La terza giornata è volata via con i suoi scontri grossi grossi: alcuni ci hanno dato emozioni difficili da dimenticare, come una cartolina dal campionato più bello del mondo (ci crediamo davvero), mentre altri… beh… la solita solfa (chissà di chi stiamo parlando, eh, Juventus-Milan?!).
Sia come sia, il turno è passato, i responsi sono stati dati, i dati li abbiamo e i dadi sono ancora lì sul tavolo da tirare, per questa giornata numero 4!
È un campionato che corre veloce come il vento, senza pause tra una giocata e l’altra, senza rigori, quasi senza falli. Giù per la collina a rotta di collo.
Operatore scelto per questo turno? Betsson*, uno dei nostri migliori siti scommesse Serie A.
Chi vince festeggia, chi perde spiega
Miglior pronostico della scorsa giornata: Bologna – Sassuolo X (3.40), credere nel neroverde.
Peggior toppata della scorsa giornata: se volete vi scrivo qualcosa ma niente di davvero croccante. Brava eh?
Venezia – Fiorentina
Venerdì 11 settembre, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Venezia | ▶ 2.85 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.30 |
| ⭐ Vince Fiorentina | ▶ 2.50 |
Venezia, Yeboah! Ye, boah!
Allora, facciamo così: ripartiamo dal secondo tempo col Frosinone, come la vedete? No, perché ragazzi, Yeboah ha fatto il bello e il cattivo tempo e i tifosi frusinati si sono presi molto male. Poi ok, lo stroppiano Venezia arriva a questa quarta giornata ancora in cerca della prima soddisfazione vera e propria e ospita in casa una Fiorentina in piena tempesta ormonale. Un’occasione ghiotta, sulla carta, per una squadra che ha le qualità per salvarsi ma che deve tradurle in punti freschi, mica in letterine a Babbo Natale. In difesa manca ancora Bella-Kotchap, uscito dopo un quarto d’ora contro il Frosinone per un dolore muscolare e da valutare per tutta la settimana, con Haps pronto a rilevarlo: botta di jella mica male. Restano fuori causa anche Sverko e Adorante, quest’ultimo l’MVP della scorsa Serie B (ci teniamo a ricordarlo ai ritardatari fantacalcisti), oltre a Moreno e Franjić da valutare, non abbiamo ancora capito da quale punto di vista. Davanti il tandem Adams-Yeboah è confermato, per fortuna, con Busio, Sohm e Bašić a dare un po’ di qualità in mezzo al campo. Per Stroppa è la partita giusta per dimostrare che la sua idea di calcio propositivo può portare risultati anche nella massima serie e per scrollarsi di dosso l’etichetta che lo perseguita. Cosa c’è scritto, sull’etichetta? Noi non sappiamo leggere, non ve lo abbiamo mai detto? Forse ci avvisa che è un capo delicato e che il troppo Stroppa. Un plauso ai tifosi del Venezia che si compiacciono della strada che percorrono a piedi per arrivare allo stadio, facendoci sapere che insomma a loro che je frega del risultato quando vivono e tifano in un posto così? E che gli vuoi dire? Contenti loro, siamo felici tutti!
Probabile formazione per la quarta: Stanković; Schingtienne, Halhal, Haps; Hainaut, Kike Perez, Busio, Sohm, Correia; Adams, Yeboah. Modulo 3-5-2.
Fiorentina, un Grosso ciao ciao
La Fiorentina arriva a Venezia con un solo, enorme titolozzo in testa a tutti gli altri: l’esonero di Grosso dopo appena tre giornate con Vanoli richiamato a raccoglierne i cocci. Oltretutto sono uscite indiscrezioni davvero poco clementi nei suoi confronti, qualora tutto fosse vero (sempre mettere in dubbio, sempre). Se tanti tifosi della Viola sono ben felici di essere tornati allo status vanolum dell’anno scorso, c’è chi si fa qualche domanda sulla scelta repentina: forse che dopo lo scorso anno, in cui Pioli ha seriamente rischiato di condannare la Fiorentina, qui non si è voluto perder tempo? Per diversi si tratta comunque di una decisione avventata, l’ennesima prova di quanto in Italia si fatichi a difendere le proprie idee dopo averci investito sopra. Il punto, per chi ha la sventura di restare lucido, è duplice: da un lato un mercato che non è sbagliato nei singoli, perché Atta, Mastantuono, Valdepeñas e gli altri restano buoni giocatori, ma sbagliato nella base di partenza: hai cambiato quindici uomini su una squadra che l’anno scorso, con Vanoli, aveva rimesso le cose a posto e vinto pure sul campo di una Juventus in piena corsa Champions. Insomma, calma. Dall’altro, una squadra non è la somma dei suoi acquisti: servono capitani, riferimenti, chi la maglia viola l’ha sudata per anni e invece si è smontato tutto, ritrovandosi con una linea difensiva interamente nuova e un tridente rifatto da zero. Il risultato è un gruppo di giocatori forti che non è ancora una squadra, capace di presentarsi tre volte davanti alla porta e non trovare quasi mai la via del gol. Le tossine della passata stagione andavano smaltite, verissimo, ma cambiando tutto in una volta si è finiti malino: niente risultati, subentra la paura, il Franchi fischia e l’allenatore paga per primo. Ora tocca a Vanoli ripartire dalle fondamenta e a Venezia serve subito una scossa. Fortuna che Mandragora gioca nel Torino e già ha segnato.
Probabile formazione per la quarta: De Gea; Dodo, Pongračić, Ranieri, Valdepeñas; Ndour, Fagioli, Atta; Mastantuono, Beto; Gonçalves. Modulo 4-3-3.
