Il Campionato di Serie A, finalmente, riparte: noi siamo carichissimi, memori dell’ultima incredibile giornata dell’anno scorso, che ha visto trionfare per il piazzamento Champions Roma e Como, a tutto sfavore delle due blasonatissime Juventus e Milan, condannate all’Europa League.
C’è davvero tanto da dire per ricapitolare quanto accaduto alle rose durante l’estate, in più dobbiamo parlare dei tre nuovi ingressi in Serie A, quelli arrivati dalla serie cadetta.
Meglio non perdere troppo tempo e iniziare, dunque: si parte dai Campioni d’Italia e poi sotto con tutte le altre. Forza: è stata lunga, il calcio mercato ci ha sfibrati, ma finalmente è tornato il momento del campo! E quando parla lui, tutti i mercatari tacciono: dove eravamo rimasti?
A proposito di mercati: scriviamo con le pinze, perché alla chiusura delle trattative mancano ancora dieci giorni. Sa il cielo cosa ci riserveranno; l’operatore scelto per le quote di giornata (occhio alle multiple del giorno!) è Lottomatica*!
Chi vince festeggia, chi perde spiega
Miglior pronostico dell’ultima giornata dell’anno scorso: Torino – Juventus (2-2), X (4.95). Presa bene, questa!
Peggior toppata dell’ultima giornata dell’anno scorso: Milan – Cagliari (1-2), 1+ Handicap -2 (2.95). Madre de Dios che floppone.
Inter – Monza
Sabato 22 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Inter | ▶ 1.20 |
| ❌ Pareggio | ▶ 6.75 |
| ⭐ Vince Monza | ▶ 13.00 |
Inter, un'estate adriatica ai Bagni Tre Leoni
Campione d’Italia in carica, l’Inter è al via dopo un’estate serena, tipo Emilia Romagna: spiaggina, cocco bello, mare calmo, Settimana Enigmistica. Un tremore ai tempi della trattativa per Palestra, poi sfumata male, e poi basta. Chivu, al primo anno vero da allenatore, ha assorbito in fretta l’impatto ambientale e centrato lo scorso anno una bella doppietta, per questo si meritava un mercato all’altezza: così ecco arrivare i tre moschettieri inglesi, Jones, Spence e Stones. Rispetto all’era inzaghiana, la scorsa stagione sono emersi due protagonisti inattesi: Zieliński, che ha “ripulito” la costruzione al fianco di Çalhanoğlu, e Akanji, decisivo nelle partite di fango e sangue. Da quando Chivu ha messo Bisseck al centro della difesa, l’Inter è salita più a suo agio, con più scioltezza e dinoccolitudine; arma segreta? I calci piazzati. Sono state 21, le reti da fermo, più di ogni altra nei top 5 campionati europei. Mica paglia e fieno. Certo, si è dovuto dire addio al buon Dumfries e ai grandi vecchi Darmian, Acerbi, De Vrij e Sommer, ma la cautela sul mercato ha portato diversi frutti che sembrano belli maturi per la nostra Serie A. In porta le gerarchie sono pencolanti: Chivu ha concesso a Provedel di partire titolare in un’amichevole, ma la sensazione è che la prima maglia sia dello spagnolo Martinez. Ok la spiaggia di Rimini, ok la pensione Ausilia e i bagni Tre Leoni, benissimo la piada con lo stracchino, ma per questa nuova stagione si deve puntare a fare meno cross sterili quando gli attaccanti sembrano non averne mezza (eccetto Lautaro, lui sempre ne ha avuta) e le transizioni difensive un po’ arrugginite. Dopodiché: vincere un Derby non sarebbe manco male, nel prossimo campionato, n’est-ce pas? Obiettivo? Replicare le conquiste dello scorso anno e migliorarsi nel percorso Champions.
Probabile formazione: Martinez; Bisseck, Akanji, Bastoni; Diouf, Barella, Çalhanoğlu, Zieliński, Dimarco; Esposito, Lautaro, col solito modulo 3-5-2.
Monza, si torna in A con Jurić, ciao Paolo Bianco ciao
Il Monza torna nella massima serie dopo una promozione sudata e appiccicatina, arrivata solo attraverso i playoff superando il Catanzaro all’ultimo respiro. Il gruppo era rimasto sostanzialmente quello della retrocessione, con una spina dorsale di giocatori esperti (Cutrone, Petagna, Colpani, Dany Mota), ma la stagione ha portato due terremoti fuori dal campo: il passaggio di proprietà dalla famiglia Berlusconi al fondo americano Beckett Layne Ventures e, dopo la promozione, la separazione a sorpresa da Paolo Bianco, artefice del salto nel blu della massima categoria. Al suo posto è arrivato Ivan Jurić, proprio lui!, a caccia dell’ennesimo rilancio in una parabola che sembra da tempo in picchiata. Il suo calcio è noto: pressing alto, gioco sulle fasce, punte votate alle spine e al sudore, meno palleggio possibile, per carità. La rosa pare tagliata su misura per queste idee: davanti Cutrone e Varela sono le punte da lavoro sporco che il tecnico croato ama, avrà i suoi motivi, mentre la trequarti Colpani-Mota (squalificato) resta il reparto più talentuoso. Sulle corsie l’elemento più intrigante è il 2006 Adam Bakoune, 192 centimetri di corsa a treno. Il problema storico delle squadre di Jurić, però, resta lo stesso: generare occasioni da gol. Per dirvi: Cutrone dal 2021 a oggi ha appena 19 reti in due in Serie A e molto dipenderà ancora una volta da Colpani, mai più tornato ai livelli della sua prima annata in biancorosso. Senza aiuti dal mercato, questa squadra somiglia troppo all’ultima che è retrocessa senza lottare. Le ferie se le sono fatte a Monza, insomma, a fissare la Corona Ferrea della regina Teodolinda.
