Ci tocca iniziare così: avete capito il regolamento, voi? Perché noi abbiamo qualche dubbio: abbiamo visto un fallo di mano in area a Torino che ci sembrava eclatante, non fischiato (guardato anche dal VAR, tra l’altro) e un fallo a Genova da cui nasce un gol che boh, una controllatina gliel’avremmo data.
Capace che passare da Rocchi a Orsato non sia stata una grande idea, chi lo avrebbe mai detto? Ah, tra l’altro: ora che tutta la vicenda chiamata, con grande sforzo di italiche meningi, “Arbitropoli” verrà probabilmente archiviata anche sul piano sportivo, il bel Rocchi cosa farà? Siamo in pensiero per lui, perché potrebbe avere la carriera rovinata per niente.
Bene, abbiamo iniziato con la polemichetta, ma non ci si poteva esimere, dato che già dopo la prima giornata le vicende di campo ci confondono le idee; il resto della prima in due parole, per poi vederla nel dettaglio nell’analisi dei pronostici squadra per squadra, qua sotto: Roma sconcertante, Inter che riparte da dove ha lasciato, Milan rivoluzionato, Juventus che un poco balbetta, Napoli che vince ma sta col muso lungo.
Pensavamo cose incredibili dal Venezia che non sono arrivate e l’Udinese ci piace sempre più; noi abbiamo preso qualche scommessa davvero bella, per la prima giornata: speriamo di replicare per la seconda. Le quote per questo turno ci verranno offerte da GoldBet*, uno dei nostri migliori operatori Serie A.
Chi vince festeggia, chi perde spiega
Miglior pronostico della scorsa giornata: Frattesi Marcatore Sì (5.50), ce lo sentivamo nelle ossa, ci avete seguito?
Peggior toppata della scorsa giornata: Venezia – Lecce (0-2), 1+ Over 2.5 (3.75), troppa fiducia nei venesian, ostrega!
Milan – Venezia
Venerdì 28 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Milan | ▶ 1.47 |
| ❌ Pareggio | ▶ 4.35 |
| ⭐ Vince Venezia | ▶ 7.10 |
Milan, il semino del dubbio
Il Milan ha aperto espugnando Torino per 1-2 e la firma sul sorpasso è di Cissè (si pronuncia senza accento, pure se c’è, un misterino), con un gol da rivedere sei volte: ruba il tempo al portiere, controlla e calcia alla perfezione, un colpo da biliardo che Mascardi non arriva nemmeno a sfiorare perché parte mollino, dato che il tempo è stato preso. Pareva la giocata del più esperto in campo e invece la firma il pulcino, in una gara poi indirizzata dal raddoppio di Rabiot. Eppure, sotto la superficie, i dubbi restano parecchi e c’è chi non si nasconde: spesi quasi duecento milioni (ottanta per Ramos, sessanta per Moreira, trenta per Gila, più il Cissè di gennaio), la sensazione è che la squadra non sia migliorata di pari passo. Il colpo-simbolo è Moreira, dribblomane portoghese che affascina ma è alla prima maglia pesante: il timore è che diventi l’ennesimo talento a spegnersi in un contesto insicuro, come già si è intravisto contro il Toro. La difesa resta il tallone d’Achille: né De Winter né Gabbia danno l’idea di poter guidare una linea a tre, una linea che invoca personalità, e non a caso circola con insistenza il nome di Rúben Dias. Tutto, però, dipende dall’uscita di Leão, valutato oltre cinquanta milioni: se parte, arrivano il centrale e un numero dieci. Ma parte? E per dove? Sappiamo dove lo si vorrebbe mandare, ma. La chiave è d’ambiente: Cardinale s’è visto a bordo campo a Torino, ha salutato i giocatori uno per uno, berlusconianamente, c’è chi ci legge ambizione e chi, malpensante, la solita faccia di tolla dopo un’annata storta. La prova del nove sarà a novembre, ai primi momenti difficili: lì si capirà se la proprietà c’è davvero o se il progetto tecnico di Amorim rischia di essere il classico esperimento ammerigano destinato ad afflosciarsi.
Probabile per la 2’: Maignan; Gila, De Winter, Pavlović; Chukwueze, Musah, Jashari, Estupiñán; Loftus-Cheek, Cissè; Ramos. Modulo 3-4-2-1.
Venezia, la piccola che vuole emergere
Il Venezia di Stroppa non strappa, seppur partisse con l’ambizione di non sola lotta salvezza: c’è chi lo mette tra le neopromosse più attrezzate, perché in Serie B era tra quelle col gioco migliore e ha mantenuto in gran parte quell’identità. Solo che l’esordio è stato una doccia gelata: 0-2 in casa col Lecce e noi muti, con Falcone tipo muro dall’altra parte e un erroraccio di Bella-Kotchap a pesare sui musi venesiani. I riferimenti restano il capitano Busio, ritrovato regista, e Yeboah, che l’anno scorso è stato uno degli MVP della cadetteria; in porta Stanković dà garanzie, altro figliolo di quel gran 5 del Draghetto. Il mercato ha portato nomi di peso (Adams su tutti, arrivato con buone credenziali dopo Siviglia), ma il punto è che la partenza opaca non riguarda solo il match contro il Lecce: pure il turno di Coppa Italia col Modena, se pur vinto, aveva lasciato più dubbi che certezze. Il rischio, come sempre per Stroppa, è la vecchia etichetta di allenatore non adatto alla massima serie e c’è chi già glielo rinfaccia: la piazza spera venga smentito, viste le qualità della rosa. La strada indicata dai commentatori è la fiducia: i valori ci sono, servono solo tempo e amalgama perché i tanti nuovi entrino nei meccanismi. Il tema, semmai, è la fase difensiva, perché una squadra che vuole giocare e proporre finirà per subire (lo ripeteremo spesso, questa stagione, presentimento), e allora dovrà segnare un gol più dell’avversario: là davanti Yeboah e Adams sono chiamati a rispondere. Contro il Milan, in trasferta e da neopromossa, è la classica gara in cui la matricola non ha nulla da perdere: l’occasione per cancellare in fretta la brutta prima impressione e dimostrare che la salvezza si può cercare col pallone tra i piedi, non solo con le barricate.