Genoa – Frosinone
Sabato 12 settembre, ore 15.00
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Genoa | ▶ 2.20 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.30 |
| ⭐ Vince Frosinone | ▶ 3.50 |
Genoa, il Grifone senza graffione
Il Genoa di De Rossi arriva a questa sfida affascinante (chi lo avrebbe mai detto, tre settimane fa? Ecco) con l’urgenza di muovere una classifica ancora ferma a zero punti e di trasformare in bottino la spinta del suo pubblico, che resta un fattore su cui c’è poco da scherzare: andare sotto a Marassi, per gli avversari, non è mai una passeggiata, vista l’atmosfera che si respira. Rischi di non riportare più su la testa, tenuta giù dalle urla. De Rossi vuole confermare la coppia d’attacco Colombo-Osmajić, mentre El Shaarawy cresce di condizione ma dovrebbe ancora partire dalla panchina, mannaggia la miseria. Sulla destra Ehizibue è in vantaggio su Sabelli e a gara in corso possibile il debutto di Traoré, cosa di cui francamente non vediamo l’ora (no, non è vero, ma vogliamo esagerare). Fuori causa Nuredini oltre a Venturino e a Havel da valutare. Contro il Frosinone, altra squadra dal grande spirito, il Grifone cerca la prima vera conferma di una stagione che deve ancora sbocciare: qua chi sboccia ogni volta sono solo gli avversari. Daniele, ok la prima partita, ti lagni e ok, ma poi mica puoi accendere un cero a San Lamentazio ogni domenica, no? Il calendario è stato finora terribile: Napoli, Lazio e Como. Poi cosa, Inter e Roma? No, no, calma. Ora Frosinone e in casa: speriamo che i tifosi riescano nel loro intento, perché contro una neopromossa in casa c’è poco da dare colpe al calendario. “Va bene perdere contro il Como”, dicono i tifosi, “ma questo è un cantiere che non sappiamo mica se abbiamo voglia di guardare”. Questo, riassumendo, il pensiero di diversi tifosi rossoblù. E ma che mugugnoni!
Probabile formazione per la quarta: Bijlow; Marcandalli, Ostigard, Vasquez; Ehizibue, Sow, Frendrup, Ellertsson, Baldanzi; Colombo, Osmajić. Modulo 3-5-2.
Frosinone, Bracaglia e champagne
Il Frosinone è la sorpresa più bella di questo avvio di stagione, e non solo per i sei punti in classifica: colpiscono la qualità di una squadra e la sua verve agonistica, quella già intravista all’esordio in casa contro la Juventus. Il segreto porta la firma di Alvini, capace di trasmettere una carica incredibile pure a chi entra a partita in corso: lasciano giornale e panino in spogliatoio, non è mica un dettaglio. C’è un dettaglio curioso: prima della vittoria sulla Fiorentina, quella del centenario viola finita in disastro, il tecnico ciociaro era a un passo dal record di gare in Serie A senza mai vincere; poi ha ribaltato tutto, infilando due successi di fila. Il punto migliore è la filosofia: sono arrivati giocatori di caratura internazionale, nazionali come Schmid e Grillitsch, attaccanti interessanti, investimenti veri. Eppure Alvini si affida al gruppo storico, ai suoi Bracaglia, Calvani, Calò, Cichella, Kvernadze, Raimondo. Abbiamo vinto la Serie B così, ci giochiamo la Serie A così, con la nostra identità. E a Firenze e poi con il Venezia si è visto: da una parte un gruppo di giocatori sparpagliati, dall’altra una squadra unita, con le idee chiare, dove ci si sacrifica per il compagno. Il simbolo è ovviamente Raimondo, che un mese fa qualcuno dava già per bocciato e destinato a tornare in Serie B: undici gol l’anno scorso, oggi titolare e non solo segna, fa bei gol e lavora per la squadra. Bimbi belli, lamentatevi! È presto per dire che campionato faranno, perché anche altri partirono forte per poi retrocedere penosamente (Cremonese, anyone?). Ma per ora, bravi tre volte. Forse pure quattro.
Probabile formazione per la quarta: Palmisani; Oyono, Calvani, Cittadini, Bracaglia; Schmid, Calò, Masini; Fini, Raimondo, Kvernadze. Modulo 4-3-3.
Lazio – Milan
Sabato 12 settembre, ore 18.00
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Lazio | ▶ 3.35 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.15 |
| ⭐ Vince Milan | ▶ 2.30 |
Lazio, anche i ribaltoni adesso!
Gli uomini di Gattuso sono carichi a pallettoni dopo il ribaltone messo a segno a Udine: sempre Frattesi a segnare la rete del pareggio, poi Gudmundsson. La certificazione più plateale di quanto il mercato in entrata abbia dato linfa nuova a una squadra che, noi tutti (per nostra colpa, nostra grandissima colpa, verrebbe da dire), avevamo dato per fallimento assicurato. E invece arrivano i nomi nuovi, uno dei quali ormai va via a 100 nelle aste a 500 crediti (Frattoise, sì). Ma allora, l’Inter ha sbagliato a mandarlo via? No, beh, calma: nell’Inter non avrebbe certo giocato come nella Lazio. E questo la dice lunga sull’Inter e questo la dice lunga pure sulla Lazio, ma a conti fatti i punti in classifica (al momento eh) sono gli stessi, tra le due. La mossa annunciata di Gennarino è la continuità: confermare in blocco l’undici visto in Friuli, mica è fesso. Un segnale di stabilità per una piazza che dopo mesi difficili aveva un bisogno disperato di certezze, ma non importa quante gliene daranno, quelli all’Olimpico non tornano comunque, Lotito segna pure sul tuo taccuino. A ogni buon conto, davanti spazio a Pinamonti, il centravanti arrivato su richiesta esplicita del tecnico, mentre in mezzo la squadra si affida a Frattesi, Belahyane e Taylor. Restano fuori Rovella e Cataldi da valutare, oltre a Marušić e Dele-Bashiru attesi al rientro più avanti. Contro un Milan reduce da un buon avvio, la Lazio cerca la spallata che darebbe alla sua stagione una fisionomia da parte sinistra della classifica. E davvero a noi pare come una specie di miracolo, date le premesse. Dopo aver ribaltato in casa dell’Udinese, chissà che non riesca il giocone della vittoria anche contro al Milan dell’ex giochista Amorim! Daje Ringhio, facci divertire!
