Vi diranno che è stato un campionato scadente, che “ai miei tempi signora mia, sì che si giocava al pallone”, che l’Inter ha vinto in ciabatte perché il livello è basso (ma se è così, perché non hanno vinto le sue rivali?), che “questo spiega perché l’Italia son tre volte di fila che non va ai Mondiali” e altre amenità.
A voi ovviamente iscrivervi o meno a questa o a quella parrocchia, che siate giochisti del settimo giorno o strenui difensori del catenaccio, che siate disfattisti o ottimisti; sta di fatto che anche il campionato di Serie A 2025/26 è giunto al termine con i suoi verdetti ed è il momento di dare le pagelle.
Insomma, al di là di come la vediate, secondo noi è stata (come sempre!) una stagione esaltante e per moltissimi tratti sorprendente (basti pensare all’ultima giornata!).
Anche se Baggio alla domenica non gioca più, e nemmeno Recoba, Higuain, Maldini o chi volete voi lungo la linea che va da Platini, Maradona e Van Basten a CR7, la Serie A resta uno dei campionati più difficili da giocare (e da vincere), ma adesso spazio ai nostri responsi, in rigoroso ordine ascendente dalla ultima alla prima!
- 20° – Pisa, voto 3: mica solo per la retrocessione (i toscani erano fin dall’inizio tra i più papabili, secondo i bookmaker Serie A), ma soprattutto per la gestione a dir poco scellerata della stagione. Via il mister della storica promozione (Pippo Inzaghi, migrato a Palermo), dentro un onesto trainer che però ancora non si capisce bene quale identità calcistica abbia (Gilardino), che prova a dare un gioco ai nerazzurri ma che, anche per un po’ di sfortuna e pare per dissidi di spogliatoio, non riesce a farli ingranare. La sua sostituzione con Hiljemark lascia pensare a una sorta di resa, più che a una azzardata scommessa. I vari Canestrelli, Leris ed Aebischer ci hanno provato, ma il solo Moreo (doppietta per lui contro l’Inter, tra gli highlight di stagione) non poteva regalare la salvezza a un undici imbottito di vecchie glorie (Cuadrado e Albiol) che non hanno dato il plusvalore-esperienza alla squadra.
- 19° – Verona, voto 5: altra squadra che fin da inizio stagione era considerata tra le più deboli del campionato, si è in effetti arresa ma dopo il Pisa e lottando di più, considerando anche una rosa composta da tantissimi giovani e di valore assoluto anche inferiore al Pisa. A Zanetti non è riuscito l’ennesimo miracolo-salvezza e il di lui sostituto Sammarco è sembrato, anche in questo caso, un alzare bandiera bianca. Certo le consuete emorragie del mercato invernale (vedi Giovane migrato a Napoli) non hanno aiutato: peccato perché gente come capitan Montipò, Suslov, Orban e Bowie hanno dimostrato di essere all’altezza della categoria; chissà se rimarranno sull’Adige l’anno prossimo, gli scenari societari non sembrano molto grintosi, quanto a un pronto ritorno in A. La sensazione latente è quella di un ridimensionamento a 360° di obiettivi e rosa: chi glielo dice però ai Butei che ovunque seguono i gialloblù?
- 18° – Cremonese, voto 4: sonora bocciatura per i grigiorossi, perché se la retrocessione non è un dramma in sé, lo è, anche qui, una condotta stagionale sciagurata. Partiti benissimo con un successo alla 1′ di campionato in casa del Milan, i cremonesi hanno condotto un ottimo girone di andata lambendo la metà sinistra della classifica; grande l’hype attorno alla squadra, grazie alla presenza di Vardy in attacco e alla garanzia-Bonazzoli, oltre che a un mister esperto in garra come Davide Nicola. E poi? E poi qualcosa si è rotto, ma di brutto, e la Cremo non ci ha capito più niente: ritorno disastroso, Nicola esonerato e sostituito dal Maestro Giampaolo (ma si può?) con una sensazione di sbaracco anticipato che ha reso imbufaliti i tifosi. Baschirotto sempre ko è una delle immagini-simbolo dell’anno grigiorosso e ora l’orizzonte appare fosco, perché fonti cremonesi ci dicono che il patron Arvedi (uno dei boss dell’acciaio italico) si è, come dire, rotto i maroni. Vascello alla deriva?
