“God, It’s killing me, uh?”: se Federer avesse visto Napoli – Milan avrebbe commentato proprio così, esattamente come iniziò il suo discorso all’Australian Open nel 2009, quando perse contro Nadal. O quanto meno, così abbiamo commentato noi alla fine del primo tempo: ci stava davvero uccidendo, questo maledetto sport, e non per le troppe emozioni, ma per la loro totale assenza.
Napoli – Milan si aggiudicherà lo scettro di partita più noiosa della stagione 2025/2026. Sì, batte anche Verona – Pisa 0-0 del 6 febbraio, bravo a chi se la ricorda. Ma come, quella partita finì 0-0, qui almeno un gol c’è stato! Le premesse, signori, che nessuno si scordi le premesse: più o meno le stesse, in ambito di garra, dato che le ultime due si giocavano la salvezza. Ma dubitiamo che in tanti l’abbiate vista. Mentre per Napoli – Milan tutti stavamo appiccicati agli schermi manco fosse un quarto di finale di Champions League. Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci certi spettacoli? La seconda e la terza forza del campionato si affrontano per cercare di dare del filo da torcere alla capolista e…?! E NIENTE.
Bentornati sulla pagina dei consigli di Time2play sulle partite della giornata che sta per arrivare col suo carico di belle speranze: siamo alla numero trentadue. La situa vede l’Inter che allunga di un punto sul secondo posto, con la Roma battuta al rientro della sosta: l’altro big match di giornata. E allunga di un punto perché il Napoli terzo scavalca il Milan, soffiandogli il secondo posto, ma a sette punti (e non sei, come precedentemente i rossoneri) di distacco dalla vetta. Una Pasqua di resurrezione vera e propria, quella dei nerazzurri, che da tanto non vedevamo in così splendida forma: quanto è mancato Lautaro al campionato, eh? Rimasto saldamente al primo posto della classifica cannonieri anche nel mese e rotti di assenza, gli è bastato un match per allungare di due gol e piazzarsi a 16 reti stagionali. Dietro resiste il Como, anche se si è inceppato nello scontro senza reti di Udine, mentre la Juve accorcia battendo il Genoa tra le alte mura dello Stadium. E questo per quanto concerne la corsa al quarto posto, ma chi ama il campionato sa che non tutto si riduce a questo.
Nonostante la dolorosa assenza di quel curioso e affascinante dispositivo chiamato “Playout”, infatti, la maratona per la salvezza è tutt’altro che chiusa: Lecce, Cremonese, Cagliari e, ancora, Fiorentina, hanno ancora da disputare qualche match di lotta nel fango tra pianto e stridor di denti. Sì, abbiamo lasciato la Fiorentina in questo elenco perché, seppur ora in fase ascendente, a livello matematico non può certo dirsi salva. E comunque, se si continua a dare per aperta la lotta scudetto, non vediamo come possa dirsi chiusa la lotta salvezza per la Viola. La Cremonese, dopo la prima vittoria sotto la guida del Maestro Giampaolo, torna a perdere, ma anche il Lecce perde (poco poteva contro una Dea in palla) e quindi bon, tutto invariato là sotto.
Sul fronte arbitrale, non si registrano grossi scempi: da una parte ci sono state partite decisamente più semplici del previsto da arbitrare, almeno in termini di agonismo (come già scritto), dall’altra i nomi degli arbitri scelti per la scorsa giornata erano davvero validi. Niente da segnalare, tutto tranquillo: godiamoci questi momenti. Per le statistiche, segnaliamo che nella scorsa giornata sono volati ben quattro cartellini rossi e tutti e quattro in sole due partite: Verona – Fiorentina e Cremonese – Bologna: una Pasqua poco pacifica, diciamo così.
Questa giornata vorremmo dedicarla agli allenatori: a quelli che decidono al 50% le sorti di una squadra, a quelli sopravvalutati, a quelli sottovalutati, a quelli difficilmente valutati e a quelli freschi di panchine. La situazione, infatti, arrivati al rush finale di stagione, sta per surriscaldarsi, complice anche la panchina vacante della Nazionale Italiana. Sentiamo in lontananza le prime note del celebre “Valzer delle panchine” composto nel 1914 da Vinzenz “Gigerl” Dittrich (Vienna, 1893-1965). No, non è vero, però cercate ugualmente di chi si tratta, perché non ce lo siamo inventati. Conte rimarrà a Napoli o prenderà spunto da Lukaku e se ne andrà alla chetichella? Allegri ha intenzioni serie col Milan o si trattava solo di una one season stand? Sul profilo di TinderTrainers sembrava tanto serio, comunque. Hai voglia tu, squadra, a scrivere “NO OSS” sul tuo profilo: arrivano sempre quelli che ti seducono per 38 giornate e poi se la danno a gambe, magari rubandoti qualche giocatore mentre se la battono. Mariuoli! Andiamo di valzer, ma non solo: vediamo cosa si aspettano tutte e 20 le squadre di Serie A nella giornata che sta per arrivare. Chi consultiamo per le quote tra i nostri migliori siti scommesse? Lottomatica*!