Probabile formazione per la quarta: Mandas; Floriani, Doekhi, Provstgaard, Tavares; Frattesi, Belahyane, Taylor; Isaksen, Pinamonti, Zaccagni. Modulo 4-3-3.
Amorim: predica bene, ruzzola meglio
Il Milan tutto polveri bagnate di Amorim arriva all’Olimpico con sette punti nel paniere ma con l’ombra del pareggio contro la Juventus, una di quelle partite che ciclicamente non diverte nessuno e che ha certificato quanto le due squadre condividano gli stessi difetti strutturali: fondamentalmente una gran paura di prenderle che non ti fa avanzare di mezzo millimetro. I rossoneri si sono belli che chiusi dietro e ciao, anche Amorim deve aver preso la patente di guida degli autobus. Il giudizio, dopo la scorsa partita, angoscia molti tifosi illusi dallo pseudo-mercato rossonero estivo: prova opaca, con qualche sprazzo di qualità confezionato da chi è entrato dalla panchina, in particolare Cisse e Chukwueze, autori del gol. I nuovi acquisti “di valore”, per dir così, non solo non hanno brillato (Ramos), ma hanno dato davvero da pensare (Baila Moreira). Il tema più discusso è quello dei riferimenti: chi è davvero l’undici titolare di questa squadra? Una domanda che accomuna Milan e Juventus, entrambe alle prese con rose abbastanza profonde per affrontare il campionato ma senza gerarchie chiare; poi ci mettiamo l’Europa League, se volete. Amorim viene promosso a pieni voti sul piano della comunicazione: ma come parla bene, come parla strano! Cioè, questo quando parla DICE QUALCOSA. Intende davvero comunicare, capite? Assurdo: in Serie A, ma sta fuori? Certo, poi le azioni vengono promosse meno, dato che a tratti sono fortemente discutibili. In vista dell’Europa League che arriverà dopo questa trasferta, il tecnico dovrà ragionare con attenzione sulle rotazioni: in difesa Gabbia resta out, con Gila da valutare. La sensazione è quella di una squadra ancora in costruzione, che alterna lampi di qualità a vuoti preoccupanti e che deve trovare in fretta la sua identità per non ripetere gli errori del recente passato. All’Olimpico serve una prova di maturità: annamo bene.
Probabile formazione per la quarta: Maignan; Gila, De Winter, Pavlović; Chukwueze, Jashari, Musah, Estupiñán; Rabiot, Cisse; Ramos. Modulo 3-4-2-1.
Atalanta – Cagliari
Sabato 12 settembre, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Atalanta | ▶ 1.59 |
| ❌ Pareggio | ▶ 4.05 |
| ⭐ Vince Cagliari | ▶ 5.80 |
AsSarrigliati ma non abbastanza
L’Atalanta arriva a questa sfida dopo il ko di Roma, una partita in cui per un tempo aveva fatto la voce grossa prima di crollare miseramente ma non troppo sorprendentemente negli ultimi minuti: la Roma ne aveva di più e stava schiacciando e premendo da tutte le parti, difficile resistere così. La chiave brutta, quella tutta storta ma che ci permette di leggere la partita scorsa, è stata la prova opaca di Scamacca, incapace di pulire mezzo pallone (gli uscivano tutti lerci dai piedoni), e il cambio di inerzia arrivato con l’ingresso di Krstović a inizio ripresa, dal quale è nata pure l’azione che poteva valere il raddoppio, è davvero difficile non notarlo. Ora Sarri, privo dello squalificato Gaetano, deve scegliere chi mandare sull’esterno offensivo di sinistra, con Kessié in vantaggio su Pašalić, ma solo a livello di ordine alfabetico: Monsieur Le President è davvero mollo, tutto rincagnito e rattrapito, gli anni passati a spolverare le palme in Arabia si stanno facendo sentire: povera Atalanta. La Juve, che tanto ci sperava di vederlo tra i suoi, tira un sospirone di sollievo, tutto sommato. Davanti restano Scamacca ed Elmas larghi, mentre in panchina scalpitano Krstović e Raspadori. Fuori causa Hien e Kamaldeen Sulemana (Sulemanaaaaaa!), entrambi attesi al rientro dopo la sosta. Contro il Cagliari, in casa, la Dea deve ritrovare i tre punti per non perdere il contatto con la testa della classifica, dopo un avvio che l’aveva vista viaggiare a punteggio pieno prima dello stop capitolino. La sfida è anche l’occasione per capire quali saranno le gerarchie definitive di un attacco ancora affollato e in cerca di equilibrio: comandantissimo Sarri, siamo pronti a seguirla fino alla fine del mondo.
Probabile formazione per la quarta: Carnesecchi; Zappacosta, Kossounou, Scalvini, Bernasconi; Samardžić, Kessié, Ederson; De Ketelaere, Scamacca, Elmas. Modulo 4-3-3.
