Da cosa si parte per raccontare una finale del Mondiale? Probabilmente dall’emozione di salire i gradini della tribuna e trovarsidi fronte un panorama visto e immaginato per anni. Erano dieci gli scalini al livello 300 del MetLife Stadium, una volta in cima i colori davanti a me, erano quelli di Pasadena 94, lo stesso sole, lo stesso verde, dopo un’acqua che il giorno prima aveva invece allagato pezzi di New York.
Il clima da Superbowl
La sensazione è stata subito di trovarsi a un Superbowl: Post Malone che canta nella cerimonia di chiusura, tre elicotteri che accompagnano Trump e poi la cartolina d’apertura più bella possibile, di fronte a te per l’ultima volta. La canzone di Shakira, i bandieroni, i giocatori che entrano e quella luce, quella di Pasadena, a dirti quanto tu sia fortunato in quel momento.
Contestualizzare l’attimo, rendermi conto di dove sono e quando lo sono è un esercizio che provo a fare sempre nelle occasioni importanti, mi sembra una buona maniera per apprezzare il momento, un buon trampolino per emozionarsi, che ho capito essere la cosa più importante.
Scontro fisico vs giro palla
Poi la partita inizia e non è uno spettacolo abbacinante a essere onesti: dopo 7’ la percezione di come sarebbe stata è abbastanza chiara, De La Fuente la incarta a Scaloni, la posizione di Olmo dà fastidio alla fase difensiva argentina. In generale appare chiaro come la serata con l’Inghilterra abbia riempito di gioia i cuori albicelesti, ma ne abbia anche svuotato i serbatoi.
La Spagna con la palla è uno sciame, non ce n’è uno che stia fermo, l’Argentina è esattamente l’opposto, il gioco non scorre mai e va sempre all’indietro. Dal principio, proprio come fatto con gli inglesi, i vari Montiel, Tagliafico ecc provano a metterla sull’avvertimento fisico, ma se ad Atlanta era stata una chiara scelta consapevole per vincere la partita, qui a New York sembra solo un palliativo per rimanere a galla.
L’ingresso di Paredes nel secondo tempo non farà che acuire il tutto, fino alla scellerata e forse decisiva espulsione di Enzo Fernandez, al 92’. La partita diventa piano piano una resistenza, l’Argentina non tira mai, Messi non la tocca mai, la tiene in piedi il Dibu Martinez, che uscendo dagli spogliatoi, qualche passo prima del campo, si era lasciato sfuggire “hoy es mi dia”, oggi è il mio giorno. Il gol decisivo lo segna al 106’ Ferran Torres, un ragazzo sempre troppo sottovalutato, all’ombra di Lewandowski, che ha dovuto trasformarsi in attaccante per davvero, dopo un inizio da esterno tra Valencia e Manchester.
La decide Ferran
Uno di quelli criticati parecchio in Spagna, da quando il 9 non sono più Torres o Villa, in generale da quando lá va i, falso 9. E se tre anni e mezzo fa era stato l’uomo dei meme, per la sua relazione con la figlia dell’allora ct Luis Enrique, oggi è l’uomo della gloria.
Lui, insieme a Pau Cubarsi, che vince il premio miglior giovane del Mondiale in silenzio, come tutto quel che riguarda questo straordinario prodigio, precoce e talentuoso nel proprio ruolo quanto lo è Yamal nel suo, solo senza fare balletti, senza usare Tik Tok. Lui sorride e si prende il Mondiale, anche grazie a un salvataggio decisivo nel supplementare su Senesi.
Il finale non è bello, ci sono una serie di storture: non ricordo una rissa a manate in faccia al fischio finale di un Mondiale. Da là era abbastanza preventivabile sarebbe successo, la miccia scatenante è una sbracciata che Molina rifila a Rodi, mentre il capitano spagnolo sta giustamente correndo di gioia. Da lì parte il faccia faccia in cui arriva prima Eric Garcia e poi Paredes e da lì anche Gavi, mentre a qualche metro Ayala rifila uno schiaffo al volto di Dani Olmo. La lingua in comune non ha aiutato, esattamente come tra Bellingham (che ormai
lo spagnolo lo parla fluentemente) e tutti gli altri Argentini nella semifinale di qualche giorno prima.
Premiazione e tensione
Poi la situazione si calma, viene montato il palco e le due squadre sono dieci metri di distanza, ma la premiazione viene ritardata qualche istante perché dall’altra parte dello stadio i giocatori argentini si accorgono stia succedendo qualcosa, proprio nella tribuna in cui sono ospitati i loro familiari. In diversi arrivano a ridosso degli spalti e ci sono anche lì altri attimi di tensione.
In campo la coppa, perché Rodri la alzi, ce la porta Sergio Ramos, che saluta tutti gli spagnoli e anche l’avversario di una vita, compagno per un anno Leo Messi. I due si abbracciano forte, proprio mentre tutto lo stadio si gira dall’altra parte: è entrato Donald Trump e lo stadio fischia, praticamente all’unisono.
La cerimonia di premiazione é pronta a partire, quando dagli spalti i tifosi argentini iniziano a cantare per la squadra come se questa avesse vinto. “Vamos Argentina sabes que yo te quiero, hoy hay que ganaaar y ser primero, esta hinchada loca Deja todo por la Copa, la Que tiene a Messi y Maradona”. E la gente si scatena e canta sempre più forte e io lì non riesco che guardarli, ammirarli e filmarli, perché provo a pensare a come mi comporterei io, se la mia nazionale perdesse una finale Mondiale. Ho solo un ricordo di una cosa simile: come la gente applaudì l’Italia di Prandelli, dopo Euro2012, caso vuole c’entrasse
anche quella volta la Spagna.
L’ultimo gesto effettivamente poco apprezzabile, non certamente il primo nella storia delle premiazione, sono le spalle date proprio da Messi e compagni all’alzata di coppa della Spagna. Solo Leo sbircia a un certo punto: non appena Rodri la alza, il capitano argentino richiama i suoi e lasciano il campo.
Vince comunque el futbol
È stata una finale dominata da De La Fuente, che come ogni partita di calcio sarebbe anche potuta girare a un certo punto, senza l’espulsione di Enzo, considerando le due occasioni che in dieci l’Argentina crea nei supplementari, nel complesso però non c’è stata storia. Anzi mi correggo: c’è stata, eccome, la storia del calcio spagnolo, che oggi è campione del mondo, campione d’Europa e campione olimpico in carica.
Per tutto il Mondiale, negli Stati Uniti ci si è chiesto se fosse Soccer or Football che dovessimo chiamarlo, la realtà delle cose è che ancora una volta la risposta giusta è: futbol.