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Pronostico Serie A 26/27 Giornata 7 Featured Image

Serie A 2026/27, giornata #7: consigli scommesse, pronostici

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• 38 min. di lettura
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Sei giornate soltanto e la classifica ha già smesso di fare la brava: in testa, appaiate a sedici punti, ci sono l’Inter e la Lazio; la prima ce la saremmo aspettata, d’accordo, ma la seconda non l’avrebbe messa lì manco sua madre, col bene che le vuole. Dietro, a quattordici, una Roma che ha incassato appena tre gol in sei partite, e a tredici un Cagliari che, già a ottobre, sta facendo i conti della serva-salvezza coi sorrisoni.

Ciao Stroppa, è stato bello ma è durato pure troppo. Il Como fa il futbol più bello del campionato (così si dice) e ha gli stessi punti della Juventus, il che ci dice qualcosa sul calcio bello e qualcos’altro sulla Juventus. Ma cosa? Capiremo tutto insieme nelle prossime righe: al via i nostri pronostici sulla settima di campionato!

Occhio a chi ha giocato le coppe, ok? Noi abbiamo spulciato tutto: chi sta bene, chi arranca, chi ha l’infermeria che straborda e chi ha bisogno di una serata storta dell’avversario. Hai detto niente.

Le quote di questa pagina sono di BetFlag, uno dei nostri siti scommesse sicuri Serie A. Si gioca responsabilmente e si legge fino in fondo, ok?

Chi vince festeggia, chi perde spiega

  • Pronostico top della scorsa giornata: Genoa – Fiorentina, Osmajic Marcatore Sì (3.70), altro che quota a casaccio, cì.Peggior toppata della scorsa giornata: Napoli – Frosinone X (4.80), vabé oh aveva un senso

Frosinone – Sassuolo

Venerdì 16 ottobre, ore 20:45, Stadio Benito Stirpe

Evento📈 Quota BetFlag
⭐ Vince Frosinone▶ 2.50
❌ Pareggio▶ 3.60
⭐ Vince Sassuolo▶ 2.60
Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Frosinone

Frosinone, punti dieci e lagne zero

Chi era convinto che la matricola sarebbe stata il vaso di coccio del campionato ha sbagliato i conticini: la squadra di Alvini ha messo insieme dieci punti in sei giornate, cioè la quota che di solito si raggiunge con le ossa rotte. È arrivata qui proponendo un calcio piacevole, il complimento più difficile da strappare a chi di norma deve solo correre. Contro la Juventus, alla prima, i ciociari hanno subito il dominio altrui per un’ora e poi hanno spinto nel recupero, senza quel faccino bianco e rassegnato che tanti neopromossi piazzano in campo già nel riscaldamento.
Il bello è che il modello funziona per faccende strutturali, mica per entusiasmo: i frusinati sono arrivati in Serie A con un carattere già aggressivo e propositivo, fatto di ripartenze e di attacchi negli spazi aperti, e quel caratteraccio si riadatta bene al salto di categoria; nelle transizioni, infatti, la squadra è pericolosa davvero, e chi la affronta senza rispetto si ritrova la lingua di fuori. Citofonare Como, visto che a Frosinone ci ha lasciato tre punti che si sentiva già in saccoccia.
Sabato scorso a Napoli la serata è stata più dura e il 3-0 finale è causato da una differenza di organico che non si colma con il cuoricione grosso e rosso, ma anche lì c’è stato un protagonista in maglia gialloblù: è Palmisani, rimasto in piedi quando il Napoli ha iniziato a spingere, respingendo l’ingresso feroce di McTominay, uno di quegli interventi che non riescono mica a cambiare il risultato ma concorrono a costruire la reputazione di un portiere. In attacco, intanto, Raimondo sta comunque a quota quattro gol stagionali, piazzandosi in buona compagnia nella classifica dei marcatori.
Venerdì sera allo Stirpe arriva il Sassuolo, quel genere di avversario che gioca a viso aperto e in campo lascia aperte verdi praterie.
Occhio all’infermeria: Grillitsch rientra a inizio novembre per una sindrome retto-adduttoria (non fate quella faccia) e Birligea è fermo per una lesione muscolare al quadricipite sinistro, atteso a fine ottobre. In difesa Cittadini è leggermente avanti su Monterisi.

Probabile formazione (4-2-3-1): Palmisani; Oyono A., Calvani, Cittadini, Bracaglia; Calò, Masini; Ghedjemis, Schmid, Kvernadze; Raimondo.

Ultime cinque: ❌ ✅ ➖ ✅ ✅

Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Sassuolo

Sassuolo, nel cantiere-Aquilani spuntano le finestre

C’è una scuola di pensiero secondo cui gli allenatori giovani vanno aspettati e tutelati: Aquilani sembra ha lasciato il banco vuoto, si vede, perché ha iniziato a lavorare dal primo giorno, con una chiarezza che a Reggio Emilia si vede tutta. Il merito più grosso? Non essere integralista: a Catanzaro giocava con la difesa a tre e il tridente leggero, a Pisa ha alternato, contro il Milan, settimana scorsa, ha cambiato di nuovo impianto adattandosi ai giocatori che si è trovato. È la qualità che si chiede a un tecnico e che tanti colleghi più titolati non hanno mai avuto, cioè mettere la squadra davanti alla propria idea di squadra. Chapeau.
Il materiale, poi, è buono: quando il pallone arriva sulla trequarti o si va in ripartenza il Sassuolo diventa un piacere per gli occhi, perché la tecnica abbonda. Berardi, Laurienté, Esposito, con Volpato in rientro e un gruppo di giovani che può crescere parecchio. In mezzo al campo c’è il mestierone di Matic, che il pallone lo tratta coi piedi, certo, ma come si trattano le cose fragili e che in allenamento continua a essere un esempio nonostante l’età. Dalla panchina arrivano Thorstvedt e Adzic. Non è un caso che, quando si ragiona su dove mandare un giovane a farsi le ossa, il nome di Reggio Emilia salti fuori spesso: fare l’università da Matic è cosa buona e giusta.
Contro il Milan è finita 1-1 dopo una partita sporca, brutta, di quelle che si ricordano in pochi (tranne i milanisti, chiaro), però i neroverdi l’hanno rimessa in piedi e nel finale hanno avuto sul sinistro di Thorstvedt la palla per vincerla, addirittura. Vale la pena ricordare che il Sassuolo era anche la squadra che alla sosta aveva mandato dieci giocatori in giro per le nazionali, cioè mezza rosa: rientrare e tenere testa ai rossoneri non era mica scontato.
Nota a margine su Berardi, che contro i rossoneri vantava un rendimento storico da pazzi e stavolta non è riuscito nemmeno a calciare in porta. L’infermeria pesa: Idzes, Pieragnolo, Boloca e Konè sono fuori a lungo, Leysen si è fatto il crociato e starà fuori mesi. Ballottaggi aperti tra Van Der Brempt e Cinquegrano e tra Bakola e Thorstvedt.

