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Pronostico Serie A 25/25 Giornata 38 Featured Image

Serie A 2025/26, giornata #38: consigli scommesse

Scritto da Elettra D.
29 min. di lettura
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Zan zan zan! Per citare un dinamico trio, “Cioè, si sta ribaltando la situazione!”: la Juve che pareva già pasciuta nel suo posto Champions ha deciso di movimentare anche l’ultima giornata di campionato, perdendo male contro la Fiorentina nel corso della giornata numero trentasette. Chi se lo aspettava? Forse Spalletti, che sagacemente si è fatto rinnovare il contratto prima che il patatrac accadesse. Forse noi, perché mentre qualcuno altrove ha Luka, i bianconeri hanno Loca, e non è la stessa cosa. Con tutto il rispetto. Ora i tifosi bianconeri sono sul piede di guerra, inneggiando a fantomatiche rivoluzioni (spoiler: che non avverranno) e, taluni, chiedendo l’ingaggio di Conte. “In che senso, Conte?”. Eh. Nel senso che il bell’Andonio ha tenuto fede alla sua natura di scappino, scappando anche dalla panchina del Napoli dopo due anni: il ciclo contiano si conclude come sempre e noi gliene siamo grati, perché in un mondo in cui non riconosciamo più nulla, almeno lui resta fedele a se stesso.

Napoli che si appresta a far entrare molta gente gratis al Maradona per salutare Conte, con tanti gadget gratuiti: come a dire “Vi prego, venite a salutare e non mugugnate”. Eppure a Napoli in molti già mugugnano: chi sa se sono gli stessi che si lagnavano delle prestazioni deludenti della squadra in questa annata disseminata di infortuni? Napoli spanchinato, quindi: chi arriverà? Già la Serie A è sferzata dai venti del toto allenatori. Si parla di Sarri, anche se con il signor De Laurentiis non si è certo lasciato bene; oppure… rullo di tamburi… ALLEGRI! Per i corridoi del tifo si aggirano bimbi urlanti il nome di Macs, che parrebbe proprio essere in rotta di collisione col Milan ma poi invece no. Anzi: si diceva che la collisione fosse già avvenuta, almeno tra la gigante rossa Allegri e il buco nero Ibrahimović. L’allenatore non l’ha presa bene, per essere moderati. Ma non è tutto! Palladino si dice sia in fase di allontanamento da Bergamo (c’è chi dà la cosa bella che sicura) e qualcuno tra i banchi dell’opposizione inizia a ventilare che il Maschio Angioino possa essere il giusto nome per i partenopei. Ma tutto è molto in là da venire. Così al momento le panchine sembrano uno stallo messicano, con Conte in pole per la Nazionale (potremmo commentare ma non commenteremo) e gli altri che cercano di capire cosa ne sarà della qualificazione in Champions League per procedere con i ragionamenti.

E i campi? Cosa dicono i campi? Qualcuno pensi ai campi! Certo, resta l’ultima giornata e lo scriviamo col groppo in gola: abbiamo iniziato questo percorso in quella che ci sembra una vita passata e invece guardate un po’: il campionato è già finito. Tante sentenze sono già state scritte, come quella che ha portato a Milano 400.000 tifosi nerazzurri per festeggiare uno scudetto goduto come pochi altri (anche se Chivu già dice che il suo scudetto preferito sarà il prossimo. Sempre il prossimo). Ma i campi? Dunque: il Milan ha vinto una partita molto sporca a Genova, il Napoli ha passeggiato contro il Pisa e il Como ha battuto il Parma. Ecco com’è che la Juventus si è ritrovata da terza a sesta. Non solo: la Cremonese vince contro l’Udinese, sorprendentemente (ma noi un po’ lo sapevamo), ma il Lecce riesce a battere il Sassuolo all’ultimo minuto, con uno Štulić redivivo, rendendo vani gli sforzi del Maestro Giampaolo.

Occhio però, perché non tutto è chiuso, sia per quanto riguarda la corsa al piazzamento, che per quanto concerne la gara per la salvezza: sarà l’ultima giornata a decidere e questo ci rende immensamente felici: desideravamo che questa tanto criticata Serie A ci regalasse emozioni fino alla fine. Alla faccia di chi dice che il nostro campionato sia una fetecchia. Big match della prossima giornata? Il derby di Torino: la Juventus le proverà tutte per fare il suo, sperando in un inciampo di una (o più) diretta concorrente per il piazzamento. Certo, uno si può domandare se davvero il Torino possa prendere la ribalta e candidarsi per un big match, ma ragazzi, avete presente la Fiorentina la scorsa domenica? Chi lo avrebbe mai detto? Siete uomini di poca fede.