Cagliari, Felici è triste
Il Cagliari di Pisacane si presenta a Bergamo come una delle squadre più difficili da inquadrare di questo avvio, sospesa in un limbone grosso tra chi ci crede col cuore e chi resta scettico sui numeri: c’è chi la vede da parte sinistra della classifica, convinto che se il tecnico trova i meccanismi giusti i sardi possano intaccare i primi dieci posti, un traguardo che dalle parti dell’isola non si vede da tempi lontanissimi; e poi c’è chi, in redazione il più prudente, la colloca a metà bassa, sottolineando come quei meccanismi non si siano ancora visti bene. Poi c’è pure chi la vede retrocessa, ma questi sono gli odiatori di Barella, quelli a cui va sempre tutto di traverso, lasciateli parlare. Il mercato divide: da un lato colpi giudicati belli e sensati come Fazzini, Maldini e Romano, dall’altro un reparto difensivo che appare carente e un ruolo di centravanti mai messo davvero a fuoco: insomma, cioè, Maldini ok e poi… Mendy? Una squadra di luci e ombre, insomma, che affascina per lo spirito ma preoccupa per la tenuta, con il rischio concreto che un eventuale momento di crisi possa trasformarsi in una voragine profonderrima, in un campionato dove scivolare in basso è più facile del previsto vista la concorrenza agguerrita. Il tecnico dovrebbe schierare lo stesso undici che ha battuto il Lecce, e questo è un bel segno di una fisionomia che comincia a delinearsi. Ma arriva una brutta notizia dall’infermeria: un’altra rottura del crociato per lo sfortunato Felici, la cui stagione è di fatto già finita: “Felici”, gli dicevano, “Nomen Omen, caro lei!”, gli dicevano. E adesso piange: dove sono, quelli, ora che piange? Davanti spazio ancora a Mendy, con Fazzini e Maldini a supporto, mentre in mezzo al campo il faro resta il giovane Romano. Contro un’Atalanta ferita e vogliosa di riscatto, i sardi proveranno a fare quello che sanno fare meglio: la partita sporca, di sacrificio, provando a sgambettare una big come già capitato in passato. Il cuore c’è tutto, la solidità su quelle gambette un po’ meno.
Probabile formazione per la quarta: Caprile; Ze Pedro, Deiola, Rodriguez, Obert; Romano, Winks, Fazzini; Adopo, Maldini; Mendy. Modulo 4-3-2-1.
Lecce – Monza
Domenica 13 settembre, ore 15.00
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Lecce | ▶ 2.70 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.05 |
| ⭐ Vince Monza | ▶ 2.80 |
Lecce, ripartire dopo il ko di Cagliari
Il Lecce di Di Francesco riparte dalla sconfitta di Cagliari con uno scontro diretto al sapor di crocevia salvezza e lo fa portandosi dietro un giudizio severo sulle proprie chance. C’è chi, pur riconoscendo al tecnico un’impresa sportiva l’anno scorso, quest’anno fatica a vedere una rosa presentabile per la categoria, al punto da inserire i salentini nel gruppo delle possibili retrocesse. Il ragionamento è che la salvezza della passata stagione è stata costruita su una parvenza di squadra più solida, mentre oggi il gruppo appare più fragile, complice pure la presenza di ben tre neopromosse considerate agguerrite e pronte a dare fastidio. Non è una critica al tecnico, a cui dobbiamo riconoscere un lavoro da statua in oro zecchino e diamanti grezzi per quanto fatto finora, quanto piuttosto una lettura fredda e razionale dei valori in campo. Va comunque segnalato un merito di mercato: il Lecce è riuscito a trattenere Tiago Gabriel, il gioiello difensivo che in tanti volevano. I dubbi di formazione per quella che sembra essere una specie di sfida salvezza contro i monzesi sono tutti davanti, dove l’indisponibilità di Geubbels apre le porte a una conferma di Štulić come terminale offensivo. Per il resto il tecnico si affida alla sua idea, fatta di ordine, pressing e ripartenze, l’unica assicurazione sulla vita per una squadra che resta la più piccola per budget dell’intera Serie A. In porta la garanzia Falcone. Contro il Monza, altra squadra a caccia dei suoi primi, veri punti, serve la versione cinica e battagliera vista all’esordio a Venezia, quella capace di trasformare il poco in tre punti tosti tosti.
Probabile formazione per la quarta: Falcone; Veiga, Siebert, Tiago Gabriel, Gallo; Coulibaly, Ngom, Ilić; Pierotti, Štulić, Monteiro. Modulo 4-3-3.
Monza: sei fastidiosetto, sempre viva il risotto
Il Monza di Jurić arriva a Lecce dopo la trasferta di Parma che ha consentito di mettere in cascina il primo punto della stagione (yuhu!) e si trascina un bel paradosso su per le scale: pur avendo un solo punto in classifica, è una squadra che convince più di quanto non dica la graduatoria. C’è chi la considera la vera sfavorita dell’intera competizione solo sulla carta, perché nelle griglie di pronostico di fine anno le si dà comunque qualche bel punto buono, tanta è la sensazione di solidità: altro che gambette, insomma. Il merito viene attribuito quasi per intero al risotto alla monzese, perché la salsiccia aiuta, poi anche all’allenatore, il più bistrattato del calcio italiano, capace di tirare fuori quello che la rosa non ha, esattamente come ai tempi in cui salvò comodamente un Verona che sembrava spacciato. Il Monza è insomma una squadra fastidiosa, di quelle rognose che non ti fanno mai stare bel tranquillo: anche l’Inter, che pure l’ha travolta per quattro a uno, ha faticato per un tempo intero contro una squadra allora ancora incompleta sul mercato. Robinson reclama una maglia da titolare dopo il bel gol dell’ultima gara, mentre è da verificare Cutrone, uscito al Tardini per un fastidio muscolare. Assente di lungo corso il capitano Pessina, che non tornerà prima della decima giornata. Il rischio, alla fin della fiera, è che nella zona più calda della classifica ci siano squadre più pronte e attrezzate, ma la sensazione è che il Monza venderà cara la pelle in ogni partita. Contro un Lecce anch’esso in cerca di certezze, la squadra brianzola cerca la prima vittoria per dare un senso concreto alla sua rivoluzione ancora in corso, affidandosi al carisma del suo tecnico e al taumaturgico potere del risotto.
Probabile formazione per la quarta: Thiam; Kouadio, Lucchesi, Carboni; Birindelli, Akinsanmiro, Folorunsho, Mangas; Colpani, Mota; Cutrone. Modulo 3-4-2-1.
