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Due palloni contrassegnati con le lettere A e B a simboleggiare i due gironi omonimi dei Mondiali 2026, un trofeo con due schedine

Che i Mondiali inizino! Analisi delle squadre: gironi A e B

Scritto da Elettra D.
9 min. di lettura
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Signore e signori, preparate Autan e popcorn: tornano i Mondiali di calcio, l’unico periodo in cui anche chi confonde il fuorigioco con il fuoritutto del supermercato diventa opinionista, ovvero tutti quelli che “Non seguo il calcio, solo i Mondiali”.

Noi italiani? Spettatori professionisti. Però tranquilli: almeno possiamo fare gli esperti… iniziando dai gironi A e B.

Il Girone A

Ci sono uno degli organizzatori e quattro continenti

Il girone A è quello che mette nel piatto uno dei paesi organizzatori: il Messico ospita, il Sudafrica sogna la sorpresa, la Corea del Sud corre come se avesse il treno alle spalle e la Repubblica Ceca prova a rovinare la festa tipo Jep Gambardella, con ordine, fisico e poca voglia di inscenare geremiadi.

Nella classifica Opta dei gironi più complessi sta al terzultimo posto, non proprio “de fèro”.

Messico, “El Tri”

Il Messico arriva al Mondiale diviso tra il lusso e la maledizione di aprire il torneo da padrone di casa per la terza volta nella sua storia.

Lusso, perché lo stadio sarà un luna park verde, bianco e rosso; maledizione, perché quando tutto un Paese ti guarda (il mondo va in second’ordine quando sei messicano, ndr), sbagliare un passaggio sembra quasi un reato penale (in Messico è stato solo di recente depenalizzato); in più, la tradizione vuole che i Mondiali ospitati in Messico diventino leggendari (chiedere a Italia-Brasile ’70 e a Maradona per le referenze).

La squadra di Aguirre sa di avere sulle spalle una tradizione enorme: nelle due edizioni giocate in casa si è fermata ai quarti e l’ultima edizione dei Mondiali l’ha chiusa addirittura fuori dagli ottavi. Quindi sì, il Messico parte un pizzichino favorito, ma anche con quel delizioso peso da “Adesso non facciamoci prendere a pizze in faccia davanti a tutti, gracias”.

Il primo esame vero sarà mentale: il pubblico può spingere, ma può pure diventare un giudice severissimo.

Sudafrica, i “Bafana Bafana”

Il Sudafrica arriva come quelle squadre che sulla carta non fanno tremare i muri, forse quelli in cartongesso sì, ma poi ti accorgi che hanno il tempismo perfetto per metterti in crisi, dato che si è qualificato all’ultimo turno, ha chiuso un percorso complicato con cinque vittorie, tre pareggi e due sconfitte e già questo racconta bene il personaggione: non una macchina da guerra, ma una nazionale che sa soffrire.

Dopo quindici anni di assenza, torna al Mondiale con un’etichetta precisa: outsider vera, senza trucco e senza inganni. Non ha mai superato i gironi, quindi l’obiettivo realistico è stare in piedi il più a lungo possibile e magari rubare punti quando nessuno se lo aspetta. Hugo Broos (esiste, non ce lo siamo inventati), in panchina, ha esperienza e un certo gusto per il mestiere sporco.

La storia del Sudafrica ai Mondiali non è particolarmente ricca: non ha mai superato il primo turno. Questo rende l’obiettivo abbastanza chiaro: provare a migliorare il proprio record e competere fino all’ultima giornata del girone.

La squadra arriva quindi senza pressioni eccessive, ma con la consapevolezza di voler sfruttare al massimo l’occasione. In un gruppo equilibrato, può cercare di inserirsi nella lotta per la qualificazione, puntando su organizzazione e compattezza. La stella della squadra è Lyle Foster, attaccante classe 2000.

Corea del Sud, i “Guerrieri Taegeuk”

La Corea del Sud è la squadra che nei Mondiali entra in punta di piedi e poi ti accorgi che ha già acceso tutti i motori e ti sta sfanalando gaia. Si è presa l’undicesima qualificazione consecutiva, dodicesima in assoluto, e questo dice tutto sulla sua abitudine a stare nel salotto buono del calcio.