A proposito di cose belle da seguire e pure divertenti: ma quanto è stata bella la scorsa giornata con cinque partite in contemporanea? Alcuni della nostra redazione avevano quattro schermi accesi per cercare di seguire quanti più risvolti possibili. È stato bellissimo, un bel colpo assestato tra le costole del campionato spezzatino. Anche la prossima, l’ultima, avrà diversi match giocati in contemporanea: non alle 12.00, ecco, quello no (per fortuna). Ma domenica alle 20.45 ne vedremo delle belle. E, per le quote dell’ultima giornata, ci pensa Netwin*!

CHI VINCE FESTEGGIA, CHI PERDE SPIEGA

  • Il pronostico azzeccato più clamoroso: Laurienté Marcatore Sì (3.65), lo sapevamo, ci stava nelle ossa.
  • La toppata più clamorosa: Juventus – Fiorentina, 1 + Gol (2.90), che sventola abbiamo preso, con Spalletti.

Fiorentina – Atalanta

Venerdì 22 maggio, ore 20.45

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2.753.502.60
Fiorentina

Fiorentina, raga finalmente è finita!!

Alla Fiorentina, in questo momento, sembrano convivere contemporaneamente tre questioni: il mercato che impazza, la rabbia della piazza e la panchina mozza. E infatti a Firenze basta aprire una discussione qualunque per ritrovarsi dopo trenta secondi a parlare di Moise Kean, Fabio Paratici o della Curva Fiesole. Anche nella settimana in cui si è battuta la Juventus allo Stadium, pensate il livello della disperazione. Sul fronte squadra, il grande tema resta Kean, dato che secondo diverse valutazioni interne l’attaccante viola ha certamente mercato, ma non ai 60 milioni ipotizzati da qualche mattarello. Poi c’è il discorso su chi merita conferma: attorno alla Fiorentina si ragiona già sui giocatori da cui ripartire e su quelli sacrificabili, ma ora non ci sentiamo di fare nomi: tutto è magmatico. E il discorso panca? Paolo Vanoli può restare, Fabio Grosso non viene escluso e il nome di Paratici continua ad aleggiare sullo sfondo delle riflessioni fiorentine. E poi c’è la città; o meglio, la Curva Fiesole: lo striscione durissimo apparso contro squadra e società (“Ci avete rovinato”, diceva la parte che possiamo citare senza essere volgari) racconta bene il clima che si respira attorno al club.  A giudicare dalla stagione appena passata, difficile negarlo.

Atalanta

Un'altra panca che scotta: Bergamo

L’Atalanta vive uno di quei finali di stagione in cui il campo conta poco e il rumore attorno sembra già proiettato all’estate: la grande estate caldissima. Il grande tema resta il futuro di Raffaele Palladino: secondo qualcuno, l’addio del tecnico sarebbe ormai praticamente sicuro. Al suo posto, si dice che un brontosarri sarebbe pronto ad arrivare dalla Lazio, ma è conteso anche dal Napoli; è un intreccio che racconta bene il momento del club: la sensazione è che qualcosa stia per cambiare profondamente, anche a causa di una stagione decisamente interlocutoria, a causa soprattutto del grosso passo falso operato inizialmente con Jurić. L’ambiente, insomma, resta sospeso tra fiducia e inquietudine: Palladino, nelle ultime settimane, aveva parlato della volontà di aprire un ciclo a Bergamo, spiegando di sentirsi bene all’Atalanta e di voler costruire una squadra “a sua immagine e somiglianza”: poi è successo qualcosa (ma cosa?) che gli ha fatto tremare le ginocchia. Una rifondazione tecnica, soprattutto se coinvolgesse Sarri, significherebbe un radicale cambio di personalità, gioco e attitudini. Ricostruirsi ogni estate, questo il destino della Dea dopo l’addio del Gasp? Staremo a vedere, Percassi è osservato speciale dai tifosi. 

Bologna – Inter

Sabato 23 maggio, ore 18.00

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2.953.802.30
Bologna

Bologna, un paese non è niente senza lingua: Italiano

Qua si deve capire, sopra e oltre ai mugugni dei tifosi per una stagione così così (ma dopo la vittoria della Coppa Italia l’anno scorso era difficile bissare), come si fa a blindare Vincenzo Italiano. Claudio Fenucci lo ha ripetuto praticamente ovunque, dai palchi e dalle sedie delle trattorie: la volontà del Bologna è continuare insieme. Il rapporto con il tecnico è forte, sincero, quasi empatico (ok stiamo forse esagerando), con la società convinta che Italiano sia entrato davvero nella testa dei giocatori. Bologna non vuole interrompere il ciclo proprio adesso, ci sono tante cose da fare insieme! Intanto però il mercato si muove lo stesso: Giovanni Sartori guarda al Belgio alla ricerca di due nuovi profili, segno che il club sta già lavorando per mantenere (far tornare?) competitiva una squadra che vuole tornare in Europa senza snaturarsi. Nel frattempo il Dall’Ara continua a rispondere presente e non solo per bofonchiare: per Bologna-Inter è stata superata quota 30.000 spettatori, con Curva Bulgarelli e Kids Stand già esauriti. Del resto, dopo le vittorie su Napoli e Atalanta ce lo si poteva aspettare. Questa squadra è riuscita a ricreare un legame fortissimo con la città, dopo anni di galleggiamento anonimo: a Bologna è probabilmente la vittoria più importante di tutte. Ma bisogna tenere la barra dritta. Con Italiano, possibilmente.

