È senza ombra di dubbio uno dei migliori mondiali che si ricordino a livello individuale. Tutte le stelle che si aspettavano sono state protagonista, l’unica che è davvero mancata fin qui, è ancora in gioco e può ancora scrivere le storia.
I problemi di Yamal
Parto proprio da lui, perché quella di Lamine Yamal è l’unica stella che fin qui non ha brillato davvero. Ha segnato alla seconda, certo, ma è chiaro come a questo Mondiale sia arrivato scarico fisicamente, dopo una lesione che gli ha fatto saltare le ultime giornate di Liga.
Aggiungiamoci che fin qui la Spagna ha sempre affrontato squadre che hanno difeso basse, compatte, raddoppiando e a volte triplicando dalla sua parte. In questo scenario se non hai la gamba, fai fatica.
Il “dittatore” Mbappé
Il paradosso è che il suo alter ego di tutti i giorni, la stella del Real Madrid, Mbappé, ha saputo in 20 giorni ribaltare una situazione complicata, forse a livello mediatico la PIÙ complicata.
Non bisogna dimenticarsi da cosa arrivava Mbappé prima di sbarcare in America: una petizione dei tifosi del Real Madrid ha raccolto 30 milioni di firme per vederlo fuori dal club, la vacanza a Cagliari con Ester Exposito nel weekend in cui di fatto il Real consegnava la Liga proprio a Lamine e ancora l’autoesclusione dal Clasico nella partita in cui i blaugrana il titolo se lo prendevano ufficialmente.
Si potrebbe continuare per un’altra ventina di minuti citando le dichiarazioni pubbliche contro Arbeloa, i soprannomi che gli hanno dato, prima “El Dictador” e poi “Mobutu” (iconico dittatore Congolese), la foto di squadra in cui compare davanti a Macrone. Insomma tutta questa spadellate di cose, Mbappé l’ha scacciata con i gol, trascinando la Francia. Ero allo stadio, a Boston, perfettamente in linea col secondo palo di Bonou: un gol magnifico.
Haaland, potenza e leggerezza
È stato anche molto il Mondiale di Haaland: seguendolo da vicino non puoi non apprezzare la leggerezza e l’autoironia con cui l’ha vissuto e con cui in generale vive la sua professione.
Alla prima Coppa del Mondo in carriera, con tutte le pressioni di “dover” fare bene, Haaland e la Norvegia hanno fatto benissimo, sorprendendo i Sudamericani che l’anno scorso ci hanno preso un po’ in giro per averci perso all’andata e anche al ritorno. Haaland da Numero 9 ha fatto quel che ci si aspettava da lui: l’ha buttata dentro.
Contro il Brasile, anche lì ero allo stadio, a bordo campo, è stata impressionante la facilità con cui si sia schiantato contro la difesa di Ancelotti, come si sia abbattuto su Gabriel e poi la quasi indifferenza con cui ha segnato il secondo gol.
Kane al ritmo di Wonderwall
È mancato un po’ contro l’Inghilterra, asfissiato dall’umidità di Miami, che però in realtà ha bloccato un po’ anche Kane, che invece prima era stato anche lui dominante. Il capitano dell’Inghilterra in questo mondiale sta imparando a essere una cosa che è sempre stato poco: mediatico, protagonista anche fuori dai 90’. È lui che accoglie David Beckham nel ritiro e che lo omaggia del classico cappellino inglese che ricevi per le presenze in Nazionale.
È lui che a fine di ogni partita trascina la squadra sotto la curva, per godersi Wonderwall. Non credo Harry sia un amante de karaoke, ma se a inizio mondale, con la Croazia, si era solo goduto la canzone, ora ogni volta anche lui la canta a squarciagola.
Il gesto di Raul Jimenez
Se poi vogliamo continuare a parlare di numeri 9 classici, è stato anche il mondiale di Raul Jimenez, che insieme a un altro paio di giocatori ha trascinato il Messico proprio fino agli ottavi con l’Inghilterra. Proprio come Haaland avere sulle spalle le aspettative di un paese può essere logorante, soprattutto se sono così alte come quelle che il popolo messicano mette nel calcio.
Jimenez è anche una bella storia da raccontare, visto come abbia lottato per tornare il giocatore che si era preso la Premier, prima di un terribile incidente alla testa. Tre mesi prima del Mondiale in casa, Jimenez promette al padre che sta morendo, che avrebbe segnato al Mondiale. È una delle ultime cose che gli dice e promette e la sera del debutto all’Azteca riesce a mantenere la promessa, indicando subito a cielo e commuovendosi inevitabilmente.
Vogliamo parlare di Messi?
Ho lasciato per ultimo Messi, perché cosa vuoi dirgli a Messi? Leggevo un particolare impressionante, pare che rispetto a Qatar 2022, Messi ci sia arrivato ancor più tirato, pesando 3kg in meno. Insieme a De Paul, tre mesi prima dell’inizio del mondiale ha iniziato una preparazione ad ho, doppio allenamento tutti i giorni: al mattino con la squadra, pomeriggio solo loro due con un fisico dedicato.
Magari non la preparazione che Maradona fece nella Pampa prima del 1994, ma comunque l’ennesima dimostrazione del più grande di tutti, di sempre. Perché questo mondiale ha probabilmente sfatato anche questo mito che ci portavamo dietro da anni. Nel giudicare un fuoriclasse, non si può non considerare la longevità tra i criteri a valutare e Messi a 39 anni fa ancora la differenza e nemmeno poco.
Contro l’Egitto, dopo il rigore sbagliato, gioca gli ultimi 10+recupero da trascinatore, come faceva una volta. Si è defilato a desta e ha iniziato a creare occasioni, che fosse crossarla in testa ai compagni o saltarne quattro e metterla dentro o direttamente segnare.
Le lacrime di fine partita credo, per chi guardava, siano state un regalo, perché Messi ha mostrato che anche uno come lui può avere paura e se c’è una cosa che ci sta dicendo questo Mondiale è che nella vita è importante riconoscere e accettare i propri stati d’animo.