Probabile formazione (4-3-3): Muric; Van Der Brempt, Caleta-Car, Odenthal, Doig; Bakola, Matic, Adzic; Berardi, Esposito Se., Laurienté.

Ultime cinque: ➖ ❌ ➖ ➖ ✅

Venezia – Napoli

Sabato 17 ottobre, ore 15:00, Stadio Pier Luigi Penzo

Evento📈 Quota BetFlag
⭐ Vince Venezia▶ 4.50
❌ Pareggio▶ 4.00
⭐ Vince Napoli▶ 1.70
Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Venezia

<strong>Nicola entra usando il maniglione antipanico</strong>

Alla fine la società ha smesso di rinviare: zero punti in sei giornate, cinque gol fatti e sedici subiti, e dopo il 3-1 di Bergamo Stroppa ha pagato un bilancio che non ammetteva ulteriori cincischiamenti; mercoledì sera è arrivato l’annuncio di Davide Nicola, con un contratto fino al termine della stagione 2027/28, cioè un biennale che racconta più fiducia di quanta ne suggerisca il buonsenso, ma vabè.
La scelta ha una logica evidente: Nicola è l’uomo delle missioni impossibili del nostro campionato, tipo la salvezza storica di Crotone, il Genoa portato su dall’ultimo posto, il Torino, la rimonta della Salernitana, l’Empoli preso a gennaio, il Cagliari al quindicesimo posto con trentasei punti, più la promozione con il Livorno agli esordi di carriera. Unico neo, la Cremonese dell’anno scorso, che comunque era partita a razzo. Quando una squadra è ferma a quota zero, non si cerca un visionario, si cerca uno che sappia impastare bene la pasta che c’è. Il tecnico ha spiegato di aver accettato per la visione a lungo termine del club e per il rapporto con il direttore Antonelli, dicendosi colpito dalla chimica che ha trovato nello spogliatoio, ma forse parlava di odore.
Chi si aspetta una rivoluzione immediata, però, rimarrà deluso: il primo allenamento è andato in scena giovedì e la formazione che sabato affronterà il Napoli non dovrebbe discostarsi granché da quella vista a Bergamo, perché gli infortuni limitano di un pezzo le rotazioni. In difesa rientra Schingtienne accanto a Juan Jesus, mentre per la terza maglia è ballottaggio tra Halhal e Moreno., bocciati entrambi contro l’Atalanta. A centrocampo, in attesa del capitano Busio, la regia resta a Basic e Sohm con Perez da incursore. Mazzocchi, che non ha ancora esordito tra ritardo di condizione e noie fisiche, rischia di restare in panchina proprio contro la sua ex squadra. Davanti la coppia è Adams-Yeboah. Che fortuna!

Probabile formazione (3-5-2): Stankovic F.; Schingtienne, Juan Jesus, Halhal; Hainaut, Perez K., Basic, Sohm, Sagrado; Yeboah J., Adams A.

Ultime cinque: ❌ ❌ ❌ ❌ ❌

Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Napoli

<strong>Napoli, De Bruyne play e il motore riparte</strong>

Chi si aspettava che Allegri lasciasse le cose come stavano non conosce Allegri e non conosce manco le cose: durante la sosta il tecnico ha lavorato sulla difesa a tre e contro il Frosinone ha presentato un 3-4-2-1 che ha funzionato subito: 3-0, due gol di De Bruyne e una squadra finalmente convincente, che ha costruito di più, difeso meglio e dato risposte positive proprio da chi era atteso al varco. Ok, forse il rigore concesso è stato generoso, ma per questa volta lo si prende e si sta zitti zitti.
La mossa più interessante riguarda il belga, arretrato accanto a Lobotka come seconda fonte di gioco. Lui stesso ha raccontato di sentirsi da sempre un otto o un dieci e di non amare particolarmente quella posizione, mentre Allegri sostiene che il nuovo ruolo potrebbe allungargli la carriera di un paio d’anni. Non è un’idea improvvisata: è una specialità della casa, applicata negli anni a Hernanes, Marchisio, Ambrosini e, con esiti noti, a Pogba. De Bruyne ha risposto con novanta minuti pieni, oltre dieci chilometri percorsi e una doppietta.
Il punto è che alla vigilia della sesta la domanda era esattamente questa: De Bruyne può far svoltare il Napoli, ma solo se il Napoli gioca il tipo di calcio che ne esalta le qualità. Era stato anche sollevato il tema dell’atteggiamento, con l’impressione che nella prima stagione italiana il belga avesse portato con sé un po’ di puzza sotto il naso e che quest’anno sembrasse invece più calato nella parte. Ora ci ha messi in silenzio, bon.
L’altra notizia buona è il rientro di McTominay, gestito con calma data la delicata operazione al cuore: è entrato a partita in corso e si è presentato bel cattivo. Davanti, Lang e Neres hanno dato segnali importanti e in molti li vedono come il tridente naturale insieme a Hojlund, con Politano a garantire l’equilibrio che gli altri due non danno. Il danese resta il nodo: ha sbagliato un rigore (ribattuto poi da De Bruyne), ha preso un palo e continua a essere un attaccante che dovrebbe stare stabilmente sopra quota quindici gol in campionato invece di fermarsi a dodici o tredici. Fuori Buongiorno fino a fine dicembre, più Vergara e Favasuli, con Santos in dubbio.

Probabile formazione (4-3-3): Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Marin R., Olivera; McTominay, Lobotka, De Bruyne; Politano, Hojlund, Lang. 

Ultime cinque: ✅ ➖ ✅ ❌ ❌

Bologna – Inter

Sabato 17 ottobre, ore 18:00, Stadio Renato Dall’Ara

Evento📈 Quota BetFlag
⭐ Vince Bologna▶ 5.50
❌ Pareggio▶ 4.00
⭐ Vince Inter▶ 1.60
Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Bologna

<strong>La prima arriva tardi ma arriva</strong>

Cinque punti in sei giornate restano pochi, su questo non ci piove, e da una squadra con queste ambizioni ci si aspettava decisamente altro. Però il successo di Lecce ha un valore che va oltre i tre punti, perché toglie i rossoblù dal club delle squadre ancora a secco di vittorie, che alla vigilia della sesta contava tre iscritti e adesso ne conta uno solo. Le prime vittorie, quando tardano, diventano psicologicamente toste: ora c’è una base su cui costruire, proprio quel che mancava.
Vale la pena ricordare che il Bologna aveva anticipato tutti sul fronte panchine, cambiando allenatore già prima della sosta lunga e affidandosi a Palladino. Mentre tutti gli altri club in bilico resistevano e rimandavano, qui la decisione era già stata presa, con il vantaggio di avere tre settimane piene per lavorare. Il primo risultato concreto è arrivato al Via del Mare, contro un avversario poco in palla, ok, ma ce lo facciamo bastare.
Protagonista di giornata? Il buon Cambiaghi, migliore in campo con una prestazione che merita molta più considerazione di quanta ne stia ricevendo, per quanto in Nazionale abbia floppato. Orsolini, che contro il Lecce ha una tradizione personale piuttosto fertile, è rientrato nell’elenco degli acciaccati con un risentimento alla coscia destra da valutare: male per i fantallenatori.
E poi c’è il pronostico che fa rumore: c’è chi è convinto che sabato al Dall’Ara l’Inter non vincerà. Non è una previsione campata in aria, perché il Bologna in casa resta una squadra fastidiosa e i nerazzurri hanno il calendario intasato dalla Champions e uno storico bolognese da spavento. Vediamo.