Formazione? Si parte da Pizzignacco, nostro nuovo nome preferito; Kouadio, Delli Carri, Carboni; Birindelli, Akinsanmiro, Foe Ondoa, Mangas; Colpani, Mota; Cutrone. Modulo 3-4-2-1. Dura la prima, a casa dei Campioni d’Italia in carica.
Udinese – Como
Sabato 22 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Udinese | ▶ 4.50 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.50 |
| ⭐ Vince Como | ▶ 1.80 |
Udinese, la fatica di Sisifo che ricomincia da capo
Runjaić ha aperto la stagione riprendendo il suo masso dal fondo della valle, rimboccandosi le maniche e predisponendosi a rifare tutto daccapo, rispondendo alla domanda: “Ma non è che Sisifo era tedesco?” che ci eravamo fatti quella volta al liceo. Sì, eccome. Chi resta inchiodato da circa dieci anni in una forbice di classifica tra decimo e quindicesimo posto sembra davvero iniziare sempre la stagione all’insegna della condanna. E contate che l’anno scorso gli è andata pure bene, ottenendo il miglior piazzamento dal 2012/13! I bianconeri sono arrivati decimi! Perfettamente a metà classifica, insomma, sia per gol fatti che per gol subiti. La buona notizia è che, per una volta, i friulani sembrano aver trovato continuità: pur avendo ceduto Arthur Atta, il miglior giocatore dell’anno scorso, hanno mantenuto l’ossatura con Solet, Karlström, Ekkelenkamp, Davis e Zaniolo, tutti sotto la regia del secondo allenatore più longevo della Serie A Occhio che però si è perso anche il serafico Kristensen, uno che perdeva la calma raramente mentre ti marcava in area, andato all’Atalanta (una dea, mentre parliamo di miti? Sarà un caso? Beh, no, dato che lo stiamo scrivendo noi). La squadra, a parte questo, resta quella diretta e fisica di sempre, un 3-4-2-1 che verticalizza sulle punte ma sa anche costruire dal basso. Il grande punto interrogativo è la difesa, appunto: i numeri ci dicono che si tratta di una delle retroguardie più vulnerabili del campionato per xG concessi, salvata più dall’imprecisione altrui che dalla propria solidità. Tanto passerà da Zaniolo, eletto leader e miglior giocatore delle amichevoli contro Barcellona e Nottingham, e dalla sua tenuta mentale e fisica. Ammesso e non concesso che il mercato non regali ancora qualche sorpresa (in entrata, però, oh, mica in uscita) qua il Sisifo tedesco si vedrà probabilmente rotolare giù tutto il lavoro fatto.
La probabile? Okoye; Bertola, Palma, Solet; Vojvoda, Piotrowski, Karlström, Kamara; Zaniolo, Ekkelenkamp; Davis. Modulo 3-4-2-1.
Como, ambizione o hybris?
Il Como riaccende i motori dopo la conferma di Fabregas e dall’obiettivo più ambizioso della sua storia: dopo la qualificazione europea, i lariani puntano a confermarsi nelle zone alte e, contemporaneamente, a fare bene in Champions. La rosa è più profonda del lago che la bagna (418 metri nel punto più profondo, mica mollichine!) e piena di talento internazionale. Appunto, internazionale: qualche italiano serve, più che altro per regolamento, e stanno dunque puntando Kean. E Ricci, per dire come si muovono a caso sull’Italia. Il colpo che dà la linea è la permanenza di Nico Paz, riscattato dal Real (sui 60 milioni doblone più, doblone meno) il quale però mantiene una recompra da 80: l’argentino resta almeno un’altra stagione a orchestrare la trequarti, per la gioia dei comaschi e dei fantallenatori. Il modulo di riferimento è il 4-2-3-1, con la possibilità di scivolare a tre dietro. Sul mercato sono arrivati il terzino Kaiki dal Cruzeiro, il centrale mancino Cuenca dal Barcellona, Milla (secondo miglior assistman della Liga) dal Getafe, Couto dal Borussia e Mattia Liberali, oltre all’arrivo del tanto conteso Chalobah. Poi una serie di innesti offensivi per allungare la rosa in vista delle coppe, ma non staremo qua a nominarveli: vi basti sapere che al momento la rosa del Como conta 35 petali. La filosofia di Fabregas resta il possesso e la riaggressione alta: un calcio spavaldo e baldanzoso che ha fatto la fortuna dei lariani. L’incognita, semmai, è proprio la gestione del doppio impegno per un gruppo giovane, mai abituato a giocare ogni tre giorni, che dovrà reggere sul piano fisico e mentale. Ma la profondità della rosa (di fatto due formazioni di livello) rende il Como una delle possibili sorprese in chiave alta classifica.
La probabile per la prima: Butez; Couto, Ramon, Chalobah, Kaiki; Perrone, Da Cunha; Diao, Nico Paz, Baturina; Douvikas. Modulo 4-2-3-1.
Parma – Cagliari
Sabato 22 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Parma | ▶ 2.50 |
| ❌ Pareggio | ▶ 2.95 |
| ⭐ Vince Cagliari | ▶ 3.15 |
Parma, Generale Inverno cambia approccio?