- 17° – Lecce, voto 7: primo bel voto in pagella per i salentini, che ancora una volta si salvano e restano in prima classe grazie all’identità data loro da mister Di Francesco, che si toglie anche un po’ di dosso l’aura di perdente che aveva accumulato nelle ultime stagioni. DiFra è riuscito a valorizzare al massimo una rosa che non ha grandi nomi (e che anzi aveva perso il suo simbolo Krstović ma che ha saputo mostrare sempre un’idea di gioco ben precisa, nonostante degli attaccanti non certo prolifici come Camarda e Štulić. Le parate di Falcone, il muro di Gaspar e Thiago Gabriel, le geometrie e le dighe in mezzo al campo di Ramadani e le sgroppate di Banda hanno fatto il resto, confermando il miracolo sportivo che il diesse Pantaleone Corvino è riuscito a fare in riva all’Adriatico. La domanda è: se per una volta riuscissero a tenersi i migliori, i giallorossi potrebbero ambire a qualcosa di più di una salvezza un po’ più tranquilla che negli ultimi anni?
- 16° – Genoa, voto dal 6 al 7: voto ampiamente positivo anche per il Grifone, che quest’anno si salva abbastanza in ciabatte, soprattutto grazie alla buona idea di esonerare piuttosto presto Vieira (vi ricordate che si diceva fosse addirittura candidato alla panchina dell’Inter, lo scorso giugno?) per reclutare Daniele De Rossi, con il quale è scattato subito un grande amore reciproco e che ha permesso ai rossoblù di salvarsi ma soprattutto di togliersi anche qualche bella soddisfazione (la vittoria con la Roma) e di valorizzare una rosa non priva di diamanti grezzi (Ellertsson, Marcandalli, Vitinha, Messias, Colombo, Ekhator) che necessitava di un condottiero empatico e soprattutto capace di trasmettere un’identità di gioco. Missione ampiamente compiuta, tanto che il Grifone per una volta è stato anche bello da vedere e non solo efficace. Il 7 non arriva perché, a nostro avviso, il valore della rosa avrebbe permesso una salvezza ancora più tranquilla.
- 15° – Fiorentina, voto 5.5: il numero è una sorta di media aritmetica tra il disastro della prima parte di stagione, quella con alla guida Pioli (che ricordiamo voleva portare in Champions la Viola, con tanto di frecciatina ad Allegri che invece non la vedeva come rivale) e la risalita della seconda, con il pragmatismo di Vanoli che, seppure con qualche intoppo di troppo, ha permesso ai toscani di uscire dalle secche della zona-retrocessione. Detto questo, la salvezza acquisita con un paio di giornate di anticipo non può certo essere etichettata come un buon risultato per una squadra che in rosa ha gente come De Gea, Gosens, Mandragora, Kean (per quanto decisamente in ombra quest’anno), e sarà da vedere come la proprietà (colpita dal lutto per la scomparsa del presidentissimo Comisso) intenderà agire per riportare quantomeno in zona-Europa la squadra nella prossima stagione. Vanoli si è meritato sul campo la conferma, ma basterà?
- 14° – Cagliari, voto 7.5: partiamo dalla fine, da domenica 24 maggio. Squadra salva da due giornate, niente più da chiedere al campionato, va in casa del Milan che deve vincere per conquistare l’accesso alla Champions e cosa succede? Che il Cagliari fa la partitona dell’anno, vince a San Siro e mette la ciliegina su un campionato di lotta, scandito da ottime prestazioni (le due con la Juve, la vittoria con l’Atalanta) ma anche da una lunga fase di down tra gennaio e febbraio. Non era facile per Pisacane, alla prima esperienza “tra i grandi”, ma il ragazzo di bottega dopo aver incantato con la Primavera è riuscito a conquistare una salvezza presa con le unghie, nonostante i mugugni dei tifosi e qualche elemento che nello spogliatoio sembrava remare un po’ contro (Luperto e Kılıçsoy, sostengono i bene informati del Poetto), valorizzando al massimo Seba Esposito e soprattutto Palestra (ormai oggetto del desiderio di mezza Serie A), con la garanzia di un ottimo portiere come Caprile e la solida ruvidezza di Mina in difesa. Identità, tantissimo spazio ai giovani: missione compiuta, Pully maramaldeggia in spiaggia per tutta l’estate!