CHI VINCE FESTEGGIA, CHI PERDE SPIEGA
- Il pronostico azzeccato più clamoroso: Sassuolo – Cagliari, 1 + Gol (4.50), che toppone!
- La toppata più clamorosa: Udinese – Como, Over 3.5 (3.40), e invece no, proprio nessuna pioggia di gol.
Roma – Pisa
Venerdì 10 aprile, ore 20.45
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 1.33 | 5.00 | 9.00 |
La Roma di Gasperon de' Gasperoni
Sentite qua: arriva un nuovo allenatore su una panchina di prestigio, non massimo prestigio ma insomma, una squadra importante. La squadra di una grande città. L’allenatore non è certo l’ultimo degli sprovveduti, anzi: in una città piccola ha fatto miracoli, portando questa piccola squadra a vincere una UEFA Europa League, primo torneo internazionale della società. Tutto ciò che chiede questo allenatore è qualche giocatore da lui scelto, e mica chiede Mbappé, per dirne uno a caso: chiede nomi quasi sconosciuti che vengono tutto sommato via a poco. Una società intelligente, qualora davvero credesse nel progetto e volesse seriamente investirci, cosa farebbe? Lo accontenterebbe, giusto? Ecco, a Roma no. I Friedkin con Massara e Ranieri vogliono decidere tutto loro a inizio stagione, fanno mugugnare il Gasperon che di certo a mugugni non è secondo a nessuno, per poi cedere a gennaio e accontentarlo. Risultato? Arriva Malen che segna 7 gol in 11 partite (tra campionato e coppa). Chi aveva ragione? Cassano dice che o se ne vanno Massara e Ranieri o se ne va lui. Fantantonio ha di sicuro contatti migliori di quelli che possiamo avere noi. La scoppola presa contro l’Inter ha aperto delle ferite che, da Gatti in poi, sempre hanno sanguinato. I lupacchiotti di de’ Gasperoni hanno perso sia pelo che vizio. Lui resterà? Di certo c’è che per la prossima ha fuori mezza squadra per infortunio.
Il Pisa si allena da solo
Ok, no, non è vero, c’è Hiljemark. Il che, più o meno, è la stessa cosa: non che con Gilardino andasse meglio, ma, come dice il parrucchiere di vostra nonna, almeno era italiano. Comunque lo svedese è un classe ’92, vien da dire “Si farà”. Di cosa? Chiedetelo al parrucchiere di vostra nonna, siamo certi che abbia una sua teoria. Lo svedese ha tutta una sua pratica rispetto alle sostituzioni che non fa felici i tifosi, che comunque, bisogna dirlo, alla Serie A hanno rinunciato all’incirca da novembre. Però, Pisa del cielo, ma se in nove anni arrivi a esonerarci sei allenatori, non ti punge vaghezza che forse qualcosa non sta funzionando? “Paghi scelte sbagliate fatte durante l’estate a livello di costruzione della squadra e l’impossibilità di avere l’80% degli acquisti. Se ne va uno degli allenatori più schietti del torneo”: così gli scriveva un tifoso deluso dalla società quando il Gila è stato sollevato. L’allenatore svedese comunque ci dice che è felicissimo di aver recuperato Scuffet, perché fa un frico totale. Si lancia anche in un parallelismo un po’ ardito tra la Svezia e il Pisa: “Se giochiamo bene la fortuna ci assiste”. Ci sembra qualcosa che non si può dire né per il Pisa né per la Svezia, una squadra che va ai Mondiali con soli due punti totalizzati nel girone. Insomma, Oscar, santo cielo, prendine una dai.
Cagliari – Cremonese
Sabato 11 aprile, ore 15.00
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 2.15 | 3.10 | 3.70 |
Il Cagliari di Fabio Pisacane
Pisacane stava nel salone degli specchi, convocato dalla Regina Serie A, tutto tirato a lucido, bello e impomatato dopo aver vinto con la primavera del Cagliari e poi bum, qualcuno ha spento le luci e lui non ci ha capito più niente: cammina rasente alle pareti, smanaccia in giro, le signore urlano, non sta facendo una bella figura, diciamo così. Ma sono otto partite che va avanti in questo modo e il Cagliari, partito piuttosto bene, sta colando a picco come un pedalò lasciato a mare per tutta la stagione invernale. Uno spettacolo poco edificante, povero Cagliari, povero Pisacane e povero Pully. Non giriamoci intorno: il parlatore di giovani sta sulla graticola. Qua servirebbe a lui uno bravo, uno che lo aiuti ad accettare i fallimenti con serenità, perché qua, se va avanti così, “poca bèla l’è” (come si dice dalle nostre parti). A inizio stagione si pensava del Pisa(cane) che potesse dare spazio a una piccola mandria di giovani del vivaio, e in alcuni casi è stato così (si pensi allo sfortunato Idrissi o a… niente, solo Idrissi, dato che anche Prati è stato fatto veleggiare verso Torino), ma più di ogni cosa ci ha colpito la sua capacità di entrare in connessione con loro, o forse la sua semplice volontà. Dopodiché, tutto è ancora da vedere, ma in classifica le cose cominciano a farsi dure. Prima di affrontare la Cremo la squadra è stata in ritiro (“punitivo” dice qualcuno: a volte ai giovani serve). Molti dubbi a centrocampo e in attacco. Vediamo come va a finire questo scontro salvezza.