Arrivato un anno fa con l’etichetta del giovane rivoluzionario, Carlos Cuesta si è invece rivelato subito pragmatico all’eccesso, più allegriano di Allegri, la restaurazione fatta a uomo: il suo Parma ha chiuso al tredicesimo posto con un calcio conservativo estremo, un 5-4-1 granitico votato a chiudere il centro e riempire l’area, disinteressandosi quasi del tutto della costruzione, asfissiando gli avversari nelle spire della noia. Ha funzionato al punto da regalare una salvezza tranquilla, con 45 punti ma appena 28 gol segnati, quasi un terzo dei quali di testa e in buona parte firmati da Pellegrino, ora ceduto insieme a Suzuki per una sessantina di milioni complessivi. Un bellissimo bottino, niente da dire. Il paradosso è che i dati principali collocavano il Parma in piena zona retrocessione (peggior squadra per xG creati su azione), e ripetere lo stesso spartito sarebbe rischioso: una volta ti dice bene, due pare eccessivo. Per questo Cuesta (scusate il gioco di parole, assolutamente voluto) ha annunciato una svolta: una squadra più offensiva, capace di dominare di più il campo. Nelle amichevoli si è visto il tentativo, con l’abbandono della difesa a tre (di quelle che poi diventano a cinque, ovviamente) per un 4-3-3 dai principi più frizzanti, ma i risultati e soprattutto le occasioni da gol sono mancati. I due nuovi centravanti, El Bilal Toure e David Romero, hanno caratteristiche diverse da Pellegrino e vanno testati in Serie A. Il vero snodo è a centrocampo: molto passerà da Adrián Bernabé, cresciuto tra Barcellona e City, il giocatore con la qualità per aggiustare la manovra, il cui contratto però scade nel 2027 e il cui futuro è ancora incerto. La rosa è giovanissima, con quindici giocatori under 23: la formula ha funzionato una volta, resta da capire se reggerà al cambiamento.
Sabato in campo così: Corvi; Delprato, Ndyaie, Troilo, Valeri; Bernabé, Keita, Ordonez; Frigan, Toure, Diallo. Modulo 4-3-3 (la svolta!).
Cagliari, tanti giovani e molte incognite
Il Cagliari riparte dalla conferma di Fabio Pisacane, che dopo aver flirtato con la Lazio ha rinnovato fino al 2028 (dobbiamo dirlo: meno male per lui), dando continuità al suo progetto giovani. La scorsa stagione, chiusa al quattordicesimo posto, era stata bizzarra: salvezza solo apparentemente tranquilla, arrivata dopo aver a lungo galleggiato a pochi punti dalla zona retrocessione, ma condita da uno spirito capace di sgambettare Atalanta, Roma, Juventus e Milan. Pisacane ha portato una linea verde netta e flessibile come un giunco, valorizzando parecchi ragazzi, soprattutto Sebastiano Esposito, miglior giocatore dei sardi con 7 gol e 5 assist. Il mercato ha però tolto pedine importanti: via Luvumbo, Gaetano (a Bergamo da Sarri), Palestra e con ogni probabilità lo stesso Esposito, in uscita per questioni contrattuali (ora monitorato dal Napoli, si dice). In entrata sono arrivati quasi solo under 23, con l’eccezione dell’esperto Harry Winks, uno degli acquisti più curiosi dell’estate, oltre al regista ventenne Alessandro Romano (dalla Roma per 6,5 milioni), Jacopo Fazzini per la trequarti e le punte Kevin Carlos e Daniel Maldini. Proprio su Maldini, ala atipica di quasi un metro e novanta che gioca come un attaccante più piccolo, il Cagliari punta molto: il suo limite è il decision-making, per dirla male, o il sapere che cacchio fare con la palla, per dirla meglio, e sta a Pisacane renderlo più efficiente come già riuscito con Esposito. Il modulo resta un rebus dopo un precampionato passato tra 4-4-2, 4-3-2-1 e 4-2-3-1, ma l’identità è chiara: difesa bassa, aggressione immediata alla riconquista, gioco diretto e pedalare. La perdita più dolorosa resta quella di Palestra, di cui non è stato preso un sostituto di ruolo.
Sabato così: Caprile; Zé Pedro, Deiola, Rodriguez, Obert; Winks, Romano; Fazzini, Maldini, Adopo; Borrelli. Modulo 4-2-3-1.
Genoa – Napoli
Sabato 22 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Genoa | ▶ 4.75 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.25 |
| ⭐ Vince Napoli | ▶ 1.85 |
Genoa, il Grifone verde di De Rossi
Sedicesimo lo scorso anno, il Genoa ha svoltato la stagione con l’arrivo di De Rossi al posto di Vieira, conquistando una salvezza tranquilla e soprattutto un’alchimia di spogliatoio che ha convinto la società a confermare il tecnico: l’accento de Roma spopola anche a Genova, si vede. Il progetto 2026/27 è chiaro: puntare sui giovani e alzare gradualmente il tasso tecnico. Il modulo resta il 3-4-1-2 (in alcune letture, o forse visioni, 3-4-2-1) fondato sulla qualità dei trequartisti e la compattezza del pressing. Sul mercato il Grifone ha lavorato molto in entrata (una trentina di milioni), ma con innesti soprattutto di prospettiva: dai giovani Meichtry e Wiafe a profili più pronti come Sow e il ritorno in Serie A di Hamed Traoré, oltre ai riscatti di Baldanzi e Colombo, rivelatisi importanti nella serena salvezza. La cessione più pesante è quella di Ekhator alla Juventus (circa 18 milioni), che ha però finanziato buona parte del mercato. Il fatto che la formazione titolare sia cambiata poco è la prova di quanto bene avesse fatto il gruppo, quel grifone verde e flessuoso guidato da un cavaliere a suon di “ahò”. L’obiettivo dichiarato è migliorare il piazzamento e allontanarsi in fretta dalla zona calda: la parte sinistra della classifica sarebbe già un traguardo. Il rischio, semmai, è che un mercato tutto giovani richieda tempo per ingranare. Questa nuova stagione sembrerebbe non voler concedere tempistiche molto lunghe, tant’è che la prima sarà contro il Napoli a Napoli. Cominciamo bene!
Forse in campo così: Bijlow; Marcandalli, Ostigard, Vasquez; Sabelli, Frendrup, Sow, Ellertsson; Baldanzi; Vitinha, Colombo. Modulo 3-4-1-2.