Probabile per la 2’: Stankovic; Schingtienne, Bella-Kotchap, Franjić; Hainaut, Kike Perez, Busio, Bašić, Correia; Yeboah, Adams. Modulo 3-5-2.
Monza – Udinese
Sabato 29 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Monza | ▶ 3.20 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.15 |
| ⭐ Vince Udinese | ▶ 2.35 |
Monza, il laboratorio tutto matto
Il Monza che torna in Serie A ha in comune col passato poco più del nome: finita l’era Fininvest (e con la scomparsa di Berlusconi, l’ultima romantica avventura di Galliani l’antennista), nel settembre 2025 è arrivato il fondo americano Beckett Layne Ventures e con esso il passaggio dal mecenatismo alla sostenibilità: il budget non è più quello di un tempo e ora il club deve sostenersi con ciò che sa generare. Ergo non moltissimo. La promozione, comunque, arrivata a sorpresa via playoff dopo l’addio di Galliani, ha dato slancio al nuovo corso, che ha scelto Jurić in panchina e ha smontato il vecchio centro di gravità (l’uomo-solo-al-comando) in una struttura più “scientifica”, fatta di dati, schede di valutazione e decisioni condivise. Il cambiamento più visibile sul campo è l’anagrafica: addio ai “piatti pronti” dell’era-Galliani, spazio ai margini di crescita. Dei sette volti nuovi arrivati per il 2026/27, uno solo è nato prima del 2004 (Mangas, ’98): gli altri (Akinsanmiro, Varela, Foe Ondoa, Loubao, Kouadio, Robinson) fanno una media di appena ventun anni, cui si aggiungono i riscatti di Cutrone e Lucchesi. Se dividiamo i calciatori in grezzo, semi-lavorato e lavorato, possiamo dire che il Monza prova a intervenire prima del semi-lavorato: audace e rischioso, perché tocca alla struttura completare l’opera in fretta, lavorarla. All’esordio, il 4-1 incassato a San Siro dall’Inter ha già mostrato quanto sia dura la categoria, con Jurić a lamentare (numericamente) una rosa ancora incompleta. Contro l’Udinese, in casa, arriva il primo vero banco di prova per capire se il nuovo modello ha gettato fondamenta solide o se la scommessa-giovani rischia di costare un monte. Pizzignacco sei nei nostri cuori anche se non pari benissimo (e infatti andrà alla Carrarese).
Probabile per la 2’: Thiam; Kouadio, Delli Carri, Carboni; Birindelli, Foe Ondoa, Mout, Mangas; Colpani, Cutrone; Varela. Modulo 3-4-2-1.
Udinese, solida anche senza Zaniolo
Contro il Como si è vista la solita Udinese: fisica, forte sui riferimenti, temuta nei duelli e sulle palle alte, quella che lo stesso Fabregas ha definito “da Premier League”. Il pari per 1-1 all’esordio racconta di una squadra che è passata in vantaggio con Kamara (freddo su Butez su assist cioccolatoso di Ekkelenkamp) e si è fatta riprendere da Douvikas nella ripresa, sprecando addirittura il colpo del ko con Bayo a due passi dalla porta. Okoye è stato un supereroe su Douvikas e Chalobah; la struttura, quella, resta identica: i friulani hanno perso Arthur Atta (sempre sia lodato) e, per quel match, anche Davis, ma l’ossatura è quella di sempre e sono cambiati pochissimi elementi, Kristensen a parte; non un passo indietro, semmai i presupposti per uno step avanti, con gente come Piotrowski, Kamara e lo stesso Zaniolo in attesa della consacrazione dopo i capriccetti. Solo che qui arriva la tegola vera, che cambia i piani: Zaniolo, uscito acciaccato proprio col Como, ha rimediato un guaio alla coscia e resterà fuori fino a ottobre. Un’assenza pesante per un tecnico che sull’ex Roma aveva costruito buona parte della trequarti. Un nome da tenere d’occhio è Palma, il giovane difensore italo-tedesco che l’anno scorso si dice sia stato cercato per parecchi milioni dalla Spagna (il Barcellona, a quanto pare): all’esordio ha fatto degli ottimi quarantacinque minuti prima di lasciare il campo. Insomma, l’Udinese non sarà la rivelazione del campionato, ma sa benissimo cosa vuole essere: un po’ più di squadra da metà classifica con un’identità precisa e la voglia di alzare l’asticella. A Monza, contro una neopromossa reduce dal 4-1 di San Siro, è la classica gara in cui la solidità dei friulani può fare la differenza.
Probabile per la 2’: Okoye; Abankwah, Ebosse, Solet; Vojvoda, Piotrowski, Karlstrom, Kamara; Ekkelenkamp; Unai, Davis. Modulo 3-4-2-1.