La nuova vecchia Cremo di Giampaolo
Davvero la luna di miele tra la squadra e il Maestro è durata una sola giornata? C’è da accontentarsi di soli tre punti e poi via andare, pedalare? Impossibile. L’importante, con Giampaolo, è non lasciarlo in balìa dei tifosi, come accaduto a Brescia nel 2013, altrimenti lui (giustamente) se ne va e non risponde più al telefono. Storia vera, mica ci inventiamo cose. Quindi, cara Cremo, sei avvisata: difendi Giampaolo. Nato a Bellinzona, figlio di un muratore e di una operaia tessile, non ha certo bisogno che quattro bellimbusti gli spieghino la vita e il calcio. Ora, possibile che uno come lui sia davvero la tazza di té che i salotti di Cremona stavano aspettando: noi di sicuro ci sentiamo di augurarlo sia a lui, vero eroe dei giorni che furono, se non proprio i nostri, che alla città. Almeno a Cremona il nostro non si sente come a Brescia, ma nemmeno come a Milano, in cui ha vissuto pericolosamente per tre mesi per poi gettare la spugna, malinconico e a tratti fragile. Uomo vero. La vita di Giampaolo sembra una sequela di disastri annunciati intervallati da piccoli momenti di gioia. Maestro, illuminaci la via, guidaci fuori dalla palude, sempre ti saremo riconoscenti, amen. Torna Hercules Baschirotto al centro della difesa, dato che contro il Bologna la questione difensiva è sembrata pencolare mica poco. Maleh squalificato ma Thorsby resta da verficare. E verificheremo.
Torino – Hellas Verona
Sabato 11 aprile, ore 15.00
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 1.90 | 3.30 | 4.35 |
Il Toro della triglia da bassifondi: Roberto D’Aversa
Come mai una triglia, D’Aversa? Perché lui non è un allenatore da pelo d’acqua, da azzurro cristallino, riflessi assolati sulla schiuma dell’onda. Lui si muove in basso, sotto, è a suo agio quando si può nutrire a contatto col fondale marino, che sia roccioso (Lecce) o fangoso (Empoli). Forse avete sentito parlare di lui per la testata a Henry ai tempi leccesi o per via del suo strettissimo rapporto di amicizia con uno che la sabbia sui fondali la agita in modo costante (Antonio Conte), sta di fatto che il Torino questo ha avuto in sorte dopo l’esonero di Baroni e per ora sta andando abbastanza bene: il fondo non sta così a fondo, la triglia sta sopra la zona retrocessione con andamento bislacco (una la vince, una la perde, una la vince, una la perde…), buona l’ultima contro il Pisa, vediamo ora come va contro l’altra ultima, l’Hellas. Piccolo spazio dedicato ai tifosi granata: Cairo inizia a pensare che avere un club non sia un vantaggio! Beh, che dire: tardi, ma ci è arrivato su anche lui. Simpatico ai tifosi come un ausiliario del traffico, forse a breve arriverà il momento di salutarlo. Oltre a questo: Zapata non sarà della gara e Aboukhlal nemmeno.
L’Hellas di Sammarco. Di chi?!
Quando Sammarco ha preso la guida del Verona dopo l’esonero di Zanetti, si diceva che fosse un allenatore ad interim, nell’attesa di una nuova venuta di un messia, un messia qualsiasi. E invece sono rimasti con l’ex allenatore della Primavera che, al suo esordio in prima squadra, ci ha regalato (in coppia col suo compare Hiljemark, anche lui fresco di nuova panca pisana) la partita più brutta della Serie A di quest’anno. Ne parlavamo nell’intro: l’incredibile Verona – Pisa del 6 febbraio è stata così angosciante che chiunque l’abbia vista lo potrà raccontare ai suoi nipoti. Non stupisce che i tifosi siano sul piede di guerra da un pezzo, anche se la causa dello scuorno veronese non può certo essere Sammarco. Il Verona subisce spesso sconfitte beffarde, celebre quella contro l’Inter nel girone d’andata, ma anche l’ultima contro la Fiorentina non scherza per niente. Ok, Sammarco avrà il fisico del sollevatore di dubbi, ma i gialloblù hanno addosso una sfiga, a volte, che ci lascia a bocca aperta. Contro i viola si è preso una squalifica Suslov, che non sarà della partita. Titolare Gagliardini: ci sembra di aver scritto proprio tutto.