Napoli, tutto vero: c’è Allegri in panca
E niente, ragazzi, abbiamo aspettato per capire se davvero fosse vero, e vero fu: Allegri via dal disastroso Milan della scorsa stagione e raccolto col sorriso da ADL, ben felice di avere a corte uno che non faccia troppo il rompino sulla campagna acquisti, dato che di spendere, quest’anno, non aveva alcuna intenzione. E con Andonio Conte col cavolo che puoi non fare mercato: ci immaginiamo la risposta colorita del tecnico quando il presidentissimo deve averlo avvisato di questo fatto durante la scorsa stagione. Speriamo che Aurelio non capisca bene il leccese stretto, questo vogliamo dire. Bisogna dire una cosa, su Allegri: le aspettative che lo circondavano come un’aura quando arrivò al Milan sono ciò che lo ha fatto finire sotto a un treno (ok, non solo: pure il fatto che sia un allenatore giurassico ha aiutato). Ora, a Napoli, nessuno a parte i napoletani si aspetta che possa davvero combinare qualcosa più di un onesto secondo posto, magari terzo, e un percorso almeno dignitoso in Champions. Dignità europea che con Conte era proprio fuori discussione, ecco. Il modulo parrebbe essere un 4-3-3 che, come da tradizione allegriana, può leggersi anche come una struttura più coperta (abbiamo scritto “può”, ma potevamo scrivere “dovrebbe”). La spina dorsale resta di qualità, con Di Lorenzo, Lobotka, McTominay e il tridente offensivo guidato da Højlund. L’incognita più citata riguarda gli equilibri di spogliatoio e la gestione delle individualità, terreno su cui Allegri ha storicamente costruito i suoi cicli migliori. Molto dipenderà da come i singoli accetteranno il suo calcio più pragmatico rispetto alle stagioni precedenti. I mal di pancia hanno già iniziato a spuntare fuori, ma nessuno come quel gigione di Allegri sa sistemare le cose con i suoi giocatori: citofonare Rabiot.
Probabile formazione per la prima: Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Rafa Marin, Spinazzola; Anguissa, Lobotka, McTominay; Politano, Hojlund, Alisson. Modulo 4-3-3.
Venezia – Lecce
Domenica 23 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Venezia | ▶ 2.20 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.15 |
| ⭐ Vince Lecce | ▶ 3.45 |
Venezia, la squadra che ondeggia
Come la città sull’acqua, il Venezia ondeggia: dato per affondato dopo la retrocessione è risalito vincendo la Serie B con un turno d’anticipo, da primo in classifica con lode e bacio del Doge. Nei giorni della promozione è arrivata una rifondazione societaria, con l’ingresso di un fondo di investimento guidato da Tim Leiweke e Francesca Bodie (già dietro le franchigie sportive di Toronto) e la benedizione, bislacca ma reale, del rapper Drake, che ha deciso di mettere mano alle divise della squadra. Sul campo, il ds Antonelli ha scelto ancora una volta di rifondare più che di puntare sui reduci della promozione, complice una rosa che negli anni ha perso quasi tutti i pilastri tranne il capitano Busio. La cessione di Doumbia allo Sporting per oltre 20 milioni ha finanziato un mercato ampio: dei circa 44 milioni spesi, più della metà sono andati sui due attaccanti Akor Adams (l’acquisto più caro di sempre del club!) e Albion Rrahmani, kosovaro tecnico ma ovviamente tutto da testare in Serie A. Centrocampo ristrutturato con innesti d’esperienza (Bašić, Sohm, Helgason) accanto al buon vecchio Busio; in difesa sono arrivati Bella-Kotchap, il marocchino Halhal (mondialista, bel duttile) e altri nomi strani che non ci ricordiamo. Il modulo di Stroppa oscilla tra 3-5-2, 3-4-2-1 e 3-4-1-2, come fosse in gondola. La filosofia non è rinunciataria: al Venezia conviene segnare un gol più dell’avversario (solo al Venezia eh), il che, con tanti nuovi da rodare, apre parecchie incognite. L’uomo su cui poggia molto è il portiere Filip Stanković, alla prima stagione da titolare in A, fianco a fianco a suo fratello, centrocampista dell’Inter: il Venezia è una squadra che avrà subito bisogno delle sue parate.
Probabile contro il Lecce: Stanković; Schingtienne, Bella-Kotchap, Franjić; Hainaut, Kike Perez, Busio, Bašić, Correia; Yeboah, Adams. Modulo 3-5-2.
Lecce, la salvezza ancora una volta da inventare
Il Lecce riparte da Eusebio Di Francesco e da un’estate che ha lasciato più di un dubbio. L’antipasto ufficiale è stato amaro: eliminazione in Coppa Italia a Palermo (2-0), con una difesa dall’atteggiamento vacanziero e un attacco che ha sperperato occasioni. Che brutta cosa. Il nuovo centrocampo, orfano di Ramadani, ha mostrato fragilità nella parte nevralgica: il trio Ngom-Maleh-Coulibaly è apparso leggerino e lo stesso Di Francesco ha ammesso pubblicamente che servono rinforzi, solo che dall’alto non sambrano sentirci benissimo. In entrata, finora, il volto nuovo più rilevante è l’attaccante francese Geubbels (alcuni dicono che gasa), che nell’esordio di Coppa ha fallito diverse occasioni (debutto da dimenticare: lo trasformiamo in voglia di riscatto?). Sulla trequarti pesano le incertezze fisiche di Berisha, mentre in uscita si registra la fuga di Banda, più che la sua partenza, dopo una telenovela sfiancante che lo ha dato prima per disperso, poi per perso in Libia. Una tristezza infinita: abbiamo tanto creduto in lui e nei suoi gamboni e guardate cosa ci combina. Il matrimonio gli ha dato alla testa. La società cerca due esterni offensivi e un terzino destro per far coppia con Danilo Veiga, oltre a un possibile innesto in mediana. Il modulo è il 4-3-3. Come ogni anno, la salvezza andrà costruita con le unghie: due volte di fila il Lecce ce l’ha fatta giocando un buon calcio, ma quest’anno il compito appare ancora più arduo, con la concorrenza delle neopromosse e la verità amara da digerire ogni volta: qualche squadra dovrebbe per forza crollare e retrocedere.
