombia ci stupirebbe.

Lorenzo ha preso in mano la nazionale dopo la mancata qualificazione a Qatar 2022, seguito da sette anni come vice di Pékerman: il risultato? Un ritorno al Mondiale e una finale di Copa America nel 2024, persa ai supplementari contro l’Argentina; non ci sembra malissimo, come curriculum, vero?

Il miglior piazzamento colombiano resta quello del 2014 in Brasile, quando la squadra di James arrivò ai quarti con un percorso fatto di sole vittorie (!), prima di cedere ai padroni di casa.

Quella Colombia era magica e questa vuole esserlo ancora: la stella della nazionale è oggi Luis Díaz, classe ’97, passato al Bayern Monaco nell’estate 2025 dopo aver vinto da protagonista col Liverpool, con oltre 65 presenze in maglia Cafetera (non sappiamo se si possa dire ma ci piaceva); James Rodriguez resta il capitano e capocannoniere storico con sei reti al Mondiale 2014: sono due generazioni di gente che ha voglia di farci smascellare. No, non perché colombiani!!! Di stupore!

Il Girone L

Gruppo di ferro con Inghilterra e Croazia a battagliare

Se il Gruppo K aveva il suo bel carico di storie, il Gruppo L non è da meno: un’Inghilterra che vola e che sente che stavolta potrebbe davvero essere quella buona (“It’s coming hoooome”?), una Croazia che ha fatto della resilienza il suo stile di vita tanto da tatuarsi la parola sui lombi (no, non è vero), un Ghana che conosce bene questi palcoscenici e una Panama che ci torna dopo sette anni con qualcosa in più da dire.

Un girone che sembra squilibrato, almeno sulla carta, ma che, come insegna il calcio, di solito si rivela molto più complicato del previsto: fate ballare l’occhio, state in campana, insomma prestate attenzione.

Inghilterra, i Tre Leoni

L’Inghilterra di Thomas Tuchel vola: sei vittorie in sei partite nel girone di qualificazione, ventuno gol fatti e zero subiti, z–e-r-o; è il tipo di percorso che ai tifosi inglesi fa venire voglia di dire “stavolta è quella buona”, una frase che i poverini pronunciano da sessant’anni esatti, dall’unico Mondiale vinto nel 1966, quando in finale contro la Germania Ovest un certo Geoff Hurst fece tripletta nei supplementari dopo che Weber aveva pareggiato all’ultimo respiro. Una partita che gli inglesi ricordano e i tedeschi fingono di aver dimenticato, facendo gli gnorri nei loro calzini bianchi.

Tuchel porta esperienza e trofei: una Champions League con il Chelsea, più svariati titoli nazionali tra Borussia Dortmund, PSG e Bayern Monaco; è il terzo allenatore straniero nella storia dell’Inghilterra, dopo Eriksson e Capello e già questo fatto da solo basta a scatenare un dibattito in patria che non ha mai fine: la domanda è sempre la stessa: basterà? Di certo i nomi nella lista dei non convocati hanno fatto strabuzzare gli occhi a tanti inglesi e forse Tuchel non è che un killer prezzolato dai suoi amici in Birkenstock. Ci piace pensarlo.

Harry Kane è la stella, anche se di stelle la rosa ne ha tante, pur non contando i non convocati; comunque, il bomber del Bayern Monaco ha qualcosa in più rispetto ai compagni: maturità, consapevolezza dei propri mezzi, e un’aria tedesca (ancora?!) che lo ha reso ancora più letale sotto porta, come abbiamo avuto modo di vedere.

Il Mondiale 2026 potrebbe essere la sua grande occasione, quella che finora gli è sempre sfuggita. Lo sarà? Speriamo per lui di sì, anche perché vederlo soffrire ci pesa, per quanto inglese sia 😃.

Croazia, i Vatreni

Quattro Mondiali consecutivi, ragazzi! La Croazia non aveva mai raggiunto questo traguardo nella sua storia, in più lo fa con la tranquillità e una discreta faccia di tolla tipica croata: vittoria per 3-1 sulle Isole Faroe, primo posto nel girone dominato e avanti; Zlatko Dalić guida la nazionale dal 2017 e il bilancio parla da solo: finale nel 2018, terzo posto nel 2022, secondo posto in Nations League; una squadra piccola che gioca in grande, come piace a noi.

Ma soprattutto, una squadra velenosissima! La finale del 2018 è rimasta nella memoria collettiva come una delle storie più belle del calcio recente: Croazia che batte Danimarca e Russia ai rigori, poi supera l’Inghilterra 2-1 ai supplementari (oh no!) e arriva fino all’ultimo atto dove viene fermata dalla Francia; una cavalcata epica che ha fatto innamorare mezzo mondo di questa Nazionale, posto che già non ne fosse innamorato.