Napoli – Bologna
Domenica 13 settembre, ore 18.00
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Napoli | ▶ 1.79 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.50 |
| ⭐ Vince Bologna | ▶ 4.85 |
Napoli, maronn che botte
Chi sta fermo, quando gli altri si muovono, cos’è? Un po’ pirla, per dirla alla Mou, ma soprattutto perde posizioni per forza di cose. Soprattutto, se gli altri si muovono per suonartele meglio, ecco che la frittata è fatta. La sconfitta di San Siro contro l’Inter per due a tre (recuperato e ribaltato dai nerazzurri), ha certificato una fase difensiva ancora carente, con cinque gol subiti in due partite tra Como e Inter, un paio dei quali quasi regalati. Il tema-Allegri torna prepotente: le partite non finiscono quando sei in vantaggio di due gol e l’inserimento di un difensore in più contro l’Inter è parso quasi un invito a farsi schiacciare. Eppure la richiesta, forte, è di ambizione: per la rosa che ha, il Napoli deve puntare in alto e con McTominay fuori De Bruyne non può che essere titolare, perché in tutte e tre le prime partite, pur spezzettato in venti-trenta minuti, ha sempre cambiato la gara. È il centenario del club e per Allegri è forse l’ultima spiaggia per dimostrarsi ancora allenatore da grandi piazze, quindi che si svegli: contro il Bologna serve una prova di cinismo. La sconfitta con l’Inter è una lezione difficile da digerire, con la scelta di certe sostituzioni giudicata quasi una resa, ma il tema più gettonato è la profondità: la Roma ha cinque cambi nettamente superiori e se ti trovi a chiudere le gare con in campo Gilmour e Lucca, capisci che c’è un problema eh. I tifosi sono inferociti, anche se registriamo che per il momento non se la prendono con l’allenatore. E chi è il destinatario di tutti gli strali in dialetto stretto? Ovviamente parrucchella De Laurentiis: lui ha deciso di non muoversi sul mercato, finta di niente, ma è pure lui che ha deciso di sostituire Andonio con Macs. Che almeno avrebbe potuto fare meglio in Coppa, si diceva: vedremo eh. Le premesse le abbiamo notate.
Probabile formazione per la quarta: Milinković-Savić; Di Lorenzo, Rrahmani, Rafa Marin, Spinazzola; De Bruyne, Lobotka, Vergara; Politano, Højlund, Neres. Modulo 4-3-3.
Bologna, who you gonna call?!
Il Bologna di Tedesco arriva al San Paolo dopo un avvio a singhiozzoni forti, quelli che ti mettono in imbarazzo davanti agli altri commensali e che non sai mai come fermare (tanti metodi, nessuno davvero efficace): un solo punto in tre partite. Ora è arrivato un segnale incoraggiante, però: il risveglio del suo reparto offensivo. Il nome del momento è Dovbyk, tornato al gol contro il Sassuolo con una rete da finalizzatore di razza gollina, una palla sporca dentro l’area insaccata con nervi d’acciaio. L’ex Roma, che dalla Spagna era arrivato con la fama del bomber capace di vincere classifiche marcatori (no perché qua si tende a rimuovere, meglio ricordare), ha scelto un contesto in cui rilanciarsi, forse con un anno di ritardo, perché questo Bologna, oggi, è pieno di punti interrogativi. Accanto a lui Piccoli, altro attaccante interessante reduce da una stagione complicata (segnata soprattutto dall’avvio dei Pioli-Piccoli), adesso caratterialmente più maturo e a segno lui pure nell’ultima. La soluzione a due punte, che ha permesso il pareggio nel finale col Sassuolo, potrebbe diventare un’arma ricorrente, soprattutto ora che Orsolini si è fatto male e mancherà. Il problema, per una piazza diventata esigente dopo tre stagioni da sogno, è capire quale sia la dimensione reale di una squadra che ha perso pezzi pregiati come Freuler, Lucumí e Castro e che ha ceduto Jonathan Rowe all’ultimo giorno di mercato: il tifoso del Bologna si è assuefatto al dolore? A Napoli, contro una big ferita, servirà la miglior versione bolognese possibile. Sul lungo periodo i vaticini si fanno cupi: c’è persino chi la colloca intorno al quattordicesimo posto, un piazzamento che equivarrebbe di fatto a mettere in discussione la panchina di Tedesco prima della fine dell’anno. Chi è più ottimista la piazza intorno al dodicesimo, sottolineando come in quella fascia di classifica possa succedere di tutto e come il Bologna finirà probabilmente per stabilizzarsi in una zona tranquilla, senza lottare davvero per la salvezza. In caso di crisi, who you gonna call?! Palla-Dino!
Probabile formazione per la quarta: Skorupski; Holm, Helland, Heggem, Miranda; Moro, Ferguson; Bernardeschi, Odgaard, Cambiaghi; Piccoli. Modulo 4-2-3-1.
Sassuolo – Juventus
Domenica 13 settembre, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Sassuolo | ▶ 5.10 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.90 |
| ⭐ Vince Juventus | ▶ 1.67 |
Sassuolo, tutti gli uomini di Aquilone
Il Sassuolo di Aquilani ospita la Juventus: occhio che i neroverdi sono una delle squadre più interessanti di questo avvio, capaci di conquistarsi stima trasversale per il modo in cui sono stati costruiti: da essere la squadra più odiata a destra e a sinistra, è bastato un calendario con i caNNiolini del canile, l’anno scorso, per farci tutti impazzire di gioia e farceli simpatici. Poi oh, sono forti! Pensate che c’è chi li colloca addirittura intorno al nono posto sulla griglia stagionale, elogiandone il mercatone: si è rischiato prendendo tanti giovani, ma su una base solida che è stata mantenuta, un’operazione che a ben pensarci è esattamente quella che avrebbe dovuto fare la Fiorentina, per dire. Si prendono i giocatori sfiziosi, ma si tiene lo scheletro, con Matić, Berardi e Idzes a garantire esperienza e qualità, la solita filosofia neroverde di conservare uno zoccolo duro attorno a cui far crescere i talenti da mettere a frutto nelle successive sessioni di mercato. Il buon Aquilani, contro i bianconeri, deve fare i conti con una tegola dall’infermeria: Volpato ha rimediato una lesione di grado moderato al flessore (quello che flette, immaginiamo) e resterà fuori diverse settimane; punterà su Berardi dal primo minuto, il jolly che permette di mantenere il 4-3-3 con Laurienté e Bowie a completare il reparto avanzato. Da valutare anche Bakola, assente dell’ultimo minuto con il Bologna per un problema, non si sa a cosa, forse una crisi merendina. Il progetto neroverde resta quello di sempre: fabbrica di talenti, coraggio nel lanciare i giovani (pewwwww!), gioco di posizione quasi eretico per la nostra Serie A. In panchina spazio pure al neoacquisto Esposito: per lui Derby d’Italia in vista e ci sentiamo di suggerire questa opzione di lettura al buon Aquilone Aquilani.