La probabile per la prima: Falcone; Veiga, Gaspar, Siebert, Gallo; Ngom, Coulibaly, Maleh; Pierotti, N’Dri, Geubbels. Modulo 4-3-3.
Frosinone – Juventus
Domenica 23 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Frosinone | ▶ 7.00 |
| ❌ Pareggio | ▶ 4.50 |
| ⭐ Vince Juventus | ▶ 1.43 |
Frosinone, l'underdog coi denti aguzzi
Se c’è una squadra che si è meritata davvero l’etichetta di underdog è il Frosinone di Massimiliano Alvini: i ciociari erano ripartiti da un gruppo quasi identico a quello che nel 2024/25 aveva rischiato la Serie C (salvo poi salvarsi d’ufficio per il fallimento del Brescia), affidandosi a un tecnico anch’egli reduce da annate difficili tra Cosenza e Spezia. Contro ogni pronostico, in una Serie B con favorite ben più attrezzate come Monza, Palermo, Empoli e Sampdoria, il Frosinone e il suo Alvini si sono ritrovati insieme lassù, chiudendo al secondo posto e conquistando la promozione diretta grazie anche a uno scivolone del Monza alla penultima. Sul piano societario è arrivata una rivoluzione: il fondo americano Clara Vista ha rilevato l’80% del club, portando un approccio dichiaratamente basato sui dati, sul modello di Brentford, Brighton e Como: una specie di rivoluzione in salsa algoritmica. Il mercato, partito in sordina, si è poi acceso con innesti dall’Austria: il regista Grillitsch, il trequartista Schmid (4 gol e 8 assist nell’ultima salvezza col Werder Brema) e il terzino Terzić (ah ah ah). L’identità però resta quella di Alvini: squadra verticale e aggressiva, che porta subito palla alle ali e non ama ragionare troppo con il pallone: uomini di azione, non certo di pensiero. L’uomo chiave sarà ancora Fares Ghedjemis, l’ala algerina dai numeri impressionanti nel dribbling (oltre 8 tentati a partita con il 62% di riuscita), trattenuta grazie ai nuovi proprietari algoritmici. La domanda è quanto il Frosinone riuscirà a difendere alto e attivo anche in Serie A, viste le incertezze di un reparto arretrato tutto da testare a questo livello. Ok salire, ma poi bisogna pure tornare, eh. E la prima c’è subito la Juve!
La probabile: Palmisani; Bracaglia, Calvani, Monterisi, Oyono, Terzić, Masini; Calò, Ghedjemis, Schmid; Raimondo. Modulo 4-2-3-1.
Juventus, il riscatto passa dai pali (in fronte)
La Juventus di Spalletti si ripresenta a noi con l’ambizione di risalire dopo un’annata ferocemente deludente, che non ha nemmeno portato alla qualificazione in Champions. Uno dei nodi dell’estate è stato proprio l’ultimo reparto, quello tra i pali: scaricato il povero Di Gregorio diventato un problema già prima dell’apertura del mercato, anzi diciamo pure che la Juve lo ha smembrato dalla metà della scorsa stagione, i bianconeri hanno inseguito diversi profili: prima Alisson (rimasto al Liverpool), poi le piste Dibu Martinez e Suzuki, entrambe dall’alto tasso intrattenitivo per il mese spompo di agosto (fallite tutte e due, una a causa di un dito e l’altra a causa di Parigi), prima di chiudere all’ultima settimana per Guglielmo Vicario, il ruotino in prestito con diritto di riscatto fissato a 8 milioni più bonus. Un’operazione ambigua nei tempi e nei contorni, quasi un paracadute in vista del 2027, quando scadranno i contratti di portieri davvero lumati (Allison? Carnesecchi?): Vicario torna in Serie A dopo una stagione difficilissima al Tottenham (dove il suo tallone d’Achille sono diventate le uscite sui calci d’angolo), ma resta un portiere capace di svoltare le partite con le parate istintive e il minor volume di tiri del nostro campionato dovrebbe giovargli. La società, in regime di settlement agreement con la UEFA, ha comunque investito molto altrove, a partire dal ritorno di Kolo Muani dal PSG e dall’innesto di Alajbegović sulla trequarti. Il modulo è il 4-2-3-1 di Spalletti, allenatore che sa costruire e che ha già lottato per lo scudetto da sfavorito. I tifosi restano rumorosi e anche un po’ irriguardosi (tackle da dietro su Gatti e asportazione zolle dallo Stadium durante l’amichevole contro la NextGen), ma la rosa, con Yıldız, Conceição e Douglas Luiz recuperato (?), ha i mezzi per tornare in Champions.
Probabile per la prima: Vicario; Kalulu, Bremer, Kelly; Cambiaso, Locatelli, Douglas Luiz, Conceição; McKennie, Yıldız; Kolo Muani. Modulo 4-2-3-1.
