La Coppa Italia Frecciarossa 2025/26 arriva all’ultimo atto in un pacioso mercoledì, con una finale che mette di fronte Lazio e Inter, due squadre reduci da un incrocio recentissimo in campionato e da un percorso differente (ma per entrambe molto intenso) verso Roma.
Mercoledì 13 maggio, alle ore 21.00, lo Stadio Olimpico ospiterà una partita che vale un trofeo, certo, ma che porta con sé anche temi più profondi: la garra charrua della prima Inter di Cristian Chivu, la necessità di riscatto della Lazio di Maurizio Sarri, le prospettive future di due gruppi che arrivano al termine di una stagione lunga e logorante.
L’avvicinamento alla finale è inevitabilmente segnato da quanto accaduto appena pochi giorni fa, sempre all’Olimpico, in campionato: l’Inter ha infatti battuto la Lazio per 3-0, imponendosi con una prova di controllo e qualità che forse ha lasciato strascichi nella vigilia della finale; quel risultato pesa nel racconto dell’ultimo atto di Coppa Italia perché offre una lettura psicologica inevitabile, soprattutto se siete psicologi da due spicci come noi: i nerazzurri arrivano alla sfida forti dell’ultimo precedente, mentre la Lazio deve dimostrare di avere la forza per ribaltare le sensazioni.
La finale, però, promette di essere molto diversa dalla gara di Serie A: innanzitutto per il contesto ambientale, dato che i settori destinati ai tifosi delle due squadre sono andati esauriti e l’Olimpico si prepara a una cornice completamente diversa rispetto a quella dell’ultima giornata di campionato, in cui (lo ricordiamo) la curva laziale protesta ormai da mesi contro Lotito facendo pesare la propria assenza.
Anche il percorso verso la finale racconta molto della stagione delle due squadre: l’Inter ha superato il Venezia agli ottavi con un netto 5-1, poi ha eliminato il Torino nei quarti vincendo 2-1 e infine ha piegato il Como in semifinale, imponendosi in una clamorosa rimonta per 3-2 nel ritorno dopo lo 0-0 penosino e sparagnino dell’andata; la Lazio, invece, ha iniziato il proprio cammino battendo il Milan per 1-0 agli ottavi, ha poi superato il Bologna ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e in semifinale ha eliminato l’Atalanta soltanto dopo una doppia sfida lunghissima, conclusa ai supplementari e ai rigori.
Lazio, assalto al riscatto
Una Coppa Italia all'insegna della capacità di soffrire
Da una parte c’è una Lazio che vive la finale con emozioni completamente diverse da quelle nerazzurre: il 3-0 subito in campionato ha lasciato irritazione e voglia di rivincita all’interno del gruppo biancoceleste. Il subcomandante Maurizio Sarri non ha gradito soprattutto l’atteggiamento mostrato dalla squadra nella parte centrale della gara contro l’Inter, ma è pur vero che l’antipastino di campionato poco avrà a che fare con la finalona.
La pelle ci dice che il mister è intenzionato a ottenere una risposta immediata dai suoi giocatori, dato che sa bene che una finale può cancellare in novanta minuti tutte le ombre create da una sconfitta precedente e, ancora più importante, da una stagione giocata contro il fato e contro la proprietà; ovviamente servirà una Lazio completamente diversa sul piano dell’intensità e del carattere.
Proprio per questo motivo il tecnico biancoceleste starebbe preparando una formazione molto differente rispetto a quella vista nell’ultima giornata di campionato, le cui principali novità dovrebbero riguardare Tavares, Taylor e Zaccagni. Il ritorno di Tavares in difesa viene considerato fondamentale per aumentare corsa e aggressività sulle corsie laterali; Taylor, invece, dovrebbe garantire più dinamismo in mezzo al campo, mentre il probabile recupero di Zaccagni rappresenta uno dei temi più importanti della vigilia: il capitano super offensivo della Lazio resta infatti un punto di riferimento tecnico ma pure emotivo per la squadra e nonostante un problema accusato in allenamento sabato scorso, dal quartier generale biancoceleste filtra ottimismo sulla sua presenza dal primo minuto.
Restano invece alcune valutazioni ancora aperte: la condizione non perfetta di Rovella e l’assenza di Cataldi potrebbero spingere Sarri a utilizzare Patric in mezzo al campo. Sugli esterni offensivi, inoltre, Isaksen appare in vantaggio rispetto a Cancellieri (ci pare ovvio ma a questo punto della stagione, vai a sapere). Sarri si aspetta una squadra più aggressiva, più corta e più continua nella pressione. Anche il fattore ambientale potrebbe avere un peso importante: la finale si giocherà infatti in uno stadio che, rispetto alla gara di Serie A, offrirà una spinta molto più forte per la Lazio dato che la presenza del pubblico di fede biancoceleste sembrerebbe essere confermata.