- 13° – Parma, voto 7.5: voto altissimo anche per gli emiliani, soprattutto per l’identità che è riuscito a dare loro mister Cuesta, trentun anni a luglio e secondo i soliti giornalisti tromboni candidato numero uno a essere il primo allenatore di A esonerato. E invece lo spagnolo ha capito il materiale umano a disposizione e che in A se ci si vuole salvare bisogna badare al sodo. Oltre ad averlo reso uno degli idoli della pagina satirica La Ragione Di Stato (che invitiamo a seguire), che lo ha soprannominato Generale Inverno per la sua capacità di rendere il Corto Muso un’arma più killer del plutonio (superando così l’inventore della specialità Max Allegri), il buon Carlos è stato anche molto bravo a ottimizzare il rendimento di Keita e Nicolussi Caviglia a centrocampo, permettendo inoltre a Pellegrino di confermare quanto di buono su di lui si era già visto in attacco e facendo affidamento sulla coriacea linea Maginot formata da Troilo, Circati e Valeri in difesa. Decisivo l’inserimento a gennaio di Strefezza, abile con Oristanio a dare quel plus di fantasia che ha spesso risolto i problemi là davanti.
- 12° – Torino, voto 6: guardate, fossimo onesti avremmo anche messo 5.5 perché non è che il Toro abbia incantato: anzi, ci ha ormai abituato a questa aurea mediocritas che, per noi che non lo tifiamo, suona invero stucchevole assai, figuriamoci per chi per la maglia soffre ogni domenica. Gli strali dei tifosi son tutti per il presidente Cairo e ne hanno ben donde, ma è pure vero che se nessuno si fa avanti per comprare la società, lui se la tiene. E quindi tocca accontentarsi di questi campionati attorno alla decima piazza. pur con gente che qualcosa di più se lo meriterebbe (Vlašić, il Cholito Simeone, ma anche profili interessanti come Casadei e Ilkhan, Pedersen e Obrador). Sicuramente meglio con l’arrivo in panca di D’Aversa al posto di un Baroni perso dentro le sue melancoliche costruzioni dal basso, resta tuttavia sempre l’impressione di un non-finito che la piazza non si merita. A nostro avviso, il Toro dovrebbe lottare ogni anno per un posizionamento europeo, e invece…
- 11° – Sassuolo, voto 8: che stagione per i neroverdi! Tornati in Serie A dopo un anno di purgatorio hanno non solo conquistato la salvezza in scioltezza, ma sono arrivati anche molto vicini alla parte sinistra della classifica. Si dica quel che si vuole, ma il diesse Carnevali sa come trovare belle prese tra giovani di belle speranze buoni da valorizzare (Koné, Garcia, Thortsvedt quest’anno) e se in attacco hai un tridente come quello formato da Berardi, Pinamonti e Laurienté puoi stare sicuro che qualcosa di buono viene fuori, non solo in termini di efficacia realizzativa ma anche di bel giuoco. Menzione speciale per mister Grosso, che ha dimostrato di saperci davvero fare e proporre un’ottima costruzione di gioco, mettendo spesso in difficoltà le Big (citofonare Milan per referenze) anche grazie all’apporto in difesa di Idzes e Muharemović (ma rimarranno l’anno prossimo?), capaci di dare sicurezza a un reparto in cui anche portieri a dir poco pirotecnici come Turati e Murić hanno dato il loro.
- 10° – Udinese, voto 7.5: ottima e abbondante come un piatto di frico, la stagione dei friulani, che toccano 50 punti dopo un bel po’ di anni e soprattutto mettono in mostra una formazione che, facendo leva sulla ormai proverbiale fisicità dei suoi giocatori, ha però anche dimostrato di avere più di un elemento che sa dare del tu al pallone (Atta e Zaniolo in primis, e ok, ma pure Kristensen) oltre che profili che stanno facendo brillare gli occhi a mezza Europa (Solet, il centrale col piede da centrocampista, sperando che i suoi guai giudiziari finiscano presto, e Kieran Davis, che a molti ricorda il Lukaku dei tempi d’oro, ma con tanta tecnica in più). Il gran merito di tutto questo, inutile dirlo, va dato a mister Runjaić che zitto zitto ha saputo creare l’amalgama giusta per una squadra che ogni anno va a pescare illustri sconosciuti e li rende ottimi giocatori. A questo punto sarebbe bello che la dirigenza provasse a fare il passo in più e a riportare l’Udinese, se non alle stelle del terzo posto di 10-15 anni fa, a lottare per l’Europa, minore o maggiore che sia.