Torino – Milan
Domenica 23 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Torino | ▶ 4.60 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.60 |
| ⭐ Vince Milan | ▶ 1.77 |
Torino, un Toro diverso dal solito
Il Torino si presenta profondamente cambiato, almeno negli uomini, se non nei cuori. Dodicesimo e a lungo invischiato nella lotta salvezza lo scorso anno (penultima difesa del campionato, 63 gol subiti), il Toro ha chiuso con una sfangata tranquilla dopo l’avvicendamento Baroni-D’Aversa, ma nessuno dei due è stato confermato, ahiloro. La rivoluzione porta il nome di Ignazio Abate, tecnico giovane della Nouvelle Vague allenatoristica che cerca il salto dalla Serie B dopo la buona stagione con lo Juve Stabia. Con lui il cambiamento è soprattutto tattico: 3-4-2-1 interpretato in modo propositivo (sovente son propositivi, questi giovini), con l’idea di controllare la partita col possesso e una costruzione dal basso su cui Abate sta lavorando molto. Petrachi ha operato una rottura netta, svincolando i vari Maripán, Lazaro e Tameze e non riscattando Prati ed Ebosse. Gli uomini di qualità su cui poggia il progetto sono Vlašić (mezzo a destra) e Cacciamani (out sinistro), con Oristanio pronto a dare estro contro i blocchi bassi e Fitz-Jim (altro nostro nome preferito) a portare dinamismo in mezzo. In difesa sono arrivati Cömert e Comuzzo, ma la rosa resta incompleta, soprattutto sugli esterni, e i dubbi sulla tenuta arretrata permangono e rendono volubili e accigliati i tifosi. La cessione più temuta è quella di Cacciamani, gioiello del vivaio, cercato (dicono) da Juve e Milan: la sua partenza, non compensata, spegnerebbe le ambizioni sul nascere: zack. Serve altro dal mercato, altrimenti la stagione rischia di essere l’ennesima nel limbo della mediocrità. Se non peggio, ragazzi.
Probabile contro il Milan: Mascardi; Comuzzo, Coco, Cömert; Pedersen, Gineitis, Fitz-Jim, Cacciamani; Vlašić; Njie, Simeone. Modulo 3-4-2-1.
Milan, o del mercato all'acqua pazza
Dopo un finale di stagione largamente deprimente, il Milan ha ritrovato ambizione spendendo forte sul mercato (circa 154 milioni di cucuzze), con la mano di Jorge Mendes in più di un’operazione: tipo in tutte. Poi un giorno capiremo se il fatto di lasciare il mercato nelle mani di un procuratore, uno cioè che ha la percentuale sulle vendite dei suoi assistiti, sia saggia cosa oppure no. Lasciamo al campo il tempo di dire la sua. Il colpo che dà il senso della svolta è Diego Moreira, esterno portoghese di 22 anni preso dallo Strasburgo per 50 milioni più bonus: era stato accostato alla Roma, che però si era fermata a un’offerta inferiore. È uno degli acquisti più intriganti del campionato, un dribblomane creativo (2.74 dribbling riusciti per 90′) che porta qualità tecnica in un ruolo, l’esterno, che in Italia si interpreta spesso in chiave puramente fisica. Accanto a lui gli altri arrivi, cioè Gila e soprattutto Gonçalo Ramos, per il quale sono stati spesi 80 milioncini. Oltre a questi, la conferma dei big: il Milan è riuscito a tenere Maignan e Modrić (almeno fino al momento in cui scriviamo), mentre Saelemaekers è stato annunciato più avanzato, dietro la punta. La squadra non era brutta nemmeno lo scorso anno (ha ottenuto meno di quanto valesse la rosa, detto tra noi), e con questa profondità l’obiettivo Champions è decisamente alla portata. Il punto debole resta la difesa, non irresistibile: molto dipenderà dall’annata di Pavlović e dalla tenuta di Gabbia, oltre che dalla possibilità che arrivi un altro nome grosso, tipo Rúben Dias (altro portoghese, ma ormai lo sapete). Il tema chiave, come sempre, sarà far coesistere Leão e Pulisic con le nuove idee. Ammesso che di Leão al Milan ancora si potrà parlare, ma di offerte a lui gradite non ne arrivano.
Così probabilmente alla prima: Maignan; Gila, De Winter, Pavlović; Chukwueze, Modrić, Jashari, Estupiñán; Loftus-Cheek, Cissè; Ramos. Modulo 3-4-2-1.
Atalanta – Sassuolo
Domenica 23 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Atalanta | ▶ 1.53 |
| ❌ Pareggio | ▶ 4.35 |
| ⭐ Vince Sassuolo | ▶ 5.75 |
Atalanta, l’ennesima rivoluzione di Sarri
La stagione più curiosa dell’Atalanta comincia da una rivoluzione: dopo anni di difesa a tre e aggressività uomo su uomo a tutto campo, la Dea affida la panchina a Maurizio Sarri, che porta principi opposti: possesso palla, impostazione dal basso, difesa a quattro, scambi tra esterni, mezzali e centravanti. È una sfida non banale, perché significa reinterpretare una rosa costruita per tutt’altro calcio. Il primo tassello è il regista, figura che prima latitava nello schema nerazzurro: è arrivato Gaetano dal Cagliari (12 milioni), convinto proprio da Sarri a fare il play. Il modulo è il 4-3-3, con terzini più di copertura, mezzali di gestione e incursione, ali a piede invertito e una punta che leghi il gioco. I tifosi sono confusi, ma col cuore colmo di speranza. Sul mercato la Dea ha incassato molto dalle cessioni (Palestra al Chelsea per circa 57 milioni, il riscatto di Brescianini), ma senza necessità di vendere. In entrata si è mossa con oculatezza, con nomi accostati come Romagnoli (già allenato da Sarri alla Lazio) per la difesa a quattro, Ricci per la mediana (ma si spera di no) e un esterno. L’obiettivo resta l’Europa, magari migliorando l’approdo in Conference dello scorso anno: la vera incognita è quanto in fretta un gruppo abituato a tutt’altro riuscirà ad assorbire le idee del tecnico toscano. Lui saprà come persuaderli: a colpi di bestemmie e papagni sul coppino.