Probabile formazione (3-4-2-1): Pessina Mas.; Darmian, Casale, Heggem; Zortea, Pobega, Ferguson, Miranda J.; Bernardeschi, Cambiaghi; Piccoli.

Ultime cinque: ✅ ➖ ❌ ➖ ❌

Una maglia da calcio stilizzata con i colori dell'Inter

<strong>Chivu e i suoi venti ex-titolari</strong>

Tra la vittoria in trenta minuti di gioco contro il Parma al Meazza e noi c’è di mezzo una prestazione in champions da far spavento: avessimo scritto questo pezzo martedì mattina, sarebbe stato scritto diversamente. E invece, addio alla faccenda dei venti titolari, della rosa tutta bella e tutta buona, qua c’è da lavorare sulla concentrazione in coppa, e alla svelta. In campionato, certo, è un’altra storia.
Un esempio concreto è arrivato all’Olimpico, dove dopo un primo tempo sbagliato il tecnico ha alzato parecchio la voce e ha fatto capire che certi atteggiamenti non sono negoziabili, indipendentemente da chi scende in campo. La risposta è stata l’approccio contro il Parma, un 3-0 mai messo in discussione nemmeno per un minuto. Alla vigilia della sesta si diceva che la sosta avrebbe potuto servire a Chivu per far passare il messaggio che da quel momento si faceva sul serio, e che ci si aspettava un’Inter più spietata e pragmatica: come dicevamo, spietatezza e concretezza si sono viste, sì, ma solo in Serie A.
In quella partita si è visto anche il miglior Sucic della sua esperienza italiana, premiato come migliore in campo, forse anche perché chi scrive lo aveva contro al Fanta: sa inserirsi, ruba palloni alti, serve l’ultimo passaggio, corre tantissimo e ha ancora margini. Difficile continuare a considerarlo una riserva di lusso. Accanto a lui un Mkhitaryan versione campione, con assist e persino un tentativo in rovesciata. Il reparto è affollato: Stanković rischia di non trovare spazio e un prestito a gennaio prima della partita di Champions sembrava essere scelta sensata, con Sassuolo come destinazione ideale, vicino a Matic e ad Aquilani. Ora però chissà.
Su Barella e Spence avremmo scritto cose carine, martedì mattina, ma ora abbiamo ancora i brividoni dopo la partita contro il Brugges. Lasciamo stare, piumino pietoso. Davanti, comunque, i numeri fanno impressione: diciotto gol in sei giornate, con una squadra che punta ai cento stagionali. Dietro, pure. Signori, si è fermato Lautaro: preghiamo.

Probabile formazione (3-5-2): Martinez Jo.; Pavard, Akanji, Bastoni; Spence, Barella, Calhanoglu, Zielinski, Dimarco; Bonny., Thuram.

Ultime cinque: ✅ ➖ ✅ ✅ ✅

Roma – Genoa

Sabato 17 ottobre, ore 20:45, Stadio Olimpico

Evento📈 Quota BetFlag
⭐ Vince Roma▶ 1.45
❌ Pareggio▶ 4.50
⭐ Vince Genoa▶ 6.70
Una maglia da calcio stilizzata con i colori della Roma

<strong>Quando il portiere se chiama Gollini</strong>

Tre gol subiti in sei giornate: prima di parlare d’altro, vale la pena lasciar sedimentare questo numero, perché è il più eloquente del campionato e spiega da solo come si faccia a stare a quattordici punti. Lo 0-0 di Como ha detto più cose di tante vittorie: la Roma è rimasta in dieci dal 55′ per l’espulsione di Malen, la prima della sua carriera, ed è uscita dal Sinigaglia con un punto strappato con i denti e con il sentore di essere stata, per larghi tratti, la squadra più in controllo della gara. Nei primi quarantacinque minuti, se qualcuno meritava il vantaggio, erano i giallorossi.
Il nome della partita è Gollini, in positivo, per quanto contro il Real Madrid è stato nomen omen, ma vabé. Con Svilar fuori per la frattura a un dito del piede e rientro ipotizzato a metà novembre, il secondo è stato chiamato in causa senza minutaggio alle spalle e ha chiuso da migliore in campo comasco, cosa che in pochi avrebbero scommesso. Dietro di lui un pacchetto difensivo che sta facendo cose notevoli: N’Dicka, rientrato dopo tre panchine consecutive, non ha fatto toccare un pallone a Douvikas, e Hermoso resta uno dei difensori più sottovalutati del campionato. C’è chi sostiene, numeri alla mano sul rendimento, che il blocco arretrato giallorosso non abbia nulla da invidiare a quello dell’Inter. Non migliore, attenzione: semplicemente, non inferiore. Si è visto anche in coppa, no? Ecco.
Un paio di cose erano state previste con precisione chirurgica: il rientro di N’Dicka dal primo minuto al posto di Balerdi e la prima da titolare di De Roon. L’olandese ha retto bene una partita complicata dopo tanto tempo senza un gran minutaggio. Una previsione invece non si è avverata ed è diventata uno dei temi del dopopartita: si diceva che Rodrigo Mora avrebbe potuto avere la sua maglia, e invece Gasperini ha scelto Pellegrini, che non ha fatto male (ha anche preso un palo) ma che sembra una soluzione rivolta all’indietro, con Soulé e Mora in crescita. Restano i dubbi sull’impiego ridotto di Lulli, entrato solo all’89’. 
Occhio che in coppa si sono fermati Dybala e Manu Konè, da capire quando potranno rientrare. Sabato Malen è squalificato, Cristante va valutato per un’infiammazione al ginocchio, Koulierakis è in dubbio. 

Probabile formazione (3-4-2-1): Gollini; Mancini, N’Dicka, Hermoso; Wesley, Pisilli, De Roon, Molina N.; Mora, Soulè; Castro S.