Milan – Udinese
Sabato 4 aprile, ore 18.00
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 1.40 | 4.65 | 7.50 |
Il Milan di Allegri: vietato sognare, scritto grosso
“C’era chi era incapace a sognare e chi sognava già”, cantavano i Negrita nel loro celebre successo, e chi sognava già erano i tifosi rossoneri. Sognavano una cosa chiamata Scudetto, quello che avrebbe portato loro la seconda stella. Solo che poi Allegri ha dimostrato di essere lui, quello incapace a sognare: perde una partita, quella contro il Napoli, che quasi stava ai livelli della già citata Verona – Pisa per ritmo, intensità e cattiveria agonistica. Uno strazio che meriterebbe il meme di Topolino con le mani negli occhi. Allegri fa l’anti Ted Lasso: il secondo appende allo spogliatoio del Richmond il cartello “Believe”, mentre Macs appiccica un “Vietato sognare” in Arial dimensione 200, così che anche Modrić possa leggerlo con facilità. Non ancora completamente soddisfatto, il livornese va ai microfoni nel post partita e dichiara “Ormai per la corsa scudetto abbiamo dato”: ma si può raggelare un tifoso più di così? E occhio perché ora c’è chi si domanda se, in mancanza di stimoli all’altezza del club, non ci si debba preoccupare del dedrìo. Sarebbe il colmo, milanisti: Macs ci ha fatto vedere che tutto è possibile, anche mollare il colpo in modo teatrale e perdere 10 punti di schianto. Oddio, abbiamo scritto tutto? No, scusate, non tutto è possibile: sognare no. Fantastico che ora che c’è poco da perdere, lui stia valutando il tridente. Mentalità. “Tra una botta che prendo e una botta che do”.
La strana Udinese di Kosta Runjaić
La squadra di mister Runjaić è una di quelle che guardiamo con più attenzione e interesse perché, nonostante sempre resti a galleggiare a metà classifica, troppo attrezzata per pensare di retrocedere, troppo sperimentale per ambire a qualcosa di più, è una delle squadre più efficienti della Serie A. Non è brillante, non è fluida, sa soltanto quello che non è. La Balto Udinese? No: è solida e complessa da affrontare. Lo sa bene il Como, che si è schiantato contro un muro di frico al Friuli, non riuscendo a mettere in rete nemmeno un gol. L’identità non è molto definita, non sappiamo se per limiti di mister Kosta o per piano preciso, fatto sta che ha sicuramente fatto il meglio con i giocatori che aveva a disposizione: un allenatore “adattivo” che non fa richieste alla società (forse nemmeno potrebbe, eh), ma è pur vero che quando hai per le mani bestioni del calibro di Davis, Atta, Solet… oddio, son quasi tutti bestioni (Kristensen!), non vogliamo leggervi la formazione al completo (Kabasele!). È una Udinese grossa grossa, quella di Runjaić, che ha fatto rifiorire al giuoco del calcio anche Zaniolo (Zaniolo!), tanto che in molti ne invocavano la convocazione in Nazionale. Poi è tedesco, purtroppo per lui: fosse stato italiano o, alla peggio, spagnolo, sicuro in Italia staremmo tutti con la capa sotto i piedi suoi. Davis torna dalla squalifica: Tomori avvisato, mezzo salvato.
Atalanta – Juventus
Sabato 4 aprile, ore 20.45
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 3.00 | 3.35 | 2.35 |
L’Atalanta del Maschio Angioino
Palladino maschio vero, Palladino Maschio Angioino: siamo quasi certi che tra non molto tempo questo signore allenerà una Big. No, l’Atalanta ancora non può assurgere a questo status, per quanto ce ne abbia fatte vedere delle belle. Parliamo di qualche squadra blasonata, di caratura internazionale. No, non basta aver vinto una Europa League. No, nemmeno se si tratta dell’ultimo trofeo internazionale vinto da una squadra italiana. Torniamo a Palladino, vi va? È un signor allenatore, questo vogliamo dire. Già con la Fiorentina abbiamo potuto apprezzarne il talento, seppure un po’ offuscato nella seconda parte della stagione (dopo l’eclissarsi di Bove, per intenderci): una specie di Cremonese ante litteram, almeno per quanto concerne il cammino dei lombardi in A. Ok, Palladino portò la Fiorentina ancora più su in classifica, ovviamente, nella prima parte della stagione, ma davvero avete voglia di sottilizzare? Pensiamo allo spirito! Rispetto alla sua esperienza in viola ha dovuto cambiare modulo, passando da un 4-4-2 con gli uomini che non tornavano a un 3-4-2-1 con gli uomini giusti. Ora arriva una partita davvero interessante contro quella che, hai visto mai, potrebbe anche tornare a diventare una contendente per il quarto posto, qualora le cose dovessero girare bene. Hien non recupera ma Scamacca sarà della gara. Basterà?
