"Il calcio è semplice", diceva qualcuno esperto di ippica: semplice quanto spiegare come mai una squadra che chiude il primo tempo avanti 2-1 e che produce 3.37 expected goals contro 0.94 dell’avversario finisca per perdere 4-3 nella ripresa, tra inerzie ribaltate e un rigore che definire generoso è come innalzare alti cori a Sant’Eufemio. Como-Inter è stata quella cosa lì: una partita che se la racconti a uno che non l’ha vista, ti chiede se stai parlando davvero di calcio o sei un soggettone con troppa fantasia e troppo tempo libero per utilizzarla. Il Como palleggia, tira (25 volte), costruisce, domina, sembra sul punto di trasformare il Sinigaglia in una Caporetto Scudetto... e poi l’Inter decide che ok, i bambini si sono sfogati, è tempo di capitalizzare.