Ultime cinque: ➖ ➖ ✅ ✅ ✅

Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Genoa

<strong>Genoa, il Faraone pesante</strong>

Era la partita della vita, per la squadra e per il suo allenatore, e il Genoa l’ha affrontata come si affrontano le partite della vita: entrando in campo con garra e cattiveria,  indirizzandola nei primi venti minuti, tiè. Il 2-1 alla Fiorentina è arrivato nel momento esatto in cui serviva, perché alla vigilia della sesta Genoa-Fiorentina era segnata come la classica gara da panchine saltanti e perché De Rossi era quello con il sedile più caldo di tutti. Una settimana dopo il tecnico è ancora lì e il problema si è spostato dall’altra parte (un’altra volta?).
Il protagonista è El Shaarawy: c’erano dubbi su di lui, arrivato in ritardo e senza una preparazione completa, e aveva già riassaggiato il campo senza però incidere granché. Stavolta è stato dentro l’azione del vantaggio e ha mostrato una bella capacità di gestire i momenti, quella si impara solo con gli anni: pestare la linea laterale, rientrare con i tempi giusti, pretendere il pallone quando intorno tremano le gambe. Un giocatore pensante e pesante in una squadra che aveva tanto tanto bisogno di gente capace di alleggerire la pressione sulla trequarti.
L’altro nome è Traorè, di cui si è parlato troppo poco: dopo Marsiglia, Sassuolo e la parentesi al Napoli, si è ritrovato a fare la mezzala in un centrocampo a due, posizione che non è la sua; eppure lo si è visto strappare palloni, scegliere bene, giocare con intelligenza. Insieme a Messias, dietro a Osmajic, compone una trequarti che da quelle parti della classifica in poche squadre possono permettersi. Il prezzo lo paga Baldanzi, che resta fuori, ma vabé dai, capisce. Il centravanti, intanto, è la rivelazione: Osmajic ha vinto tutti i duelli con i centrali viola, fa a sportellate, combatte e manda in estasi il Ferraris. Serve ancora che Frendrup faccia il lavoro di sei uomini, ma intanto il meccanismo gira bene!
Un dettaglio da non trascurare: il gol del vantaggio di Messias nasce da un errore grave della difesa avversaria, e il Genoa resta una squadra con quattro punti e cinque gol fatti in sei giornate. La vittoria vale moltissimo per la testa, molto meno per i numeri. Infermeria piena: fuori Otoa, Amorim, Venturino, Meichtry, Colombo, Havel e Sow, quasi tutti, tipo.

Probabile formazione (4-4-1-1): Bijlow; Ehizibue, Marcandalli, Ostigard, Vasquez; Ellertsson, Frendrup, Traorè Hj., El Shaarawy; Messias; Osmajic.

Ultime cinque: ✅ ❌ ➖ ❌ ❌

Udinese – Lecce

Domenica 18 ottobre, ore 12:30, Bluenergy Stadium

Evento📈 Quota BetFlag
⭐ Vince Udinese▶ 1.90
❌ Pareggio▶ 3.45
⭐ Vince Lecce▶ 4.10
Una maglia da calcio stilizzata con i colori dell'Udinese

<strong>Udinese, lo stesso sapore di sempre</strong>

Quattro punti, nove gol fatti e tredici subiti: l’Udinese è scivolata dove mai si vorrebbe stare, accumulando sconfitte poco gagliarde. Alla vigilia della sesta la striscia era già di tre ko consecutivi e la posizione di Runjaic era quella di un uomo sotto pressione, non in discussione ma neanche comodissima. Poi è arrivata la trasferta di Torino, finita 2-1, e insomma…
In due anni si è visto poco o nulla di nuovo da una squadra che non va né avanti né indietro: è sempre la stessa Udinese, tosta, fisica, quadrata, con pochi guizzi e pochi crolli, ma anche con pochissime intuizioni. Un po’ di barba, un po’ di noia, un po’ di sbobba e buonanotte. Da un allenatore ci si aspetterebbe una novità ogni tanto, una trovata, un’idea che faccia dire ecco, questa non l’avevamo vista, un balzo, qualcosa, perdio, qualcosa. Il paragone più cattivo circolato in settimana è quello con l’uovo sodo, o con il tramezzino del distributore automatico: nutre, non offende nessuno, ma il sapore è sempre quello, una noia mortale.
Le squadre senza stimoli, prima o poi, scivolano in situazioni pericolose: è già successo da queste parti, nell’anno in cui la salvezza arrivò all’ultima giornata, e la sconfitta pesante con il Cagliari prima della sosta era un campanello d’allarme squilloso assai. Ora il campanello suona ancora e il calendario non regala sconti: domenica a mezzogiorno arriva un Lecce che di punti ne ha due in più, pensate che roba, e che gioca con la stessa fame d’aria.
L’infermeria complica le cose: Abankwah ha un problema muscolare alla coscia da valutare, Piotrowski rientra dalla seconda metà di ottobre per una lieve aritmia cardiaca benigna, Zaniolo è fermo per una lesione al bicipite femorale destro, Bayo è da valutare proprio in vista del Lecce e Gueye torna solo a fine gennaio per un problema alla caviglia. In dubbio Zanoli. Ballottaggi tra Ebosse e Alaba, tra Miller e Zarraga e tra Unai Gomez e Chakvetadze.

Probabile formazione (3-4-2-1): Okoye; Bertola, Solet, Ebosse; Vojvoda, Karlstrom, Miller L., Kamara H.; Unai Gomez, Ekkelenkamp; Davis K.

Ultime cinque: ❌ ❌ ❌ ❌ ✅

Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Lecce

<strong>Lecce, tanti esterni e nessuno di casa</strong>

Sei punti in sei giornate, con sei gol fatti e dodici subiti: il Lecce galleggia nella zona che conosce meglio, in cui ogni partita vale doppio e nessun punticino si può buttare. La sconfitta interna con il Bologna brucia più del necessario, perché arrivava contro un avversario che fino a quel momento non aveva mai vinto e che si è preso i tre punti proprio al Via del Mare, smacco degli smacchi. A maggio ne riparleremo, mi sa.
Il tema che vale la pena sollevare, comunque, è di politica sportiva, per dir così: il Lecce ha costruito negli anni un modello riconoscibile, fatto di esterni d’attacco pescati in giro per l’Europa e per il mondo, spesso validi e spesso rivenduti bene. Funziona, nessuno lo discute, però in un campionato che ha un problema evidente con la valorizzazione dei giovani italiani, viene da chiedersi perché quel tipo di scouting non si applichi anche in casa: di talenti italiani in cerca di vetrina ce ne sono parecchi, molti di proprietà di grandi club e in attesa di un prestito intelligente, e una società che sa lavorare sui giocatori in sviluppo sarebbe il contesto ideale. È una provocazione, non un rimprovero, ma è il genere di provocazione che ci piace trovare e che si rilancia volentieri. Lecce, rispondici!
Il paradosso è che il campionato italiano, negli ultimi tre anni, ha sfornato dalla Serie B una generazione intera di giocatori che oggi sono titolari in nazionale e chi si è preso il rischio di puntarci è stato ripagato. Chi ha preferito la soluzione già pronta ha risparmiato tempo ma ha perso un’occasione.
Per domenica le notizie dall’infermeria sono contenute: Berisha rientra a fine ottobre per un sovraccarico muscolare alla gamba, Stulic è da valutare per un problema muscolare, ma tanto chi lo vede, e Ilic salta la trasferta. Davanti, il ballottaggio è tra Geubbels ed Esteban, con il primo leggermente favorito. 