Inter

Inter, tre ore di Chivu

L’Inter continua a muoversi come una squadra che pensa contemporaneamente al presente e al futuro: come dice Vecchioni, mai in essere, sempre in divenire. Da una parte c’è il campo, dall’altra un mercato già pieno di idee, priorità e mezze rivoluzioni: la novità più curiosa riguarda Cristian Chivu, che avrebbe deciso di introdurre un lavoro diverso anche dal punto di vista atletico, con una nuova impostazione in palestra pensata per cambiare l’approccio fisico della squadra; una specie di marchio di fabbrica chivuniano, l’impronta a fuoco personale anche in palestra. Nel frattempo la dirigenza lavora sui prossimi obiettivi: una delle priorità, ora che si è quasi deciso che il portiere ce l’hanno in casa già pronto (il Peppo Martinez) è la difesa da puntellare: il nome di Muharemović continua a circolare, forse è quello uno degli obiettivi per cui la proprietà vuole investire parte dei 50 milioni stanziati. Marotta intanto infuoca l’aria già infuocata di suo all’Arena di Milano, dichiarando che l’Inter è l’unica squadra di Milano ad avere due stelle. Innegabile, ma qua si rischia lo scontro con Gerry Cardinale. In tutto questo ci fanno sapere dalla cabina di regia che la trattativa che vedeva vicini Bastoni e il Barcellona è morta. Sepolta. Son passati tre giorni e non è tornata, quindi ci sentiamo al sicuro. Costa troppo: forse lo volevano per due molliche. Tre ore di Chivu per il mercato: cosa si saranno detti?

Lazio – Pisa

Sabato 23 maggio, ore 20.45

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1.574.305.90
Lazio

Lazio, il primo passo al ballo delle panchinanti

Profumo tuo di matrone romane: la Lazio d’oggidì pare una creatura tipicamente romana, quindi umorale, orgogliosa, teatrale. Una squadra che vive fra il marmo del passato e il brusio isterico del presente (in primis quello del suo mister), con Formello trasformata quasi in una piccola corte papalina dove tutti parlano, bofonchiano, sospirano si incazzano e si scazzano. E sopra tutti campeggia il Ras biancoceleste Claudio Lotito, personaggio da romanzo nazionale, uno che governa il pallone come un amministratore d’antan governa il condominio: voce grossa, petto avanti, nessuna voglia di sentirsi contestato e piccoli pisolini qua e là. Le sue parole, finite a spasso fra telefoni e social come pettegolezzi da bar sport di borgata, raccontano un ambiente a 1.000 watt: punge i calciatori, ne critica la testa prima ancora dei piedi, quasi fossero ragazzi svogliati mandati a male dal benessere del football moderno, mentre però rassicura che nessuno di loro ce l’ha con mister Sarri (un sospetto che sta sopra ai prati formellici come la foschia sta sul Tevere in certe sere). Ovviamente poi abbiamo il nodo sarriano: si tratta dell’allenatore diventato perno di mezza Serie A. Il primo passo per il valzer delle panchine deve essere il suo, piccolo reginetto di bellezza. Pendiamo tutti dalla sua cicca accesa.

Pisa

Pisa, che tristezza, arriva l'ultima

Pisa, passo pesante di città marinara quando il vento gira storto: testa alta, giacca lisa, malinconia antica di chi sa che il mare, tra qualche secolo, sarà a dieci chilometri. Tipo la Serie A, durata il tempo di un’estate tirrenica, splendente e crudele allo stesso tempo. Poi sono arrivati gli schiaffi della classifica, le domeniche storte e la retrocessione, quasi annunciata da mesi come una sentenza scritta sui muri dell’Arena Garibaldi, assieme agli sputi dei tabacchi da masticare. Ok, la smettiamo. In Toscana hanno imparato che il pallone è faccenda ciclica: si sale cantando e si scende bestemmiando contro il maestrale: già si parla della nuova Serie B, campionato da osteria e coltello fra i denti, dove conteranno più il carattere che i discorsi da salottini tv. Una B che si annuncia durissima, con la quota salvezza pronta a rialzarsi come accadeva nei tempi antichi del calcio italiano. Dubbi, ne abbiamo? Sì, tipo quelli sul futuro di. Tirando le somme, poi, abbiamo notato che questo Pisa s’è fatto notare per il caratteraccio: una delle squadre più indisciplinate del campionato, quasi a voler compensare coi nervi ciò che mancava in tecnica: cartellini, tensioni e partite sporche sono indizi di una squadra che ha lottato, male forse, ma che almeno non ha mai accettato serenamente il proprio destino.