La Juventus del Lucianone nazionale
Se Luciano Spalletti fosse stato così “nazionale” come lo avremmo desiderato, forse ora la Nazionale non sarebbe stata con le toppe sui pantaloni e le pive nel sacco. Ma non ci sentiamo di criticarlo oltre, anche perché nel corso dei mesi qualcosa abbiamo dato. Qua ci preme sottolineare della grande impronta che ha dato a una Juve che con Tudor sembrava essere stata scarnificata. Ora, più rimpolpatina e con alcuni uomini che rientrano (Milik prima di Vlahović: chi lo avrebbe mai detto?!), un poco si tira un sospiro di sollievo. No, aspettate a riempirvi i polmoni di aria fresca perché, dopo lo scontro in casa con il Genoa, Spalletti è comunque incazzato: dice che dopo un primo tempo ben dominato non è pensabile tornare in campo così e che, se i liguri avessero segnato il rigore, allora sarebbero stati cavoli amari. Dice che non è stanchezza, come a dire che è proprio chepa de caxx. Ogni tanto, dice, si accetta di essere la versione inferiore di se stessi, ma lui dopo 6/7 mesi non è ancora sicuro di quello con cui ha a che fare. Diciamo che dopo una buona vittoria, che ha permesso ai bianconeri di accorciare sul Como, non erano le parole che ci saremmo aspettati, quantomeno da un allenatore “normale”. Ma lui è Spalletti, vive per non farsi trovare là dove tutti lo vogliono aspettare. Fuori McKennie, Vlahović e Perin. Male.
Genoa – Sassuolo
Domenica 12 aprile, ore 12.30
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 2.15 | 3.20 | 3.50 |
Il Genoa di DDR
DDR non è solo Daniele De Rossi: era anche la Deutsche Demokratische Republik, il cui inno iniziava con le celebri parole: “Auferstanden aus Ruinen und der Zukunft zugewandt”, ovvero “Risorti dalle rovine e rivolti al futuro”. Mica patatine. E così è stato per De Rossi, che con la DDR condivide la sigla: le rovine sono il suo esonero dalla Roma, mossa francamente incomprensibile dopo sole quattro giornate della sua seconda stagione su quella panchina, dopo le roboanti dichiarazioni della dirigenza che parlava di “nuovo ciclo”. Si è visto. Daniele, comunque, non si è fatto scoraggiare, e appena il Genoa lo ha chiamato, lui ha risposto presente, riuscendo anche a battere la Roma con una formazione rimaneggiata e il cuore a pezzi. Se solo… se solo là sul Tevere avessero creduto in lui, chissà di che storia staremmo parlando. Ma non si piange sul latte versato, si va avanti. Anche se probabilmente non si potrà recuperare Norton-Cuffy dopo il forfait con la Juve. E si va avanti anche perché Baldanzi ha fatto davvero bene ed è quasi certo che partirà titolare in questa temibile sfida contro il Sassuolo. Davvero Messias verrà relegato alla panchina? Daß die Sonne schön wie nie Über Genova scheint: affinché il sole, bello come non mai, sopra Genova splenda.
Il Sassuolo del Grosso Vertical
Nessuno avrebbe scommesso dieci centesimi sul Sassuolo di mister Grosso e invece è grosso grosso, questo Sassuolo: il suo 4-3-3 è un classico molto funzionale, che cerca di far andare in porta i suoi giocatori (quelli della filastrocca, ricordate? Berardi, Pinamonti e Laurienté) il prima possibile, con la verticalizzazione che spiazza a causa dei pochi passaggi, esterni offensivi larghi (o semi-larghi), mezzali che accompagnano, catene laterali oliatissime. Matić è il cervello silenzioso della squadra e quando gli avversari lo subodorano, ecco che Koné subentra e porta palla, rompe le linee e verticalizza, come tutti quelli che non fanno poesia (un abbraccio ai fan di Franco Scoglio, che sempre ci manca). Il lavoro di Grosso ha rinvigorito Berardi e Laurientié: il primo dopo un infortunio che pareva una pietra tombale sulla carriera del ragazzo, il secondo perché messo nelle condizioni di operare ottime transizioni e di risalire agilmente il campo. La fiducia a quel cavallo pazzo che hanno in porta, poi, è l’unica cosa che possa aiutarlo a maturare e a tenere meglio una posizione tra i pali che parrebbe non essergli troppo congeniale: Murić è davvero fuori di testa, ma diverso da loro. Grosso non è più solo un ex eroe del 2006, è anche un allenatore maturo, altro che tecnico incompiuto, come alcuni lo definivano. Forza, che si parte per il mare!