Ecco la probabile formazione per la prima contro il Sassuolo: Carnesecchi; Zappacosta, Kossounou, Kristensen, Bernasconi; Pašalić, Gaetano, Ederson; Zalewski, Krstović, Raspadori. Modulo 4-3-3.
Sassuolo, ripartire da Aquilani
Rientrato subito in Serie A dopo la retrocessione di due stagioni fa, il Sassuolo ha chiuso l’anno scorso all’undicesimo posto con una salvezza tranquilla, ottenuta con un calcio interessante, più difensivo del solito e decisamente affascinante. Il calendario dei “canniolini del canile” è stata la vera svolta della stagione neroverde, almeno per noi. Dopodiché, tutte le mosse tipiche del copione sassuolese: l’addio di Fabio Grosso (destinazione Fiorentina), la cessione del gioiello Muharemović per 40 milioni al Leeds (ma c’era la Juve di mezzo a prendersi una bella percentuale) e la scelta di un tecnico emergente come Alberto Aquilani, nel solco della tradizione che vuole allenatori giovani e offensivi, da Di Francesco a De Zerbi. A pesare, però, c’è anche l’addio di Giovanni Carnevali, e ancora c’è di mezzo la Juventus, mente del progetto per tredici anni, passato ai bianconeri per le sue carnevalate, ottime in entrata, un po’ meno in uscita, almeno al momento. Aquilani è una scommessa al rialzo: crede nel gioco di posizione e in un principio quasi eretico per la Serie A, cioè sviluppare il gioco dalle zone interne del campo, quando nel nostro campionato quasi tutti preferiscono svuotare il centro: pazzia! Tagliategli la testa! Il suo Catanzaro, l’anno scorso, esprimeva una delle proposte più intriganti d’Italia, certo, ma qua il problema è che la rosa, per ora, non sembra del tutto adatta: lo ha ammesso lo stesso allenatore, lamentando una difesa in cui non aveva “neanche un potenziale titolare”. Aquilani ha già chiarito che non stravolgerà la difesa a quattro, storico DNA del club, il che va nella direzione di ali pure come Berardi e Laurienté. Molto passerà dalla capacità di trovare una sintesi tra equilibrio e brillantezza e forse questa è la stagione giusta per il talento di Volpato tra le linee. L’addio di Pinamonti ci guasterà la filastrocca “Berardi, Pinamonti, Laurienté”: male male male.
Così la probabile per la prima: Murić; Cinquegrano, Macchioni, Idzes, Doig; Bakola, Matić, Adžić; Volpato, Laurienté, Bowie. Modulo 4-3-3.
Bologna – Lazio
Lunedì 24 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Bologna | ▶ 2.20 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.10 |
| ⭐ Vince Lazio | ▶ 3.50 |
Bologna, dopo Italiano parla Tedesco
A Bologna l’entusiasmo dell’anno della Coppa Italia sembra un po’ calato: ottavi in campionato, i rossoblù hanno salutato Italiano (andato al Beşiktaş dopo un’annata in minore) e affidato la panchina a Domenico Tedesco, scelta che porta curiosità e scetticismo in pari misura. Fun fact: Italiano è nato in Germania, Tedesco è nato in Italia. Il passaggio è nel segno della coerenza (due allenatori giovani e propositivi: ricordiamo che in Italia si è giovani fino a 55 anni) ma con differenze profonde: se Italiano costruiva sull’aggressività senza palla, Tedesco preferisce controllare le partite col possesso, con un calcio più convenzionale, qualcuno direbbe “posizionale” (difesa a quattro, gioco di posizione, un regista vero davanti alla difesa). Proprio il regista è il ruolo che manca, guarda un po’: in precampionato ci ha giocato adattato El Azzouzi e l’unico col profilo giusto col pallone è Moro, che però è poco affidabile senza, va in confusione tipo. Il mercato ha portato cessioni pesanti, tipo Castro (miglior centravanti) e Lucumí (miglior difensore nei duelli), insomma non proprio patatine, mentre in avanti sono arrivati la scommessa Dovbyk, centravanti tutto tocchi che a Bologna potrebbe rendere più che alla Roma, e Roberto Piccoli, con qualche perplessità sul doppio investimento in attacco quando le lacune sono altrove. Le zone di maggior qualità restano gli esterni, sia bassi che alti (Orsolini, Rowe, Bernardeschi, Cambiaghi, quasi troppi ma non per il Fanta). Il giocatore chiave è ancora Orsolini, dal cui sinistro passa il salto di qualità. Servirà un aiuto dal mercato, si spera che arrivi.
Per la prima, probabile giochino così: Skorupski; Zortea, Helland, Heggem, Miranda; Bernardeschi, El Azzouzi, Ferguson; Orsolini, Piccoli, Rowe. Modulo 4-3-3.
La Lazio odia l'estate, ma pure le altre stagioni
Nona lo scorso anno, grazie a un autentico miracolo di mister Sarri, la Lazio arriva al via dopo mesi complicatissimi. In tre stagioni la dirigenza ha smantellato un organico che era andato in Europa per sette anni di fila e l’ultima annata con mercato estivo bloccato e cessioni pesanti a gennaio è stata portata al traguardo da Sarri in un clima surreale, anzi diciamo pure da incubo conclamato, con contestazione dura alla presidenza Lotito e l’Olimpico svuotato. Vincolata a un mercato a saldo zero, la società ha ceduto Gila al Milan e perso a zero Bašić e Pedro, oltre a Provedel, andato verso lidi nerazzurri. In panchina, dopo il Sarri II, è arrivato Gennaro Gattuso, reduce dall’amara esperienza in Nazionale, che mette le premesse per un’esperienza biancoceleste ancor più amara (vedere l’eliminazione in Coppa Italia per mano del Mantova per chiarimenti). La svolta è un ritorno all’impianto di Baroni: difesa a quattro, due esterni, una punta e tre di centrocampo, con passaggi fluidi tra 4-3-3 e 4-2-3-1 e soprattutto un pressing uomo su uomo esasperato. Prepararsi coi salvagenti e le scialuppe, insomma. È una scommessa ad alto rischio: la scorsa Lazio era ultima per intensità di pressing e ultima per cross riusciti e Gattuso pare disposto a scoprirsi dietro pur di segnare di più, portando tanti uomini in area. Il problema è proprio la fase difensiva: la coppia Doekhi-Provstgaard non ha la velocità per reggere a campo aperto e il precampionato lo ha evidenziato in modo esagerato. Le speranze poggiano sul centrocampo: Rovella in cerca di riscatto dopo la pubalgia, Taylor come miglior elemento della rosa e l’arrivo tardivo di Frattesi come incursore. Un caso a parte è Romagnoli, tornato in organico dopo un trasferimento saltato e per ora ai margini. Chissà. Tenersi forte, laziali.