Parma – Sassuolo

Domenica 24 maggio, ore 15.00

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2.753.402.65
Parma

Parma sulla riva del sogno

Il Parma assomiglia sempre più a certe signore emiliane d’una volta: educate nei modi, ma ostinate come muli quando c’è da difendere un’idea. E l’idea, oggi, porta il volto giovane e ancora un poco misterioso di Carlos Cuesta, tecnico che parla di identità calcistica come un professore basco parlerebbe di filosofia. E allo stesso modo, ti addormenti. A Parma gli hanno affidato una bottega delicata: salvare la categoria con il palleggio, il coraggio, la costruzione dal basso. E invece, puppa: no palleggio, no costruzione, mettiamo su un bel catenaccio e buonanotte ai suonatori, che io a suonare sotto le sassaiole degli avversari non ci sto. Tiè. E va bene così, perché il calcio italiano, specialmente quello di provincia, è terra diffidente verso gli idealisti: applaude l’estetica soltanto se accompagnata dai punti. Se perdi con eleganza, ti concedono una domenica, ma alla seconda sconfitta iniziano già a rimpiangere il vecchio catenaccio col libero e il mediano randellatore. La sensazione è che a Parma abbiano finalmente scelto una strada precisa: non soltanto salvarsi, bensì costruire una riconoscibilità. In un calcio italiano pieno di squadre che cambiano pelle ogni tre mesi, il Parma tenta un’operazione quasi romantica: diventare qualcosa prima ancora di vincere qualcosa. E chissà che questa mentalità randellante contadina non possa portare più alti obiettivi nella prossima stagione.

Sassuolo

Sassuolo, dalla provincia con amore

Il Sassuolo continua a essere una stranezza tutta italiana: una squadra di provincia, con pochissimi tifosi, che si ostina a ragionare da grande pur abitando una terra di capannoni, piastrelle e pragmatismo; ogni estate lo danno per finito, l’estate successiva qualcuno ne saccheggia i talenti, eppure il club neroverde ritorna sempre a galla, proprio come certi nuotatori di fiume che conoscono la corrente meglio degli altri. Perfino Fabio Paratici ha riconosciuto come il Sassuolo sappia rigenerarsi con puntualità da alta ingegneria industriale, al pari di quelle botteghe calcistiche moderne che trasformano intuizioni in plusvalenze e ragazzi sconosciuti in giocatori pronti a sbarcare in UK. A tenere insieme la baracca c’è il geometra del pallone Giovanni Carnevali, uomo che parla di mercato con l’aria di uno che sta trattando il prezzo del Parmigiano al mercato di Modena: vorrebbe trattenere Kristian Thorstvedt, sa che per Laurienté e compagni arriveranno offerte e sente venti di cambiamento che circondano l’alta figura di Fabio Grosso, che potrebbe restare, ma nel calcio italiano le promesse durano meno di un’alba a Reggio. Il Sassuolo, comunque, resta fedele alla propria natura: laboratorio prima ancora che squadra. Anche Andrea Pinamonti rappresenta bene questo spirito quasi contadino del gol, lontano dalle isterie metropolitane ma tremendamente utile quando c’è da portare a casa il pane della domenica.

Napoli – Udinese

Domenica 24 maggio, ore 18.00

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1.504.456.80
Napoli

Napoli, Champions assicurata ma la panca si è bruciata

Napoli è una città che vuole il calcio come il caffè: amaro e bollente. E oggi, sotto il Vesuvio, si respira quella strana inquietudine che arriva quando il comandante della nave pare avere già un piede sulla scialuppa: Antonio Conte continua a lavorare, a parlare alla squadra, persino a organizzare grigliatoni a Castel Volturno, rischiando di finirci lui, sullo spiedo, con tanto di mela in bocca (se vogliamo dar retta alle parole di Voi Sapete Chi). Confida ai suoi amici di essersi sentito solo, a Napoli, e i suoi amici gli confermano che in effetti non può fidarsi di nessuno, andando a spifferare questa confidenza ai giornali. Insomma, se ne va, ma è fatto così, lo sapevamo tutti, hai voglia a dirglielo, ai napoletani, loro giù a negare e ora? Calzona? Nah. Si parla di successione, di panchine future, di possibili eredi e perfino il nome di Maurizio Sarri riaffiora come certi amori che fanno giri immensi e poi… ma il Sarri è prudente, e  fa bene. Occhio a non passare dalla padella di Lotito alla brace di ADL, che conosci bene assai. Manna cena con McTominay e lavora al suo rinnovo: qualche paletto di certezza va dato. Tanto dipenderà dal nuovo mister: chi vorrà essere allenato da chi? La Champions, intanto, siamo sicuri che verrà giocata. Bene, dai, almeno questo.