Il percorso laziale in Coppa Italia racconta una squadra capace di soffrire e resistere: dopo aver eliminato il Milan agli ottavi, grazie all’1-0 dell’Olimpico, ha superato il Bologna soltanto ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e infine ha avuto la meglio sull’Atalanta in una semifinale lunga e durissima. Proprio questo cammino potrebbe diventare una risorsa psicologica nella finale contro l’Inter: la Lazio arriva infatti all’ultimo atto dopo avere affrontato più partite tese e bloccate rispetto ai nerazzurri. Sarà davvero un fattore?
Per questa e altre valutazioni, meglio rinviare tutto a giovedì mattina!
Inter, l’interrogazione della maturità
Per la ciliegina sulla torta stagionale
Per l’Inter questa finale rappresenta molto più di un semplice appuntamento stagionale: la squadra di Cristian Chivu ha davanti la possibilità di conquistare una doppietta domestica che manca dal 2010, stagione diventata simbolica nella storia nerazzurra anche se nel 2010 si parlava di triplete, mica di doblete. Ma oh, un passo alla volta. È inevitabile che il peso storico della partita venga percepito in purezza all’interno dell’ambiente interista.
Per Chivu, inoltre, quella contro la Lazio sarà la prima finale “al tavolo dei grandi” della carriera da allenatore: un dettaglio che aggiunge ulteriore significato a una stagione nella quale il tecnico ha gradualmente consolidato la propria posizione all’interno del club, arrivando a un importante rinnovo e alla piena stima di tutto lo spogliatoio; la gestione delle ultime settimane è stata interpretata da molti come il segnale di una squadra arrivata a un livello di maturità elevato: rotazioni mirate, attenzione ai minutaggi e una preparazione studiata per arrivare alla finale con i giocatori chiave nelle migliori condizioni possibili, Çalhanoğlu a parte, ovviamente, ma si era preparati. La partita di campionato contro la Lazio è stata emblematica sotto questo aspetto: Chivu ha distribuito con attenzione il carico fisico dei suoi uomini più importanti; un tempo per Barella e Thuram, circa un’ora per Lautaro Martinez, minutaggi ridotti per altri elementi centrali della rosa. Tutto è sembrato costruito pensando alla finale.
La probabile formazione nerazzurra appare ormai quasi definita. Josep Martinez dovrebbe partire titolare tra i pali, con Bisseck, Akanji e Bastoni a comporre la linea difensiva. Sulle corsie spazio a Dumfries e Dimarco, mentre il centrocampo ruota attorno a Barella e Zielinski. L’assenza di Çalhanoğlu apre però un dubbio importante: accanto a Barella dovrebbe esserci uno tra Sučić e Mkhitaryan, con il croato leggermente favorito secondo le indicazioni della vigilia. In attacco, invece, c’è allarme: Lautaro Martinez è recuperato ma Marcus Thuram si è fermato in allenamento e se non dovesse essere della partita sarebbe indubbiamente un bel problema, anche se quest’anno le seconde linee offrono senza dubbio più sicurezza che in passato.
L’Inter non vuole lasciarsi ingannare dal 3-0 ottenuto pochi giorni fa in campionato: Chivu ha invitato la squadra a diffidare delle letture troppo semplici, anche perché una finale, soprattutto giocata nello stadio dell’avversaria (per quanto con numero di biglietti pari per entrambe le tifoserie), può cambiare completamente volto rispetto a una partita di campionato. Il tecnico nerazzurro sembra molto concentrato soprattutto sull’aspetto mentale: l’Inter arriva all’appuntamento con il favore del pronostico costruito dalle ultime settimane, ma proprio per questo motivo dovrà evitare ogni forma di rilassamento. Il gruppo, però, sembra avere acquisito una certa solidità caratteriale: la gestione dei momenti della stagione e la continuità di rendimento hanno rafforzato la percezione di una squadra consapevole della propria forza.
La finale contro la Lazio rappresenta anche un possibile spartiacque per il futuro della rosa, dato che diversi giocatori sono destinati a vivere gli ultimi mesi in maglia nerazzurra. Ci sono infatti numerosi contratti in scadenza e alcune situazioni ancora aperte: Stefan de Vrij si ritiene essere l’unico “grande vecchio” vicino alla permanenza, mentre Sommer, Acerbi, Darmian e Mkhitaryan potrebbero lasciare il club. L’Inter arriva dunque alla finale con una miscela esplosiva di continuità tecnica, gestione lucida e ambizione storica: tutto mescolato nello stesso serbatoio. La sensazione è quella di una squadra che vuole chiudere il percorso domestico con un altro trofeo e con la conferma definitiva della bontà del progetto costruito attorno a Chivu.
Le quote proposte da bet365
Diamo adesso un’occhiata a quello che dicono i bookmaker per le scommesse Coppa Italia, sfruttando per esempio le quote proposte da bet365: l’operatore britannico quota il mercato 1X2 con la Lazio a 5.25, l’Inter a 1.61 e il pari a 3.90; i biancocelesti che alzano la coppa sono dati a 3.40 mentre i nerazzurri a 1.30 e si prevede una partita con gol (il segno Gol è dato a 1.80), forse anche più di tre (l’Over 2.5 è dato solo a 1.80). Occhio ai cecchini: Lautaro marcatore è dato a 2.20, Isaksen a 4.50.