- 9° – Lazio, voto 6: di stima e di incoraggiamento, soprattutto perché il Brontosarri ha veramente fatto le nozze coi fichi secchi, cavato il sangue dalle rape e messo in pratica un’altra mezza dozzina di detti e proverbi, lottando contro una dirigenza fantomatica e surreale, una tifoseria incazzata (ovviamente non con lui, anzi!) che si è fatta sentire soprattutto per il clamoroso silenzio (eccezion fatta per alcune partite, come quella contro il Milan o la finale di Coppa Italia) con cui ha accompagnato tutta la stagione. Mercato bloccato se non in uscita (e infatti a metà stagione puf, via Guendouzi, Castellanos e Mandas), infortuni vari e assortiti e clima generale non certo dei migliori hanno reso quasi eroica la stagione laziale che, ok, non sarà arrivata nei posti europei, ma è approdata in finale di Coppa Italia (salvo schiantarsi, ma che c’entra?) e ha comunque fatto anche cose buone (Taylor, Cancellieri, la maturazione di Gila, un ottimo portiere in erba come Motta). Il buon Sarri, stremato, pare non ce la faccia più e migrerà altrove (Atalanta, si dice, e francamente ci intriga non poco), forse sostituito da Ringhio Gattuso: lui ce la farà a resistere a Lotito?
- 8° – Bologna, voto 5.5: abbiamo avuto modo di parlare con un bolognese d.o.c., qualche tempo fa, Gianluca Pagliuca, che saggiamente ci ha ricordato che un Bologna che arriva ai quarti in Europa League e in Coppa Italia e a ridosso dei posizionamenti europei non è una normalità cui abituarsi ma un ottimo risultato sportivo. In parte siamo d’accordo con uno che era uno dei portieri più forti al mondo, ma in parte forse ci eravamo fatti la bocca buona dopo l’esperienza con Thiago Motta e la conquista della Coppa Italia di un anno fa e quindi la stagione di quest’anno ci sembra un ridimensionamento: non grave ma un ridimensionamento. Le cose buone? Un Bernardeschi che se convocato in Nazionale forse ci avrebbe portato ai Mondiali, un Orsolini in calando ma comunque sempre affidabile e un gioco che spesso è stato piacevole, oltre che assai efficace nella prima parte di stagione (vedi il 2-0 al Napoli). Detto che la gestione dei Saputo è senz’altro tra quelle da premiare in questa Serie A, ora partirà l’ennesimo tormentone-Italiano: il mister rimarrà o andrà altrove? Ormai è diventata una tappa fissa, quasi come quando a ogni mercato si diceva di Lavezzi all’Inter.
- 7° – Atalanta, voto 5: che il distacco da Gasperini sarebbe stato molto molto difficile da gestire era ovvio a tutti, che però sarebbe stato tanto psichedelico da prevedere un inizio di stagione horror con alla guida Jurić e relativa classifica deficitaria, poi in parte aggiustata con l’innesto in corsa di Maschio Angioino Palladino era difficilmente prevedibile. La colpa di questo, inutile girarci intorno cari amici di Berghem, è della premiata ditta Percassi Luca/D’Amico (e infatti il secondo ha già fatto le valigie), che ha menato vanto per tutta estate di essere bottega cara rinunciando ai 40 milioni dell’Inter per Lookman, salvo poi venderlo a 35 all’Atlético Madrid a gennaio e terminare 28 punti dietro i Bauscia. Il Palla era anche partito bene, ma poi è successo qualcosa, forse beghe di spogliatoio, e l’incanto si è perso, così che la Dea vive un bel ridimensionamento (anche qui, ci si era abituati bene con il Gasp), con l’addio prematuro a Champions e Coppa Italia e l’approdo in Conference che ok, va bene, ma non benissimo. Si ripartirà pare da Maurizio Sarri, quindi difesa a quattro, e con tanti senatori in fase di addio: sarà una Atalanta 2026/27 intrigante.