Così probabilmente alla prima: Mandas; Marušić, Doekhi, Provstgaard, Pedraza; Frattesi, Rovella, Taylor; Cancellieri, Dia, Zaccagni. Modulo 4-3-3.
Roma – Fiorentina
Lunedì 24 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Lottomatica |
|---|---|
| ⭐ Vince Roma | ▶ 1.58 |
| ❌ Pareggio | ▶ 4.10 |
| ⭐ Vince Fiorentina | ▶ 5.50 |
Roma, un mega-mercato per Gasperon De' Gasperoni
La Roma è tornata in Champions League dopo anni piazzandosi terza dopo l’ultima clamorosa giornata della scorsa Serie A e ha costruito un mercato imponente per confermarsi in alto, al punto che Gasperini quest’anno non avrà scuse: niente piantini, caro Gasperini. Il colpo che accende la piazza è Rodrigo Mora, trequartista portoghese classe 2007 preso dal Porto (senza portoghesi non si potrebbe fare il campionato italiano, parrebbe): appena un anno fa si parlava di Real Madrid e di una clausola da 70 milioni, poi una stagione interlocutoria, ricordiamo che è stato schierato mezzala da Farioli, fuori posizione, ne ha abbassato le quotazioni, e i giallorossi lo hanno chiuso a cifre relativamente contenute (circa 25 milioni subito, più tranche e percentuale sulla rivendita). È un trequartista classico, che cerca l’elusione tra le linee più che lo strappo in ampiezza, con il tiro da fuori come arma migliore: darà il meglio nel 3-4-2-1 di Gasperini, da trequartista sinistro, che è poi il ruolo in cui è esploso al Porto. Con Dybala a destra e Mora a sinistra la Roma sarebbe simmetrica, il che spiega la ricerca di un altro esterno di corsa a sinistra. Il mega-mercato, infatti, parrebbe non fermarsi qui: si vocifera di Luis Gineprio Henrique in arrivo dall’Inter. La società, inoltre, non ha di fatto ceduto nessun big. Il modulo è il 3-4-1-2/3-4-2-1. Si misura qui, con una rosa così, il vero valore della gestione Gasperini a Roma: le ambizioni sono alte e gli alibi, quest’anno, praticamente azzerati. Non ci provare neanche, Gasp!
Così probabilmente in campo alla prima: Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Molina, Koné, Cristante, Wesley; Dybala; Soulé, Malen. Modulo 3-4-1-2.
Fiorentina, oh, ma chi sei!
Tra i club in perenne rivoluzione, la Fiorentina è forse il più rivoluzionario: nell’ultima stagione ci sono cascati dentro con il ritorno di Pioli e il suo esonero alla chetichella, lo spettro della retrocessione, la crisi di Kean, le dimissioni di Pradé, l’arrivo di Vanoli, la morte di Rocco Commisso, poi l’era Paratici e una seconda metà d’annata più tranquilla che ha evitato il peggio (chiusura al quindicesimo posto). Ora un’altra svolta: fuori Vanoli, dentro Fabio Grosso, rivelazione dello scorso anno col Sassuolo, e mercato ricchissimo: nelle ultime cinque stagioni per saldo netto solo Como, Roma e Napoli hanno speso più dei viola. Paratici, con grande riserbo, ha piazzato colpi che parevano fuori portata: a centrocampo Christ Inao Oulai, rivelazione mondiale, mezzala tecnica di soli vent’anni e soprattutto Arthur Atta, iper-tecnico ex Udinese, il centrocampista con più dribbling riusciti della scorsa Serie A. In difesa, ceduto Comuzzo al Torino, è arrivato Radu Dragusin dal Tottenham, da rivalutare dopo il crociato, con le due scommesse giovani Viery e Valdepeñas; sugli esterni due profili rodati come Alex Jimenez e João Mário. Davanti, il solito nodo Kean: dopo un’annata a secco (appena 6 gol su xG doppi) si è riparlato di cessione al Como e come un anno fa la Fiorentina ha investito su un possibile titolare al suo posto, Mateo Pellegrino dal Parma. A destra il gioiello è Franco Mastantuono, argentino di 19 anni in prestito dal Real, da maneggiare con cura. Grosso pare orientato a un 4-3-2-1 con Atta trequartista: rosa sbilanciata in avanti, che con ogni probabilità dovrà segnare più di quanto subisce (eccallà, un’altra). Pazzesca, ragazzi: tutto starà nel trovare la quadra, dato che i giocatori non hanno nemmeno ancora capito come si chiamino i compagni.
Così per la prima: De Gea; João Mário, Dragusin, Ranieri, Valdepeñas; Ndour, Fagioli, Mandragora; Atta, Gudmundsson; Kean. Modulo 4-3-2-1.
Le nostre consuete analisi sull’operatore di giornata
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