Fiorentina – Frosinone
Sabato 29 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Fiorentina | ▶ 1.62 |
| ❌ Pareggio | ▶ 4.10 |
| ⭐ Vince Frosinone | ▶ 5.10 |
Fiorentina, non troppo buona la prima
La Fiorentina arriva da una batosta pesantissima: 4-0 a Roma, con Malen e Dybala irreali e i viola a picco: prova da incubo per Grosso alla prima uscita ufficiale, povero lui. Serve una reazione e serve in fretta. Il tema che tiene banco qua in redazione è la bontà del mercato: tra i colpi non-big più intriganti di tutta la Serie A c’è Arthur Atta, l’ex Udinese iper-tecnico, un affare intorno ai trenta milioni salutato come grande operazione per come è stato chiuso: quanti lo volevano? Tanti. Accanto a lui Oulai (che qualcuno chiama con l’altro nome, Inao), l’altra scommessa di centrocampo, e davanti il nodo di sempre: Kean che ha salutato, dato che il Como ha premuto fortissimo e lui pure, forse di più. Il sostituto è già in casa: Pellegrino, arrivato dal Parma, operazione che è potuta partire quando la Juve non ha liberato Jonathan David e il club emiliano ha voluto monetizzare con la Fiorentina che si è presentata con un bel trentello di foggia toscana. La rosa è bella rinnovata, pure troppo dicono le malelingue che hanno mandato Dante in esilio, e il rischio è che i giocatori debbano ancora conoscersi, come si è visto nel tracollo capitolino: in campo si chiamano con i numeri di maglia, per dire. Grosso, una delle rivelazioni della panchina dell’ultima stagione a Sassuolo, ha il compito di trovare in fretta la quadra e di ridare identità a una squadra che a Roma non si è vista. Contro il Frosinone, in casa, è l’occasione buona per ripartire e cancellare la peggior figuraccia possibile all’esordio: guai a sbagliare anche questa.
Probabile per la 2’: De Gea; João Mário, Dragusin, Ranieri, Valdepenas; Ndour, Fagioli, Mandragora; Atta, Mastantuono; Pellegrino. Modulo 4-3-2-1.
Frosinone, i ragazzetti che paura non ne han
Il Frosinone ha esordito in casa con la Juve e ha perso di misura (0-1), ma ha lasciato il segno per l’energia e il coraggio: sotto di un gol, ci ha creduto fino al colpo di testa di Calvani nel finale, quello che ha fatto tremare i bianconeri e la loro traversa. Certo, la differenza di rosa è abissale, ma singolarmente i ragazzi di Alvini hanno impressionato: Calvani e Bracaglia, due 2004-2005 già esclusi a inizio ritiro dalle griglie, hanno giocato benissimo e sono la fotografia di una Serie A che pare aver ritrovato il coraggio di lanciare gli imberbi. Il tema, semmai, è il salto di categoria: chiedere a Raimondo (protagonista della cavalcata di B con undici gol) di reggere novanta minuti tra Bremer e Kelly, alla decima presenza vera in A, è durissimo, e Alvini ci si è trovato costretto per mancanza di alternative offensive, tanto che Schmid ha fatto tutta la gara pur non essendo una punta di ruolo. Dietro, il Frosinone imbarca ancora troppa acqua e per una neopromossa che deve salvarsi qualche trentenne d’esperienza servirebbe come il pane; la linea verdissima è affascinante ma rischiosa. Eppure l’identità e la fame ci sono tutte, e la piazza, comunque, si è riconosciuta nella squadra. Contro la Fiorentina ferita, in trasferta, è un’altra di quelle partite in cui i ciociari non hanno nulla da perdere: possono giocarsela a viso aperto, come nel loro stile, provando a sfruttare i piazzati (un’arma su cui in Serie B facevano male) e la voglia di stupire. La salvezza passa da qui: crederci sempre, anche quando i valori dicono il contrario. Frosinati: i pompieri della Serie A che paura non ne han.
Probabile per la 2’: Palmisani; Oyono, Calvani, Monterisi, Terzić; Schmid, Calò, Masini; Fini, Raimondo, Kvernadze. Modulo 4-3-3.
Sassuolo – Torino
Sabato 29 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Sassuolo | ▶ 2.25 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.25 |
| ⭐ Vince Torino | ▶ 3.25 |
Sassuolo, serbatoio pieno di giovani e di rischi
Il Sassuolo si conferma quello di sempre: una fabbrica di talenti che lavora benissimo coi giovani. All’esordio, però, ha perso a Bergamo 2-1 e la lettura è duplice: da un lato la conferma dell’identità, dato che Aquilani si è giocato la partita con una linea difensiva verdissima, Cinquegrano e Macchioni in testa, scelta onorevole ma non priva di rischi (Macchioni ha sbagliato proprio in occasione del gol di Krstović). Dall’altro il monito: mettere tanti ragazzi tutti insieme può costare caro e a Bergamo è successo. Per fortuna i punti fermi non mancano, perché Matić c’è, Berardi è sempre il Mimmone, Laurienté garantisce sostanza e Adžić è un altro giovane (di proprietà Juve) arrivato per giocare. Aquilani, una delle rivelazioni della panchina della scorsa B insieme proprio ad Abate (avversario di giornata), ha idee chiare e coraggio da vendere: crede nel gioco di posizione e nello sviluppo dalle zone interne, roba quasi eretica per la nostra Serie A, tagliategli la testa. La stagione può essere quella giusta per far esplodere qualche gioiello, a patto di non scoprirsi troppo dietro, perché con una difesa così giovane il rischio è pagare dazio nelle partite sporche. Occhio: quando metti tanti under, prima o poi qualcosa concedi, ci stai. Ma il talento in casa neroverde non manca mai e con l’esperienza di Matić e Berardi a fare da collante il progetto ha basi solide. Contro il Torino, in casa, è uno scontro tra due delle panchine più promettenti viste in B: due allenatori che vogliono proporre, due squadre costruite per giocare duro. Una gara che promette spettacolo, dove il Sassuolo cercherà il primo acuto stagionale davanti al suo pubblico. Seba Esposito in arrivo!
Probabile per la 2’: Murić; Cinquegrano, Odenthal, Leysen, Doig; Bakola, Matić, Adžić; Volpato, Laurienté, Bowie. Modulo 4-3-3.
