Pronostici di calcio
Otto giornate e due certezze, entrambe a quota ventidue: Inter e Lazio. Dietro, appaiate a diciotto, Roma e Milan. Poi il Como a diciassette e via via tutte le altre povere anime di questa Serie A.
Ne stanno capitando già di cotte e di crude e abbiamo appena iniziato: in testa alla classifica di Serie A, appaiate a diciannove punti, ci sono Inter e Lazio; dodici vittorie, nessuna sconfitta, due vittorie nell’ultimo turno, una con il piatto della casa, la rimonta, l’altra di potenza a Torino. Dietro, la Roma a diciassette che ha incassato tre gol in sette partite, poi il Milan a quindici e il Como a quattordici.
Due giornate e le italiane hanno già collezionato un campionario completo di mestizie: un Como che segna a raffica e perde lo stesso, una Roma capace di farsi rimontare da 3-1 negli ultimi otto minuti, un'Inter che a San Siro ha preso quattro gol dal Club Brugge e un Napoli che in Champions non vince da cinque partite. Benvenuti al museo delle cere.
Sei giornate soltanto e la classifica ha già smesso di fare la brava: in testa, appaiate a sedici punti, ci sono l'Inter e la Lazio; la prima ce la saremmo aspettata, d’accordo, ma la seconda non l'avrebbe messa lì manco sua madre, col bene che le vuole. Dietro, a quattordici, una Roma che ha incassato appena tre gol in sei partite, e a tredici un Cagliari che, già a ottobre, sta facendo i conti della serva-salvezza coi sorrisoni.
Tre lingue per dire la stessa cosa, nell'inno della Champions: parte in francese, aristocraticamente col nasino all’insù, passa al tedesco, trapuntato di solennità notarile di Francofortiana fattura, e chiude in inglese, a voce alta, per quelli rimasti in fondo alla sala che non avevano ancora capito cosa diavolo stessero ascoltando.
Tre settimane sono state un tempo infinito, ragazzi: è vero che la sosta nazionali ci ha fatto penare meno del solito, dato che l’Italia tutto sommato se l'è cavata bene, ma diamine, quanto ci è mancata la Serie A?
Altri quattro giorni intensi per gli uomini di Mancini, chiamati nuovamente alle armi per concludere nel migliore dei modi questa prima tornata di incontri in Nations League.
A tre anni di distanza dal suo controverso addio alla Nazionale, Roberto Mancini ci riprova. Le polemiche che seguirono il suo comunicato di dimissioni, avvenuto in pieno agosto 2023, sono ormai alle spalle, così come l’altalenante esperienza asiatica alla guida dell’Arabia Saudita.
Nemmeno il tempo di riprendere fiato dal 5-3 dell'Inter sull'Udinese o dal pareggio strappato in extremis dal Milan contro la Lazio nella quarta giornata della Serie A 2026/27, ma pure dall’Europa League servirebbero almeno due giorni cuscinetto per la ripresa delle nostre normali funzioni, invece ciccia.
La terza giornata è volata via con i suoi scontri grossi grossi: alcuni ci hanno dato emozioni difficili da dimenticare, come una cartolina dal campionato più bello del mondo (ci crediamo davvero), mentre altri... beh... la solita solfa (chissà di chi stiamo parlando, eh, Juventus-Milan?!).
Ah, la Champions, che bella: il torneo calcistico più importante di tutti con le squadre più forti di tutto il Vecchio Continente e in cui alla fine vince il PSG. O il Real. O il Bayern. O l’Arsen… ah, no!
Finalmente la parte più dura della stagione, quella che fa accapigliare i tifosi rendendoli esperti di nomi esotici assolutamente mai sentiti dopo una scorpacciata di "xxx best skills" (sostituire a "xxx" un qualsiasi nome di calciatore sconosciuto pure a se stesso), è finita.