Questa volta parliamo di quattro, più meno, delle Nazionali con più chances di vincere i Mondiali di calcio: tutte, in percentuali diverse, favorite per il trionfo finale la sera del 19 luglio.
Dissertazioni manovrate
Bisogna partire, manco a dirlo, dalla Francia, una Nazione, ancor prima che
Nazionale, che a livello giovanile lavora benissimo da anni e che ora vanta un
serbatoio di talenti enormi.
Vi sarà capitato online di trovare i vari “undici” schierabili da Deschamps: ecco che anche le quinte scelte, non già le seconde, se la giocherebbero
tranquillamente.
Francia
Il potenziale offensivo della Francia è poderoso, diciamolo: Mbappé, Dembélé, Olise, più Marcus Thuram, Doué, Cherki e via una sfilza di altri, ma sapranno stare bene insieme?
È questo l’interrogativo principale legato alla Francia, perché Mbappé è un tema e anche bello grosso, molto più grosso di Deschamps e della sua ultima manifestazione internazionale in veste di CT.
La stella del Real Madrid arriva da un finale non brillantissimo in campo e soprattutto strapieno di polemiche fuori: il weekendino a Cagliari con Ester Exposito, mentre il Real giocava e di fatto perdeva la Liga ancor prima del Clásico non è stato apprezzato da compagni e opinione pubblica spagnola.
In Francia invece ha fatto clamore la foto di squadra, pre partenza, insieme a
Emmanuel Macron, dove Mbappé si posiziona davanti al Presidente della
Repubblica, coprendone parzialmente la figura: uno sgarbo che non è sfuggito agli eleganti francesi.
Insomma la stella degli ultimi due Mondiali della Francia in questo momento è
bersagliata e qualsiasi cosa faccia finisce sotto la lente d’ingrandimento: un
mancato saluto a Kante, una fascia da capitano pretesa al momento dell’ingresso in campo fanno rumore.
Storicamente la Francia ha sempre saputo implodere nel momento più
importante e qui gli ingredienti ci sono tutti: Deschamps dovrà essere bravo a fare da collante fin da subito, rimediare in corsa potrebbe rivelarsi difficile come cercare un ego in un pagliaio.
Spagna
Ecco, questo problema di ego la Spagna sembra non averlo.
Un’altra Nazione che a livello federale ha lavorato benissimo: la Roja ha confermato De La Fuente, CT campione d’Europa in carica, che ha saputo con merito tenersi la panchina, nonostante lo scetticismo iniziale dopo la separazione da Luis Enrique.
Anzi, De La Fuente ha avuto il coraggio quest’anno di non portare al Mondiale nessun giocatore del Real Madrid, una cosa mai successa nella storia della Spagna.
È vero anche che non è che ce ne fossero molti, di spagnoli convocabili tra i Blancos:, l’escluso più illustre è stato Huijsen, che ha prontamente postato su Instagram il suo fastidio attraverso una storia con la propria media voto stagionale. Evitabile.
Al di là di questo, comunque, gli interrogativi per la Spagna sono molto più di campo, perché bisogna innanzitutto capire in che condizioni arriverà al Mondiale Lamine Yamal, dopo l’infortunio muscolare che gli ha fatto finire prima la stagione; il discorso vale anche per l’altro esterno che spaccò l’Europeo di due anni fa, Nico Williams.
Il basco ha vissuto anch’egli una seconda parte di stagione complicata e non arriva al Mondiale ben alto sul trampolino come ci si aspettava.
La novità delle convocazioni spagnole è stata Gavi, che due anni fa saltò gli
Europei per la rottura al crociato: questa volta il centrocampista del Barça ci sarà.
Argentina
La terza di cui parlare è l’Argentina: l’ultimo Mondiale di Messi.
Fa impressione scriverlo, figuriamoci dirlo ad alta voce: in più, la Selección ci arriva, per stessa ammissione del CT Scaloni, con alcuni giocatori non al cento per cento.
