La sua galoppata sul campo pesantissimo per la neve dell’Olympiastadion di Monaco di Baviera, il 23 novembre 1988, resa immortale dalla voce stentorea dell’indimenticabile Bruno Pizzul, che dall’inizio dell’azione al festeggiamento lo nomina sette volte di fila, è un momento iconico che ha fatto e farà sempre innamorare del calcio anche l’animo più refrattario al futbol.
Nicola Berti recupera palla cinque metri oltre l’area di rigore interista e parte, dritto per dritto, fa settanta metri vanamente inseguito da Grahammer e Reuter e altrettanto vanamente contrastato da Augenthaler per poi superare con uno scavetto Aumann e siglare il 2-0 con cui l’Inter sconfiggerà il Bayern Monaco nell’andata del terzo turno della allora Coppa dei Campioni.
Questo, e quello del 28 maggio 1989 contro il Napoli (in realtà per le statistiche autogol di Fusi, ma da Berti non senza ragione reclamato come suo: oggi in effetti lo attribuirebbero a lui) sono i due gol più incredibili nella carriera di Nicola Berti e anche le due azioni che meglio lo connotano.
Forza fisica, tecnica e sana follia: queste le tre caratteristiche che hanno segnato la carriera di Nicola Berti da Salsomaggiore Terme: classe 1967, è stato centrocampista di Parma, Fiorentina (1985-88) e soprattutto Inter, di cui dal 1988 al ’98 è stato amatissimo simbolo e trascinatore.
Dopo aver chiuso la carriera all’estero (Tottenham, Alavés nei Paesi Baschi e Australia nei Northern Spirit di Sidney) senza dimenticare 39 presenze e 3 gol con la maglia Azzurra (vicecampione del mondo nel ’94), Nicola Berti è restato una figura mitica per tutti gli interisti, per ciò che ha incarnato da giocatore e come personaggio.
Estroso, matto, amante del divertimento e celebre per le sue esuberanze sul campo (gli sputi a Maradona) e le dichiarazioni fumantine contro il Milan (“Meglio sconfitto che milanista” è tuttora il suo motto), Berti ha anche incarnato un modo spensierato e gaudente di vivere la vita che lo ha reso un simbolo non solo per i tifosi interisti ma anche per chi ama un certo modo romantico di vivere il calcio.
Sono celebri le sue feste (tra gli invitati Uma Thurman e Michael Keaton), gli scherzi e le frequentazioni extra calcio (“Ero vivace, ben pagato, amante delle belle ragazze”) e in generale il suo modo spensierato (ma sempre combattivo e concentrato in campo: in tempi recenti forse abbiamo visto atteggiamenti simili solo nel miglior Radja Nainggolan) di vivere vita e sport, inevitabilmente lontanissimo da oggi e perfettamente a tema negli anni ’80-’90.
Chiacchierare con un personaggio come Nicola Berti che starebbe bene in un film di Guy Ritchie è esattamente come quella galoppata del 1988 a Monaco di Baviera: praticamente impossibile arginare “Cavallo Pazzo” (come era chiamato), ci sembrava di essere come i due difensori del Bayern a corrergli dietro col fiatone; e in effetti non lo abbiamo preso mai, ed è giusto così.
Inevitabilmente, partiamo dall’Inter: come lo vedi questo finale di stagione? [ndr: l’intervista è stata realizzata alla vigilia di Fiorentina-Inter, poi terminata 1-1]
Non ci sono alibi né scuse: l’Inter deve vincere scudetto e Coppa Italia, le mie sensazioni sono che, semplicemente, non ho paura di nulla. L’unica cosa che mi fa arrabbiare è che sono tre anni che dichiaro pubblicamente che il Milan con noi non ce la fa e invece ce la fa sempre.
Da parte interista c’è da aver paura del Napoli, che sta ritornando alla carica e da qui a fine campionato ha un calendario più semplice?
No dai, non scherziamo: al di là delle battute il Napoli non può far paura: l’Inter deve avere paura solo di se stessa. Ma non ce l’ha. Obiettivamente, su, se l’Inter non vince il campionato non succede un casino, lo faccio io un casino!
Lo è sempre stato, ma quest’anno ancora di più: gli arbitri, il VAR, è tutto molto confuso con polemiche a destra e a manca ogni giornata. Il VAR a chiamata potrebbe magari essere una soluzione?
Si devono mettere d’accordo tra di loro, tutti: arbitri, addetti al VAR, federazione, perché com’è adesso è solo un caos che non fa altro che generare polemiche.
Come funzionava ai tuoi tempi?
Quando giocavo io gli arbitri erano miei amici! E quando succedeva che “sbragavano”, lo ammettevano e dicevano “ho sbagliato”. E questo era anche divertente, in un certo senso: rimaneva tutto confinato al campo, senza tutte queste telecamere che ci sono oggi. Bastava solo uno sguardo, l’arbitro diceva “ho sbagliato” e io rispondevo “eh, bravo”, e si andava avanti.
E di sicuro l’esposizione mediatica che ha oggi il calcio, tra social e media vari, non aiuta…
Non me ne parlare: io sono fuori da tutto, dai social e tutto quanto, eppure vorrei e potrei contribuire, ahahah.
È rimasto qualcosa dei tempi in cui giocavi tu, a qualsiasi livello, nel modo in cui si vive il calcio?
No, assolutamente, io sono un simbolo ormai per i giovani e per gli anziani.
Sei ancora in contatto con il presidente Moratti?
Ah, Moratti, un gentleman. E poi io e lui siamo legati: 1995, prima giornata della sua presidenza interista, Brescia-Inter 0-1, indovina chi fa gol?
Chiudiamo con l’Italia, che farà i playoff: come la vedi?
Ti dico solo una cosa, si lamentano dell’Inter buttata fuori in Champions League e poi vai a vedere e leggi che Tonali (in che squadra giocava in Italia Tonali?) si fa male (!) e non gioca. Contro l’Irlanda del Nord!
“Anticipo secco, nettissimo, di Berti. Contropiede, ancora, Berti, Berti! Berti! Tiro… E goool! Straordinario gol di Berti, eccezionale. Berti, sul 2-0, al 25′, Berti a coronamento di una prestazione incredibile con questa galoppata va a raddoppiare”.