Probabile formazione per la quarta: Murić; Cinquegrano, Idzes, Leysen, Doig; Adžić, Matić, Lipani; Berardi, Bowie, Laurienté. Modulo 4-3-3.
Juventus, il carretto stortignaccolo di Kolo Muani
Spalletti e i suoi bianconeri arrivano a Sassuolo con il solito refrain: c’è sempre un ma. Il pareggio col Milan ha certificato problemi che si trascinano dall’anno scorso, gli stessi nonostante il quaranta per cento di rosa rivoluzionata: non sarà che il problema sta altrove? La squadra prova ad avere un’identità, con la difesa a tre, Locatelli abbassato tra i centrali, Douglas Luiz davanti alla difesa e gli esterni larghi, ma la palla gira troppo lenta, diventa prevedibile e negli ultimi venti metri l’inconcludenza resta il tema centrale. Come fare? Uno non fa in tempo a porsi la domanda che zak! Si infortuna Locatelli. Fuori sei mesi, ciao. Si dice che il nodo è il centravanti: senza uno che capitalizzi il volume di gioco, la Juve fatica a chiudere le partite, come già col Frosinone, vinta di misura ma rischiata nel finale. Spalletti, dopo aver bacchettato Kolo Muani a inizio stagione (completamente gratuito, ma ok), ora è salito sul suo carro, difendendolo a spada tratta, una scelta comprensibile per proteggere un giocatore che sta accusando le critiche, ma che stona con lo Spalletti spigoloso e senza compromessi visto in carriera. La nota più positiva è Douglas Luiz, tornato con tutt’altra mentalità dopo un anno buttato dalla finestra in Premier, rimesso al centro del progetto (per mancanza di alternative) e autore di tre partite convincenti. Da lui passa la crescita di una squadra che non può più permettersi errori dopo aver investito e cambiato così tanto. Contro il Sassuolo servono finalmente fatti concreti, non solo buone intenzioni. Rispetto ai ragionamenti sulla griglia stagionale, possiamo collocarla intorno al quinto posto, con una convinzione che si accompagna a una speranza: che la Juve possa fare molto bene in Europa League, arrivando addirittura a giocarsi la finale. Un pensiero ricorrente vede una tra Milan e Juventus capace di spingersi fino all’ultimo atto della competizione, magari pure perdendola eh, con la sensazione che i bianconeri abbiano più chance di rendere in una gara a eliminazione diretta. Il ragionamento che ci porta a immaginare Milan e Juve entrambe in corsa per un piazzamento Champions attraverso la finale di EL, ce la sta dicendo lunga sulle prospettive a lungo termine. Nota a margine: tutti rotti.
Probabile formazione per la quarta: Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumí, Çelik; Koopmeiners, Douglas Luiz; Conceiçao, Nico Gonzalez, Alajbegović; Kolo Muani. Modulo 4-2-3-1.
Torino – Roma
Lunedì 14 settembre, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Torino | ▶ 5.80 |
| ❌ Pareggio | ▶ 3.95 |
| ⭐ Vince Roma | ▶ 1.60 |
Toro a corna corte
Abate col suo Toro ospita la capolista spaventista Roma cercando finalmente la svolta a una stagione partita in salita e lo fa con addosso previsioni fosche e sotto spirito di un’annata nella media, nella melma, nella fanga, nella palta della fascia centrale di classifica. C’è chi lo colloca intorno al quindicesimo posto, in quella zona dove nelle ultime giornate può capitare di tutto, e chi al tredicesimo, dove ci si ritrova un po’ più su o un po’ più giù senza troppa lotta né motivazione. Il giudizio sul mercato deve essere severo: è arrivato poco ed è partito troppo, un mix che non aiuta chi deve costruire. Ma c’è da avere tanta pazienza: Abate è alla prima stagione in Serie A e un piazzamento in quella zona sarebbe accettabile, a patto poi di riconfermarlo e di accontentare qualche sua richiesta, dandogli gli strumenti per crescere: mica si fanno i miracoli con delle croste di zucca, giusto? Da valutare le condizioni di Coco: se non dovesse farcela è pronto Ismajli a completare la difesa a tre. In attacco probabile il ritorno dal primo minuto di Simeone, a dare peso e presenza al reparto offensivo. Il progetto granata resta affascinante, con idee di gioco propositive e due esterni di grande talento come Cacciamani e Fortini (li avete al Fanta?), ma tutto passa dal completare una rosa che il mercato ha lasciato a metà: magari gennaio porterà consiglio a Cairo? Contro una Roma lanciatissima, per il Toro è l’occasione di misurare quanto valga davvero il suo coraggio e di regalare al proprio tecnico esordiente un risultato che farebbe davvero gridare al miracolo. Ci crediamo? Non tantissimo, va detto. Ma un pizzico di follia renderebbe questo campionato assai più gustoso.
Probabile formazione per la quarta: Perri; Comuzzo, Ismajli, Cömert; Fortini, Gineitis, Mandragora, Fitz-Jim, Cacciamani; Vlašić, Simeone. Modulo 3-5-2.
Roma, siamo addybalàti!