Probabile formazione (4-3-3): Falcone; Veiga D., Tiago Gabriel, Siebert, Gallo; Coulibaly L., Ngom, Maleh; Pierotti, Geubbels, Fatah.

Ultime cinque: ❌ ❌ ✅ ❌ ❌

Fiorentina – Como

Domenica 18 ottobre, ore 15:00, Stadio Artemio Franchi

Evento📈 Quota BetFlag
⭐ Vince Fiorentina▶ 1.90
❌ Pareggio▶ 3.45
⭐ Vince Como▶ 4.10
Una maglia da calcio stilizzata con i colori della Fiorentina

<strong><strong>Un film già visto, loop viola</strong></strong>

Diciannovesimo posto, quattro punti, quattordici gol subiti e il mesto sospetto di star guardando la replica della stagione scorsa con attori diversi. Il problema non è il singolo risultato, è l’approccio: contro il Genoa la linea difensiva ha concesso una quantità di disattenzioni che a questi livelli non si possono vedere, soprattutto perché arrivavano dopo un periodo in cui qualcosa si stava sistemando (il pareggio con il Napoli, il successo a Venezia). Partire in salita contro una squadra che si gioca la stagione e che davanti al proprio pubblico si arrocca significa compromettere tutto.
 Ma Ranieri, possiamo fare basta? Lo urliamo, pietà! Tornato ad avere le chiavi della difesa con il ritorno di Vanoli, noi questo fatto non ce lo meritavamo mica. Il suo errore sul gol di Messias è stato pesantissimo, ma il discorso va oltre il singolo episodio: parliamo di affidabilità, di sicurezza, di rendimento che negli ultimi anni è stato altalenante, ma più giù che su. È un ottimo uomo squadra e tiene alla maglia in modo quasi esagerato, però affidargli la guida della retroguardia di chi deve cancellare l’ultima stagione è una scelta moltissimo discutibile, specie avendo in rosa delle alternative. Dragusin non sta convincendo e Viery è ancora un giocatore da decifrare nel nostro campionato.
La gerarchia mai definita tra il venerabile Beto e Pellegrino, con il primo arrivato a mercato inoltrato e probabilmente non ancora al meglio, continua a tenere banco: chi ha visto il Beto contro il Venezia un mese fa ha notato difficoltà perfino nel trovare la forza di calciare, ma che roba è? Pellegrino, al contrario, è quello che cambia volto alla squadra, perché anche toccando pochi palloni va a fare la guerra e carica i compagni: magari schierarlo? La buttiamo lì. La priorità, però, è un’altra e la conosce bene anche Vanoli: non prendere gol.
Un motivo per sorridere, comunque, c’è e arriva da lontano: durante la sosta Ndour ha segnato il gol più visionario di tutte le partite delle nazionali, una conclusione da settanta metri contro la Polonia, e il merito di avergli dato spazio in una stagione difficilissima va riconosciuto proprio alla Fiorentina. È un centrocampista su cui si può contare in molti modi, ed è esattamente il tipo di scommessa che a Firenze serve adesso. Fuori Parisi fino a dicembre, Atta da valutare.

Probabile formazione (4-3-2-1): De Gea; Jimenez A., Dragusin, Ranieri L., Valdepenas; Ndour, Fagioli, Oulai; Mastantuono, Gnonto; Beto.

Ultime cinque: ❌ ➖ ✅ ❌ ❌

Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Como

<strong>Troppo rispetto nuoce gravemente alla salute</strong>

Mai visto un Como così in difficoltà in tutto il 2026, mai. Contro la Roma la squadra di Fabregas ha giocato una partita troppo tattica, con i movimenti senza palla costruiti tutti in funzione dell’uomo contro uomo a tutto campo dei giallorossi, come se l’avversario fosse un problema da contenere e non una squadra da affrontare: che incubo. Per personalità, capacità di dialogare e tasso tecnico, i lariani avrebbero potuto mettere molto più in difficoltà la Roma di quanto abbiano fatto, soprattutto in superiorità numerica per praticamente un tempo. E invece pippa.
Il bello è che alla vigilia il tema tattico era stato sviscerato nei dettagli, Fabregas compreso, che al Festival dello Sport aveva mostrato con gli omini del Subbuteo due o tre soluzioni per affrontare una squadra che marca a uomo su tutto il campo: a Fa’, accanna lo show. L’anno scorso, contro la stessa Roma, era arrivato a mandare un difensore centrale a fare l’attaccante proprio per rompere i riferimenti avversari. Stavolta, di quella fantasia in campo se n’è vista poca: la soluzione vera, evidentemente, non era tra quelle mostrate in pubblico, oppure è rimasta nel cassetto. Boh.
Essere il Como significa essere la squadra che impone la partita, non quella che si adatta a chi ha di fronte. La buona notizia è che la fase difensiva ha funzionato alla perfezione, perché concedere così poco a una Roma che costruiva bene non è facile, anche se senza Malen, capirai. La meno buona è che con un uomo in più ci si aspettava qualche soluzione d’impatto, un pizzico di imprevedibilità, qualche palla gol limpida.
Tema Nico Paz: gli avversari hanno iniziato a prendergli le misure e in campionato non è stato il giocatore che fa la differenza come nelle ultime due stagioni. Contro la Roma ha sfiorato il gol un paio di volte, ma serve un piano B tattico (solo tattico, perché sul piano tecnico non c’è nulla da discutere) per rimetterlo nelle condizioni di esprimersi al cento per cento, perché altrimenti qua lo ingabbiano e ciao. Kean, che qualcuno dava in procinto di sbloccarsi proprio contro una squadra di Gasperini, non ha segnato manco penniente e ora è da valutare per un fastidio alla tibia.

Probabile formazione (4-2-3-1): Butez; Couto, Ramon, Chalobah T., Valle; Da Cunha, Milla; Diao, Paz N., Baturina; Douvikas.