Torino, i gioielli dell’Abate
Il Torino di Abate è una delle scommesse più interessanti della stagione: idee chiare, calcio propositivo e soprattutto due degli esterni italiani più talentuosi della categoria, Cacciamani e Fortini. All’esordio ha perso in casa col Milan (1-2), rimontato dopo essere stato avanti, ma i presupposti per fare bene si sono visti. Il primo gioiello, Cacciamani, valorizzato proprio da Abate, è il giocatore da non cedere per nessun motivo (anzi da comprare, cari fantallenatori): la sua eventuale partenza ammoscerebbe tutto il progetto. Quanto in alto possa volare il Toro dipende però dal mercato: la rosa va completata da qui alla chiusura (mancano tipo tre ore ma ok), altrimenti le buone idee del tecnico rischiano di restare sulla carta. Abate, insieme ad Aquilani, è stato uno degli allenatori più promettenti dell’ultima Serie B e a Torino ha trovato la sua prima vera occasione in A: la piazza si aspetta un calcio riconoscibile e coraggioso, con i due esterni a fare la differenza e i giovani lanciati senza tremori. Se gli lasciano Cacciamani e completano l’organico, il Toro può divertire e divertirsi. Contro il Sassuolo, in trasferta, è lo scontro tra due delle panchine emergenti più stuzzicanti, due tecnici che vogliono proporre e non speculare: sulla carta una delle gare più godibili del turno. Per Abate è anche l’occasione di dare continuità alle buone cose viste col Milan, quando il Toro ha comunque tenuto testa a una big prima di cedere: la sensazione è che questo gruppo, giovane e affamato, possa togliersi qualche soddisfazione, a patto che il mercato non lo depauperi dei suoi pezzi migliori proprio sul più bello.
Probabile per la 2’: Mascardi; Coco, Comuzzo, Comert; Fortini, Gineitis, Fitz-Jim, Cacciamani; Vlašić, Nije; Simeone. Modulo 3-4-2-1.
Juventus – Parma
Sabato 29 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Juventus | ▶ 1.22 |
| ❌ Pareggio | ▶ 6.60 |
| ⭐ Vince Parma | ▶ 12.00 |
Juventus, insomma dai cioè
La Juve ha battuto il Frosinone (0-1 di Bremer, il migliore), ma la prima ha già acceso i vecchi campanelli: doveva vincere larga (a un certo punto era 3-0 di fatturato ipotetico, con le occasioni divorate da Kolo Muani) e invece ha rischiato di farsi riprendere fino al colpo di testa di Calvani nel finale. Fantasmi della passata stagione, quando gli expected goal restavano puntualmente assai più alti dei gol veri e propri. Due i temi che dividono: primo, la personalità in mezzo; Locatelli e compagni, sotto pressione, tendono a spazzare via il pallone invece di prendere in mano la squadra e da anni manca quel centrocampista che, quando l’avversario ti salta al collo, si prende il fallo o la giocata che tranquillizza tutti. Locatelli riceve solo tra i due centrali dove non se lo fila nessuno: così non si comanda una partita, caro Locatelli. Secondo, il mercato: buoni acquisti (Vicario tra i pali, voluto da Spalletti; Kolo Muani; l’ex Villa Alajbegović, pagato caro), ma nessun vero campione capace di alzare il livello di quelli attorno, il “Modrić” che il Milan si è preso e la Juve no, per fare nomi. In compenso c’è Spalletti: un allenatore che a bordo campo vive ancora le partite con la passione di un ragazzino, tratta il capitano come l’ultimo arrivato, urla a Douglas Luiz come a Vicario appena arrivato e che in questo precampionato si è preso una cotta tecnica proprio per il brasiliano, che chiama di continuo e a cui spiega ogni movimento, segno che lo vuole al centro del progetto. Occhio a come ti esprimi ai microfoni, però, Lucianone. Contro il Parma, in casa, serve la prova di maturità: vincere e convincere, non soffrire nel finale come col Frosinone.
Probabile per la 2’: Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumí, Cambiaso; Locatelli, Douglas Luiz, Conceição; Boga, Alajbegović; Kolo Muani. Modulo 4-2-3-1.
Il Parma del Generale Primavera
Il Parma di Cuesta riparte dal 4-3-3 visto alla prima, con Bernabé che, dopo aver agito da avanzato, può tornare in cabina di regia. All’esordio i ducali hanno perso in casa col Cagliari (0-1), gara decisa da un gol del giovane Romano, ma la vera notizia per chi ama i talenti è un’altra, e ha diciotto anni scarsi: Simone Lontani, classe 2008, esterno d’attacco lanciato titolare all’esordio in A. Sei minuti e già un tunnel che si guadagna l’ammonizione di Zé Pedro; poi batte angoli e punizioni, tenta il dribbling sempre, punta l’uomo anche nella propria metà campo, mette il ghiaccio nel tè freddo e scalda il tortino di patate. Storia curiosa: cresciuto a Cesena, preso dal Milan nel 2022, con una valanga di gol nell’Under 17 e doppia cifra pure di assist in Primavera, poi il Parma (società che coi giovani lavora alla grande) se l’è portato a casa e l’ha subito buttato nella mischia. A quanto pare ha impressionato pure Mancini, pizzicato in tribuna al Tardini insieme a Bonucci proprio dopo una sua giocata. Un profilo da coltivare con calma (compie diciotto anni solo a gennaio), ma di quelli che tra un paio d’anni possono dire la loro tra le grandi: Lontani lontano andrà. E poi c’è Romano, il centrocampista svizzero che ha deciso Parma-Cagliari: non solo il gol, ma una partita di personalità enorme, tanto che potrebbe finire presto nel giro della Nazionale maggiore, saltando l’Under 21. Contro la Juve, in trasferta, sarà durissima, ma questo Parma giovane e coraggioso ha le carte giuste per rendere la vita complicata a sior Spalletti: la salvezza passa dalla capacità di reggere l’urto delle big e dai lampi dei suoi ragazzini terribili.