Tutto ruota ancora intorno a lui: Luka Modrić, quarant’anni, Pallone d’Oro 2018, quasi duecento presenze con la Croazia: il Mondiale del 2026 sarà il suo quinto, quinto!!! C’è un punto in cui la longevità smette di stupire e comincia a commuovere e Modrić quel punto lo ha superato da un po’, soprattutto quando lo abbiamo visto in quest’ultima stagione con la maglia del Milan, mentre le provava tutte per far entrare in Champions i rossoneri.

Missione fallita, povero patato, ma che occhi lucidi avevamo! Ogni volta che lo vediamo in campo con la maglia della Vatreni sembra l’ultima e ogni volta ci sbagliamo. In alto i calici: lunga vita, Luka.

Ghana, le Black Stars

Il Ghana è la ventunesima nazionale ad aver staccato il biglietto per il Mondiale 2026, con un girone di qualificazione africano dominato con grande autorità: otto vittorie, un pareggio, una sconfitta, e primo posto guadagnato senza troppi intoppi o pensieri brutti la notte; quinta partecipazione per le Black Stars, che in queste occasioni sanno sempre come farsi vedere brillare, nere, nel cielo. Ma come fanno? Misteri della fisica ghanese!

Il miglior momento della storia ghanese resta il 2010, quando la Nazionale arrivò ai quarti di finale sfiorando in modo straziante la semifinale: ai rigori contro l’Uruguay, con Luis Suárez che parò sulla linea con la mano e Asamoah Gyan a mandare sulla traversa il rigore decisivo; una di quelle storie che il calcio scrive apposta per farti soffrire, quel piccolo sciupafeste.

Comunque questa volta i ghanesi vogliono chiuderla diversamente: Otto Addo (si chiama così) è tornato in panchina nel marzo 2024, dopo essersi già seduto sulla stessa panchina per Qatar 2022 e poi essersi dimesso: storia di turbolenze; prima di fare il commissario tecnico ha giocato nel Borussia Dortmund tra il 1999 e il 2005 ed era in rosa nel 2006 quando il Ghana esordì ai Mondiali.

Jordan Ayew (capitano, attaccante del Leicester, centotredici presenze e trentadue gol, secondo miglior marcatore storico della nazionale dopo Asamoah Gyan) è il punto fermo della spedizione: fateci vedere il vostro brillìo, stelle nere! E che Bowie sia con voi!

Panama, los Canaleros

Sette anni dopo la prima storica apparizione a Russia 2018  (esordio accolto in patria come una festa nazionale, perché in fondo per un Paese di quattro milioni di abitanti arrivare a un Mondiale è già un’impresa) Panama torna al grande appuntamento.

Non era affatto scontato: i Canaleros hanno dovuto battagliare fino al fotofinish nel girone A di qualificazione nordamericana, superando il Suriname di un soffio per il primo posto; un duello risolto all’ultimo respiro, col fiato sospeso di un’intera nazione, che ha confermato una cosa sola: Thomas Christiansen sta costruendo qualcosa di serio, quindi giù il cappello. E che sia un panama.

Lo spagnolo (a dispetto del nome) è arrivato sulla panchina dei Canaleros nel 2020, con un curriculum fatto di Leeds, Union Saint-Gilloise e un titolo a Cipro con l’Apoel Nicosia nel 2016/17: non è esattamente uno che ha girato i salotti buoni del calcio europeo, a bere tè col mignolino alzato, ma ha dimostrato di saper fare il suo lavoro lontano dai riflettori, che è esattamente quello che serve quando si allena una nazionale come Panama. Discreta e tignosa, che mira alla giugulare.

Il secondo posto in Gold Cup nel 2023 ha lasciato ancora appetito, la stella su cui Christiansen conta di più è Ismael Díaz, esterno sinistro classe ’97 che gioca in Messico col León: oltre cinquanta presenze con la nazionale e soprattutto sei gol nell’ultima Gold Cup, dove ha chiuso come miglior marcatore della competizione prima che la squadra si fermasse ai quarti; un giocatore che sa fare male quando gli si dà spazio e che al Mondiale vorrà dimostrarlo anche su palcoscenici più grandi e illuminati di quelli a cui è abituato, che sono piccoli e un po’ polverosi. Grande simpatia per questi Canaleros!

I prossimi appuntamenti

  • Con la puntata dedicata ai gironi K e L si conclude il nostro percorso di avvicinamento ai Mondiali di Canada/USA/Messico 2026, ma ovviamente non finisce qui: dalla prossima settimana ci occuperemo nello specifico delle quote sugli incontri di ogni giornata del torneo e non solo. Continuate a seguirci!

Elettra D., recensioni e pagine tematiche

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Titolo di studio Laurea in Critica e Teoria della Letteratura
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Elettra D. è sbarcata a Time2play nel 2021, una delle prime contributor a essere arruolata per le pagine italiane del sito, dopo anni di esperienza nella scrittura di contenuti, legati (ma non solo) al mondo del gambling online; la molla è stata proprio il paragone con il modo di lavorare di altre aziende in questo campo, esplicitamente orientate alla vendita di un prodotto o una piattaforma di scommesse e casinò e poco interessate alla formazione degli utenti, alla loro salvaguardia e corretta informazione.

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