Parma – Napoli
Domenica 12 aprile, ore 15.00
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 5.75 | 3.85 | 1.60 |
Il Parma dell'über italiano Cuesta
Carlos Cuesta era arrivato a Parma con quell’aura da giovane tecnico spagnolo che ti fa immaginare subito una squadra capace di uscire dal pressing con tre passaggi, cinque rotazioni e almeno un terzino che a un certo punto si ritrova a fare il regista filosofico. Insomma, una specie di piccolo Arteta della Bassa, con un pizzico di Xabi Alonso e magari il sogno proibito di diventare il prossimo De Zerbi con accento castigliano. Olè. E invece il suo Parma, per ora ma probabile para siempre, sembra aver preso un’altra strada (due strade divergevano in un bosco: io scelsi quella più battuta): poca paella tattica e tanto bollito misto. Più che dominare il pallone, la squadra di Cuesta domina qualcosa di meno scontato: la prudenza. Difesa a cinque, blocco basso, duelli, seconde palle e quella nobile arte tutta italiana del “Primo: non prenderle”. Anche in attacco il copione è piuttosto chiaro: pochi fronzoli, palla lunga e fiducia in Mateo Pellegrino, che più che una punta sembra il classico appiglio a cui aggrapparsi quando la partita si fa dura. Non è un Parma spettacolare, ma è un Parma che ha capito come stare al mondo. Ed è forse proprio questa la cosa più interessante: Cuesta, invece di fare il giovane allenatore brillante a tutti i costi, ha fatto una cosa molto più utile: ha smesso di voler sembrare geniale e ha iniziato a voler fare punti. Peccato che Pellegrino, contro il Napoli, non ci sarà. Difesa a otto, presto!
Il Napoli di Antonio (mi vendo?) Conte
Il vero marchio di Antonio Conte, nel bene e nel male, non è solo tattico: è soprattutto emotivo. Il suo modus operandi si fonda da sempre su un principio molto chiaro: alzare la tensione per alzare il rendimento. Grida al lupo al lupo e poi viene sbranato come Pierino quando il lupo si palesa davvero, magari sotto forma di infortuni. Tiene tutti dentro uno stato di mobilitazione permanente come se ogni partita fosse già una resa dei conti e il popolo partenopeo ci va a nozze. È un metodo che spesso funziona subito, perché accende la squadra, la compatta, la rende feroce, così come il suo pubblico, tutto intenzionato a dar battaglia ovunque sui social al grido di “Marotta Leaaaaaaaague”. Il problema è che, alla lunga, questo stesso meccanismo rischia di logorare tutto e a Napoli si vede bene: appena qualcosa si è incrinato, Conte ha reagito nel modo che gli è più naturale, esasperando il momento, alzando i toni, trasformando la difficoltà in un caso quasi strutturale, lamentandosi di ogni cosa e anche di più. Così il Napoli ha finito per sembrare più in crisi di quanto non fosse davvero. Ed è proprio qui il paradosso: Conte resta il principale valore aggiunto del Napoli, ma il suo modo di vivere la pressione può diventare anche il primo detonatore interno. Con lui, spesso, la differenza tra energia e usura è sottilissima: anche usura di nervi, dato che ultimamente questo tira e molla con la questione “Nazionale Italiana” sta facendo saltare qualche nervo di troppo, in zona Piazza Plebiscito. “Mi vendo / Un’altra identità / Ti do quello che il mondo / Distratto non ti dà”. Ah ah.
Bologna – Lecce
Domenica 12 aprile, ore 18.00
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 1.80 | 3.35 | 4.75 |
Il Bologna di Vincenzo Italiano (per ora)
Nel calcio italiano c’è ancora chi vive le sostituzioni come un’offesa personale del destino, di dio, delle moire. Talvolta, da spettatori, pensiamo invece che sia stato Morfeo a infuriarsi, perché in quanto dio dei sogni vorrebbe essere lui ad addormentarci. C’è l’allenatore che cambia all’88’ per “spezzare il ritmo” (alla buon’ora!), quello che guarda la panchina come si guarda il reparto insaccati al supermercato (“Mi sembra secco, mh, questo ha troppa ciccia, chissà da quanto sta qua quest’altro”) e quello che, se potesse, farebbe giocare gli stessi undici fino a Pasqua. 2027. Vincenzo Italiano no: Italiano i cambi li fa davvero. E soprattutto, guarda un po’, li pensa. Il suo Bologna sembra una squadra costruita con una logica quasi aziendale: non esistono solo i titolari, esiste Il Sistema. Più che un undici, una catena di montaggio ad alta intensità. Esce Gioberto, entra Pancrazio e il gioco continua come se niente fosse. Come i camerieri bravi nei ristoranti affollati: cambia la faccia, non cambia il servizio. La cosa più interessante è che Italiano non usa la panchina come cerotto, ma come arma: per lui la freschezza non è un dettaglio atletico, ma una voce tattica. Un principio. Quasi una religione laica del minuto 70. E così il Bologna non sembra mai rischiare il tracollo davvero, sembra semplicemente aggiornarsi. Mentre altri allenatori leggono la partita, Italiano fa un reboot. Sapete su che panchina potrebbe star bene un profilo del genere? Ma a Napoli, ovviamente, un posto in cui i giocatori sono stati spremuti come mandarini: gli si stacca TUTTA la polpa, quando li spremete, ai mandarini.