Probabile per la 2’: Corvi; Delprato, Troilo, Ndiaye, Valeri; Bernabé, Ordonez, Keita; Lontani, Toure, Romero. Modulo 4-3-3.
Napoli – Como
Domenica 30 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Napoli | ▶ 2.50 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.05 |
| ⭐ Vince Como | ▶ 3.05 |
Napoli, Allegri tutto sornione
Il Napoli ha aperto vincendo a Marassi per 0-2 (De Bruyne e Vergara i marcatori), a porta inviolata, ma c’è chi lo vede in difficoltà, e non nel risultato: nel profilo della rosa. Il ragionamento è che la difesa, oggi, è corta e piena di punti interrogativi (Buongiorno out a lungo, Marianucci pure, la coppia da inventare tra Rrahmani, Rafa Marin e Beukema ancora da recuperare), e in mezzo la situazione rispetto al rinnovo di Anguissa non aiuta a mantenersi lucidi. Davanti restano i giocatori bocciati l’anno scorso, con Lang, Lucca (!!) e il jolly Vergara da valutare, e senza più Lukaku, che dal punto di vista caratteriale pesava. Ma non solo caratteriale, a giudicare dalle foto che abbiamo visto di recente. La forza, quella sì granitica, è il centrocampo: Lobotka, McTominay, Anguissa e De Bruyne (entrato in corsa proprio a Marassi) restano un reparto di altissimo livello. Il punto, per gli amanti di Allegri (e ce ne sono, li abbiamo visti), è tutto lì: la sua gestione del gruppo è la vera arma, ma stavolta gli si chiede di incidere anche sul piano tattico, perché rispetto a Conte non è un Grande Motivatore e arriverà il momento della stagione in cui dovrà spostare lui gli equilibri. Il gol contestato di De Bruyne a Marassi (un contatto su Vasquez giudicato fallo da tutto il Genoa e da tre quarti di globo terracqueo) ha macchiato la scorsa vittoria. Contro il Como, in casa, è già un test probante: il Napoli deve dimostrare che le certezze del centrocampo bastano a coprire i dubbi dietro. Fabregas contro Allegri, again: l’anno scorso abbiamo visto com’è finita, quest’anno vediamo chi ha imparato cosa. Noi abbiamo imparato che senza Lukaku si sta meglio, con risp. parl.
Probabile per la 2’: Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Rafa Marin, Spinazzola; Anguissa, Lobotka, McTominay; Politano, Højlund, Alisson Santos. Modulo 4-3-3.
Como, il lago del brutto anatroccolo
A Udine si è visto un brutto Como e secondo noi non meritava nemmeno il pari (1-1 strappato più per demeriti altrui), poi un paio di rinvii-brivido di Butez e una traversa di Ramon nel finale. Niente dell’equilibrio incredibile costruito da Fabregas l’anno scorso: squadra lenta, ancora imballata, con l’aggravante del doppio impegno alle porte. Il tema della stagione, per lo spagnolo, è proprio questo: ricreare quel bilanciamento reggendo la Champions, un’esperienza che lui stesso ha ammesso di non sapere ancora gestire da allenatore (allenarsi meno, viaggiare di più, scegliere come spendere le energie, capire quali hotel prenotare, i piatti da non ordinare a Rotterdam). C’è chi contesta persino le scelte d’esordio, Nico Paz compreso, schierato ancora impacciato dopo un mese di vacanza quando forse toccava a Liberali. Poi troviamo il nodo identità: a differenza dell’Inter, il Como non ha ancora un undici titolare, ma un’idea di undici, con una rosa profondissima (Da Cunha, entrato benissimo, e Milla, addirittura MVP a sorpresa, oltre a Diao, Kaiki, Liberali, Smolčić, tutti tra panchina e rotazioni) tutta da amalgamare dopo i tanti acquisti. Pare un poco la Fiorentina, da questo punto di vista, anche se tanti nomi sono rimasti. La spaccatura tra i mondi è netta: c’è chi giura che con la giusta alchimia il Como dà fastidio alle prime tre e chi profetizza una stagione di sofferenza, con qualche punto lasciato per strada la domenica dopo le pesanti notti europee. Replicare il quarto posto sarebbe comunque un’impresa da applausi, quasi più difficile della Champions stessa. E sul mercato è finita la telenovela Kean, solo che ora nello spogliatoio hanno un pazzerello in più. Contro il Napoli, in trasferta, è già una prova del nove sulla gestione delle energie in vista dell’Europa.
Probabile per la 2’: Butez; Couto, Ramon, Chalobah, Valle; Milla, Da Cunha; Diao, Nico Paz, Baturina; Douvikas. Modulo 4-2-3-1.
Lazio – Genoa
Domenica 30 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Lazio | ▶ 2.00 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.05 |
| ⭐ Vince Genoa | ▶ 4.25 |
Lazio, Fratto nonostante tutto
La Lazio ha aperto vincendo a Bologna (0-1, con Frattesi entrato a decidere), ma l’aria attorno resta pesantissima: da due anni non è più la Lazio, non è gestita come tale, non ha un mercato da Lazio. Il tema, prima ancora che tecnico, è d’ambiente: un Olimpico svuotato da una gestione lotitiana folle, un clima da fine ciclo che pesa sui giocatori stessi, quasi un ritorno ai tempi del Covid. Sul campo restano i dubbi di sempre: Provstgaard è un giovane di talento ma va accompagnato da un centrale esperto e l’eventuale addio di Romagnoli sarebbe pesante. C’è chi contesta a monte la scelta stessa di Gattuso su questa panchina, chiamato più che altro per ricompattare un ambiente allo sbando dopo un precampionato deludente e l’uscita in Coppa Italia col Mantova. Ma proprio da quella figuraccia arriva la novità di mercato che cambia un po’ le cose: Gattuso ha preteso un centravanti ed è arrivato Andrea Pinamonti, operazione da circa tre milioni più nove di bonus (formula pensata anche per non incappare nel blocco del mercato, tipo quella di Frattesi). Colpo tutt’altro che banale per una rosa che davanti aveva pochissime alternative, con Ratkov come sola opzione dietro le prime scelte. I più equilibrati frenano le voci di possibile retrocessione, perché i valori restano superiori alle ultime tre della classifica, ma la fatica si annuncia tanta. Contro il Genoa, in casa, serve dare continuità al blitz di Bologna e provare a riaccendere un minimo di entusiasmo in un ambiente che ne ha disperatamente bisogno: il pubblico, comunque, non è ostile alla squadra, ha solo voltato le spalle alla proprietà. Daje.