La qualificazione è arrivata con un percorso convincente, che ha confermato la capacità della squadra di dominare il proprio contesto continentale: negli ultimi anni, la Corea del Sud ha mantenuto un livello competitivo costante, riuscendo spesso a superare la fase a gironi. Il miglior risultato resta la storica semifinale del 2002, ma anche nelle edizioni più recenti la nazionale ha dimostrato di poter essere competitiva.

Arriva al Mondiale con una base di giocatori ormai abituati a palcoscenici internazionali (tipo Son) e con l’obiettivo di confermare il proprio ruolo tra le squadre più solide fuori dal contesto europeo e sudamericano.

Nel girone A non parte come favorita assoluta, ma rappresenta una presenza affidabile, difficile da affrontare e con ambizioni concrete di qualificazione.

Repubblica Ceca, il “Národní tým”

La Repubblica Ceca torna al Mondiale dopo vent’anni di assenza: l’ultima partecipazione risale infatti al 2006. La qualificazione è arrivata attraverso i playoff europei, superando prima l’Irlanda ai rigori e poi la Danimarca.

Un percorso complicato, che però ha evidenziato la capacità della squadra di restare competitiva nei momenti decisivi. Il ritorno alla fase finale rappresenta un traguardo significativo per una nazionale che negli ultimi anni era rimasta ai margini delle grandi competizioni, col bicchiere annacquato in mano e la testa ondeggiante.

La storia mondiale della Repubblica Ceca non è particolarmente recente, ma resta legata anche al passato della Cecoslovacchia, che aveva raggiunto risultati importanti.

Nel contesto attuale, l’obiettivo è soprattutto quello di essere competitivi nel girone e provare a giocarsi la qualificazione, non partendo tra le favorite, ma arrivando con entusiasmo e con la consapevolezza di aver già superato ostacoli importanti per essere qui. Questo può renderla una squadra piuttosto ostica.

Il Girone B

Un altro degli organizzatori, ma soprattutto Svizzera e, ahinoi, Bosnia

Il girone B è poco cool, ma è il classico tavolo in cui nessuno paga il conto facilmente: Canada con il fattore casa, Svizzera con la solita solidità, Qatar con l’ambizione di non fare presenza e Bosnia con la voglia di rovinare i pronostici a chi li scrive in fretta (tipo l’Italia).

Nella classifica Opta dei gironi più complessi sta all’ultimo posto: sì, saremmo capitati nel girone più scrauso in assoluto. Amen.

Canada, “The Canucks”

Il Canada parteciperà al Mondiale 2026 come uno dei Paesi ospitanti, ottenendo così la qualificazione automatica, ma noi giudicheremo ferocemente ogni sedia che hanno in soggiorno, giusto per mettere pressione a caso. Sarà la terza partecipazione alla Coppa del Mondo dopo quelle del 1986 e del 2022.

Nelle precedenti esperienze la nazionale canadese non è mai riuscita a superare la fase a gironi e questo rende l’edizione casalinga un’occasione importante per migliorare il proprio percorso storico.

Negli ultimi anni il Canada ha mostrato segnali di crescita, riuscendo a tornare stabilmente tra le squadre competitive del proprio continente. Il fatto di giocare in casa rappresenta un vantaggio significativo, sia dal punto di vista ambientale sia per quanto riguarda le aspettative del pubblico.

Allo stesso tempo, proprio le aspettative potrebbero rappresentare un elemento da gestire: canadesi, calma. Il Canada si presenta al torneo con l’obiettivo chiaro di fare meglio rispetto al passato, ok, e provare a conquistare per la prima volta l’accesso alla fase a eliminazione diretta. Niente di più. Respirate.

Qatar, i “Granata”

Il Qatar torna al Mondiale dopo aver ospitato l’edizione del 2022, quella assurda giocata per forza in inverno perché altrimenti i giocatori sarebbero morti: in quell’occasione, la nazionale non era riuscita a ottenere punti nella fase a gironi, chiudendo il torneo con tre sconfitte.