Il Lecce di Eusebio Di Francesco
A Lecce, Eusebio Di Francesco non si è presentato come il profeta col calicino champagne e il mignolino alzato: ha scelto più modestamente di fare il meccanico della salvezza, con la squadra che ogni settimana sembra uscire dall’officina un po’ ammaccata ma che ancora cerca eroicamente di stare in strada. Il suo merito principale è proprio questo: dare un’idea riconoscibile anche a una rosa corta e poco brillante davanti (piano piano, i pezzi buoni glieli tolgono tutti, a proposito di meccanica), senza buttare via il pallone alla prima difficoltà. Il Lecce cambia spesso faccia, passa da una struttura all’altra, ma non sembra mai una squadra abbandonata a un mesto “boh dai, vediamo che succede”. La cosa proprio bella del DiFra è che non si è intestardito nel fare il tenore lirico quando il contesto chiedeva più il parlato da bar: di certo non entra al bar intonando “Nessun dormaaa!” (per quanto, sarebbe bello. E dalla panchina potrebbe comunque farlo). A Lecce ha alternato 4-3-3 a 4-2-3-1 e ha continuato a spremere soluzioni da una squadra che davanti segna col contagocce; quando non basta il talento, prova con le idee. Quando non bastano le idee, prova con i cambi. Quando manco i cambi aiutano, prova con la faccia da uno che la salvezza l’ha vista da vicino e non ha alcuna intenzione di lasciarsela scappare. Tipo quelli che tornano dopo un’esperienza di premorte: la salvezza è fatta così e così, la luce invece è fatta cosà. Forse la luce può essere Štulić, ora, dentro dal 1′.
Como – Inter
Domenica 12 aprile, ore 20.45
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 3.10 | 3.40 | 2.25 |
Il Como di Cesc Champagnino Fabregas
Cesc Fabregas allena il Como come se avesse deciso di fare un esperimento sociale in diretta nazionale: prendere una neopromossa e trasformarla in una squadra che, più che giocare a calcio, sembra voler confondere esistenzialmente gli avversari. Il suo Como non ha tanto un modulo quanto un principio filosofico: se non sai chi marcare, probabilmente hai già perso. Per trovarsi quarto in classifica, a battagliare addirittura per un posto il Champions, ci sa che ha funzionato. Fabregas talvolta toglie di mezzo il centravanti vero, spargendo giocatori offensivi in giro per il campo come nebulizzazioni di acqua a formare curiosi arcobaleni e poi fa partire i difensori in profondità come se fosse la cosa più normale del mondo. In pratica: gli attaccanti vengono incontro, i difensori attaccano l’area e gli avversari a un certo punto sembrano una classe interrogata senza aver studiato. Fabregas cambia, adatta, corregge, ma senza perdere l’identità del suo Como: una squadra giovane, mobile, piena di princìpi e con quella leggera arroganza tattica che in Serie A si vede pochissimo. Non è il solito laboratorio da allenatore cool che fa possesso per sembrare intelligente: è una squadra che studia l’avversario e poi prova a fargli venire il mal di testa. Più che una neopromossa, a volte sembra un hack. Talvolta proprio un crack. Jesús Rodriguez, per questa difficile sfida coi nerazzurri, non ci sarà: probabile Ramón lo sostituisca.
L’Inter di Cristian Chivu (ma è Ted Lasso!)
È un po’ che battiamo su questo tasto, quindi quello che scriveremo ora, se ci seguite, non vi sembrerà una novità: Cristian Chivu, per attitudine e aplomb, somiglia sempre più a Ted Lasso, celebre allenatore di NFL (di cui Chivu è grande fan, tra l’altro) prestato in modo rocambolesco (e non senza doppio gioco) a una squadra di Premier League. Ok, Cristi, come lo chiamano in patria, non arriva da un altro sport, arriva prima dalla Primavera nerazzurra e poi da una manciata di partite col Parma, senza contare la grande esperienza da calciatore, ma le differenze con Lasso terminano qui. Il romeno ha la fama di uno che ascolta, che abbraccia, che spinge i suoi a dare il meglio per la squadra senza disciplina da campo scout. Piace ai giocatori, piace ai presidenti, piace alle mamme e ai pulcini, quelli usciti dalla schiusa di Pasqua di cui vi parlavamo l’altra volta e che hanno fatto ritrovare ai giocatori interisti tanta fiducia nelle loro qualità e tanta determinazione (pulcini killer, diciamo così). Tutti volevano Fabregas, nel giro di due giorni hanno chiuso con Chivu (si dice fosse in ballottaggio con Vieira: mammasantissima), lasciando a bocca aperta tifosi (brontolanti), giornalisti (concionanti) e addetti ai lavori (funestanti). Lui non si è lasciato scoraggiare, giù la testa e pedalare, il parrucchiere da trovare (a Pasqua: non semplice) e via, verso la vetta della classifica. Che bel lavoro, Cristi. C’era un cartello giallo, con una scritta nera: BELIEVE. Bisseck ancora out vediamo se Acerbone parte titolare.