Il CT argentino, ex giocatore di Atalanta e Lazio, insieme a Samuel, Aimar e al resto dello staff ha messo insieme una rosa che è un mix di riconoscenza verso chi il Mondiale l’ha vinto tre anni e mezzo fa (al di là di Paredes, che sta facendo bene in Argentina, ha convocato Montiel, Tagliafico e Pezzella) e di ricambio generazionale (ha lasciato a casa Dybala, per portare Almada e Barco).
In attacco c’è anche Nico Paz, che a sorpresa ha tolto il posto a Franco Mastantuono, quello che doveva essere l’Ultimo Grande Prodotto del calcio argentino e che alla prima stagione a Madrid ha invece deluso le
aspettative e nemmeno poco.
Davanti il ballottaggio è molto più vero rispetto a Qatar 2022, dove Julián Álvarez si prese il mondo mentre Lautaro dovette lottare contro un problema alla caviglia che lo mise in grande difficoltà.
Alla vigilia della partenza, l’Argentina è stata colta da un lutto
che ha colpito la cultura del Paese: è morto a 77 anni El Indio Solari, la più grande rockstar della storia d’Argentina, “l’altro dio pagano del popolo argentino insieme a Maradona”.
Ebbene, poche ore dopo la morte è stato diffuso un audio inedito che
Solari aveva mandato recentemente a Messi: “E se vincessi due Mondiali di fila? Sei fatto per questo, Viejo”.
E anche questa volta l’Albiceleste ha trovato la sua dose di mistica.
Brasile
E poi per ultima c’è il Brasile, che di queste quattro sembra essere quella che parte un pochino più indietro, ma che noi italiani guarderemo con più attenzione e affetto che mai considerando la presenza di Carlo Ancelotti in panchina.
Per stessa ammissione del CT e del suo staff è e sarà un Brasile diverso da quello che la storia dei Mondiali ci ha spesso consegnato.
È una squadra, questa, che ha meno magia di molte altre Seleção viste ai Mondiali e che è composta da giocatori molto più “europei” che non sudamericani; è una squadra molto veloce, motivo per il quale è facile immaginarsi una squadra da ripartenza e in generale da caccia alla profondità.
Il tema principale per Ancelotti in questi mesi è stato Neymar: in Brasile e non solo c’è stato un enorme movimento popolare a favore della sua convocazione, che poi effettivamente è avvenuta, anche se con un giallo.
Il numero 10 del Santos ha accusato un problema al polpaccio nell’ultima partita pre lista e i medici del Santos hanno minimizzato, comunicando la presenza di un edema, roba da poco.
Gli esami strumentali hanno invece evidenziato una lesione di grado 2, che con grandissime probabilità gli farà perdere l’esordio contro il Marocco.
Anche l’infortunio di Wesley non aiuta Ancelotti, anche perché, a differenza del
passato, questa rosa è sprovvista di grandi terzini: al posto dell’esterno della Roma è arrivato Ederson, in procinto di passare al Manchester United.
Un centrocampista per un terzino, lo staff della Seleção ha valutato che almeno tre dei centrali in rosa siano adattabili sulla fascia.
Portogallo, la “bonus track”
Aggiungo come bonus track il Portogallo, tra le Big quella che in molti stanno
calcolando di meno.
E non ne capisco il perché: sono forti in ogni reparto: hanno grandi esterni bassi, un centrocampo da paura, esterni forti nell’uno contro uno ma con caratteristiche diverse, hanno un vice Ronaldo (Gonçalo Ramos) che, forse per
abituarsi allo scenario, a Parigi quest’anno ha imparato a essere decisivo dalla
panchina.
E poi, per finire, stesso discorso valido per l’Argentina: è l’ultimo Mondiale di Cristiano Ronaldo.
Ecco, in questo gruppo c’è forse meno venerazione manifesta, rispetto a quel che succede dall’altra parte con Messi e gli altri compagni, ma il potenziale del Portogallo è elevatissimo e non va sottovalutato.