Ultime cinque: ➖ ❌ ✅ ✅ ✅

Milan – Atalanta

Domenica 18 ottobre, ore 18:00, Stadio Giuseppe Meazza

Evento📈 Quota BetFlag
⭐ Vince Milan▶ 1.80
❌ Pareggio▶ 3.70
⭐ Vince Atalanta▶ 4.25
Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Milan

<strong>Milan, da scudetto o da decimo posto, fate vobis</strong>

Un mese fa la domanda poteva ancora passare per curiosità, oggi comincia a essere un dato allarmante: nessuno sa dire se questo Milan sia una squadra potenzialmente da scudetto (no scherzo: lo scudetto lo ha già vinto l’Inter) o da decimo posto. Dodici punti, tre vittorie e tre pareggi, imbattuto in campionato, quattro lunghezze dalla vetta, e nonostante questo la sensazione che lascia sul campo è di fragilità pura.
Il pareggio di Reggio Emilia è il manifesto del problema: dopo il gran gol di Rabiot, con l’inerzia dalla propria parte, i rossoneri non hanno saputo tenere il pallone né gestire i momenti, hanno continuato ad andare lunghi e sugli esterni quando bisognava congelare la partita (“sgonfiare il pallone”, avrebbe detto il loro ex allenatore), e hanno preso un gol su palla inattiva con la difesa schierata, una roba inaccettabile. Una volta subito il pareggio non hanno più dato l’impressione di poter fare male, e nel finale il Sassuolo ha persino sfiorato il colpo grosso.
Prima della sesta il dibattito pubblico ruotava tutto attorno al passaggio alla difesa a quattro, e c’era chi sosteneva che fosse una falsa pista, dato che il problema del Milan non è il numero dei difensori, è capire su quali undici o dodici uomini puntare, perché passare da tre a quattro non risolve il fatto che tieni la palla e non segni. Si faceva notare, tra l’altro, che i terzini non c’erano e che Gila avrebbe dovuto adattarsi. A Reggio Emilia il Milan ha giocato a quattro, con Gila adattato, e ha tenuto la palla senza segnare abbastanza. Difficile dare torto a chi aveva avvisato.
I punti interrogativi sono troppi e si somigliano da anni: Chukwueze largo a destra, Musah accanto a Rabiot, Pulisic di cui ogni stagione si dice che sarà quella buona, Estupiñán che poi chi diavolo è?, Bartesaghi che non trova spazio nonostante la vetrina dell’Under 21… sul fronte offensivo Gonzalo Ramos ha avuto un paio di palloni interessanti e li ha sfruttati male, a partire dal colpo di testa su cui è uscito Muric. In difesa, con l’infortunio serio di Gabbia (rientro ipotizzato a fine gennaio) il bisogno di un centrale diventa numerico oltre che qualitativo, e a questo punto ci si aspetta di rivedere Tomori dopo l’estate turbolenta. Saelemaekers è fuori, operato al caviglione.

Probabile formazione (4-4-1-1): Maignan; Gila, De Winter, Pavlovic, Estupinan; Chukwueze, Modric, Rabiot, Moreira; Pulisic; Ramos G.

Ultime cinque: ➖ ✅ ➖ ➖ ✅

Una maglia da calcio stilizzata con i colori dell'Atalanta

<strong>Atalanta, nove punti e un'idea salvata in bozze</strong>

Il 3-1 al Venezia ha cambiato l’umore ma non la sostanza: fino a lunedì sera i nerazzurri avevano messo insieme sei punti sui diciotto disponibili, e il giudizio che circolava era severo, punti arrivati in due partite che la squadra non avrebbe meritato di vincere. Adesso i punti sono nove e il discorso sulla panchina si è spento sul nascere, ma nessuno ha davvero cambiato idea sui meccanismi, che restano in bozza.
La posizione di Sarri non sembrava comunque in discussione nell’immediato, perché il progetto con i Percassi è stato impostato sul lungo periodo e la società sa benissimo che un cambio così radicale di filosofia e di principi richiede pazienza: ma quanta, poi, di pazienza, ecco, sarà da capire. Il punto non era il destino della panchina, era un altro: dopo tre settimane di sosta ci si aspettava che i meccanismi cominciassero a vedersi, perché fino a quel momento se ne era intravista una parte davvero troppo piccola. Il Venezia è una risposta parziale, perché battere l’unica squadra ancora a zero punti non dimostra granché.
Il metro di giudizio più impietoso arriva dalla sfida con la Juventus, che contro i nerazzurri ha disputato la sua partita più bella della stagione. Dal punto di vista dell’organico, però, il materiale non manca: in rosa ci sono Krstovic, Scamacca e Raspadori, in mezzo Ederson e Kessiè, sulla trequarti De Ketelaere e Samardzic con Pasalic come alternativa. Il belga, in particolare, era stato indicato come il nome caldo della sesta giornata, segno che la fiducia nei suoi mezzi non è mai venuta meno.
L’infermeria è un problema vero: Hien rientra a metà novembre, Kossounou nella seconda metà dello stesso mese, Scalvini è da valutare per un fastidio muscolare, Sulemana (\ò/). ha una lesione al collaterale mediale del ginocchio sinistro ed è in dubbio proprio per il Meazza, Pompei salta la gara per la frattura di una falange della mano destra. Elmas è squalificato. Mancano giusto la peste e il colera. Ballottaggi tra Zappacosta e Bernasconi e tra Samardzic e Pasalic.

Probabile formazione (4-2-3-1): Carnesecchi; Bellanova, Kristensen T., Kolasinac, Zappacosta; Ederson D.S., Kessiè; De Ketelaere, Samardzic, Rowe; Krstovic.

Ultime cinque: ✅ ❌ ❌ ❌ ✅

Juventus – Lazio

Domenica 18 ottobre, ore 20:45, Allianz Stadium

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⭐ Vince Juventus▶ 1.65
❌ Pareggio▶ 3.85
⭐ Vince Lazio▶ 5.10
Una maglia da calcio stilizzata con i colori della Juventus