La qualificazione al 2026 è arrivata attraverso il percorso asiatico, concluso al primo posto nel proprio gruppo: un risultato che conferma la crescita della squadra a livello continentale.

Rispetto al passato, il Qatar arriva con una maggiore esperienza internazionale, avendo già affrontato la pressione di una Coppa del Mondo. Come è ovvio, questo rappresenta un elemento importante in vista del nuovo torneo.

L’obiettivo principale resta quello di migliorare il risultato della precedente partecipazione e provare a essere competitivo nel girone. Non parte tra le favorite, ma si presenta con maggiore consapevolezza e con l’intenzione di dimostrare progressi concreti rispetto al 2022, magari anche in termini di sicurezza sul lavoro.

Svizzera, la “Nati”

La Svizzera conferma la propria continuità a livello internazionale qualificandosi per la sesta volta consecutiva ai Mondiali: il passi è arrivato chiudendo al primo posto il girone, senza subire sconfitte. Senza dubbio si tratta di una nazionale abituata a partecipare con regolarità alle grandi competizioni e capace, nelle ultime edizioni, di superare più volte la fase a gironi.

La forza della Svizzera sta proprio nella sua solidità e nella capacità di ottenere risultati con costanza: non è una squadra che vive di exploit isolati, ma di un piccolo rendimento continuo. Proprio come ti immagini gli svizzeri, insomma.

Nel girone B si presenta come una delle formazioni più affidabili, forte dell’esperienza accumulata negli anni; l’obiettivo è confermare il proprio standard e centrare nuovamente la qualificazione alla fase a eliminazione diretta, mantenendo il ruolo di squadra difficile da superare.

Xhaka guiderà il rosso treno svizzero con braccia grosse e gambine sottili, magari insieme alla nostra vecchia conoscenza Ndoye: biglietto di sola andata per il pragmatismo, mentre Murat Yakin si gode il panorama accanto a lui. In carrozza!

Bosnia Erzegovina, i “Dragoni”

La Bosnia Erzegovina torna al Mondiale dopo aver partecipato una sola volta, nel 2014, quando non riuscì a superare la fase a gironi. Pensate contro chi abbiamo perso ai playoff. No, scusate, non ci pensiamo e non denigriamo: continuiamo.

La qualificazione al 2026 è arrivata attraverso i playoff europei, dove ha eliminato l’Italia ai rigori (e invece continuiamo a pensarci) in un percorso impegnativo che ha mostrato la capacità della squadra di reggere la pressione.

La nazionale è guidata da Sergej Barbarez, alla sua prima esperienza da commissario tecnico, e rappresenta una realtà in cerca di continuità a livello internazionale. Il ritorno al Mondiale è già un risultato significativo, ma l’obiettivo è provare a essere competitivi nel girone e giocarsi le proprie possibilità fino alla fine.

La Bosnia non parte tra le favorite, ma arriva con entusiasmo (ricordate Zenica, sì?) e con la consapevolezza di aver superato un percorso difficile per essere presente alla competizione. L’avversario che, sia come sia, non vorresti incontrare da solo in un vicolo buio alle due del mattino. Guastafeste vera. Daje Bosnia!

I prossimi appuntamenti

  • Accompagneremo l’avvicinarsi dei Mondiali di calcio 2026 di Canada, USA e Messico presentando tutte le protagoniste; otto squadre alla settimana, due gironi e le nostre consuete considerazioni serie ma non seriose: nel prossimo appuntamento dunque pronti per i gironi C e D.

Elettra D., recensioni e pagine tematiche

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Titolo di studio
Titolo di studio Laurea in Critica e Teoria della Letteratura
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Specializzazione Esperta di Serie A e special bet
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Esperienza Più di 5 anni di content writing sul gambling

Elettra D. è sbarcata a Time2play nel 2021, una delle prime contributor a essere arruolata per le pagine italiane del sito, dopo anni di esperienza nella scrittura di contenuti, legati (ma non solo) al mondo del gambling online; la molla è stata proprio il paragone con il modo di lavorare di altre aziende in questo campo, esplicitamente orientate alla vendita di un prodotto o una piattaforma di scommesse e casinò e poco interessate alla formazione degli utenti, alla loro salvaguardia e corretta informazione.

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