Udinese

Udinese, si inciampa ma non si cade

L’Udinese somiglia proprio ai friulani che la amano: genti silenziose, concrete, poco inclini ai proclami ma belle serie quando si mettono al lavoro. Il calcio italiano è isterico e barocco, ma i bianconeri sono l’officina del Nord-Est, dove si costruiscono squadre come mobili robusti: legno forte, fisicità. Il volto di questa robustezza è quello di Kosta Runjaić, tecnico che ha portato ordine, punti e perfino una certa qual dignità estetica a una squadra che spesso viveva soltanto di sopravvivenza. I cinquanta punti raggiunti hanno garantito la permanenza, certo, ma a Udine non vogliono più limitarsi al minimo sindacale: la sensazione è che il club stia iniziando a guardare appena più in alto, con un po’ di pudore, ok, ma intanto. Inler parla di crescita, di semi piantati bene, perfino della possibilità di dare un assalto alla Coppa Italia: ma che spettacolo sarebbe? Oh, se ci è riuscito il Bologna, perché l’Udinese no? Intanto però aleggia il solito fantasma che accompagna ogni provincia virtuosa del calcio italiano: il mercato. Oumar Solet potrebbe aver disputato una delle sue ultime partite in bianconero, perché quando l’Udinese trova un giocatore forte, inevitabilmente arrivano le sirene delle città più ricche, in questo caso si dice di Milano. Lui continua a menare il torrone, ma fino al 30 giugno ci sa che si sta a guardare. Ora si va a Napoli cercando non soltanto punti, ma anche un lieto fine. Poi arriva l’estate.

Hellas Verona – Roma

Domenica 24 maggio, ore 20.45

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10.505.401.32
Verona

Hellas, l'ultima a salutare forte

Creatura scaligera, l’Hellas Verona: orgogliosa, nervosa, testarda, che pur da retrocessa vuole rompere le scatole. Anzi, forse ha iniziato a romperle davvero proprio da quando ha la certezza di finire in B l’anno prossimo (citofonate “Juve” per farvi spiegare!). Pareggia con l’Inter a San Siro e poi si ubriaca alla loro festa. Sotto l’Arena, comunque, si respira aria di cambiamento vero e non potrebbe essere altrimenti data la stagione. L’ex presidente Maurizio Setti parla apertamente di errori, di “presidi” mancati, quasi a voler ammettere che negli ultimi tempi il Verona abbia perso un poco la bussola della propria identità. E nelle sue parole si avverte pure il retrogusto amaro delle separazioni finite male: i rapporti incrinati con chi doveva garantire continuità societaria sembrano il simbolo di un club che ha vissuto mesi turbolenti dietro le quinte tanto quanto sul campo. Lui, che avrebbe aiutato il Verona a salvarsi, o così dice. In mezzo a questo putiferio di rammarico spicca la figura di Sean Sogliano, autentico rabdomante del pallone di provincia: a Verona sanno bene che gran parte delle ultime salvezze portano la sua firma. Intuizioni, scommesse, giocatori presi quasi dal nulla e trasformati in uomini da Serie A. Non sorprende allora che perfino la AS Roma abbia messo gli occhi su di lui. Perdere Sogliano significherebbe smarrire un pezzo dell’anima pratica e combattiva dell’Hellas. Si chiude il campionato proprio con la Roma: da quelle parti non vogliono scherzi.

Roma

Roma, pochi scherzi, Gasperone!

Roma è una città che pretende il mito anche quando basterebbe una placida roba normale: così la squadra giallorossa continua a vivere sospesa fra tragedia antica e sogno di imperatori, con Gian Piero Gasperini trasformato in un condottiero chiamato a riportare ordine dentro un regno emotivo e caotico, fatto di segnali radio gorgoglianti “ahò”. La paura di non farcela aleggia attorno alla rincorsa Champions, ma Gasperon de’ Gasperoni è uno che le scalate le conosce bene: è rimasto nel cuore un muratore bergamasco, un magutt, e mattone dopo mattone lui sa di potercela fare. I Friedkin si sono riavvicinati al tecnico e allungano l’orecchio per ascoltarlo, dato che quando è successo non è andata affatto Malen. Il futuro di Paulo Dybala resta il grande romanzo popolare della capitale: la Roma avrebbe già mosso passi concreti per il rinnovo, perché la Joya continua a essere l’uomo che accende la luce dentro partite sporche e nervose. Ma tutto dipende dalla Champions, dai conti, dagli equilibri economici e da lui, chiaro. Occhio ar Pupone Francesco Totti e al suo ritorno che aleggia sopra Trigoria, grosso e caciarone. I tifosi lo sognano, la società riflette, ma il nodo non è soltanto economico: riportare Totti alla Roma significherebbe riaprire il cuore emotivo del club, operazione simpatia che può anche finire malissimo. Ora c’è una qualificazione su cui concentrarsi, però. Piedi piombati.