<strong>Juventus, tante palle ma un gol solo</strong>

A Cagliari è andata come va troppo spesso: prestazione nel complesso positiva, avversario schiacciato, occasioni costruite a ripetizione e un solo doloroso punto in tasca. Il gol subito è stato casuale (un rimpallo, Mendy che serve Maldini di spalle alla porta), e per un difensore che fino a quel momento non aveva concesso nulla c’è davvero da impazzire. Al 70′ i bianconeri erano ancora sotto e il pareggio è arrivato soltanto nell’ultima mezz’ora; ma il problema mica è la sfortuna: è la lista della spesa davanti.
Kolo Muani sbuccia le cipolle: ha avuto almeno un paio di occasioni grosse e non le ha trasformate, ha preso la traversa, ha schiacciato di testa un pallone che andava spaccato dentro la porta, e soprattutto in un paio di situazioni, ricevendo spalla alla porta senza marcature feroci, si è liberato del pallone invece di girarsi e calciare. Woltemade, poi, un giandone: sull’ultimo cross al 94′, non ha nemmeno provato a buttarsi dentro con la testa. Le grandi squadre, con tre palle gol, fanno due reti: qui se ne costruiscono sei e se ne concretizza una. Robe da chiodi.
La faccenda più amara è che quella di Cagliari era stata annunciata come la partita della verità: si diceva che il calendario fino a novembre non fosse semplice, con i sardi e la Lazio da affrontare e l’Europa in mezzo, e che in quelle settimane si sarebbe capito se la Juve fosse guarita dal virus della scorsa stagione. Ecco, la verità, per adesso, fa malino.
Il secondo tema è proprio “Lucio”, che continua a smontare le proprie certezze: McKennie spostato a fare il quinto quando il suo valore aggiunto è da seconda punta, Nico Gonzalez tolto da quella trequarti che lo aveva rivitalizzato, Cambiaso che entra ormai da un anno e mezzo in modo scollegato dalla ciurma. Che pacco, Lucio: Kolo lo hai voluto tu e ora ne vuoi un altro. Deciditi. Infermeria affollata: Locatelli, Thuram K., Boga, Ekhator, Yildiz e Grabara, ma già si sapeva.

Probabile formazione (4-2-3-1): Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumi, Celik; Douglas Luiz, Sarr P.; Conceicao, McKennie, Gonzalez N.; Kolo Muani.

Ultime cinque: ➖ ✅ ❌ ➖ ✅

Una maglia da calcio stilizzata con i colori della Lazio

<strong>Lazio, non una grande prova, ma sta là!</strong>

Sedici punti in sei giornate, cinque vittorie e un pareggio, primo posto condiviso con l’Inter e appena quattro gol subiti. Qualunque cosa si pensi della dimensione di questa squadra, i numeri vanno rispettati, e vanno rispettati soprattutto perché i biancocelesti sono stati bravi a portare gli episodi dalla propria parte. Il rigore parato da Mandas al Penzo è quella cosa che trasforma un possibile macello in tre bei punticini.
Il motore è il centrocampo, che è poi la conferma che quello resta il reparto più importante di una squadra. Frattesi ha trovato una dimensione nuova: quest’anno ha già accumulato in sei presenze gli stessi minuti che l’anno scorso gli servivano in ventidue partite, e la differenza si vede nella fiducia e nella qualità delle giocate, come l’uno-due chiuso con Zaccagni contro il Milan: bomba. Ritrovato anche Nuno Tavares, per la gioia pure mia che ce l’ho al Fanta.
Il limite è però chiaro: la Lazio ha un grandissimo piano A (terzini alti, mezzali che si inseriscono, esterni che si accentrano) e nessun piano B. È una squadra che vuole andare a mille all’ora sempre, e quando molla va in balia degli eventi, come nel primo quarto d’ora della ripresa contro il Monza, quando pur essendo avanti di due gol e con un uomo in più si è trovata alle corde. L’altra incognita è il centravanti: con Noslin si sta facendo bene, ma l’assenza di una punta di peso alla lunga potrebbe presentare il conto.
Fuori Gudmundsson fino a fine ottobre, in dubbio Marusic, Rovella e Cancellieri. Ballottaggi Doekhi-Sutalo J. e Noslin-Pinamonti.

Probabile formazione (4-3-3): Mandas; Floriani Mus. [nome troncato nello screenshot], Doekhi, Provstgaard, Tavares N.; Frattesi, Belahyane, Taylor K.; Isaksen, Noslin, Zaccagni.

Ultime cinque: ✅ ✅ ➖ ✅ ✅

Monza – Cagliari

Lunedì 19 ottobre, ore 18:30, U-Power Stadium

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⭐ Vince Monza▶ 2.35
❌ Pareggio▶ 3.10
⭐ Vince Cagliari▶ 3.15
Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Monza

<strong>In dieci ha fatto più paura che in undici</strong>

Applausi, e mica per modo di dire: scendere in campo nella ripresa sotto di due gol e con un uomo in meno, all’Olimpico biancoceleste, e cominciare il secondo tempo trovando la rete dopo quaranta secondi su palla inattiva non era certo semplice. Nei dieci minuti successivi la squadra di Juric ha costruito almeno tre o quattro palle gol, mettendo alle corde una capolista che continuava a lasciare praterie sulla corsia di Nuno Tavares.
L’occasione più grossa è capitata a Birindelli, che si è trovato a tu per tu con Mandas e ha calciato fuori: poco prima il portiere greco aveva già salvato il risultato con un intervento importante. Davanti, Varela G. e Mota hanno fatto soffrire i due centrali avversari al punto che entrambi, ammoniti, sono stati sostituiti: quando una squadra in inferiorità numerica costringe l’avversario a cambiare i centrali per paura del rosso, ragazzi, che messaggio sta dando? Il 3-1 finale fa male, ma la reazione è salvezza “che si taglia con un grissino”.
Il problema, semmai, sono i numeri complessivi: quattro punti in sei giornate e quindici gol subiti, il peggior dato difensivo del campionato insieme a quello del Venezia; una squadra che segna nove gol non è sterile, ma se ne incassa quindici il conto non torna, e la reazione all’Olimpico rischia di restare un bel ricordo senza conseguenze tangibili.
Il contesto aiuta: il campo dell’U-Power Stadium resta uno dei manti migliori del campionato, cosa non banale per una squadra che prova a giocare il pallone invece di spazzarlo, e per quanto alcuni soggettoni dicano che il Monza non ha molto seguito, la squadra cercherà di restare in A soprattutto per i suoi agguerriti tifosi. Lunedì sera arriva un Cagliari solidissimo, quindi servirà la versione più cattiva, quella vista nella ripresa all’Olimpico e non quella del primo tempo. Lucchesi è squalificato e in difesa Carboni è leggermente favorito su Maye. A centrocampo ballottaggio tra Folorunsho e Foe Ondoa, mentre davanti Ngonge parte avanti rispetto a Zeballos. 

Probabile formazione (3-4-2-1): Tornqvist; Kouadio, Goglichidze, Carboni A.; Birindelli, Akinsanmiro, Folorunsho, Mangas; Ngonge, Mota; Varela G.