- 6° – Juventus, voto 5: beh ci vien da dire che forse 5 è anche generoso, visto come è andata la stagione. Sono partiti con Tudor, la Ur-Juventinità che avrebbe dovuto portare se non ad antichi fasti scudettati i bianconeri almeno a dire la loro “fino alla fine”, come da motto societario. E invece il croato è andato in confusione, sicché è arrivato Spalletti, che con le sue conferenze stampa concentriche ha però mandato ancora più in tilt la squadra (del resto cinque subordinate sono faticose per tutti) e ha vieppiù immalinconito i tifosi, per giungere poi all’harakiri della penultima giornata, quando lo 0-2 con la Fiorentina ha spedito di fatto i torinesi in Europa League. Mercati sbagliatissimi (David e soprattutto Openda, ma anche Zhegrova e in passato Koopmeiners), Vlahović che non si capisce se lo si vuole o no, portieri con mani di budino, tanti infortuni (quelli di Milik sono ormai leggendari) e un gioco che vabbé hanno reso davvero faticosa la stagione dalle parti della Continassa, al netto di qualche buon sussulto emotivo (il 4-3 all’Inter all’andata, la quasi-rimonta in Champions con il Galatasaray) e di un davvero esagerato appellarsi a presunti torti arbitrali. L’anno prossimo si ripartirà, per l’ennesima volta, probabilmente ancora con lo Spallettone nazionale.
- 5° – Milan, voto 4: non si può proprio fare di più, come voti, signor giudice. Una intera stagione a nascondersi (“l’obiettivo è il quarto posto” ha ripetuto e ripetuto Allegri come se fosse un mantra di un monaco buddista dello Shizuan), a dire che no, lo scudetto non è mica il traguardo anche quando erano in testa e poi, proprio sul più bello, il patatrac: il Milan perde con l’Atalanta alla terzultima e con il Cagliari all’ultima e si ritrova in Europa League. Il redde rationem è già partito e in un battibaleno ecco che Furlani, Tare e Allegri hanno ricevuto il benservito (ma Ibra no, e Cardinale nemmeno, per la gioia dei tifosi interisti). Va detto che quest’anno i rossoneri hanno vinto la prestigiosa Coppa Derby, però dai, -17 dall’Inter in una stagione senza coppe non si può sentire, soprattutto dopo che Macs Allegri era stato preso proprio per riavviare il progetto rossonero. E nonostante Rabiot, nonostante Modrić, nonostante Bartesaghi, sono stati più rilevanti i clamorosi flop delle punte (solo Nkunku forse alla sufficienza, Gimenez e Füllkrug lassem pert, come si dice al Giambellino), la rumorosa involuzione di Pulisic. E Leão? Eh, se c’era Leão… Ma c’era, e nonostante tutta l’accidia e l’indolenza resta l’unico che era capace di creare qualche grattacapo in avanti: avesse anche voglia di giocare a calcio…
- 4° – Como, voto 9: umanamente, da queste parti, non ci si straccia le vesti per Champagnino Fabregas e i suoi modi da catalano isterico, però come allenatore che gli vuoi dire? Senza dubbio vincitore della Coppa Progetto, il suo Como è ormai da anni una vetrina di talenti e di bel gioco, che adesso si affaccerà per la prima volta nella sua storia in Europa, e direttamente sul palco principale, quello della Champions League. Il tutto a forza di calcio propositivo e offensivo, certo, ma anche di una difesa solidissima, tanto che è stata la migliore della Serie A. Quanti talenti, nel Como: cogliendo fior da fiore Nico Paz e Baturina, Douvikas (gioia di tanti fantaallenatori) e Valle, Da Cunha e Perrone, Rodriguez e Ramón. E badate: è vero che il Como è la società più ricca del campionato, ma è anche vero che Da Cunha, senza dubbio uno dei migliori centrocampisti di tutto il torneo, è stato pagato nel 2023 400.000€ dal Nizza, mica 400 milioni; insomma i soldi fanno comodo, ma poi bisogna saperli spendere, che è un attimo trovarsi con Openda o Lukaku. 9 e non 10, però, per due ragioni, scegliete voi l’ordine di grandezza: se il Como avesse giocato 90 minuti e non 60 o 70 come tante volte è successo in stagione, chissà dove sarebbe; se i giocatori imparassero a non cascare subito per terra, Champagnino guadagnerebbe qualche punto-simpatia, ma del resto è la scuola-Barça.