Lecce – Genoa

Domenica 24 maggio, ore 20.45

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1.723.705.30
Lecce

Lecce fino all’ultimo respiro

Attorno al Lecce si respira il clima tipico delle squadre che si giocano tutto: tensione, speranza e sensazione come di disequilibrio, ed è in questo scenario che Eusebio Di Francesco ha scelto una strada diversa rispetto al passato. Il suo calcio non ha perso identità, ma oggi appare più concreto, meno esposto agli eccessi che in passato gli erano costati critiche e rimbrotti. La vera svolta del Lecce passa proprio da qui: non tanto nei risultati, quanto nella capacità di adattarsi alla lotta salvezza senza rinunciare completamente alle proprie idee, dato che la squadra continua ad avere limiti evidenti ma ha finalmente imparato a convivere con la sofferenza, aggiungendo pragmatismo e spirito di sacrificio a una base tecnica più ordinata rispetto a qualche mese fa. Anche la città sta vivendo questo momento con partecipazione totale: biglietti polverizzati in quarantuno minuti, quelli per la sfida interna contro il Genoa, che confermano quanto il legame tra Lecce e la sua squadra sia florido. Il Via del Mare diventa così un punto di raccolta emotivo, dove ansia, entusiasmo e senso di appartenenza si mescolano continuamente. Sul piano delle condizioni fisiche arrivano segnali contrastanti: Ylber Ramadani e Santiago Pierotti sono vicini al recupero, resta più delicata la situazione di Lameck Banda. E in una rosa costruita soprattutto sull’equilibrio collettivo, ogni assenza rischia di pesare più del normale. Si salverà? Al momento un punto di vantaggio sulla Cremo. Vediamo.

Genoa

Genoa, tutti attorno a DDR, discepoli!

Genova per noi… è una città che non concede mai nulla come se niente fosse, en passant, nemmeno l’entusiasmo. Anzi, soprattutto l’entusiasmo, belìn. E il Genoa, figlio perfetto di quel porto ruvido e malmostoso, sembra oggi vivere un momento di lenta ricostruzione umorale prima ancora che tecnica. Attorno al Grifone si è stagliata la figura di Daniele De Rossi, uomo che parla di calcio come certi professori parlano di letteratura: con passione, con veemenza, con quella punta di idealismo che scalda i cuori di ogni appassionato. De Rossi ha già iniziato a lasciare il segno: le sue lezioni al master UEFA Pro raccontano di un tecnico che ragiona di leadership e identità più che di semplici moduli, e il Genoa pare aver scelto proprio questo: non soltanto un allenatore, ma un uomo capace di aprire un ciclo. Parola grossa, nel calcio moderno, dove spesso i progetti durano il tempo di un temporale ad agosto in spiaggia. Ruslan Malinovskyi, uomo dai piedi educati e dal carattere tormentato, ha raccontato un legame emotivo profondo col club rossoblù. “Mi hai fatto piangere”, ha detto al Genoa, frase che dentro una città sentimentalmente dura come Genova pesa quasi quanto una dichiarazione d’amore. Piange perché se ne va, ovviamente. Chi resta, invece, è Lorenzo Colombo, riscattato ufficialmente dal Milan come segnale di continuità e fiducia verso una squadra che prova a crescere senza perdere il proprio spirito popolare. Spirito casciavit? No, eh.