Gasperon de’ Gasperoni arriva a Torino da capolista e sul coppino ha un’etichetta che recita: 100% anti-Inter, non candeggiare. Etichetta guadagnata sul campo con una rimonta contro l’Atalanta che ha lasciato il segno: un secondo tempo da applausi, coronato negli ultimi cinque minuti da un assalto organizzato, mica disperato, culminato nel gol vittoria. La differenza, rispetto al recente passato, è il carattere: una squadra che segna, riprende palla e va a centrocampo convinta di poterne fare un altro e quell’altro, guarda la vita, arriva. Fare il paragone con la Juventus, che segna contro il Milan con Gatti e poi perde tempo a esultare, è impietoso proprio sul piano della mentalità. Il merito è di un mercato condotto benissimo, con l’inserimento di due capitani, così li ha definiti lo stesso Gasperini, uomini di spessore e personalità come Balerdi e De Roon, capaci di alzare il livello anche restando in panchina. La panchina, appunto, è l’arma in più: nei tanti tiri contro l’Atalanta, a fare la differenza sono state proprio le risorse subentrate, da Balerdi a Molina fino a Castro. Poi c’è la qualità pura di Rodrigo Mora, un talento che sembra in squadra da anni pur essendoci da tre settimane, e la classe eterna di Dybala, che al novantasettesimo fa ancora le corse all’indietro: ti vogliamo un gran bene, Joya. Il dubbio è la gestione fisica dell’argentino con il doppio impegno della Champions, ma la rosa quest’anno si è allungata in qualità. Con Svilar in porta, miglior portiere del campionato, questa Roma se la può giocare con tutte. A Torino serve continuità, soprattutto dopo la trasferta dispendiosa in Coppa. Griglia di fine stagione? Roma al secondo posto, subito dietro l’Inter, per forza. La domanda che tutti si fanno è cosa debba succedere perché possa puntare allo scudetto: la risposta ricorrente è che servirebbe un cammino europeo lungo dell’Inter capace di sottrarre energie ai nerazzurri e soprattutto una gestione ottimale di Dybala, con l’auspicio che l’argentino riesca a giocare il maggior numero possibile di partite.
Probabile formazione per la quarta: Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Lulli, Cristante, Pisilli, Wesley; Mora; Dybala, Malen. Modulo 3-4-1-2.
Como – Parma
Lunedì 14 settembre, ore 18.30
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Como | ▶ 1.24 |
| ❌ Pareggio | ▶ 5.90 |
| ⭐ Vince Parma | ▶ 13.00 |
Como, que esquadron!
Gli uomini dello Champagnino Fabregas arrivano a questa sfida con la certezza di essere ormai qualcosa di più di una bella sorpresa: a Genova, sotto in un clima infernale, ha preso lo svantaggio come un bicchiere d’acqua, ribaltando la partita in un quarto d’ora con una serenità che lascia un po’ spiazzati. Poi, con i grandi vecchi del tifo comasco in tribuna d’onore (posto ceduto loro dalla dirigenza, gesto di altezza inarrivabile che non neghiamo ci ha fatto versare qualche lacrima commossa), il Como passeggia anche sul Lipsia in Champions League: 4-1, predi il pallone e portalo pure a casa, amico tedesco, ciao. C’è un tratto distintivo: il Como sa che a giocare a pallone si può anche prendere gol e non succede niente a chi ha fiducia nei propri mezzi. Tante squadre hanno il terrore di andare sotto, il Como no. E se l’anno scorso qualcuno immaginava che la qualificazione in Champions avrebbe portato ansia da conferma, la realtà è opposta: si gioca nel proprio calcio in totale serenità. I gol arrivano da giocate provate e riprovate, da una gestione palla di altissima qualità, con i terzini che spingono e partecipano alla manovra che è un piacere starli a guardare. Il segreto più grande è la profondità unita all’identità: che giochi uno o l’altro, il Como resta lo stesso, ne ha due per ruolo e non cambia mai il suo spartito, perché non cambia mai il suo spirito. In mezzo è arrivato pure Ricci ad allungare una batteria già ricca e davanti la staffetta Kean-Douvikas garantisce soluzioni di livello per reggere anche la Champions. La consapevolezza è quella di una grande squadra vera e il paragone col processo di crescita della Roma di Gasperini non è casuale: ci sta che quest’anno non arriverà nelle prime quattro in volata, ma partirà lì e lì arriverà. Senza troppi batticuori.
Probabile formazione per la quarta: Butez; Couto, Ramon, Chalobah, Valle; Milla, Da Cunha; Diao, Nico Paz, Baturina; Douvikas. Modulo 4-2-3-1.
Parma, rimettiamoci la maglia
Il Parma di Cuesta arriva a Como con il suo probabile 5-3-2 e con un ballottaggio che stuzzica: Lontani, il predestinato classe 2008, reclama una maglia da titolare dopo la buona prova contro il Monza, in leggero svantaggio su Romero. Noi ci chiediamo quali possano essere i pensieri di Generale Inverno all’approssimarsi di questo scontro tanto sbilanciato sulla carta e che mette davanti due idee di calcio che potremmo placidamente definire opposte. Grigliata di fine stagione? I giudizi in redazione si dividono; c’è chi colloca il Parma a metà classifica, intorno al quattordicesimo posto, intravedendo delle cose interessanti: contro chi liquida la salvezza dell’anno scorso come frutto di fortuna (ha la scrivania di fronte alla mia, questo soggettone che capisce di calcio quel che capisce), c’è chi replica che il Parma sa bene cosa deve fare, che è una squadra ben organizzata e che ha inserito un paio di acquisti davvero interessanti. E c’è chi, più pessimista, lo vede in piena lotta per non retrocedere, quasi per esclusione, come possibile vittima designata insieme alle squadre più fragili. Il tecnico continua a puntare sui suoi giovani, il marchio di fabbrica di questo Parma, chiamato a reggere l’urto di un campionato lungo. In infermeria restano da valutare Nicolussi Caviglia e Bernabé. Contro un Como in stato di grazia, per i ducali sarà durissima, ma questo gruppo giovane e coraggioso ha già dimostrato di potersela giocare: la salvezza passa dalla capacità di rubare punti anche sui campi più difficili, e da una struttura di gioco che, a dispetto degli scettici, sembra tutt’altro che improvvisata. Generale, tiriamoci su il bavero: il clima è cambiato.