Ultime cinque: ❌ ✅ ❌ ➖ ❌

Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Cagliari

<strong>Cagliari, il tesoretto di ottobre</strong>

Que Cagliari, guapo! Tredici punti dopo sei giornate, quarto posto, sei gol fatti e tre subiti. Non è una squadra che sollazza le folle, è un team che non perde quasi mai!  Il margine costruito sulla zona calda della retrocessione è il vero patrimonio: permette di lavorare sereni, di far crescere i giovani senza l’ansia addosso, di preparare le partite senza che ogni domenica diventi un processo. Complimenti a Pisacane per la solidità, che non è un accidente ma il frutto di un’organizzazione precisa. Complimenti anche per come perde tempo in maniera intelligente!!
Il risultato più pesante è proprio il pareggio contro la Juventus. Sul protagonista di giornata, Maldini, vale la pena ragionare con onestà: quattro gol in sei partite sono tanti, la fiducia ritrovata in Sardegna e la convocazione in nazionale gli hanno dato energia, ma le prestazioni non sono sempre state continue dentro le partite e anche contro i bianconeri, al netto della rete, non è stata una serata memorabile. Classe 2001, venticinque anni: potrebbe aver trovato finalmente l’habitat giusto, almeno dal punto di vista realizzativo, dopo tante occasioni sprecate altrove. Se glielo auguriamo? Non ci sta simpaticissimo.
Prima della sesta si diceva che alla lunga Cagliari e Frosinone sarebbero rientrati nella zona di classifica per cui erano stati programmati, e che però un avvio così violento resta un’iniezione di fiducia fondamentale per affrontare i momenti difficili che arriveranno. La prima parte della profezia, per ora, non si è avverata per niente.
L’obiettivo Conference, per adesso, resta fuori portata e nessuno in società ha intenzione di parlarne. Prima la salvezza, poi si vedrà. Davanti ballottaggio Massolin-Fazzini.

Probabile formazione (4-3-3): Caprile; Zè Pedro, Mina, Rodriguez Ju., Obert; Adopo, Winks, Romano; Maldini, Mendy P., Massolin.

Ultime cinque: ➖ ✅ ✅ ✅ ❌

Parma – Torino

Lunedì 19 ottobre, ore 20:45, stadio Ennio Tardini

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⭐ Vince Parma▶ 3.00
❌ Pareggio▶ 3.00
⭐ Vince Torino▶ 2.50
Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Parma

<strong>L'organico preoccupa (più della classifica)</strong>

Qui il campanello d’allarme suona forte, e non riguarda tanto i punti quanto la materia prima: quattro punti in sei giornate, quattro gol fatti, il peggior attacco del campionato. Guardando l’organico e gli effettivi a disposizione, e guardando la prova di San Siro finita 3-0 per l’Inter, viene da pensare a una squadra con poche risorse per salvarsi. Poche per davvero.
Il paragone con un anno fa è crudele: rispetto alla squadra che si era salvata con relativa tranquillità, questo Parma ha perso riferimenti in ogni zona del campo, a partire dal portiere, e non li ha sostituiti con profili dello stesso livello; Romero sembra un centravanti discreto ma non è quello che c’era prima. La domanda legittima, a questo punto, non va rivolta all’allenatore ma a chi la rosa l’ha messa insieme, perché costruire un undici competitivo con questo materiale è un esercizio complicato.
Gilardino, dal canto suo, torna nel posto in cui è diventato Alberto Gilardino da calciatore, il che è parecchio romantico e parecchio rischioso. Ha la chance di ricostruirsi in panchina dopo un anno difficile, e va detto che la separazione tra il club e il suo predecessore è stata consensuale e non un esonero, scelta che in Italia si vede raramente. Resta però una riflessione sulle sue prime decisioni: partire a Milano con Bernabé e Bilal Touré in panchina, cioè con i due giocatori più fantasiosi fuori dall’undici iniziale, è difficile da spiegare. Contro l’Inter probabilmente non sarebbe cambiato granché, ma quando il divario è così ampio tanto vale non metterci del proprio.
Speriamo che si sfrutti almeno la tregua offerta per questo turno dal calendario.

Probabile Formazione (3-5-2): Corvi; Delprato, Troilo, Diego Carlos; Britschgi, Bernabè, Sierro, Keita M., Valeri; Tourè E., Romero D.

Ultime cinque: ❌ ✅ ❌ ➖ ❌

Una maglia da calcio stilizzata con i colori del Torino

<strong>Torino, Abate e la pezza a colori</strong>

Sette punti, dodicesimo posto, sette gol fatti e nove subiti: il Torino galleggia a metà strada tra la tranquillità e il mamma mia, che è più o meno il posto in cui lo si trova ogni anno di questi tempi. La differenza, stavolta, è che ci è arrivato dopo un periodo in cui la panchina di Abate era finita nell’elenco di quelle a rischio.
Il panorama è quello di una squadra che deve costruirsi un’identità più riconoscibile. Tutti quei gol subiti in sei partite non sono un disastro, ma sette segnati, insomma, ci parlano di un attacco che fatica a prendersi le partite, e il margine sulla zona calda è di appena tre punti. In un campionato in cui dal dodicesimo al diciannovesimo posto ballano tre lunghezze, basta una serie di due o tre risultati storti per ritrovarsi a fare conti molto diversi.
Lunedì sera si va a Parma contro una squadra che ha quattro punti e il peggior attacco del torneo, in uno di quei posticipi che non entreranno in nessuna antologia ma che a maggio stanno sul gozzo. Per il Torino è l’occasione di mettere in fila il secondo successo consecutivo e di allontanarsi da una classifica che, vista da vicino, fa un poco spaventino.

Probabile formazione (3-4-2-1): Perri; Comuzzo, Coco, Rodriguez R.; Belghali, Mandragora, Braganca, Cacciamani; Vlasic, Adams C.; Simeone.

Ultime cinque: ✅ ➖ ❌ ✅ ❌

Le nostre sensate considerazioni sull’operatore di giornata

Per la settima, BetFlag

Tanti bonus benvenuto variegati, tanti mercati compresi quelli sui singoli giocatori di Serie A (a decine) e una proposta complessiva molto buona, quella di BetFlag scommesse, uno dei marchi italiani più apprezzati dal pubblico.

Tra i punti deboli, registriamo una navigazione non sempre fluida a causa dei tanti pop-up promozionali che appaiono a ogni pagina aperta.

*Le quote degli incontri sono aggiornate al 16 ottobre 2026 alle ore 12.22 e passibili di variazioni.

Elettra D., recensioni e pagine tematiche

Elettra D., recensioni e pagine tematiche

Content writer

Elettra D. è sbarcata a Time2play nel 2021, una delle prime contributor a essere arruolata per le pagine italiane del sito, dopo anni di esperienza nella scrittura di contenuti, legati (ma non solo) al mondo del gambling online; la molla è stata proprio il paragone con il modo di lavorare di altre aziende in questo campo, esplicitamente orientate alla vendita di un prodotto o una piattaforma di scommesse e casinò e poco interessate alla formazione degli utenti, alla loro salvaguardia e corretta informazione.

Titolo di studio Laurea in Critica e Teoria della Letteratura
Specializzazione Esperta di Serie A e special bet
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