Fiorentina – Lazio
Lunedì 13 aprile, ore 20.45
| Quota “1” Lottomatica | Quote “X” Lottomatica | Quota “2” Lottomatica |
|---|---|---|
| 2.35 | 2.95 | 3.40 |
La Fiorentina di Paolo Vanoli
Paolo Vanoli alla Fiorentina sembrava il classico allenatore arrivato a metà festa quando sul tavolo sono rimasti solo patatine sbriciolate, una bottiglia calda di gassosa e uno che piange in bagno per motivi tutti da capire ma il bagno è occupato. Il problema è che, invece di portare ordine, ha deciso che la soluzione fosse togliere anche le sedie. La sua Fiorentina gioca con un’idea semplice, forse troppo semplice: palla lunga su Kean e poi si vedrà, come quei gruppi WhatsApp in cui uno scrive “raga facciamo qualcosa?” e nessuno organizza davvero niente, si rifanno sempre sull’unico scemo che scrive una sillaba in più. Kean è diventato contemporaneamente centravanti, boa, sfogatoio emotivo, piano A, piano B e probabilmente pure piano regolatore di Firenze, approvato in Consiglio Comunale all’unanimità. Peccato che spesso venga lasciato solo: è l’amico che arriva in anticipo all’aperitivo e finisce a fissare le olive. Dietro di lui c’è Gudmundsson, che teoricamente dovrebbe cucire il gioco, ma nella pratica spesso sembra uno messo a fare il violinista alla sagra della salamella intorcinata. Intorno, una pioggia di cross e palloni alti che più che un piano offensivo sembrano un rito pagano per evocare un’occasione da gol, ma più frequentemente arriva Cthulhu, si siede in panca e guarda Paolone Vanoli con occhi di brace. Poi, piano piano, la luce: qualche meccanismo è stato oliato e via, la Fiorentina è ripartita, un po’ a singhiozzo ma ora sta quasi fuori dall’incubo retrocessione. Occhio alle assenze: out Gudmundsson, Fagioli, Solomon, Parisi e con Kean e e Fabbian un po’ malconci.
La Lazio di Maurizio Sarri
Maurizio Sarri alla Lazio sembra uno di quelli che accetta di tornare con la ex pensando “stavolta è cambiata” e invece dopo due settimane scopre che no, non è cambiata per niente, ha solo spostato i mobili in anticamera. Il bello è che era tornato pure con una certa poesia: l’affetto della piazza, la voglia di ricostruire, l’idea di rimettere in piedi qualcosa di serio, una specie di reunion sentimentale con il filtro Instagram. Solo che poi la realtà laziale ha fatto la realtà laziale: blocco del mercato, comunicazione nebulosa, giocatori chiave messi in discussione e acquisti che lui sembra conoscere come noi conosciamo i cugini di terzo grado alla cresima di Cesarina. E dire che la Lazio, quando lo ha chiamato, già sapeva del blocco del mercato, ma gli hanno fatto sìsì con la testa con le dita incrociate dietro la schiena, tipo. La sensazione è che Sarri alla Lazio viva in quel momento tipico delle coppie tossiche in cui uno prova ancora a parlare di progettualità, mentre l’altro ha già venduto il tavolo in salotto su Subito.it. Lui che pensa a Guendouzi come pilastro tecnico, la società che lo ha venduto una settimana prima. Lui immagina un attaccante associativo e gli arriva un centravanti pescato nelle macchine acchiappa-peluche. Poi lui riesce a rendere buono anche quello, ma che se fa così? Per Firenze si tenta il recupero di Gila, Patric, Pellegrini e Zaccagni. Mica paglia.
Le nostre pimpanti constatazioni sull’operatore della giornata #32: Lottomatica
Lottomatica scommesse ha dalla sua un generoso bonus di benvenuto e tanti mercati calcio, ma quello che ci ha più colpiti è l’estrema facilità con cui si possono consultare le quote in lavagna: tutto chiaro, pulito, bianco, bravissimi.
Non dispone di betting exchange e i payout sono un po’ migliorabili, ma si tratta senza dubbio di uno dei nostri migliori siti scommesse sicuri!
*Le quote degli incontri sono aggiornate al 9 aprile 2026 alle ore 18.09 e passibili di variazioni.