Probabile formazione per la quarta: Corvi; Britschgi, Delprato, Troilo, Diego Carlos, Valeri; Ordonez, Keita, Fabbian; Romero, Toure. Modulo 5-3-2.
Inter – Udinese
Lunedì 14 settembre, ore 20.45
| Evento | 📈 Quota Betsson |
|---|---|
| ⭐ Vince Inter | ▶ 1.28 |
| ❌ Pareggio | ▶ 5.90 |
| ⭐ Vince Udinese | ▶ 10.00 |
Mentalità Internazionale
L’Inter si prepara a una sfida che l’anno scorso ha portato a una sconfitta proprio nelle prime giornate, ma ora che ha ritrovato lo scudetto sul petto, non ha alcuna intenzione di perderlo come due anni fa. Contro il Napoli è andata in scena la legge del più forte: sotto di due gol al cinquantaduesimo, i nerazzurri hanno ribaltato tutto in mezz’ora e proprio il ribaltamento da uno svantaggio simile certifica il merito pieno della vittoria. Che partita meravigliosa. Il segnale più forte è arrivato senza Çalhanoğlu dal primo minuto, con Dimarco costretto a uscire e con Thuram di nuovo in panchina: questa Inter non conosce distinzione tra titolari e riserve, chi entra è sempre determinante, come Carlos Augusto che non sbaglia mai un ingresso e ha firmato l’assist (o il gol in Coppa contro il Real), o come Thuram autore di un gran gol di testa a rivendicare il proprio status di capa tosta. Poi c’è il ritorno prepotente di Lautaro, punzecchiato in passato per il rendimento nei big match, che si è fatto vedere con la fame del campione e la capacità di scalare gli stadi in esultanza. Il centrocampo è tale che indicare l’undici titolare è la domanda più difficile del momento: Barella, Çalhanoğlu, Zieliński, Sučić, Jones, senza dimenticare Mkhitaryan, tutti fortissimi, una ricchezza che la Juventus può solo sognare. Bisseck sta diventando un giocatore importante e la sensazione è quella di una squadra semplicemente fuori categoria in Italia, la più forte, con la Roma unica vera inseguitrice assieme al Como. Contro l’Udinese, dopo il doppio impegno con Napoli e Real Madrid, il tema è il turnover. Grigliotto finale? Non c’è dibattito: l’Inter è la favorita numero uno, la squadra più forte del campionato, tanto che neppure si perde tempo ad argomentare la faccenda. La riflessione più interessante riguarda semmai il livello internazionale: chi guarda oltre i confini nota come le grandi d’Europa abbiano preso il largo negli ultimi due anni e come pure gli acquisti di punta dell’Inter, per quanto intelligenti, siano di fatto giocatori in uscita dalle big straniere, da Curtis Jones a Stones. Contro il Real, comunque, abbiamo visto una grande prova, al netto degli svarioni assurdi che l’hanno condannata. Testa.
Probabile formazione per la quarta: Martinez; Akanji, Stones, Bastoni; Diouf, Sučić, Çalhanoğlu, Zieliński, Carlos Augusto; Lautaro, Thuram. Modulo 3-5-2.
Udinese, rimaneggiamoci
L’Udinese di mister sorrisone Runjaić arriva a San Siro un po’ in emergenza e con la fama crescente di una delle squadre più simpatiche di questo avvio, capace di scaldare i cuori di tanti. Parliamo subito della griglia di fine stagione: c’è chi la colloca intorno all’ottavo posto e chi al decimo, comunque in una zona giudicata buona per un progetto che va avanti da tempo e che sta dando i suoi frutti. Squadra finalmente in crescita, dopo tanti anni di stallo senza emozioni, con un difetto solo temporaneo legato alla sfortuna: la difesa è falcidiata dagli infortuni, con Palma out e ora anche Solet ai box, e soprattutto manca ancora Zaniolo davanti, un giocatore capace di spaccare il campionato tanto quanto gli attributi del suo presidente in fase di rinnovo la scorsa estate. Davis, intanto, gioca e fornisce assist pur senza segnare, garantendo un contributo prezioso assai. Contro l’Inter, il tecnico rischia appunto di non avere Solet, alle prese con un problema al flessore, e perde Piotrowski, che come McTominay dovrà sottoporsi a un intervento di ablazione per una leggera aritmia cardiaca (la moda del momento, pare). Due assenze pesanti che si aggiungono a quelle di Zaniolo, Zanoli e Palma. Runjaić si affida quindi a un undici rimaneggiato, con il tandem Unai-Ekkelenkamp a supporto di Davis. La squadra resta quella solida e fisica descritta fin dall’inizio, temuta sulle palle alte, ma le tante assenze rischiano di condizionarne il rendimento proprio nella trasferta più difficile del calendario. Contro la capolista lanciata, per i friulani è la classica gara da giocare con ordine e coraggio, sperando che la solidità basti a contenere la corazzata nerazzurra e che l’infermeria si svuoti in fretta. Zampate e un po’ di fondoschiena.
Probabile formazione per la quarta: Okoye; Abankwah, Kabasele, Ebosse; Vojvoda, Miller, Karlstrom, Kamara; Unai, Ekkelenkamp; Davis. Modulo 3-4-2-1.
Le nostre attente analisi sull’operatore di giornata
Per la quarta giornata, Betsson
Giunto da una manciata di anni nel nostro Paese, Betsson scommesse è in realtà una potenza del betting e infatti ha subito messo in chiaro le cose con un’offerta molto interessante per quanto riguarda proprio il calcio, per numero di mercati e promo periodiche. Bene poi anche i payout e la disponibilità di metodi di pagamento, con un qualcosa in più forse da spendere per quanto riguarda l’aspetto della navigabilità, soprattutto da app mobile.
*Le quote degli incontri sono aggiornate all’11 settembre 2026 alle ore 13.30 e passibili di variazioni.