- 3° – Roma, voto 8.5: intanto perché sono riusciti a rendere Gasperini un po’ più simpatico all’Italia pallonara rispetto ai suoi anni bergamaschi; poi perché oggettivamente i giallorossi hanno fatto una stagione super, con un po’ di ottovolante durante l’anno ma con un crescendo rossiniano davvero di alto livello, con cinque-vittorie-cinque a fine stagione che hanno regalato l’accesso alla Champions League a una piazza che la anelava da sette anni e che nemmeno Mourinho era riuscito a portare in dote. Stagione memorabile davvero, che i tifosi ricorderanno anche e soprattutto per le magie di Malen (a mani basse il migliore acquisto del mercato tutto, arrivato a gennaio) ma anche per un Dybala che torna decisivo proprio sul più bello, un El Shaarawy che saluta tutti con i gol che valgono la Champions e un Mancini che fa doppietta di testa nel derby, per un Pellegrini prima quasi fuori rosa e poi di nuovo centrale e per uno Svilar miglior portiere del campionato e la crescita importante di due giovani di cui sentiremo parlare a lungo, Pisilli e Ghilardi. Le eliminazioni in Europa League e in Coppa Italia passano decisamente in secondo piano, perché con il bilancio rimesso in asse con la qualificazione europea Gasp potrebbe togliersi nuove e altre soddisfazioni l’anno prossimo (già si parla di Zirkzee ad affiancare Malen). Insomma, a Roma l’entusiasmo è a cannone.
- 2° – Napoli, voto dal 6 al 7: innanzitutto i partenopei hanno vinto lo scudetto-Champions, e mettetela lì, e poi anche la Supercoppa Italiana. Va bene, Champions e Coppa Italia sono andate male, ma in campionato dobbiamo dire che a lungo il Napoli è stato l’avversario più temibile per l’Inter. Antonio Conte è ai saluti dopo due anni vissuti pericolosamente, conditi di grandi gioie (lo scudetto) ma anche di delusioni e amarezze, anche a livello ambientale, e di conflitti mai veramente sepolti con la presidenza-De Laurentiis, come di fatto sancisce anche l’ultima conferenza stampa stagionale con il battibecco sui meriti dell’Inter. È vero, la squadra è stata falcidiata dagli infortuni, ma di questo bisogna chiedere conto ai metodi da sergente Hartmann di Andonio, che per creare gli SWAT si è giocato per mesi Lukaku, De Bruyne, Lobotka, lo stesso McTominay. Meno male che a lungo la baracca l’hanno tenuta in piedi Politano e Højlund, vah, perché altrimenti sarebbe stato un pianto ancora più fragoroso (e tacciamo dei lamenti sui presunti torti arbitrali). Adesso si ripartirà con un nuovo mister (Allegri? Italiano? X?), il dubbio è con quali prospettive, anche perché molti dei senatori sembrano essere stati spremuti più dal dovuto da questi due anni contiani.
- 1° – Inter, voto dal 9 al 10: per non prendere il 10 e lode, la squadra di Chivu deve fare mea culpa solamente per non aver soffiato la Coppa Derby al Milan, perché altrimenti ragazzi, la stagione nerazzurra in campionato è da incorniciare. Chivu, sbeffeggiato da molti (anche tifosi interisti) all’inizio perché non doveva arrivare a ottobre, nemmeno al panettone, figuriamoci dopo averne perse due nelle prime tre giornate (anche per errorini errorucci erroroni arbitrali, ma questo pare non contare, in certi casi), è invece stato a dir poco esemplare: prima di tutto dal punto di vista mentale, dopo aver recuperato col cucchiaino una rosa che dopo le fatiche e le sconfitte dell’anno scorso sembrava aver ormai finito il ciclo, l’ha (ri)compattata e nel segno della rivoluzione gentile ha rappresentato un naturale upgrade dell’Inter di Inzaghi, sul cui scheletro ha costruito ma credendo in un maggiore dinamismo e in un’idea di pressing sempre alto e di ricerca della verticalità, mettendo a tacere gufi e malelingue anche grazie a una comunicazione sempre impeccabile, anche quando, dopo un inizio all’insegna della gentilezza, ha cominciato a pungere e a replicare alle provocazioni. E in campo? Lautaro su tutti ha incarnato la fame nerazzurra, ma non si possono non citare Thuram e gli attaccanti “di scorta” (ma solo nominalmente) Esposito e Bonny, e poi il decisivo apporto di Akanji in difesa, un Dimarco giustamente MVP del campionato (7 gol e 18 assist), un Barella tornato decisivo proprio sul più bello e uno Zieliński recuperato dalle nebbie inzaghiane. Menzioni vanno anche a Sučić e Diouf, mentre già si pensa al futuro e alla curiosità per il Chivu Anno Secondo: nuovo modulo e nuovi nomi e il “difficile secondo disco” fanno sicuramente guardare al futuro con grandissimo interesse.