Milan – Cagliari

Domenica 24 maggio, ore 20.45

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1.295.7011.50
Milan

Milan, Allegri in ritiro spirituale

Il Milan vive oggi come le grandi famiglie lombarde decadute: ricco di storia, pieno di orgoglio, di quadri di valore ma assai cupi e attraversato da tensioni che si avvertono anche dietro le tende di velluto. A Milanello, oggi, il centro del villaggio rossonero è ancora Massimiliano Allegri, tecnico pragmatico e scaltro, “con più culo che anima”, direbbe qualcuno, ma uomo che conosce il calcio italiano come certi industriali brianzoli conoscono i loro capannoni in eternit: senza inutili romanticismi, ma con l’ossessione feroce del risultato. Occhio però, che attorno ad Allegri aleggia il Napoli di Giovanni Manna, che lo corteggia apertamente, quasi volesse strapparlo alla Madonnina come si fa coi grandi direttori d’orchestra. Ma Max resta lì, sospeso fra fedeltà e dubbi, perché chiede garanzie vere: mercato importante, squadra competitiva, dirigenti allineati (bella questa, forte questa, che pie illusioni!). In sostanza pretende che il Milan si ripigli. Leon Goretzka è il sogno di Macs: fisico, esperienza, ordine, forza mentale. Taaac. Ma senza Champions tutto rischia di restare semplice fantasia da giornali sportivi, perché il calcio moderno misura l’ambizione prima col bilancio, poi con l’ambizione e solo in ultimo col pallone. Gerry Cardinale si fa vedere ora con insistenza, ora che la stagione è finita: bella forza, Gerry. Aridateci Tom, verrebbe da dire. I rossoneri vanno in ritiro, quasi spirituale, ché ci vuol silenzio.

Cagliari

Cagliari, primum: blindare Pisacane

Il Cagliari scricchiola, oscilla ma non affonda, proprio come le barcoline che troviamo nel porto di Cagliari. La squadra rossoblù resta figlia perfetta della propria isola: orgogliosa, testarda, capace di soffrire senza perdere dignità e Pully. E anche quest’anno la salvezza è passata soprattutto dal fortino interno, perché alla Unipol Domus il Cagliari ha costruito gran parte del proprio raccolto, trasformando ogni partita casalinga in una piccola guerra di resistenza mediterranea, tutta burrasca e frangiflutti. Il nome di Francesco Pio Adorante circola come possibile rinforzo offensivo: attaccante da provincia feroce, uno di quelli che magari non fanno innamorare gli esteti ma arrivano dalla B come l’Esposito che tante gioie sta dando all’Inter. A Cagliari resta forse l’altro Esposito, dando vita al possibile duo Esposito-Adorante. Poesia! Per quanto concerne Semih Kılıçsoy, in Sardegna sperano che possa diventare qualcosa di più di una semplice scommessa esotica, perché i tifosi credono in lui. Il nome che agita davvero l’ambiente, però, è quello di Fabio Pisacane, perché il ragazzo piace al Sassuolo. Acciacchi e incertezze per l’ultima di campionato. Andare a Milano è un bel modo di salutare la stagione: fare bella figura sarebbe stupendo.

Torino – Juventus

Domenica 24 maggio, ore 20.45

Quota “1” NetwinQuote “X” NetwinQuota “2” Netwin
7.304.951.43
Torino

Torino, El Derby de la Muerte!

Il peso romantico della propria storia, ecco cosa si porta addosso il Toro: una squadra che vive all’ombra della grande tragedia e che proprio da quella memoria trae ancora oggi il proprio orgoglio più feroce. L’orgoglio che serve per avvicinarsi al derby contro la Juve arriva, come sempre carico di simboli. I nervi si tendono, pure se dall’altra parte ci sarebbe una Juventus ferita, confusa, perfino in crisi d’identità. Ma il Toro conosce bene il rischio delle belve ferite: possono essere vulnerabili ma anche improvvisamente micidiali. E allora il popolo granata si stringe attorno ai propri simboli. La Curva Maratona ha organizzato un nuovo corteo dal Filadelfia, luogo che per il Torino non è semplice luogo ma sacrario, quasi una chiesa laica del pallone. Allenamento a porte aperte prima della partita della vita, per far sì che i tifosi stiano vicini ai granata: contatto diretto fra squadra e popolo. Il Toro cerca energia nella propria gente, perché quando manca la tecnica, subentra il sentimento. E il sentimento granata, soprattutto nei giorni che precedono la Juventus, diventa qualcosa di quasi viscerale. Intanto aleggiano possibili addii: alcuni uomini sembrano arrivati all’ultima corsa in maglia granata, da Lazaro a Maripán, passando per altri nomi di una squadra che continua a cambiare pelle senza riuscire del tutto a trovare continuità. D’Aversa la trionferà? Bandiera granata sempre, nel dubbio.