Probabile per la 2’: Mandas; Floriani, Doekhi, Provstgaard, Pedraza; Frattesi, Rovella, Taylor; Cancellieri, Dia, Zaccagni. Modulo 4-3-3.
Genoa, De Rossi in purezza
Il Genoa ha aperto in casa col Napoli e ha perso 0-2, ma la sconfitta ha lasciato strascichi polemici che ancora bruciano. Il primo gol, quello di De Bruyne, nasce da un contatto su Vasquez che tutto il Genoa, De Rossi in testa, ha giudicato fallo netto: l’adrenalina ha portato a dichiarazioni al vetriolo, roba mai vista, con la dirigenza a rincarare la dose (“tutta l’Italia ha visto cos’è successo”). I commentatori più equilibrati assolvono l’arbitro sul campo (dal vivo la percezione era di spalla contro spalla, per velocità e caos in area), ma trovano molto meno giustificabile la mancata revisione al VAR, perché l’inquadratura da dietro mostra il gomito piantato sulla schiena: un fallo che sempre è stato fischiato nella storia del calcio: quanto sono cambiate, dunque, queste benedette regole? De Rossi, dal canto suo, si è detto comunque contento dei primi cinquantacinque minuti, pur ammettendo di dover migliorare su tante cose, tipo nella scelta armocromatica del guardaroba. Al netto delle recriminazioni, il Grifone resta il campo giovani del tecnico romano, con l’obiettivo di allontanarsi in fretta dalla zona calda e di costruire un’identità: porto ruvido e malmostoso, il Genoa vuole ripartire dalla sua gente. Contro la Lazio, in trasferta, le scelte sono un poco obbligate (out Meichtry, Traoré, Nuredini e Venturino) e a centrocampo si annuncia possibile il debutto di Sow. Una gara delicata contro un avversario ferito da tempo ma reduce da una vittoria eroica: per il Genoa l’occasione di dimostrare che la buona mezz’ora vista col Napoli non era un caso e di muovere una classifica ancora ferma dopo l’amaro esordio casalingo.
Probabile per la 2’: Bijlow; Marcandalli, Ostigard, Vasquez; Norton-Cuffy, Frendrup, Amorim, Ellertsson; Baldanzi; Vitinha, Colombo. Modulo 3-4-1-2.
Cagliari – Inter
Domenica 30 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Cagliari | ▶ 7.50 |
| ❌ Pareggio | ▶ 4.35 |
| ⭐ Vince Inter | ▶ 1.43 |
Un Cagliari già Romano
Il Cagliari ha aperto la stagione con un discreto colpetto: 0-1 in casa del Parma, tre punti strappati a una diretta concorrente per la salvezza. Pisacane, confermato dopo aver flirtato con la Lazio e rinnovato fino al 2028, riparte dai suoi pulcini e la prima gli ha già dato ragione: a decidere è stato Alessandro Romano, il regista ventenne arrivato dalla Roma, che nel finale recupera palla e firma un gran gol da migliore in campo, alternando errori e giocate da veterano con una personalità fuori dal comune (tanto che si parla già di Nazionale). Il mercato aveva tolto parecchio (via Luvumbo, Gaetano a Bergamo da Sarri, Palestra, Sebastiano Esposito con tutti i suoi capriccetti già alle visite a Sassuolo: nemmeno Pully è riuscito a metterlo a nanna sereno) e in entrata erano arrivati soprattutto under 23, con l’eccezione dell’esperto Harry Winks. Proprio l’inglese, però, all’esordio ha deluso: chiamato a sostituire Gaetano in regia, ha proposto trame elementari e perso palloni pesanti. Lo bocciamo? Facciamo che lo rimandiamo, troppo presto per stroncare! Meglio gli altri simboli: Deiola, capitano vero che dà l’anima e sfiora pure il palo, e Obert, che a intermittenza accende la manovra sulla corsia. Daniel Maldini, l’ala atipica su cui il club punta molto, è cresciuto alla distanza sfiorando un eurogol: il suo limite resta la cabeza fria quando c’è da prendere una decisione e sta a Pisacane renderlo più efficiente come già fatto con Esposito. E poi, Pully, ovvio. Identità chiara: difesa bassa, aggressione alla riconquista, gioco diretto, e una mentalità che a Parma ha fatto furore. Contro l’Inter capolista, in casa alla Domus, sarà tutt’altra musica, ma il Cagliari ha già dimostrato di saper sgambettare le grandi: la Sardegna resta un campo ostico. Mina ancora fuori. Ajò.
Probabile per la 2’: Caprile; Zé Pedro, Deiola, Rodriguez, Obert; Romano, Winks, Fazzini; Adopo, Maldini; Mendy. Modulo 4-3-2-1.
