Palla a Bernardi
Davide Bernardi e l'immagine di un calciatore in azione

Palla a Bernardi #6 – Derby sotto l’ombrellone

Scritto da Davide Bernardi
5 min. di lettura
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Se già in momenti storici lineari, Inter e Milan sono normalmente due rette diciamo parallele, che come tali non si toccano mai, se non per darsi scarpate (ad eccezione del capitolo San Siro), in questo preciso momento le due società sembrano due universi paralleli. Altro che rette.

Lontanissimi, quasi imparagonabili per la fase che i due club stanno vivendo. Partire dal Milan sarebbe troppo facile e infatti partiamo proprio dai rossoneri: che poi in questa matassa, almeno dall’esterno, è pure difficile trovare il punto da cui iniziare.

Il nuovo corso rossonero

L’uomo che lega società e squadra, la figura più riconoscibile, quella che in teoria dovrebbe dare continuità al progetto, è negli Stati Uniti, da ex calciatore fa il “talent” o “pundit” come si dice nel mondo anglosassone, per Fox Sports. E’ in onda ogni giorno, non ne salta uno, come da contratto, e oltre a questo vanno aggiunti i vari spot-reel social che periodicamente lo vedono protagonista in questi giorni: l’ultimo per una marca di occhiali. In tutto ciò, il Milan rimane lontano parecchi chilometri.

La società nel frattempo ha annunciato il nuovo organigramma, per i pochi attenti sembra una rivoluzione, in realtà tutti i profili erano già all’interno del consiglio d’amministrazione. Leggendone però i profili, la prima cosa che salta all’occhio è la mancanza di esperienza sul campo, quello vero e nello specifico, su quello italiano, che come ogni campionato ha le sue regole e le sue chiare peculiarità.

Come direbbe Marotta, a proposito, devi saperlo cosa significa andare a giocare a Lecce (piuttosto che Cagliari o a Verona) alle 20.45 di una fredda domenica di gennaio.

Gardiner e Almstadt

Nel nuovo organigramma è chiara quella che sarà la tendenza ad affidarsi ai big data, con la presenza ad esempio di Bobby Gardiner come direttore del Football intelligence o lo stesso ds Hendrik Almstadt che ha quel tipo di formazione lì.

L’uomo portato da Gazidis prenderà il posto di Tare, un direttore esperto di calcio e di giocatori con alle spalle anni in Serie A, che quest’anno ha certamente fatto errori, come tutti al Milan, ma che conosce la materia. L’unica esperienza di Almstadt da ds risale al 2015-16, quando ricoprì il ruolo all’Aston Villa, anno in cui la squadra di Birmingham arrivò ultima in Premier, retrocedendo in Championship dopo 58 anni.

Chi è davvero Amorim?

In panchina è stato scelto Ruben Amorim, un allenatore che arriva da un’esperienza di 14 mesi molto negativi al Manchester United. Vi lascio qui qualche numero per capire: 1.23 media punti a partita, la più bassa nell’era Premier League per lo Utd. Il dato curioso è che il secondo peggior dato appartiene a Ralf Ranik (1.54), altro nome che per settimane è stato in orbita Milan. Ma ancora: 15 vittorie su 47, mai più d 3 vittorie di fila, in tutte le competizioni.

Ha perso un terzo delle partite con i Red Devils, peggior dato dal 1972, con Frank O’Farrell in panchina. In quei 14 mesi, solo Postecoglu ha perso più partite in Premier League dell’allenatore portoghese.

In Inghilterra Amorim ha dimostrato di essere un allenatore che più che una filosofia, ha un vero e proprio dogma, il sistema: difesa a 3 e centrocampo a 2, da lì non si scappa. Nonostante, col passare dei mesi, le cose non migliorassero e la pressione dei media si facesse sempre più insistente, ha preferito annegare con la propria nave tattica, senza saltare sulla prima scialuppa disponibile: la tanto richiesta e invocata (da tutti tutti tutti) difesa a 4.

Insomma è un allenatore, che non ha mai allenato in A, che arriva da un’esperienza negativa e che inevitabilmente avrà bisogno di protezione, anche e soprattutto mediatica, da parte della società. Questo organigramma è in grado di garantirgliela? E’ questa la grande domanda legata al Milan, che sicuramente economicamente sta molto meglio di altri club, ma certamente a livello sportivo non accende i proprio tifosi. Ma in fondo il pallone è bello perché rotondo e sempre pronto a smentire tutti.

La sponda nerazzurra del Naviglio

Dall’altra parte la faccenda è diametralmente opposta, ma proprio diametralmente. Non c’è nessuna società in Italia che oggi potrebbe stare meglio del Milan, che non sia l’Inter.

Una società che sembrava a fine ciclo, grazie alle scelte della dirigenza ha saputo vincere due trofei con in panchina un allenatore che aveva 13 partite in Serie A e che ha dimostrato di avere una capacità gestionale non comune. Allenatore che giustamente Marotta ha già rinnovato fino al 2028.

Il mercato di Marotta

L’Inter sta facendo un mercato intelligente e di valore: Dumfries a 20 milioni, dopo non averlo praticamente mai avuto in stagione e alla fine di un percorso ormai arrivato a termine, è un sacrificio che andava fatto e nemmeno troppo doloroso.

In difesa fare cassa e plusvalenza con Bisseck e inserire Solet è una mossa che alza il livello. Anche la scelta di dare continuità in porta, con Martinez e avvicinandogli un’alternativa di valore come Provedel rientra perfettamente nel modello Marotta.

A tal proposito, un giorno glielo chiesi al presidente dell’Inter, se esista davvero un modello Marotta. Mi rispose: “il modello Marotta è molto semplice, basta scegliere persone di qualità, in tutti gli ambiti possibili della società. Non capisco perchè non lo facciano tutti”. Magari l’ha fatto anche il Milan e non lo sappiamo ancora…

Vai a sapere.

Davide Bernardi

Davide Bernardi

Collaboratore di Time2play da maggio 2026

Titolo di studio
Titolo di studio Laurea Triennale in Linguaggi dei Media
Specializzazione
Specializzazione Calcio
Esperienza
Esperienza 13 anni di esperienza nel giornalismo sportivo

Mi chiamo Davide Bernardi, sono giornalista e nello specifico bordocampista, ho iniziato nel 2013 a Fox Sports, trattando il calcio internazionale: La Liga, Clasicos e Derbi de Madrid, Libertadores e Copa America, Argentina e Brasile. Oggi collaboro con diverse testate, tra cui Dazn per cui faccio il bordocampista in campo e il talent in studio. Curo una rubrica da me ideata, il Bordocam, dove cerco di mostrare tutto quel che non si è visto a casa.

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