Juventus

Juve, ruzzoloni e tamburloni

Juventus elegante all’apparenza, ma attraversata da crepe profonde dietro le tende pesanti del palazzo: alla Continassa si respira un’aria di debacle, di restaurazione incompiuta. Luciano Spalletti era arrivato per riportare idee, intensità e modernità, ma oggi il suo rapporto con Damien Comolli pare consumato da incomprensioni e silenzi, che forse porteranno il tecnico pelatissimo a un addio clamoroso proprio dopo aver firmato il prolungamento del contratto. Ecco cosa succede a perdere male contro la Fiorentina in casa, ragazzi. Il calcio italiano è fatto così: si passa in pochi mesi dagli elogi solenni alle diffidenze di corridoio. Anzi, quale corridoio: qua le diffidenze si urlano ai quattro venti. E pensare che appena qualche settimana fa la Juventus parlava di continuità, rinnovi, identità comune (Jdentità, tipo). Comolli celebrava Spalletti come uomo simbolo della nuova era bianconera, quasi fosse il professore incaricato di riportare cultura calcistica dentro una squadra che negli ultimi anni aveva perso se stessa. Oggi invece riaffiorano accuse sul mercato, dubbi sulla costruzione della rosa e sospetti di un progetto ancora molto molto fragile, fatto di nomi che non si ritengono all’altezza di un progetto come quello bianconero. In mezzo al caos la voce di Manuel Locatelli si fa sempre più fragile mentre confessa “Noi siamo questi”. Non è un bel messaggio, dal capitano. Il futuro di Dušan Vlahović resta in bilico, il nome di Bernardo Silva aleggia come sogno costoso che rischia di schiantarsi in un risveglio orfano di Champions League.

Cremonese – Como

Domenica 24 maggio, ore 20.45

Quota “1” NetwinQuote “X” NetwinQuota “2” Netwin
5.304.351.61
Cremonese

Cremonese, alla pugna, forse l’ultima

La Cremo vivrà una di quelle domeniche da pianura padana in cui il cielo resta basso e il destino pare sempre appeso a un filo sottile: arriva il Como che cerca il suo piazzamento europeo di primo livello, ergo non si scherza. I grigiorossi si trascinano verso il finale di stagione con il passo maciullato di chi si avvicina al patibolo: il miracolo è difficile, non ancora impossibile numeri alla mano, ma che fatica. La vittoria recente ha lasciato addosso una dolcezza amara, come certi vini emiliani che sembrano allegri ma nascondono fondo ruvido. Perché vincere non basta più: servono combinazioni, passi falsi altrui, un’impresa contro il Como che avrebbe il sapore delle vecchie epopee provinciali del pallone italiano e un Lecce che altrove, troppo troppo lontano, in un paesaggio esotico per un cremonese, si schianti contro il Genoa. Critiche, dubbi, processi sommari: nel calcio nostrano basta una domenica sbagliata per trasformare un uomo perbene in imputato permanente, figuriamoci se a essere sbagliato è tutto il girone di ritorno. Curiosamente, poi, il destino grigiorosso torna a incrociarsi col Como, proprio come accadde tanti anni fa, quasi che il calcio, ogni tanto, si diverta a riproporre gli stessi crocevia per capire se gli uomini abbiano imparato qualcosa dal passato; tipo come battere il Como 5-2, come nella stagione 1932/33. Quasi un secolo, maledizione.

Como

Como, ce la si farà?

Una piccola squadra lacustre che improvvisamente si ritrova a parlare il linguaggio dell’Europa, del lusso e dell’ambizione internazionale: al centro di tutto c’è Cesc Fàbregas. Champagninico uomo di calcio, pantaloni bianchi come certi registi catalani, capace di portare sul lago idee grandi senza perdere il gusto della crescita graduale. A Como ripetono che il vero successo non sia la Champions (nel caso arrivasse), ma il miglioramento continuo. Ed è forse proprio questo che rende il progetto così diverso dalle solite follie provinciali italiane. La società, infatti, parla apertamente di crescita strutturale, di consolidamento, di un percorso da non bruciarsi troppo in fretta. Certo, il sogno europeo esiste e aleggia sopra il Sinigaglia, nebbia di zucchero sul lago autunnale, ma dalle parti di Como l’ambizione non è isteria. Eppure il club pensa già da grande: Fàbregas guarda in casa Juventus per rinforzare la rosa, segno che il Como non vuole più limitarsi alla sopravvivenza elegante da neopromossa simpatica. Solo che guarda a Miretti, il che ci fa pensare a un vago strabismo. I tifosi iniziano a percepire il peso storico del momento, dato che la trasferta di Cremona, vietata ai sostenitori ospiti, è diventata perfino materia da ricorso al TAR. Si deve lottare proprio per tutto, se sei una piccola.

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Elettra D., recensioni e pagine tematiche

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Titolo di studio Laurea in Critica e Teoria della Letteratura
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Elettra D. è sbarcata a Time2play nel 2021, una delle prime contributor a essere arruolata per le pagine italiane del sito, dopo anni di esperienza nella scrittura di contenuti, legati (ma non solo) al mondo del gambling online; la molla è stata proprio il paragone con il modo di lavorare di altre aziende in questo campo, esplicitamente orientate alla vendita di un prodotto o una piattaforma di scommesse e casinò e poco interessate alla formazione degli utenti, alla loro salvaguardia e corretta informazione.

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