Inter, il solito quarto d’ira
L’Inter ha esordito travolgendo il Monza per 4-1 in un quarto d’ora con mezzo mercato in tribuna e il messaggio è arrivato forte: quest’anno ci sono due squadre, non una. La sensazione è che possa fare il vuoto in campionato, con l’ambizione dichiarata (parole di Stones alla prima intervista) di puntare alla Champions. La ricetta è quella di sempre: mettere fieno in cascina in campionato per poi concentrare le energie sulle notti europee tra febbraio e marzo, dove l’anno scorso la squadra è mancata clamorosamente. Il bello è la profondità e la completezza in ogni ruolo. Pio Esposito, prova super contro il Monza, ha regalato ciò che alla Juve manca: un nove che fa salire la squadra, gioca le palle sporche e si inventa pure un gol di tacco da centravanti già tostato a puntino (oltre alla sponda per il 4-1 di Bisseck), roba da consacrazione, anche in ottica Nazionale. Poi le due parabole in crescita clamorosa: Sučić, impatto notevole da subentrato, e soprattutto Diouf, per mesi oggetto misterioso da mezzala, “Non è cane non è lupo, sa soltanto quello che non è” poi spostato a destra è diventato un cyborg (mancino ma abile col destro, imprendibile quando punta l’uomo, tanto che qualcuno lo ha già eletto miglior centrocampista nerazzurro). Un rendimento tale da far sorgere il dubbio: e se l’Inter avesse già in casa il sostituto di Dumfries, con Spence ancora in tribuna a guardare? Zieliński non abbassa mai la qualità e ora sono arrivati anche Stanković e il sogno proibito delle notti di Chivu, Curtis Jones. L’unica vera perplessità resta il portiere (Martinez è un buon portiere, ma dimostrare di essere da Inter è un’altra storia) e la mancanza di quell’esterno saltatore che da due anni si cerca. Il capitano Lautaro, tornato dal Mondiale con la bava alla bocca ma non ancora al top, resta il valore aggiunto (e Marotta lo ha blindato, una cosa tipo “Cessione? Assurdo anche parlarne”). A Cagliari, in trasferta, il rischio-trappola c’è: la Sardegna è campo ostico e i sardi all’esordio hanno già espugnato Parma.
Probabile per la 2’: Martinez; Bisseck, Akanji, Bastoni; Diouf, Barella, Çalhanoğlu, Zieliński, Dimarco; Esposito, Lautaro. Modulo 3-5-2.
Lecce – Roma
Lunedì 31 agosto, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Lecce | ▶ 7.25 |
| ❌ Pareggio | ▶ 4.10 |
| ⭐ Vince Roma | ▶ 1.48 |
Lecce, lu sole, lu mare e DiFra contentu
Il Lecce riparte col suo dolce dato-manifesto: è ancora una volta il club col budget più piccolo tra le venti in Serie A eppure si prepara al quinto campionato di fila nella massima serie, un’impresa continua per una piazza abituata storicamente alle categorie inferiori (ogni salvezza vale uno scudetto, fate conto). In panchina c’è ancora Di Francesco, la scommessa vinta della scorsa stagione: preso reduce da tre esoneri e due retrocessioni, ha tirato fuori il massimo da un gruppo tecnicamente limitato. Il problema storico, però, resta sempre lo stesso: i gol. L’anno scorso il Lecce fu il terzo peggior attacco del torneo e per questo il primo colpo di peso dell’era Trinchera (il ds erede di Corvino) è stato un attaccante: Willem Geubbels, francese ex predestinato del Lione, cinque milioni, un investimento inusuale per le casse salentine, tutto da rilanciare dopo anni di alti e bassi. E all’esordio il Lecce ha subito fatto centro dove non ci si aspettava: 0-2 sul campo del Venezia, tre punti pesantissimi. La squadra ha sofferto ed è stata dominata ma ha trovato quel cinismo che Di Francesco aveva chiesto: decisivo il baby Gorter, play olandese salito dalla Primavera, freddo nel gol del vantaggio; poi il raddoppio del subentrato Tiago Gabriel, il gioiello difensivo conteso sul mercato. Falcone, come sempre, garanzia tra i pali che anche alcune big ne vorrebbero uno così. Note stonate proprio dagli attaccanti: Geubbels ancora sprecone e poco incisivo, con Štulić che si è divorato un gol a porta vuota. Contro la Roma capolista, al Via del Mare, servirà di nuovo la versione tenace e cinica vista a Venezia.
Probabile per la 2’: Falcone; Veiga, Siebert, Gaspar, Gallo; Coulibaly, Ngom, Gorter; Pierotti, N’Dri, Geubbels. Modulo 4-3-3.
Roma, ma cosa abbiamo visto?!
La Roma ha dato il via al suo torneo con un travolgente 4-0 alla Fiorentina, una delle migliori prestazioni a tutto tondo dell’era Gasperini: ritmi altissimi, avversario schiacciato con pressing asfissiante, pochissime occasioni concesse e tantissime create (quasi 2,8 gli xG, qualsiasi cosa significhi di preciso). La differenza l’ha fatta l’attacco, che segna una discontinuità netta rispetto a una Roma che l’anno scorso era solida dietro ma faticava a pungere: il merito è tutto della coppia Malen-Dybala, avvicinata da Gasperini con intuizione vincente, creando il matrimonio perfetto, almeno finché dura (Joya nostra, parliamo di te). Malen ha firmato una tripletta: due gol sono cioccolatini scartati da Dybala, il terzo è un gol “alla Malen”, con quella rapidità unica di rilascio che rende vani centrali e portiere. Numeri da capogiro: diciotto reti in maglia giallorossa in appena ventuno presenze da gennaio, un gol ogni novantuno minuti, roba da prima stagione di Batistuta, per dire. Dybala, poi, è parso il migliore possibile: accentratore, imprendibile, decisivo, “ancora il primo della Serie A” per Gasperini. Note liete anche dai giovani: l’esordiente Lulli, buttato titolare al posto dell’acciaccato Molina, non si è fatto intimidire, Rodrigo Mora ha alternato lampi (un tiro che ha esaltato De Gea) a un comprensibile eccesso di attenzione difensiva su Fagioli; Gasp lo ha definito un talento straordinario che “darà gioie”. Il tema di giornata resta il mercato: Oosterwolde non ha passato le visite e il tecnico chiede altri innesti perché con la Champions la rosa è ancora corta. Occhio a chi si sacrifica: se parte Soulé, verrebbe a mancare la polizza su Dybala, gioiello fragile a cui sono legate mani e piedi le ambizioni giallorosse.
Probabile per la 2’: Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Molina, Koné, Cristante, Wesley; Mora; Dybala, Malen. Modulo 3-4-1-2.
Atalanta – Bologna
Lunedì 31 agosto, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota GoldBet |
|---|---|
| ⭐ Vince Atalanta | ▶ 1.87 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.60 |
| ⭐ Vince Bologna | ▶ 4.00 |
Atalanta, "Krstović Scamacca!" nuova bestemmia di Sarri
L’Atalanta ha esordito battendo il Sassuolo per 2-1, e la partita ha subito acceso il tormentone di giornata: Scamacca dal 1′, Krstović dalla panchina, perché? La risposta più convincente è che siamo alle gerarchie in via di definizione e che Sarri sta facendo scelte fortissime (De Roon, per dire, non ha ancora messo piede in campo e difficilmente ne farà tante). Noi tifiamo Krstović (ma al Fanta ci siamo lanciati su Scamacca), decisivo e pieno di classe: un attaccante emotivo, che vive di fiducia e di piazza, capace se lanciato di andare in doppia cifra e di trascinare, uno di quelli che il pubblico si mette nel cuore (l’anno scorso, dopo mesi a secco, chiuse comunque in doppia cifra ed è stato il giocatore con più xG prodotti in Serie A). Il suo gol al Sassuolo, con tanto di sfruttamento di errore “Macchionico”, è la sua radiografia: combatte, si porta avanti il pallone, lo trascina in porta. C’è chi si sbilancia: quest’anno tra i quattordici e i diciassette gol, con qualche assist. Scamacca, quando sta bene, è più forte sulla carta, ma dà la sensazione di essere sempre un filo dubbioso; Raspadori, dal canto suo, si fa sempre riconoscere e c’è chi lo sogna in un ruolo alla Mertens, mentre Gaetano, il regista voluto da Sarri, è stato onnipresente e ha convinto. E poi il mercato, che può cambiare tutto: l’Atalanta sarebbe vicina a Jonathan Rowe per una trentina di milioni (e uno che paghi così non lo siedi in panchina), il che potrebbe spostare gli equilibri là davanti. Oltre a questo, altra bella notizia: il passaggio del turno in Conference contro l’Hapoel Tel Aviv. C’è Europa, quindi si deve comprare, mica solo vendere Ahanor. Ma ora testa al Bologna.
Probabile per la 2’: Carnesecchi; Zappacosta, Kossounou, Scalvini, Bernasconi; Ederson, Gaetano, Pašalić; De Keteaere, Scamacca, Raspadori. Modulo 4-3-3.
Bologna, Tedesco riparte da Dovbyk
Il Bologna ha esordito perdendo in casa con la Lazio (0-1, decisa da Frattesi da subentrato, ricordiamo!), con Piccoli e Dovbyk descritti come impalpabili: un avvio storto per la squadra di Tedesco, chiamata a rialzarsi in fretta. Certo, la fiducia nel percorso resta e la mossa annunciata è chiara: dopo il buon ingresso di Dovbyk contro i biancocelesti, il tecnico pare pronto a puntarci dal 1′. L’ucraino è la scommessa dell’estate rossoblù, un centravanti tutto tocchi e rifiniture che a Bologna, con un gioco più posizionale, potrebbe rendere più che alla Roma, dove non aveva mai davvero convinto. Il resto lo conosciamo: qualità sugli esterni (Orsolini il faro, più Rowe, Bernardeschi, Cambiaghi), un centrocampo dove manca ancora un regista puro e la solita necessità di un aiuto dal mercato per rendere sostenibili i rischi presi in estate. Tedesco, dopo l’era Italiano, porta idee sue e un calcio di posizione che ha bisogno di tempo per essere assorbito e la sconfitta all’esordio è un campanello ma non una condanna. Interessante la suggestione tattica: col ct Mancini in tribuna al Dall’Ara, si è parlato di un possibile tridente tutto italiano, segno di un Bologna che sulla linea verde e nazionale vuole continuare a puntare. Contro l’Atalanta, in trasferta, sarà un test durissimo contro una squadra reduce dalla vittoria anche europea e bene attrezzata: per i rossoblù l’occasione di dare la prima scossa alla stagione e di far vedere che il progetto Tedesco, al di là del passo falso iniziale, ha basi solide.
Probabile per la 2’: Skorupski; Holm, Helland, Heggem, Miranda; Moro, Ferguson; Orsolini, Bernardeschi, Cambiaghi; Piccoli. Modulo 4-2-3-1.
Le nostre serene analisi sull’operatore di giornata
Per la seconda giornata, GoldBet
Seconda giornata, secondo operatore: GoldBet scommesse è di quelli che fa delle scommesse live quasi una religione. Ottimo bonus di benvenuto, davvero bello alto, ma attenzione che non c’è un bonus senza deposito!
Cercate il cashout? Su GoldBet lo trovate. Ottimo operatore e chiaramente sicurissimo, altrimenti non si troverebbe sulle nostre pagine!
*Le quote degli incontri sono aggiornate al 28 agosto 2026 alle ore 13.14 e passibili di variazioni.